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Domenica 5 Luglio : 2009 Pierpaolo Prati, GdB

Partito il nuovo processo civile

Aumenta la competenza del giudice di pace, si riducono i termini, e chi rallenta il processo paga Roberto Mazzoncini, presidente del Tribunale: la riforma da sola non basta, occorre ridistribuire le risorse

L’ingresso del nuovo Palazzo di Giustizia di Brescia,
ieri è entrata in vigore la
riforma del processo civile

ImageHa debuttato ieri il nuovo processo civile. Voluto dalla legge 69/09 dovrebbe, nelle intenzioni del legislatore, imprimere una forte accelerata ai tempi delle controversie e farlo attraverso due linee guida. Da un lato la riforma snellisce le procedure, dall’altra cerca di dissuadere tutti quegli atteggiamenti processuali che possono bloccare una causa e ritardarne la soluzione per mesi, se non per anni.

Le novità più significative riguardano l’estensione della competenza del giudice di pace, la riduzione di alcuni termini, la previsione in capo al giudice di un calendario di udienze, l’introduzione di un processo sommario che si conclude con un’ordinanza definitiva se non appellata entro trenta giorni, ma anche il ricorso alla testimonianza scritta, il filtro in Cassazione, oltre a sanzioni pecuniarie fino a 250 euro per chi presenta un’istanza di ricusazione inammissibile o infondata. Un pacchetto che, ben prima della chiamata alla prova del 9, sembra piacere a più livelli. Se non altro per il fatto che, visti i tempi e le risorse, altre soluzioni non paiono a portata di mano e di portafogli.

Di questo tenore è la valutazione che della riforma fa Roberto Mazzoncini, presidente del Tribunale di Brescia. Con lui abbiamo analizzato in chiave bresciana le novità salienti introdotte nel processo civile.

Più «potere» al giudice di Pace
Da oggi aumenta la sua competenza: ci si dovrà rivolgere a lui per cause riguardanti beni mobili fino a 5mila euro e per quelle di risarcimento danni da circolazione fino a 20mila euro. Valori raddoppiati nel primo caso e aumentati di un terzo nel secondo. Al Giudice di pace, in ambito penale, spetteranno poi i processi del neonato reato di clandestinità. «Se da un lato il provvedimento permette di alleggerire il carico di lavoro dei Tribunali, ed è quindi positivo, dall’altro nel nostro caso rischia di ingolfare l’attività dell’Ufficio del giudice di pace che oggi si trova in grave carenza d’organico. Su 25 giudici sulla carta solo 8 sono in servizio. Ancora più grave il bilancio in cancelleria: dei quattro cancellieri in pianta, ne lavora uno solo e peraltro part-time. Peggio ancora vanno le cose negli uffici del Gdp della provincia: sono dieci, due di questi non hanno un cancelliere».

Il processo accelera
La riforma della legge 69 prevede l’accorciamento dei termini e dimezza quello «lungo» per l’impugnazione di una sentenza non notificata, che passa da un anno a sei mesi. Alla riduzione dei tempi è finalizzata anche la norma che imporrebbe al giudice di calendarizzare le udienze dopo una valutazione della causa in modo da rispettare la regola del «3+2+1»: quella ovvero che prevede tre anni per il primo grado, due per il secondo e uno per la Cassazione.

«Anche queste in linea di massima - spiega il presidente Mazzoncini - potrebbero essere delle soluzioni, ma si scontrano con la realtà e con la verifica dei carichi massimi esigibili da ciascun giudice. Un dato che deve essere tenuto in debito conto. Gli studi del Csm portano a ritenere che il carico medio sia di 500 processi per ogni magistrato: i venti che operano nel Civile a Brescia ne hanno tra i 700 e gli 800, che diventano 950 per l’unico giudice in servizio nella sezione staccata di Salò e 1.450 per quello al lavoro a Breno». A Brescia, par di capire, le risorse non sono parametrate alla domanda, e poco conta che il Tribunale (sia civile che penale) sia l’unico Tribunale distrettuale d’Italia capace di smaltire nel 2005, 2006 e 2007 più processi di quanti ne sono «entrati». Il conto dei carichi medi esigibili per Mazzoncini andrebbe fatto una volta per tutte, se non altro per riuscire a capire quanto si può ottenere in concreto dai singoli magistrati. Ma non è l’unica operazione necessaria. «Occorrerebbe anche un monitoraggio delle cause a seconda delle materie - prosegue il presidente -. Ce ne sono alcune che, nel 65% dei casi, si risolvono con conciliazioni giudiziali e stragiudiziali e penso a quelle per il risarcimento del danno. Altre invece che si definiscono con sentenza 6 volte su dieci. Se avessimo una statistica sapremmo che carichi si possono chiedere ai singoli magistrati a seconda della loro specializzazione e così ridistribuire in modo equo le risorse».

Sommario, ma efficace
La definizione forse non è felice, ma il processo sommario porta con sé delle belle intenzioni. Una trattazione di causa più informale, il ricorso massiccio alle prove scritte e, infine, la possibilità per il giudice di decidere la causa con un’ordinanza che diventa definitiva se non appellata entro 30 giorni. «Il 50% della fatica del giudice - dice il presidente Mazzoncini - sta nello scrivere la sentenza. La possibilità di ricorrere all’ordinanza riduce la fatica e snellisce i tempi. Potrebbe avere conseguenze in appello. Senza lo svolgimento del processo in sentenza il problema può diventare dei giudici di secondo grado che non saranno più aiutati nello studio della causa da quanto scritto dal giudice di primo grado».

Lite pericolosa, lite costosa
La riforma prevede anche che il soccombente, in caso abbia proposto una lite temeraria, sia condannato dal giudice al pagamento di una somma. Condanna anche in caso di istanza di ricusazione inammissibile: fino a 250 euro di multa. Un dato su tutti per capire la necessità di mettere il peperoncino sulla coda della tartaruga giudiziaria: lo Stato deve pagare 32 milioni di euro a tutti coloro che invocando la legge Pinto hanno ottenuto il riconoscimento del danno per l’eccessiva durata dei processi. Tra questi c’è anche chi sarà risarcito per l’eccessiva durata del processo per ottenere il risarcimento per l’eccessiva durata del processo originario: insomma una Pinto alla seconda che fa venire il mal di testa ed un sorriso isterico solo a pensarci.

«La riforma - conclude Mazzoncini - sia pur alimentata da buoni propositi è figlia dei tempi e della mancanza di risorse. Certo è che da sola non basta. Occorre una più puntuale ridistribuzione delle risorse sulla base dei carichi di lavoro effettivi». Come dire, se non si può investire, almeno si utilizzi al meglio quello che si ha.

RIFORMA IN BREVE

GIUDICE DI PACE
La competenza del giudice di pace sale a 5.000 euro per le cause su beni mobili e a 20mila per quelle riguardanti gli incidenti stradali.

TESTIMONIANZA SCRITTA
Il provvedimento permette ai testimoni di partecipare alla causa anche solo attraverso lo scritto, riducendo drasticamente in tempi.

FILTRO IN CASSAZIONE
Una commissione di 5 giudici valuterà preventivamente l’ammissibilità del ricorso in Cassazione e potranno non ammettere quelli contro provvedimenti in linea con la giurisprudenza della Corte. In questo caso si taglia e di molto il lavoro dei giudici supremi, ma si rischia di bloccare la produzione giurisprudenziale.

 





ViviCentro (art. 19 e 21)

La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
 
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Martedì   14 Luglio : 2009

Il Giudice di Pace?
In sciopero!

Adiconsum esprime solidarietà ai giudici di pace, ma i cittadini non possono essere privati di 6 giorni di accesso alla giustizia Indispensabile anche un aggiornamento professionale dei giudici di pace

Giusta la vertenza dei giudici di pace per rivendicare la possibilità di esercitare il proprio ruolo in modo dignitoso nei confronti dei cittadini.
Adiconsum condivide l’esigenza di potenziare questa struttura in termini di risorse umane, di aggiornamento e di formazione professionale, di giusta retribuzione. Una figura che ha contributo in modo notevole a velocizzare i tempi di accesso alla giustizia dei cittadini.

Adiconsum, pur condividendo le motivazioni della protesta, richiama i giudici al loro senso di responsabilità nel lasciare i cittadini privi di qualsiasi strumento per un numero così significativo di giorni.

 



 
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