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Giovedì, 10 Dicembre 2009 Dario Sautto, insomma
Castellammare:
“Nella tempesta del secolo Sant’Antonino e San Catello”
“Nella tempesta del secolo Sant’Antonino e San Catello”
Castellammare di Stabia - Dopo il successo della prima edizione, finita anche sui banchi di scuola come documento da studiare, arriva già la seconda edizione per il libro “Nella tempesta del secolo – Sant’Antonino e San Catello”, scritto dal professor Salvatore Esposito.
Si tratta di una traduzione in italiano moderno di un testo latino di un Anonimo Sorrentino che ha permesso di capire qualcosa in più sulla vita del Santo Patrono di Castellammare, il vescovo di Stabia, Catello.
Infatti, esistono ancora oggi discussioni aperte sul periodo in cui San Catello è vissuto. La traduzione del professor Esposito, però, fuga ogni dubbio, collocando la vita e l’amicizia tra Sant’Antonino e San Catello tra il VI e l’VIII secolo, ben prima della datazione fatta dal Caracciolo nel 1626, il quale considerava i due Santi viventi intorno all’XI secolo.
Secondo il professore Vincenzo Liguori, docente di Storia e Filosofia presso l’Istituto Superiore “don Milani” di Gragnano, “il libro mette a disposizione degli studiosi sia il testo, dunque le fonti, che la traduzione che in alcuni tratti era più “libera” nella prima edizione. Questa seconda edizione – prosegue Liguori – invece, dà un contenuto più scientifico: traduzione, testo originale e approfondimento bibliografico e archivistico danno un approccio più specialistico al libro del professore Esposito. Se la prima edizione aveva un carattere meramente divulgativo, la seconda diventa una “diversa edizione”, ben lungi da una ristampa”.
Il libro mette insieme una serie di documenti, aspetto importante anche in un’ottica più sociale, se riferita allo sviluppo storico e civile della zona che va dai Monti Lattari alla Penisola Sorrentina, passando per Castellammare di Stabia.
“Ho scelto di mettere a confronto il testo originale dell’Anonimo Sorrentino – racconta l’autore, Salvatore Esposito – con la traduzione da me effettuata, seguendo il consiglio di don Antonio Cioffi, studioso di storia locale sacra”.
Ciò facendo, però, resta comunque un testo di facile fruizione, anche se lo scritto latino rende più corposo il volume che passa dalle circa 100 alle 238 pagine.
“Finora è stato difficile reperire le fonti – aggiunge il professore Esposito – quasi come se esiste una sorta di “gelosia” in chi le possiede. Il mio intento, invece, è l’esatto contrario, ovvero rendere fruibile a tutti il testo originale, dando un’apertura agli studiosi, considerando sempre che non si tratta di un volume storico”.
Ma il valore intrinseco del documento sta anche nella conoscenza nuova del nostro territorio che viene fuori dalle righe scritte dall’Anonimo Sorrentino.
“E a lui bisogna dare merito – secondo Esposito – poiché senza questo scrittore, per gli stabiesi San Catello poteva essere uno dei tanti, invece è il Patrono. Come l’Anonimo scrittore ha dato lustro a San Catello, io ho cercato di darne a lui, in segno di gratitudine. Inoltre, il suo testo è di grosso spessore, da studiare anche in Letteratura Latina, poiché si tratta di un lavoro pregevole, segno di una grossa conoscenza e padronanza della lingua”.
Infine, Salvatore Esposito fa un ringraziamento particolare a “EgidioValcaccia, storico di iconografia di Castellammare, e ad Anna Della Monica, che ha curato l’impaginazione del volume”.
Infatti, esistono ancora oggi discussioni aperte sul periodo in cui San Catello è vissuto. La traduzione del professor Esposito, però, fuga ogni dubbio, collocando la vita e l’amicizia tra Sant’Antonino e San Catello tra il VI e l’VIII secolo, ben prima della datazione fatta dal Caracciolo nel 1626, il quale considerava i due Santi viventi intorno all’XI secolo.
Secondo il professore Vincenzo Liguori, docente di Storia e Filosofia presso l’Istituto Superiore “don Milani” di Gragnano, “il libro mette a disposizione degli studiosi sia il testo, dunque le fonti, che la traduzione che in alcuni tratti era più “libera” nella prima edizione. Questa seconda edizione – prosegue Liguori – invece, dà un contenuto più scientifico: traduzione, testo originale e approfondimento bibliografico e archivistico danno un approccio più specialistico al libro del professore Esposito. Se la prima edizione aveva un carattere meramente divulgativo, la seconda diventa una “diversa edizione”, ben lungi da una ristampa”.
Il libro mette insieme una serie di documenti, aspetto importante anche in un’ottica più sociale, se riferita allo sviluppo storico e civile della zona che va dai Monti Lattari alla Penisola Sorrentina, passando per Castellammare di Stabia.
“Ho scelto di mettere a confronto il testo originale dell’Anonimo Sorrentino – racconta l’autore, Salvatore Esposito – con la traduzione da me effettuata, seguendo il consiglio di don Antonio Cioffi, studioso di storia locale sacra”.
Ciò facendo, però, resta comunque un testo di facile fruizione, anche se lo scritto latino rende più corposo il volume che passa dalle circa 100 alle 238 pagine.
“Finora è stato difficile reperire le fonti – aggiunge il professore Esposito – quasi come se esiste una sorta di “gelosia” in chi le possiede. Il mio intento, invece, è l’esatto contrario, ovvero rendere fruibile a tutti il testo originale, dando un’apertura agli studiosi, considerando sempre che non si tratta di un volume storico”.
Ma il valore intrinseco del documento sta anche nella conoscenza nuova del nostro territorio che viene fuori dalle righe scritte dall’Anonimo Sorrentino.
“E a lui bisogna dare merito – secondo Esposito – poiché senza questo scrittore, per gli stabiesi San Catello poteva essere uno dei tanti, invece è il Patrono. Come l’Anonimo scrittore ha dato lustro a San Catello, io ho cercato di darne a lui, in segno di gratitudine. Inoltre, il suo testo è di grosso spessore, da studiare anche in Letteratura Latina, poiché si tratta di un lavoro pregevole, segno di una grossa conoscenza e padronanza della lingua”.
Infine, Salvatore Esposito fa un ringraziamento particolare a “EgidioValcaccia, storico di iconografia di Castellammare, e ad Anna Della Monica, che ha curato l’impaginazione del volume”.














































