METROBUS -
Millesettecentosettantatre metri di tracciato posato su 55 pile distanti 30 metri l’una dall’altra
2009, pronta la prima tratta
Da Sant’Eufemia al Sanpolino, sarà usata per «testare» i treni
2009, pronta la prima tratta
Da Sant’Eufemia al Sanpolino, sarà usata per «testare» i treni
di Mimmo Varone
I primi treni del metrò correranno a sud. Da qui a due anni cominceranno a far le prove tra Sanpolino e il deposito di Sant’Eufemia-Buffalora. Ormai i tempi sono certi e definiti e, a meno di improbabili imprevisti, saranno rispettati. Ieri l’Ati costruttrice e Brescia Mobilità hanno mostrato i primi 30 metri di viadotto già pronto. Scavalca via Fiorentini, temporaneamente deviata in quel punto.
Per fare il resto ci vorrà un anno a partire da oggi. Le squadre di operai faranno tre getti di calcestruzzo da 60 metri al mese. In 10 mesi saranno trenta getti, e il percorso sarà completato. E nello stesso tempo sarà fatto e finito anche il deposito al capolinea sud. Dove, peraltro, i lavori sono in stato avanzato. Il deposito sarà il primo ad entrare in funzione, e i treni cominceranno a muovere i primi passi.
Dunque, a metà dell’anno prossimo il viadotto sarà fatto. Dopodichè ci vorrà un altro anno intero per «armare» la tratta. Bisognerà posare il ballast (la massicciata di sassi di porfido o basalto (si deciderà più avanti) su cui verranno sistemate le traversine e i binari. Quindi si monteranno i parapetti in calcestruzzo prefabbricato su entrambi i lati, che sosterranno le banchine di soccorso su cui sbarcheranno i passeggeri in caso di guasto al treno. Infine, si dovranno montare le linee elettriche. E tutto questo sarà pronto a metà 2009, quando i primi treni cominceranno a correre sui 1.773 metri del tracciato posato su 55 pile distanti 30 metri l’una dall’altra.
Le pile sono in gran parte già realizzate (fino a via Cerca). Il presidente di Brescia Mobilità Ettore Fermi spiega che «sono state oggetto di variante architettonica rispetto al progetto originale». E ora hanno l’elegante forma di un tronco conico rovesciato a sezione ellittica. Lungo la parte più larga scende una scanalatura per l’alloggiamento del sistema di illuminazione. Nella «rambla» di Sanpolino, e anche più avanti verso Sant’Eufemia, sotto il viadotto correrà una pista ciclabile.
Al momento, chi passa per via Fiorentini può vedere la prima campata del viadotto già realizzata. É lunga 30 metri complessivi e presenta due luci da 15 metri con una pila centrale. É esattamente la metà di tutte le altre in costruzione più avanti, perchè è la prima e perchè passa sopra una strada. Dall’altro lato di via Fiorentini, poi, un tratto in rilevato porterà il tracciato dalla quota di campagna fino alla spalla del viadotto.
A passare da quelle parti si resta con gli occhi sgranati davanti alle enormi impalcature che sostengono la «casseratura» sagomata su cui verrà gettato il calcestruzzo. Dovranno sostenere il peso non indifferente di gettate di calcestruzzo da un metro e venti di spessore per un peso di 2.400 chilogrammi al metro cubo. Una volta «stagionato» per una settimana, dovrà subire un processo di precompressione.
La precompressione in opera - spiegano i tecnici - si è resa necessaria per l’impossibilità di trasportare (e anche di costruire) travi prefabbricate da trenta metri. E allora si fa tutto sul posto, con una tecnica molto sofisticata (vedi articolo sotto).
Nasce, così, anche la quarta tipologia di percorso del metrò bresciano. Dopo la galleria profonda che passa per il centro e quella artificiale dal Prealpino all’Ospedale, si mette mano anche al viadotto mentre prende forma il più semplice tratto a raso tra la Poliambulanza e Sanpolino.
Un percorso tanto vario - spiega Fermi - è frutto di modifiche in più fasi. Al momento della valutazione d’impatto ambientale (Via), il progetto prevedeva «il tracciato in viadotto da Sant’Eufemia fino all’imbocco della Stazione Fs». In pratica passava in soprelevata anche per Lamarmora e Bresciadue. E Viadotto era pure dall’Ospedale al Prealpino.
Il «Progetto 2» (che aggiungeva lo «sfioccamento» nel camerone della Stazione Lamarmora per la continuazione futura verso la Fiera) ha «drasticamente ridotto» il tratto in viadotto. Ha portato la galleria profonda a partire dalla Volta e la galleria artificiale a Nord del Civile. Il tratto a raso (il «bruco» destinato a scomparire per far posto a più semplici recinzioni di sicurezza e a contestuali piste ciclabili), poi, è arrivato con la revisione numero 3. E «tutto ciò - sottolinea Fermi - è un evidente miglioramento».
Per fare il resto ci vorrà un anno a partire da oggi. Le squadre di operai faranno tre getti di calcestruzzo da 60 metri al mese. In 10 mesi saranno trenta getti, e il percorso sarà completato. E nello stesso tempo sarà fatto e finito anche il deposito al capolinea sud. Dove, peraltro, i lavori sono in stato avanzato. Il deposito sarà il primo ad entrare in funzione, e i treni cominceranno a muovere i primi passi.
Dunque, a metà dell’anno prossimo il viadotto sarà fatto. Dopodichè ci vorrà un altro anno intero per «armare» la tratta. Bisognerà posare il ballast (la massicciata di sassi di porfido o basalto (si deciderà più avanti) su cui verranno sistemate le traversine e i binari. Quindi si monteranno i parapetti in calcestruzzo prefabbricato su entrambi i lati, che sosterranno le banchine di soccorso su cui sbarcheranno i passeggeri in caso di guasto al treno. Infine, si dovranno montare le linee elettriche. E tutto questo sarà pronto a metà 2009, quando i primi treni cominceranno a correre sui 1.773 metri del tracciato posato su 55 pile distanti 30 metri l’una dall’altra.
Le pile sono in gran parte già realizzate (fino a via Cerca). Il presidente di Brescia Mobilità Ettore Fermi spiega che «sono state oggetto di variante architettonica rispetto al progetto originale». E ora hanno l’elegante forma di un tronco conico rovesciato a sezione ellittica. Lungo la parte più larga scende una scanalatura per l’alloggiamento del sistema di illuminazione. Nella «rambla» di Sanpolino, e anche più avanti verso Sant’Eufemia, sotto il viadotto correrà una pista ciclabile.
Al momento, chi passa per via Fiorentini può vedere la prima campata del viadotto già realizzata. É lunga 30 metri complessivi e presenta due luci da 15 metri con una pila centrale. É esattamente la metà di tutte le altre in costruzione più avanti, perchè è la prima e perchè passa sopra una strada. Dall’altro lato di via Fiorentini, poi, un tratto in rilevato porterà il tracciato dalla quota di campagna fino alla spalla del viadotto.
A passare da quelle parti si resta con gli occhi sgranati davanti alle enormi impalcature che sostengono la «casseratura» sagomata su cui verrà gettato il calcestruzzo. Dovranno sostenere il peso non indifferente di gettate di calcestruzzo da un metro e venti di spessore per un peso di 2.400 chilogrammi al metro cubo. Una volta «stagionato» per una settimana, dovrà subire un processo di precompressione.
La precompressione in opera - spiegano i tecnici - si è resa necessaria per l’impossibilità di trasportare (e anche di costruire) travi prefabbricate da trenta metri. E allora si fa tutto sul posto, con una tecnica molto sofisticata (vedi articolo sotto).
Nasce, così, anche la quarta tipologia di percorso del metrò bresciano. Dopo la galleria profonda che passa per il centro e quella artificiale dal Prealpino all’Ospedale, si mette mano anche al viadotto mentre prende forma il più semplice tratto a raso tra la Poliambulanza e Sanpolino.
Un percorso tanto vario - spiega Fermi - è frutto di modifiche in più fasi. Al momento della valutazione d’impatto ambientale (Via), il progetto prevedeva «il tracciato in viadotto da Sant’Eufemia fino all’imbocco della Stazione Fs». In pratica passava in soprelevata anche per Lamarmora e Bresciadue. E Viadotto era pure dall’Ospedale al Prealpino.
Il «Progetto 2» (che aggiungeva lo «sfioccamento» nel camerone della Stazione Lamarmora per la continuazione futura verso la Fiera) ha «drasticamente ridotto» il tratto in viadotto. Ha portato la galleria profonda a partire dalla Volta e la galleria artificiale a Nord del Civile. Il tratto a raso (il «bruco» destinato a scomparire per far posto a più semplici recinzioni di sicurezza e a contestuali piste ciclabili), poi, è arrivato con la revisione numero 3. E «tutto ciò - sottolinea Fermi - è un evidente miglioramento».














































