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Lunedì, 24 Agosto 2009: Accadde Oggi FERRUCCIO SANSA, La Stampa
DA CAMOGLI A PORTOVENERE NASCONO LE OASI ANTI MOTOSCAFO
Troppi rischi in mare aperto: arrivano le riserve
GENOVA - Nuoto allo stato puro. Senza paura di yacht, barche e gommoni. Insomma, solo voi e il mare. Ormai in Italia è un'esperienza rara, alzi la mano chi si spinge ancora al largo. Pochissimi. Venti bracciate e dietrofront, i milioni di italiani che in questi giorni sono al mare ormai sembrano aver rinunciato. Al massimo si nuota paralleli alla riva. Non vale la pena rischiare la pelle per allontanarsi dalla spiaggia e abbracciare tutta la costa con uno sguardo. E non sono fisime: una settimana fa a Recco, in Liguria, un sub è stato ucciso da un motoscafo pirata, come sulle strade. Le rive sono assediate da bolidi che sfrecciano a pochi metri dai bagnanti. I remi sul gommone per spingersi a riva a motori spenti? Un reperto archeologico, nessuno li usa.
In molti stabilimenti - dalla Sardegna all'Adriatico, alla Liguria - a guardare il mare non provi più un senso di libertà, sembra una scacchiera segnata dalle strisce dei galleggianti: la corsia di accesso per i motori e il limite invalicabile per le imbarcazioni oggi assediano la vecchia piattaforma, traguardo eroico per generazioni di bambini alle prime sfide con il mare.
Il nuoto «puro» sembra ormai attività per temerari. Certo, qualche piccola fuga è possibile. A Portovenere domani il mare sarà chiuso ai motoscafi, tutti a nuoto fino all'isola della Palmaria. Ma è solo un giorno. Per provare l'ebbrezza del nuoto (quasi) senza confini bisogna andare a Camogli. Qui a giugno è nato il Miglio Blu: 1.852 metri di nuoto libero da patemi, ma protetto, come una riserva indiana, da una corsia larga dieci metri che segue il promontorio di Portofino fino quasi a Punta Chiappa.
Un unico consiglio: «I nuotatori possono lasciare scritti nome e ora di partenza sul nostro registro, così, se non li vediamo tornare, andiamo a dare un'occhiata», spiega Federico Dodero, presidente della Rari Nantes Camogli, la storica società che in bacheca ha decine di coppe e che oggi, insieme con il comune di Camogli e il parco di Portofino, ha organizzato il Miglio Blu. Decidete voi che fare, niente è obbligatorio qui, ma nel nuoto puro non sono previsti i bagnini. L'unico limite sono le vostre forze.
All'inizio meglio andarci piano, dimenticatevi Michael Phelps e Federica Pellegrini che ancora avete negli occhi. Provate a nuotare ascoltando i suoni che galleggiano nell'acqua e dentro di voi. Dopo qualche decina di metri arriva puntuale quel tam-tam ripetuto, sempre più veloce: sì, è il vostro cuore. Camogli con le sue case alte, strette, come antichi grattacieli, vi scorre di fianco. L'inizio del percorso vero e proprio è sotto l'albergo Cenobio dei Dogi. E qui, per il nuotatore della domenica, arriva la prima crisi. Lucia Benevolo, 35 anni, insegnante lombarda, si aggrappa a un gavitello: «La corsia è indicata da 37 boe, una ogni cinquanta metri. Il problema è che riportano la distanza da percorrere. Mi scoraggio». Puntate lo sguardo al traguardo, consigliano gli esperti, ma Punta Chiappa, nei giorni roventi d'agosto, compare come un miraggio avvolto nella foschia. Al diavolo, ignorate le spiaggette che occhieggiano dalla vicina riva, credeteci, si può fare.
Il trucco è distrarsi, guardare il fondale. Sembra di essere ai Caraibi: ecco un polpo che peserà due chili. Un banco di pesci pascola sulle rocce. L'acqua è un cristallo verde, riflette la vegetazione che si sporge sul mare. Trecento metri sono già andati. E vi tornano in mente le parole di Dodero: «Da quando si è diffusa la voce stanno arrivando appassionati da tutta Italia».
La metà del percorso è raggiunta, adesso tutto sarà in discesa, anche il mare. Avanti, quindi: sopra di voi c'è la chiesa di San Rocco, più avanti San Nicolò di Capodimonte. Il mare è vostro, gli incontri sono rari: «Mi ritiro», sorride Attilio Frasca, universitario di vent’anni, e punta dritto verso una caletta deserta. Una pompata all'orgoglio che, però, subito si sgonfia quando un tipo sulla settantina vi sfreccia a fianco come un vaporetto. Vabbé, qui l'unico confronto è con se stessi.
«Manca poco», si fa coraggio Rosa Alfonsi, adolescente che ha lasciato sulla spiaggia il fidanzato. Ce la farai Rosa, le case di Porto Pidocchio bracciata dopo bracciata sembrano sempre più grandi. Vai avanti, magari pensando ai tempi in cui i pallanuotisti dello storico Camogli si allenavano qui. Nell'acqua non si lasciano orme, ma pare di vederli, i grandi Giuva Baldini e Vio Marciani. «Nel Dopoguerra come piscina per gli allenamenti avevamo il mare aperto, le partite si giocavano nel porticciolo. Altri tempi, dei motoscafi che oggi assediano il Monte di Portofino neanche l'ombra. Il mare era dei nuotatori», racconta Marciani, 82 anni. Nuotare è così bello che quasi non vi accorgete di aver superato il traguardo.
È fatta, in 50 minuti. Adesso non vi resta che… tornare indietro. Unica alternativa un sentiero verticale sulla montagna. Centinaia di gradini o di bracciate, a voi la scelta, la felicità va un po' scontata.
Nuotatori e sub diventano
specie protetta
specie protetta
Troppi rischi in mare aperto: arrivano le riserve
In molti stabilimenti - dalla Sardegna all'Adriatico, alla Liguria - a guardare il mare non provi più un senso di libertà, sembra una scacchiera segnata dalle strisce dei galleggianti: la corsia di accesso per i motori e il limite invalicabile per le imbarcazioni oggi assediano la vecchia piattaforma, traguardo eroico per generazioni di bambini alle prime sfide con il mare.
Il nuoto «puro» sembra ormai attività per temerari. Certo, qualche piccola fuga è possibile. A Portovenere domani il mare sarà chiuso ai motoscafi, tutti a nuoto fino all'isola della Palmaria. Ma è solo un giorno. Per provare l'ebbrezza del nuoto (quasi) senza confini bisogna andare a Camogli. Qui a giugno è nato il Miglio Blu: 1.852 metri di nuoto libero da patemi, ma protetto, come una riserva indiana, da una corsia larga dieci metri che segue il promontorio di Portofino fino quasi a Punta Chiappa.
Un unico consiglio: «I nuotatori possono lasciare scritti nome e ora di partenza sul nostro registro, così, se non li vediamo tornare, andiamo a dare un'occhiata», spiega Federico Dodero, presidente della Rari Nantes Camogli, la storica società che in bacheca ha decine di coppe e che oggi, insieme con il comune di Camogli e il parco di Portofino, ha organizzato il Miglio Blu. Decidete voi che fare, niente è obbligatorio qui, ma nel nuoto puro non sono previsti i bagnini. L'unico limite sono le vostre forze.
All'inizio meglio andarci piano, dimenticatevi Michael Phelps e Federica Pellegrini che ancora avete negli occhi. Provate a nuotare ascoltando i suoni che galleggiano nell'acqua e dentro di voi. Dopo qualche decina di metri arriva puntuale quel tam-tam ripetuto, sempre più veloce: sì, è il vostro cuore. Camogli con le sue case alte, strette, come antichi grattacieli, vi scorre di fianco. L'inizio del percorso vero e proprio è sotto l'albergo Cenobio dei Dogi. E qui, per il nuotatore della domenica, arriva la prima crisi. Lucia Benevolo, 35 anni, insegnante lombarda, si aggrappa a un gavitello: «La corsia è indicata da 37 boe, una ogni cinquanta metri. Il problema è che riportano la distanza da percorrere. Mi scoraggio». Puntate lo sguardo al traguardo, consigliano gli esperti, ma Punta Chiappa, nei giorni roventi d'agosto, compare come un miraggio avvolto nella foschia. Al diavolo, ignorate le spiaggette che occhieggiano dalla vicina riva, credeteci, si può fare.
Il trucco è distrarsi, guardare il fondale. Sembra di essere ai Caraibi: ecco un polpo che peserà due chili. Un banco di pesci pascola sulle rocce. L'acqua è un cristallo verde, riflette la vegetazione che si sporge sul mare. Trecento metri sono già andati. E vi tornano in mente le parole di Dodero: «Da quando si è diffusa la voce stanno arrivando appassionati da tutta Italia».
La metà del percorso è raggiunta, adesso tutto sarà in discesa, anche il mare. Avanti, quindi: sopra di voi c'è la chiesa di San Rocco, più avanti San Nicolò di Capodimonte. Il mare è vostro, gli incontri sono rari: «Mi ritiro», sorride Attilio Frasca, universitario di vent’anni, e punta dritto verso una caletta deserta. Una pompata all'orgoglio che, però, subito si sgonfia quando un tipo sulla settantina vi sfreccia a fianco come un vaporetto. Vabbé, qui l'unico confronto è con se stessi.
«Manca poco», si fa coraggio Rosa Alfonsi, adolescente che ha lasciato sulla spiaggia il fidanzato. Ce la farai Rosa, le case di Porto Pidocchio bracciata dopo bracciata sembrano sempre più grandi. Vai avanti, magari pensando ai tempi in cui i pallanuotisti dello storico Camogli si allenavano qui. Nell'acqua non si lasciano orme, ma pare di vederli, i grandi Giuva Baldini e Vio Marciani. «Nel Dopoguerra come piscina per gli allenamenti avevamo il mare aperto, le partite si giocavano nel porticciolo. Altri tempi, dei motoscafi che oggi assediano il Monte di Portofino neanche l'ombra. Il mare era dei nuotatori», racconta Marciani, 82 anni. Nuotare è così bello che quasi non vi accorgete di aver superato il traguardo.
È fatta, in 50 minuti. Adesso non vi resta che… tornare indietro. Unica alternativa un sentiero verticale sulla montagna. Centinaia di gradini o di bracciate, a voi la scelta, la felicità va un po' scontata.














































