Per spostarti rapidamente da una sezione all'altra:
Indice tematico delle sezioni.
e, per un aggiornamento rapido:
Indice tematico delle sezioni.
e, per un aggiornamento rapido:
(M) Articoli con più fonti - HOME PAGE
Martedì, 8 Dicembre 2009 Roberta Bellino, GdB
Citazione:
> Patto di stabilità
Patto di stabilità, i Comuni al collasso
L’80% degli enti bresciani fatica a rispettare i criteri della legge Il presidente Acb Panzera: a rischio la nostra attività sul territorio
L’80% dei Comuni bresciani con più di cinquemila abitanti faticherà a rientrare nel Patto di stabilità. Le cifre esatte del collasso si avranno solo con i consuntivi della prossima primavera, ma già oggi le stime degli osservatori sono preoccupanti.
E preoccupata è anche l’Associazione comuni bresciani. «Per riuscire a rimanere nei limiti contabili imposti dal Patto ci sono solo due modi. Il primo è bloccare i pagamenti ai fornitori che, però, a gennaio ripresenteranno il conto alle amministrazioni con i dovuti interessi. Il secondo è trovare il modo di rimpinguare le casse pubbliche beneficiando di entrate straordinarie, cosa, quest’ultima, molto difficile, vista la stasi economica in corso». Questa la situazione fotografata da Carlo Panzera, che oltre ad essere presidente dell’Associazione comuni bresciani è primo cittadino di Vobarno.Spiega: «Bloccando i pagamenti agli artigiani, rimandandoli a gennaio, la tesoreria pubblica dovrà sborsare più del previsto, e inoltre si mettono oltremodo in crisi i fornitori stessi che si ritrovano senza liquidità - continua Panzera -. Inoltre so per certo che molti Comuni stanno riducendo e, in qualche caso eliminando, i contributi erogati alle molte associazioni sportive e culturali operanti sul territorio, portandole così al collasso finanziario e, in situazioni estreme, anche alla chiusura».
I dubbi del presidente Panzera riguardano il rischio di capitolazione delle realtà associative che quindi potrebbero compromettere la solidità del tessuto sociale sul quale operano da tempo. «Alcuni Comuni hanno addirittura rinunciato agli abbellimenti natalizi per cercar di risparmiare qualche migliaia di euro. Molte amministrazioni locali, poi, stanno cercando di recuperare i proventi derivati dalla concessione di attraversamento di reticoli idrici minori (Oglio, Mella) da parte dei condotti Enel, Telecom e A2A. Si tratta infatti di una competenza che, da circa tre anni, è passata dalla Regione al Comune».
Intanto - dopo la manifestazione del 2 dicembre scorso in cui 200 sindaci piemontesi, veneti e lombardi (tra cui anche il vice di Brescia, Fabio Rolfi) sono giunti a Padova per condividere la battaglia contro i tetti di spesa imposti dal Patto di stabilità - giovedì 10 è in programma una trasferta a Montecitorio.
Accompagnati da un documento che rivendica un trattamento più rispettoso del Governo centrale verso le periferie, la mobilitazione straordinaria promossa dai Comuni e dal Consiglio nazionale dell’Associazione comuni italiani (Anci) porterà all’attenzione dell’esecutivo tre punti fondamentali: il rimborso totale dei mancati introiti Ici relativi all’anno 2008, di cui ancora mancano 350 milioni di euro, l’abolizione delle sanzioni previste per chi sfora il Patto e la possibilità di usare l’avanzo di amministrazione per i Comuni che hanno i conti a posto.
La protesta avrà anche accento bresciano.
L’esperto
Gregori Dal calcolo togliere gli investimenti
Sono molti i Comuni bresciani che rischiano di non rientrare nei parametri del Patto di stabilità. Il coordinatore dell’Osservatorio di bilanci degli enti locali, Roberto Gregori, spiega le ragioni di un preannunciato collasso di bilanci di Comuni con più di cinquemila abitanti.
Taluni osservatori e anche alcuni politici, tra cui l’assessore al Bilancio della Loggia, Fausto di Mezza, credono che per definire «virtuoso» e «in buona salute» un Comune bisognerebbe valutare fattori diversi, ad esempio la capacità finanziaria della singola amministrazione. Cosa ne pensa?
«Credo che la soluzione migliore sia togliere gli investimenti dal saldo finanziario. Mi spiego: secondo i criteri attuali nella sottrazione di entrate e spese correnti sono contemplate anche quelle relative agli investimenti».
Questo cosa comporta nel bilancio di un’amministrazione?
«Le conseguenze sono gravi perché se un Comune negli ultimi tre anni ha risparmiato in previsione di una necessaria e futura opera pubblica, oggi, nonostante abbia accantonato l’ingente somma per l’intervento, si trova tuttavia bloccato nella spesa per rispettare il saldo finanziario dell’anno. Pertanto se un’amministrazione è stata nel tempo parsimoniosa, dovrà continuare ad esserlo a scapito di importanti investimenti in opere pubbliche anche necessarie».
Può fare qualche esempio a riguardo?
«Certo, i Comuni di Mazzano, Dello, Pontevico che hanno risparmiato per diversi anni oggi hanno paradossalmente le casse piene ma vincolate. Quindi, chi ha speso molto in passato, accendendo i mutui, può continuare sulla stessa linea».
In concreto, a cosa andranno incontro i cittadini nei prossimi mesi?
«I Comuni, per contenere le spese, non potranno fare neppure investimenti ordinari come l’acquisto di uno scuolabus, se nel 2007 l’equivalente di questa spesa non era stata sostenuta».
Negli anni passati le sanzioni non sono mai state applicate: avverrà lo stesso anche nel 2010?
«È probabile che possa essere emanato un atto che blocchi e vincoli i provvedimenti di spesa. Se così non fosse i Comuni virtuosi saranno in ogni caso inibiti ad ottenere trasferimenti e finanziamenti. In questa direzione sembrano già muoversi alcuni decreti legge redatti ad hoc dai dicasteri competenti. Diversamente, altrimenti, cosa cambierebbe per i virtuosi?»














































