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Lunedì, 21 Settembre 2009: Accadde Oggi    Image Portici (NA)


MIKE BONGIORNO: APOTEOSI E “PACCO”.

    Mike Nicholas Salvatore Bongiorno, nato il 26 maggio 1924, si è spento l’8 settembre del 2009. Personalità allo stesso tempo tipica e fuori norma della tv , per me è stato sempre un mistero. Già la sua venuta in Italia, negli anni 30, è avvolta nelle nebbie. Nel senso che, pure nella sua autobiografia autorizzata, sull’argomento è stato molto generico e sfuggente. Si sa solo che nel 1944 fu acchiappato dalla Gestapo, perché in odore di “Resistente”, e nel 45 riuscì a “fuggire”. Non che io neghi l’eroismo inerenti a questi dati: ma è che sono avvolti in numerosi banchi di dati vacui e omissivi. Sarà per la timidezza innata nel personaggio, che, effettivamente, amava parlare poco di sé; sarà perché la sua venuta successiva in Italia e in Rai si sa che fu propiziata dall’ambasciatrice repubblicana Claire Booth Luce, notoria anticomunista e simpatizzante per i residui del Partito Fascista, e in odore di CIA, ma sulla figura di Mike B. specie agli inizi del suo apprendistato, c’è sempre stata come un’ombra di non detto, di mistero: un’ombra proiettata su di lui dai Servizi Usa? Comunque, bell’e bbuono, eccolo che presenta “Lascia o Raddoppia”: era il 26 nov 55: da allora per 4 anni e 121 giovedi, letteralmente “se fermavano e’ rilogg’”. Il successo era tanto, che gli esercenti di cinema dovevano porre i televisori nel locale per farlo seguire, almeno al culmine di prestazioni di personaggi che realmente s’incisero nell’immaginario collettivo di quegli anni. Il meccanismo era semplice, tuttora presente in “Se vuoi essere milionario”, a ogni domanda c’era un raddoppio; ma l’ambito era circoscritto e scelto dal concorrente. Ma anche la vicenda del gioco, il primo e più famoso a quiz della tv italiana, non è lineare. Esso in realtà era francese, e fu comprato da Guido Sacerdote, produttore tv e scout (nel senso che andava cercando in giro per il mondo Format da comprare e riutilizzare secondo il gusto italiano). Ma ne esisteva una versione americana, che era stata “ceduta” a Mike, non si sa bene da chi e in che termini (anche qui si parlò di un “regalo” dei Servizi Usa), visto che era, a sua volta, un pezzotto: e anche su quest’aspetto ci furono zone di confusa reticenza. Comunque, benché legato alla figura di Mike, che ne fu l’unico presentatore e, di fatto, anche direttore artistico, il Format è rimasto di proprietà delle Rai. Il Gioco a Quiz fu l’invenzione di spettacolo tv cui Bongiorno legò il suo nome e mostrò il suo specifico talento. La conduzione era impareggiabile: il rapporto col personaggio era  complesso: ne era il testimone affettuoso, che, notarilmente, sembrava solo messo lì a prenderne atto. Invece egli ne era il silenzioso artefice. Sia prima della trasmissione, creando su di lui le aspettative, inoculando dichiarazioni alla stampa che ne modellavano la presenza e le caratteristiche umane ; e poi soprattutto in Studio gestendo il suo muovere con discreta efficacia, accompagnandone ed esaltandone le peculiarità: era un raffinatissimo gioco di Totò e Peppino, il “Comico e la sua Spalla”.  Lui sembrava osservare se stesso e il gioco con l’occhio degli spettatori normali, senza né cultura né aspettative di successo, che vedevano uno in questa mediocrità generalizzata diventare come un sogno realizzato. S’immedesimava nella mediocrità. Era culturalmente ordinario, ma umanamente attentissimo. Lasciava propalare su di sé le più infami storie di banalità personale se non di stupidità. Alla famosa analisi di Umberto Eco in “Diario minimo”,1963, “Fenomenologia di Mike Bongiorno”, rispondeva col silenzio: ma compiaciuto, non offeso. Egli era consapevole del fatto che, grazie anche a quella alta riflessione di massmediologia, aveva travalicato il senso dell’operatore di successo, per diventare un “classico” vivente della tv. Tutto ciò che televisivamente lo riguardava, che veniva detto contro di lui, lo “armava” ulteriormente, lo distingueva. Però escludendo i gossip, che lui non ha mai ricercato, tranne quelli riguardanti le traversìe con la giovane moglie Daniela Zuccoli: scene di ordinaria infelicità domestica che egli subì con intelligente e signorile stoicismo, senza cadere nella trappola dello squallore gossipparo.  Il tutto con un senso dell’ironia impareggiabile: come si è visto nella geniale saga pubblicitaria Infostrada con Fiorello. Un’autoironia che è diventata metatelevisiva di se stesso. Egli non rispondeva alle dotte critiche di molti criticòn: l’importante era mantenere la presa sui suoi pubblici. Però sapeva quale campo di linguaggio tv andava creando. Ma senza alcuna prosopopea alla Pippibaudi, per intenderci. Ed era questa duplicità a sconcertarmi: insomma “ci era “ o “ci faceva”? Era una specie di Forrest Gump, un idiot savant? In realtà lui ci era e ci faceva. Coglieva , si metteva in “sintonia profonda” con il pubblico medio, quello della famosa “casalinga di Voghera”; intuiva e realizzava ciò che esso desiderava, circa i valori, le aspettative ecc, e vi si confaceva. Intuì benissimo su questa linea, le potenzialità di Berlusconi, sia di imprenditore tv che di politico: del quale, anzi, fu, all’inizio, un sincero e fervido testimonial. E B. l’ha ripagato con un “pacco”: facendo diventare le esequie di Stato, francamente esagerate, uno spot non su Mike, ma su se stesso; un assaggio della (fallita) trasmissione di automagnificazione a reti unificate da Vespa.

 



 
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