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MELLA: I tagli in riva al fiume, Luisa Roda
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Lunedì 11 Maggio : 2009 Luisa Roda,  u.sco. Giornale di Brescia

Mella/1:
I tagli in riva al fiume
  
ImageIl fiume Mella è protagonista, oggi, delle pagine di Pronto Gdb. In due tratti diversi, e per due motivi diversi
La prima delle due segnalazioni l’abbiamo raccolta da un lettore di Coccaglio, che lavora a Brescia in zona industriale. E ci ha permesso di fare una bella passeggiata lungo la riva del Mella in piacevole compagnia, di constatare il taglio del bosco, e di veder che, in effetti, l’opinione del lettore è tutt’altro che campata in aria. «Qui, nella zona di via del Mella, hanno tagliato migliaia e migliaia di piante - racconta il lettore, che ci ha accompagnato -. Ma non quelle secche o morte, quelle sane, grandi, di almeno 80 anni e 70 quintali di peso. Alla faccia del diradamento. E poi vede questo sentiero? Ora è impercorribile, a meno di stortarsi una caviglia»

Diradamento indispensabile
Il lettore è pratico della zona e esperto nella tecnica dell’orientamento. Ogni giorno, estate e inverno, percorre questa parte della riva, con una memoria fotografica formidabile. «Il fustame lo tritano e poi secondo me lo vendono ai produttori di pellet - continua provocatoriamente -. Anche le sponde hanno pelato. Va bene tenere puliti gli argini, ma c’era bisogno di desertificare così?».
La risposta è si, purtroppo. «Nel bosco del Mella, zona industriale, stiamo effettuando un diradamento - spiegano i responsabili del comune di Brescia -. La legna viene portata via, in parte triturata e sparsa nel bosco. Lo scorso anno veniva tritata e portata via da una Cooperativa sociale che la utilizzava per il riscaldamento».
Apprendiamo anche che il diradamento si rende indispensabile al fine di garantire un futuro al bosco stesso in quanto le piante, collocate a dimora con un sesto d’impianto molto fitto, entravano in competizione. Il fenomeno si definisce «eziolamento / ricerca di luce» cioè crescita notevole in altezza non proporzionata alla crescita radiale del fusto. Questo fenomeno se non controllato, e bloccato, assoggetta le piante al rischio di caduta per scosciamento o per sradicamento. «Inoltre - continuano dal Comune - con l’operazione di diradamento viene facilitata la disseminazione e conseguentemente la rinnovazione naturale del bosco».

«Gli argini non sono boschi»
Il taglio degli alberi sulle rive, invece, è di competenza dell’Aipo, l’Agenzia interregionale per il fiume Po, referente anche per i corsi idrici bresciani. In effetti l’Agenzia ha abbattuto parecchie piante lungo l’argine del Mella, per l’esecuzione di lavori nell’alveo del fiume. L’Agenzia rende noto che i tagli sono stati effettuati per riportare l’argine nelle condizioni ottimali per compiere il suo «dovere», cioè arginare il fiume. «Gli argini non sono boschi», hanno commentato. Dopo aver ascoltato le ragioni di tutti, non resta che passeggiare in questa zona. Non in bici perché per un lungo tratto si rischia di finire per terra; a piedi, ma facendo attenzione ai molti sassi e, soprattutto, con un bel cappello, perché di ombra non c’è neppure…l’ombra. - Luisa Roda

Mella/2:

Pulizia, lungo cammino

Gli argini del fiume nel tratto di via del Mella, in città, oltre la zona industriale. Il lettore lamenta un disboscamento eccessivo

Image«Buongiorno, sono un abitante di Manerbio e vorrei mostrarvi le vergognose condizioni in cui si trova il nostro fiume».
Parte da qui la seconda segnalazione a Pronto Gdb sul Mella, e si appoggia su una documentazione fotografica di cui vedete un esempio qui a fianco: rive e vegetazione invase da cartacce, plastica e rifiuti vari. Il tratto è quello che va dalla Cascina Caselle allo sbarramento (zona detta «Le Paline») e poi scendendo verso Cigole: una manciata di chilometri che il nostro lettore Giovanni conosce bene, perché va spesso a pescare da quelle parti.
La competenza del fiume Mella in materia di sicurezza idrogeologica, come abbiamo visto nell’articolo a fianco, è a carico dell’agenzia interregionale per il fiume Po, a cui compete anche la pulizia dell’alveo. «Di solito, però - ci spiegano all’Ufficio ecologia del Comune di Manerbio, che abbiamo interpellato per approfondire la segnalazione - la pulizia, salvo casi molto gravi viene effettuata a livello locale da iniziative nazionali e regionali, coinvolgendo i Comuni e la protezione Civile».

L’iniziativa «Fiumi puliti»
Un esempio l’abbiamo visto pochi giorni fa, sabato 18 aprile, quando si è svolta, in collaborazione con l’Aipo una giornata a livello provinciale per la messa in sicurezza dei ponti sul Mella lungo il tratto da Castel Mella a Seniga (a Manerbio sono stati interessati i ponti su 45 bis e autostrada) da alberature morte o molto imponenti.
L’iniziativa, denominata «Fiumi puliti» e rivolta alla raccolta dei rifiuti sulle sponde e nel letto del fiume, è stata organizzata dall’Agenzia territoriale per il turismo Pianura Bresciana, dall’associazione Terre Basse e dalla Provincia di Brescia, coinvolgendo i gruppi ed i volontari di Protezione civile (alcuni dei quali appena tornati dall’Abruzzo); effettuata in passato ogni 4/5 anni, l’iniziativa è ora diventata triennale.

Un problema di mentalità
Poiché la segnalazione del lettore era giunta prima di «Fiumi puliti», lo abbiamo ricontattato in questi giorni per sapere se la situazione era cambiata. «Purtroppo no», ci risponde. Precisando: «In paese è stata senz’altro utile. Ma per pulire davvero il Mella ci vorrebbero quindici anni, perché negli anni 80 tutti lo usavano come discarica».
Anche su questo abbiamo sentito il Comune di Manerbio: «In merito allo stato in cui versa il fiume, dal punto di vista della pulizia, ci sarebbe da fare una considerazione. Negli ultimi anni molto si è fatto (e si sta ancora facendo a livello istituzionale) sulla qualità delle acque del fiume Mella. Purtroppo, restano ancora casi isolati di inquinamento e di abbandono generalizzato di rifiuti lungo l’asta fluviale. Quello che serve è un cambio di mentalità delle persone che, comunque, piano piano sta avvenendo ed un controllo costante delle istituzioni del territorio».
«C’è da dire poi che il fattore educativo è fondamentale, soprattutto a livello delle giovani generazioni. Proprio per questo, negli ultimi anni è stato avviato un progetto di educazione ambientale, tenendo delle lezioni presso le scuole medie statali di Manerbio». u.sco.

 





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