Negozi, clientela mista anche nei phone center
Quartiere di vecchia e nuova immigrazione, il Carmine è stato messo sotto la lente dell’istituto di ricerca «Synergia» di Milano. Diversi i campi di indagine presi in considerazione dalla ricerca tra cui quello dell’imprenditoria immigrata, sezione presentata ieri mattina da Francesco Grandi e Chiara Lainati nel corso del convegno «La città futura». L’indagine ha riguardato 161 attività commerciali (su 300 censite), 65 delle quali condotte da stranieri, in prevalenza del Bangladesh (33.8 percento), Cina (21.5), Pakistan (18.5) ed Egitto (7.7). La maggiorparte delle attività sono condotte da uomini (che per la metà risiedono nel quartiere stesso) e sono sorte negli ultimi anni.
Diverso lo scenario delle attività gestite da italiani: la nascita va mediamente molto indietro negli anni e chi le gestisce di solito non abita al Carmine, anche se vale la pena di osservare che anche le ultime attività italiane, sorte nel quartiere, hanno residenti come gestori. Per quanto riguarda la suddivisione per attività, il 46 percento sono nel commercio, il 32 percento nei servizi e le restanti sono pubblici esercizi.
Nove su dieci hanno clientela mista, nell’ 11 percento prevale l’utenza italiana mentre le imprese con clientela prevalentemente od esclusivamente straniera non appartengono a nessuna categoria particolare e questo vale anche per i phone center. Entrando nei negozi e cercando di capire anche le storie migratorie, si è osservato che un terzo degli intervistati, nei paesi di origine, aveva già lavorato nel settore del commercio, dell’artigianato e della ristorazione.
Circa il 10 percento aveva già una piccola attività imprenditoriale. Una volta arrivati in Italia, nella maggiorparte dei casi gli immigrati imprenditori hanno svolto inizialmente un’attività di tipo subordinato, necessaria come fonte di sostentamento e accumulazione di capitale ma anche per la formazione di competenze. Tra le motivazioni che hanno spinto gli immigrati ad aprire un’attività autonoma c’è innanzitutto la «fuga dalle condizioni del lavoro subordinato, considerato “svalorizzante”», la continuità con l’esperienza imprenditoriale maturata nel paese d’origine, le nuove aspettative di reddito, la necessità di garantire nuove opportunità a componenti della rete famigliare. Tra i destini possibili del Carmine, non alternativi l’uno all’altro, quattro sono quelli individuati dall’istituto di ricerca: la cittadella universitaria, il quartiere «latino» della socialità e della vita notturna, il quartiere del centro protetto, il quartiere per molte culture. th.be.














































