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Omicidio Tommasino, consigliere a C.mare di Stabia (dossier)
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Giuseppe Vollono
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 Re: Ucciso consigliere comunale a C.mare di Stabia (sviluppi
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Venerdì, 6 Novembre 2009: Accadde Oggi Rocco Traisci, metropolis
CRONACA
Omicidio Tommasino,
così il clan finanziava la faida e le latitanze
CASTELLAMMARE DI STABIA (NAPOLI) - Potrebbero essere due i processi penali da incardinare per il commando che il 3 febbraio assassinò Gino Tommasino. Uno in Corte d’Assise per l’omicidio del consigliere Pd (salvo richieste di rito alternativo), l’altro a Torre Annunziata per l’accusa di associazione camorristica finalizzata alle estorsioni. Su delega della Dda, gli investigatori stabiesi - divisi tra carabinieri e polizia della giudiziaria - avrebbero redatto una serie di informative relative anche alla composizione di un gruppo criminale nuovo di zecca, formato da 25-30enni che avrebbero finanziato la gestione degli affari illeciti grazie ad un sistema di estorsioni ai danni di commercianti di medio e alto livello e grossi imprenditori dell’area stabiese. Un gruppo che gli investigatori hanno già individuato grazie alle intercettazioni, agli appostamenti, ai verbali di sommarie informazioni raccolti durante l’inchiesta per gli omicidi di Carmine D’Antuono, Federico Donnarumma, Antonio Vitiello, Nunzio Mascolo, Gino Tommasino, Aldo Vuolo e Antonio Scotognella. Sette omicidi in cerca di movente, quasi tutti riconducibili a questa pericolosa e ambiziosa organizzazione legata agli scanzanesi, con a capo Vincenzo D’Alessandro, figlio minore del defunto padrino scanzanese Michele; nel direttivo figurano anche Salvatore Belviso e Renato Cavaliere, il primo a capo dell’ala militare ed estorsiva del clan, il secondo invece si occupava di offrire coperture logistiche fuori dalla città. Catello Romano e Raffale Polito, invece, sarebbero stati reclutati solo per commettere gli omicidi. Tra gli affiliati anche altri cinque esponenti, tutti indagati per associazione a delinquere di stampo camorristico. A testimoniare la presenza minacciosa di questo gruppo, però, non solo le inchieste giudiziarie e i sequestri di armi effettuati negli ultimi nove mesi di indagine: il collaboratore di giustizia Raffaele Polito (ma anche Catello Romano, nella sua breve parentesi al servizio degli inquirenti), ha reso dichiarazioni proprio sulla gestione della banda: «... Sono affiliato al clan D’Alessandro da circa un anno e mezzo. All’interno del clan ero un uomo d’azione e mi occupavo in particolare di rafforzare la presenza armata nella zona di Scanzano. In altre occasioni ho accompagnato affiliati al clan D’Alessandro a riscuotere i soldi del pizzo in corrispondenza delle feste natalizie. Il mio stipendio ammontava a circa 500/600 euro a settimana». Ma Polito dice anche che Romano, nonostante i suoi 19 anni era già considerato un ras emergente. «... Era proprio lui che mi consegnava i soldi... ».
Ma a fornire qualche cifra anche le intercettazioni a carico dei presunti fiancheggiatori del clan, i fratelli Mantice, napoletani con rapporti consolidati con Renato Cavaliere, allo stato attuale indagati a piede libero per favoreggiamento. Dice Alfredo Mantice: «Renato spendeva i soldi per tutte le parti, ristoranti, night, locali, vestiti firmati... E lo fanno morire di fame a questo (riferendosi a Polito, latitante volontario a Pian Castagnaio dopo il 3 febbraio)... ed io sono stato là, quando quello ha detto vieni a prendere duecentomila euro da quello, duecentomila euro agli imprenditori e agli altri...».
Un dialogo molto utile alle indagini. Ne esce fuori un contesto criminale di primo piano, che presuppone - a giudizio degli inquirenti - una gestione condivisa del denaro del clan (salvo spese personali, fuori badget), soprattutto per la realizzazione degli omicidi e la copertura dei killer. E’ un tassello fondamentale, inserito nell’ordinanza di custodia cautelare a carico di Cavaliere e Romano, per chiudere anche l’inchiesta bis e assestare un duro colpo anche al resto degli affiliati esclusi dall’inchiesta madre.
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#31 Ven 06 Nov, 2009 13:34 |
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voma
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 Re: Ucciso consigliere comunale a C.mare di Stabia (sviluppi
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Sabato, 21 Novembre 2009 metropolis
CRONACA
Omicidio Tommasino,
ora i pm dell´Antimafia interrogano i politici
CASTELLAMMARE DI STABIA (NAPOLI) - L´inchiesta sull´omicidio Tommasino si sposta sulla politica, su quelli che potrebbero essere gli intrecci pericolosi che hanno convinto la camorra ad emettere ed eseguire la sentenza di morte lo scorso tre febbraio. Ed ora, davanti ai magistrati dell´Antimafia, che indaga sul massacro del consigliere del Pd, sfilano i calibri da novanta della politica regionale.
Indagini sui collegamenti tra partito e killer. Il primo ad essere stato convocato dal pubblico ministero Piepaolo Filippelli è stato il neo deputato europeo Pasquale Sommese, che nei mesi scorsi ha anche vestito i panni di vicesegreatrio provinciale del partito. Il tema, ovviamente, è il collegamento tra il partito democratico stabiese e un killer del consigliere, risultato non solo iscritto, ma addirittura candidato alle primarie.
Sommese: "Il rischio inquinamento esisteva". Sommese ha parlato con i magistrati ctitolari dell´inchiesta, alla fine del suo colloquio commenta: "Il rischio di inquinamento esisteva, ed era insito nel modello di partecipazione aperto a tutti. Però questa fase è alle spalle ed oggi le procedure sono diverse".
Nuovi interrogatori. Nelle prossime ore, i magistrati dell´Antimafia sentiranno altri esponenti del Pd, nomi della politica provinciale che però hanno avuto a che fare con i vertici del partito democratico stabiese, per capire se la pista "politica" è effettivamente concreta e supportata da prove. In Procura sarebbero intanto già "passatiì" Carlo Natelli, consigliere comunale, e Luigi Vingiani, presidente delle Terme di Stabia.
Indagini sulle email. Così come aveva anticipato il quotidiano Metropolis, Gino Tommasino pochi giorni prima della sua morte, aveva inviato alcune e-mail a Striscia la Notizia, per segnalare due scoop legati al mondo della sanità locale. Uno era legato certamente all´ex Asl Napoli 5, con sede centrale proprio a Castellammare. Ora, i magistrati potrebbero decidere di ascoltare anche l´inviato del Tg satirico di Mediaset.
Carcere duro per uno degli indagati. Intanto, i magistrati dell´Antimafia hanno proposto il carcere duro per uno degli indagati finiti in manette per l´omicidio di Gino Tommasino. Si tratta proprio di Belviso.
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#32 Sab 21 Nov, 2009 14:08 |
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voma
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 Re: Ucciso consigliere comunale a C.mare di Stabia (sviluppi
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Domenica, 22 Novembre 2009 Rocco Traisci, metropolis
POLITICA
Omicidio Tommasino, Sommese:
"Gino non era mio referente"
CASTELLAMMARE DI STABIA (NAPOLI) - Persona informata dei fatti. E da segretario regionale vicario ne ha tutta l’autorevolezza. “Ma in realtà manco da Castellammare da quattro anni. E l’ho detto anche ai magistrati”. Ora che l’inchiesta sul delitto Tommasino si sposta sul versante politico, il consigliere regionale ed esponente di spicco del partito democratico regionale, ha spiegato ai pm i suoi rapporti con Gino Tommasino, nel tentativo di consegnare ai pm possibili piste alternative all’inchiesta in corso.
“E’ dovere di ogni cittadino offrire contributi di questo tipo. Ma in realtà Gino non è mai stato un mio referente politico: lo è stato in passato il fratello Giovanni. Dopo il suo addio alla politica il mio campo visivo si è ristretto”.
Quale è stato l’oggetto del suo incontro in procura?
“Non si è parlato dell’omicidio, chiaramente. I magistrati ne sanno molto di più di chiunque altro. Ho semplicemente riferito ciò che accadde in quei giorni, quando bisognava scegliere il segretario cittadino. I miei referenti, all’epoca, erano Domenico Ragone e Franco Castellano: da quando anche loro hanno abbandonato il partito non ho più avuto rapporti politici con il Pd stabiese”.
E proprio il fratello di Domenico Ragone, Pasquale, fu il nome da lei proposto per la guida cittadina...
“Infatti. Ritenevo necessario individuare una persona che potesse rappresentare tutte le anime del partito che si stava costituendo, cercando di coinvolgere anche quella larga fetta di borghesia ancora incerta se aderire o meno a questo progetto. E Pasquale Ragone era la persona ideale. Avrebbe accettato ad una condizione: che ci fosse unanimità sulla sua candidatura. Così non avvenne e quindi pensò bene di rifiutare l’invito”.
Tutto qui?
“E’ stato affrontato anche il tema del commissariamento del partito. Perchè - ad esempio - fu sciolto il direttivo a Torre Annunziata e non quello di Castellammare. A Torre scoprimmo che il numero delle tessere era superiore del 25% al numero dei voti. Oltre quella soglia scatta , per statuto, l’azzeramento delle tessere. A Castellammare non fu superata quella soglia”.
Che giudizio ha di Tommasino e soprattutto che idea si è fatto di tutta questa vicenda?
“Conoscevo il fratello Giovanni, che stava valutando l’opportunità di candidarsi a sindaco dopo la caduta dell’amministrazione Salvato. Ma con Gino direttamente non ho mai avuto contatti, anche perché lui si propose al congresso con una sua lista. Sulla vicenda specifica non ho elementi concreti di valutazione. Ma sono dell’idea che oggi come allora ci troviamo di fronte ad un partito che sta ancora cercando una sua identità”.
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#33 Dom 22 Nov, 2009 13:49 |
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Giuseppe Vollono
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 Re: Ucciso consigliere comunale a C.mare di Stabia (sviluppi
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Sabato, 28 Novembre 2009 Rocco Traisci, metropolis
CRONACA
Castellammare, fratello del consigliere ucciso:
Fuori tutta la verità
CASTELLAMMARE DI STABIA (NAPOLI) - “Mi ritengo per adesso soddisfatto, anche se la verità non è ancora emersa. Ma ho fiducia”. Giovanni Tommasino segue le indagini come un marcatore a uomo, frequenta il commissariato stabiese tutti i giorni, raccoglie notizie, informazioni. Legge, soprattutto. Gli atti comunali, le interrogazioni del fratello, i vecchi articoli di giornale. La sua coscienza - dice - non gli permette di ‘attendere’. Perchè l’attesa non aiuta le forze dell’ordine: “L’attesa della società civile, che si indigna solo quando avvengono gli arresti, l’attesa della politica che parla di camorra solo quando incombono le elezioni, ma poi di fatto elude il problema non è certo un bel segnale e non dà credibilità ad una città che rischia di cadere in mani sbagliate”.
Insomma, quello che un tempo si chiamava e si chiama cittadinanza attiva o civile o come dir si voglia è un fondamento di democrazia dimenticato, malcompreso, fumoso. Così come si dimentica che a Castellammare non è stato solo assassinato un consigliere comunale:
“La città ha vissuto dodici mesi terribili. Oltre a Gino ci sono stati sette morti, due dei quali sono ritenuti vittime della camorra. Mi riferisco a quel ragazzo che fu assassinato in via Castellammare a Gragnano nell’ottobre del 2008, Federico Donnarumma e quel parcheggiatore abusivo, Antonio Scotognella, ucciso perchè - almeno stando alle indagini dei carabinieri - non avrebbe corrisposto il pagamento di una tangente sui miseri dieci, venti euro che guadagnava ogni giorno. Certo, li guadagnava illegalmente ma questo è un altro discorso. Ma penso anche agli altri morti: seppur considerate persone legate alla malavita, meritano giustizia: in un paese democratico il camorrista deve andare in galera, non certo essere ammazzato come un cane per strada. Ho vissuto il dramma di mio fratello e quindi penso alle loro famiglie, ai loro figli, alle mogli”.
Eppure le indagini sull’omicidio di suo fratello sembrano aver aperto spiragli anche su altri delitti...
“Il problema non sono le indagini o le forze dell’ordine ma il contributo che la parte sana di questa città e la politica possono dare per sconfiggere la camorra: noto che si tende a dimenticare”.
Ma la politica o la società civile come possono fronteggiare fenomeni così invasivi e imprevedibili?
“La politica si deve limitare a scrivere delle regole. La cittadinanza a rispettarle”
A cosa si riferisce?
“Per camorra non intendo solo chi spara. Siamo ostaggio di una mentalità camorristica che spesso si manifesta in atteggiamenti considerati normali: parcheggiare in doppia fila e pretendere di avere ragione, magari aggredendo chi rimane bloccato, è un atteggiamento malavitoso. Così come un vigile urbano che si volta dall’altra parte quando non gli conviene intervenire perchè deve salvaguardare qualche interesse”.
Lei ha fatto l’assessore nella giunta Salvato: quali furono le vostre regole?
“Premetto che non intendo giudicare chi adesso amministra la città, perchè ritengo che sul versante della lotta alla criminalità sono stati fatti dei passi in avanti. Il mio è un giudizio che riguarda la testa delle persone. Un esempio? Quando ero presidente della commissione urbanistica si presentò da me un funzionario comunale con dieci pratiche da esaminare: non c’era nè il numero di protocollo, nè il numero delle pratiche. Insomma, avevano messo sul mio tavolo solo le pratiche che interessavano a loro. La mentalità è sbagliata: quando facemmo togliere dalla strada i banchi di pesce e frutta subimmo minacce e ritorsioni e fummo considerati dei delinquenti che volevano distruggere il commercio. In verità il pesce, che è un alimento umido come la frutta, assorbe con molta facilità l’idrocarburi degli scarichi che inquinano la merce. Quando facemmo una guerra senza sosta contro le vetrine e le insegne abusive multai anche mio fratello Gino: solo nei dintorni dell’ospedale c’erano più di 50 insegne, mentre nel centro antico le vetrine deturpano i palazzi antichi”.
Ma che c’entra questo con la camorra?
“Chi non ha coscienza civile, rispetto delle regole e vocazione alla legalità non si scandalizza certo per i morti ammazzati. Ripeto è un problema di testa, di mentalità. A Casal di Principe, dopo la strage dei nigeriani, gli extracomunitari scesero in piazza e protestarono violentemente contro la camorra. Qui non succede. Perchè?”
Tornando a Gino. Ha visto il video su Youtube?
“Ho espresso indignazione anche sulle colonne del suo giornale. I clan hanno un livello culturale - tra virgolette - spesso sottovalutato: hanno mezzi e denaro anche per investire nella comunicazione e rafforzare l’idea che la camorra aiuta e che lo Stato invece punisce”
Alla luce del dramma da lei vissuto ritiene ancora Castellammare una città solidale, pronta a ribaltare questa situazione di crisi?
“L’80% dei professionisti che lavorano e vivono in città sono persone per bene. Spero che molti di loro contribuiscano ad elevare il livello del nostro consiglio comunale”.
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#34 Sab 28 Nov, 2009 00:22 |
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Giuseppe Vollono
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 Re: Omicidio Tommasino, consigliere a C.mare di Stabia (doss
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Sabato, 28 Novembre 2009 di Leandro Del Gaudio, il mattino
Delitto Tommasino, il consigliere inviò
l'ultimo sms a Gimmi Ghione di Striscia
Gli mandò un sms il giorno prima di essere ucciso. Poche battute, lo stretto necessario per avvertire che aveva da poco spedito una mail e che attendeva risposte a stretto giro. Sono le tracce lasciate da Gino Tommasino, consigliere comunale di Castellammare di Stabia lo scorso tre febbraio, lasciate al telefono e al computer di Gimmi Ghione, inviato di Striscia la Notizia. Tracce, nulla più.
Che portano la data del due febbraio scorso, poche ore prima di essere ucciso da killer di precisione mentre percorreva in auto viale Europa, assieme al figlio di quindici anni. Tracce che hanno spinto ieri il capo della Dda Rosario Cantelmo e il pm anticamorra Pierpaolo Filippelli a convocare ieri in Procura l’inviato di Striscia. Sentito come persona informata dei fatti, la versione di Ghione è destinata ad entrare nell’inchiesta sullo sfondo politico in cui è maturato l’omicidio. In cella gli esecutori materiali (Salvatore Belviso, Catello Romano, Raffaele Polito, Renato Cavaliere), indagato uno Vincenzo D’Alessandro, manca il movente politico.
Inchiesta aperta, dunque, cosa c’entra Striscia? Perché mandarsi a chiamare l’uomo del tapiro d’oro? C’è subito un piccolo giallo: la mail «annunciata» da un sms - la quarta per la precisione - non è stata mai trovata. Cosa aveva scritto Tommasino nella sua posta elettronica? È qui che si entra nel campo delle ipotesi, delle piste da battere: probabile, a giudicare dalle prime lettere inviate a «Striscia», che Tommasino stesse preparando un altro scoop, una «denuncia mediatica» molto simile a quella pubblicata da Striscia due anni prima, nel 2007, quando sollevò il caso delle primarie della Margherita con elettori deceduti o addirittura inesistenti. Ed è qui che le ipotesi diventano verosimili.
È probabile infatti che Tommasino volesse portare su una ribalta nazionale il caso del tesseramento del Pd, partito al quale era iscritto e del quale conosceva bene la campagna di marketing territoriale, con tutti i segreti del boom di 3200 sostenitori della nascente compagine politica: è un dato di fatto che ad essere iscritto nel Pd c’era anche Catello Romano, vale a dire il più giovane dei killer di Tommasino, ma anche una parente del boss D’Alessandro e chi sa quanti altri soggetti vicini al potente cartello di Scansano chiamati ad iscriversi al nuovo soggetto politico.
Possibile dunque che ci sia un movente politico dell’omicidio di Tommasino, una concausa da valutare assieme alla presunta tangente di trentamila euro intascata dal consigliere stabiese e mai girata al clan, secondo quanto emergerebbe da una intercettazione. E così qualcuno avrebbe armato la mano dei killer per soffocare sul nascere un nuovo possibile scandalo tesseramento.
Qualcuno che era interessato a rafforzare una corrente piuttosto che un’altra in seno al Pd, in un meccanismo di interessi economici al quale probabilmente lo stesso Tommasino non era estraneo: la bonifica del Porto stabiese, la riqualificazione delle Terme, il piano parcheggi, la raccolta differenziata. Progetti milionari, sponsorizzati da politici locale, guardate con molta attenzione dalla «camorra spa» pronta ad armare batterie di giovani killer.
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#35 Sab 28 Nov, 2009 16:54 |
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Giuseppe Vollono
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 Re: Omicidio Tommasino, consigliere a C.mare di Stabia (doss
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Lunedì, 30 Novembre 2009 Rocco Traisci, metropolis
CRONACA
Omicidio Tommasino:
indagini sulle ultime ore del consigliere del Pd
CASTELLAMMARE - Doveva essere il monolite del centrosinistra. Un blocco resistente, pronto a correre da solo. A preoccupare Veltroni era la periferia dell’impero. Mettere insieme i due partiti di maggioranza più litigiosi del secolo avrebbe creato steccati soprattutto giù, in quel Sud di mezzo dove Ds e Margherita - a colpi di tessere - prendevano il largo grazie all’addizione delle loro correnti. Castellammare era tenuta sotto osservazione. Da Fassino e Rutelli in giù “l’arco costituzionale” del nascente Pd era visto con sospetto, destando qualche comprensibile preoccupazione. Questo racconto - è bene chiarirlo - non ha nulla a che fare con il movente dell’omicidio. Ma la ricostruzione delle ultime ore di Gino Tommasino la mattina del 3 febbraio è uno spunto raccolto anche dai magistrati della Dda titolari dell’inchiesta per comprendere meglio la personalità della vittima e la sua reale influenza politica in città. Insomma, se davvero Gino era - come si dice - un influente esponente locale del partito e non un semplice ‘yesman’ del Pd, si potrebbe ipotizzare seriamente un suo coinvolgimento nell’affare privatizzazione delle Terme, una delle piste battute dagli inquirenti. E non v’è dubbio che la mattina del 3 febbraio fu una mattinata movimentata in casa Pd.
Le ultime ore di Gino Tommasino furono occupate proprio su questo versante: trovare un accordo, eliminare concorrenti, stringere alleanze, effettuare spericolate manovre di smarcamento. Era - come lo definì un funzionario della questura napoletana addentrato nelle indagini - un politico del sud, nell’accezione chiaroscura del termine: quel giorno si doveva rimettere in moto la giunta, l’antipasto del rimpasto era segnato da veti e controveti e quella stessa mattina Gino Tommasino lanciò un messaggio a Vozza: “Stasera ti faccio cadere”. Poche ore dopo si era già consumato un gentlemen agreement e la ‘crisetta’ era rientrata. Lo stesso Gino avrebbe poi riferito: “Con Salvatore ho un patto e confermo la fiducia”. Tutto dalle 10 a mezzogiorno. Intanto il suo telefono riceveva ‘squilli’ dalla segreteria di un pezzo grosso del partito campano. Non rispose alla chiamata. Indiscrezioni accreditate dicono che fu Sommese a rifarsi vivo quella mattina, nonostante i rapporti non fossero più solidi come Gino lasciò intendere. Tutto quella sera. Con i due ‘fatti’ del giorno intrecciati da una ridda di nomi, di papabili e di ‘trombati’. Davanti al pm Filippelli, della Dda napoletana, Sommesse viene interrogato come persona informata dei fatti: “Il fratello di Pasquale Ragone, Mimmo e Franco Castellano erano i miei riferimenti: quando lasciarono il Pd anche io persi contatti con Castellammare”. Gino propose Pasquale Ragone per la segreteria cittadina, ovvero la candidatura da opporre a Gaetano Cimmino, che qualche settimana dopo sarebbe diventato segretario. “Tutti ma Gaetano no”. Tommasino e Sommese si erano visti a Natale, c’era stata più di una stretta di mano. Il parlamentare europeo però precisa: “Lo conoscevo solo perchè era il fratello di Giovanni, che già ai tempi dell’amministrazione Salvato e della Margherita era mio referente politico”. Non c’è motivo di dubitarne. A parlare saranno i tabulati telefonici e il traffico entrante delle telefonate del consigliere che quel giorno rimase appiccicato al suo cellulare ora dopo ora.
Ma sul perchè Tommasino nutrisse tutta questa antipatia per Cimmino ce lo spiega proprio l’ex segretario del Pd: “Le divergenze c’erano - spiega Cimmino - Non c’è dubbio. La sua posizione era molto schiacciata su quelle dell’amministrazione. Da segretario uscente della Margherita aveva perso leadership nel Pd e i nostri rapporti si erano raffreddati. Ma le divergenze erano nate già qualche mese prima, quando la vicenda sul tesseramento della Margherita aveva definitivamente compromesso i nostri rapporti”. La mattinata prosegue. Vozza se ne va a Napoli, Gino torna a casa. La giunta è fatta, il gruppo Cimmino resta fuori. Alle 13.00 Tommasino rincasa: intorno a lui due scooter. Guida Catello Romano, sul sedile posteriore c’è Raffaele Polito. Passano da via De Nicola. Lo osservano. Torneranno più tardi, il tempo di consumare un panino salsiccia e broccoli e indossare il ‘vestito’ nuovo, una pistola semiautomatica calibro 9 di fabbricazione cecoslovacca. Ad ottobre Polito si pente e racconta tutto al capo della Mobile napoletana, Vittorio Pisani: “Sapevamo che Tommasino tornava a casa per il pranzo e usciva alle tre e mezza per accompagnare il figlio alla scuola calcio. La nostra idea era quella di uccidere Tommasino davanti al portone di casa ma arrivammo con un pizzico di ritardo: Tommasino e il figlio salirono in auto. Lo lasciammo proseguire per via Einaudi. All’altezza di viale Europa lo affiancammo alla sua sinistra e gli sparai”. Erano le 15 e 30. La camorra entrò a gamba tesa. E fu buio totale.
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#36 Lun 30 Nov, 2009 00:07 |
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