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Lunedì, 7 Dicembre 2009
(articolo recuperato dopo il ripristino di questa mattina a backup del 3 u.s.)
Lunedì, 7 Dicembre 2009 Massimo Lanzini, GdB
Loggia, sul «patto» Roma resta sorda
Difficile lavoro del centrodestra bresciano su Finanziaria e decreto Milleproroghe. Opposizioni «preoccupate» Fabio Capra: «Inaccettabili le scelte di Tremonti». Laura Castelletti: «La Giunta non può operare in solitudine»
Dovrebbe concludersi oggi a Roma - nella commissione Bilancio della Camera - la discussione sulla Finanziaria, che finora ha chiuso le porte all’emendamento «salva Brescia» presentato nelle settimane scorse dalle parlamentari cittadine del Pdl Viviana Beccalossi e Chiara Moroni. Al centro del confronto è l’applicazione di un Patto di stabilità basato su criteri contabili che Palazzo Loggia giudica «ingiusti e iniqui» e che per il bilancio 2009 il Comune ha deciso di non rispettare. Sul nodo l’opposizione in Consiglio comunale si dice «fortemente preoccupata».
«Tutti noi facciamo il tifo perché il centrodestra bresciano riesca a far passare un proprio emendamento - sottolinea Fabio Capra, Pd, presidente della commissione Bilancio del Comune - perché le conseguenze sulla città del Patto che il Governo Berlusconi ha finora difeso sarebbero pesantissime. Si tratta di norme che rischiano di mandare la macchina comunale in fibrillazione. Peraltro la stessa espressione "emendamento salva Brescia" mi pare fuorviante perché Brescia si salva da sola, si tratta solo di riconoscerle cioè che le è dovuto». Capra definisce poi «francamente inaccettabile l’onere che il ministro Tremonti ha deciso di far pagare alla città con i 220 milioni di euro prelevati ad A2A per la vicenda della multa Ue ma utilizzati dal governo per scopi che con l’infrazione comunitaria non c’entrano nulla, cioè per finanziare il censimento dell’agricoltura».
Capra torna poi sul dibattito attorno al Bilancio 2009 che a fine novembre aveva coinvolto il Consiglio comunale: «Mi pare scorretto dire che oggi, sulla base di criteri contabili introdotti non da altri se non dal governo Berlusconi, i conti del Comune vanno in difficoltà per colpa del maxidividendo del 2007. La verità è che per rispettare quel saldo finanziario la Giunta avrebbe dovuto pensare ad una politica di spese più attenta».
Sul tema anche la socialista Laura Castelletti: «Di fronte a quanto sta accadendo a Roma nella discussione su Finanziaria e Patto di stabilità rilevo ancora una volta l’ottusità e l’ostilità messe in campo dal Governo contro la nostra città. È una cosa inaccettabile. D’altro canto non si può non vedere che di fronte a Parlamento e Governo Brescia non ha un proprio peso politico, nonostante la presenza di ministri, sottosegretari e parlamentari del centrodestra».
E ora cosa accadrà? L’ex presidente del Consiglio comunale cittadino afferma di «credere poco nella possibilità che la situazione bresciana venga sanata dentro la Finanziaria o attraverso il decreto "milleproroghe" di fine anno. Sono francamente e fortemente preoccupata. Per Brescia star fuori dal Patto di stabilità significa andare incontro a tanti sacrifici, molti progetti verranno frenati. Si dovrà valutare a quali opere rinunciare (penso all’Oviesse e al parcheggio del Castello), ma si dovrà pensare anche a come recuperare valori da dismissioni del patrimonio. Un tema davvero delicato, sul quale serve un confronto aperto. La Giunta non può pensare ancora una volta di agire in completa solitudine».
Loggia, sul «patto» Roma resta sorda
Patto, per la Loggia giorni cruciali
Difficile lavoro del centrodestra bresciano su Finanziaria e decreto Milleproroghe. Opposizioni «preoccupate» Fabio Capra: «Inaccettabili le scelte di Tremonti». Laura Castelletti: «La Giunta non può operare in solitudine»
Dovrebbe concludersi oggi a Roma - nella commissione Bilancio della Camera - la discussione sulla Finanziaria, che finora ha chiuso le porte all’emendamento «salva Brescia» presentato nelle settimane scorse dalle parlamentari cittadine del Pdl Viviana Beccalossi e Chiara Moroni. Al centro del confronto è l’applicazione di un Patto di stabilità basato su criteri contabili che Palazzo Loggia giudica «ingiusti e iniqui» e che per il bilancio 2009 il Comune ha deciso di non rispettare. Sul nodo l’opposizione in Consiglio comunale si dice «fortemente preoccupata».
«Tutti noi facciamo il tifo perché il centrodestra bresciano riesca a far passare un proprio emendamento - sottolinea Fabio Capra, Pd, presidente della commissione Bilancio del Comune - perché le conseguenze sulla città del Patto che il Governo Berlusconi ha finora difeso sarebbero pesantissime. Si tratta di norme che rischiano di mandare la macchina comunale in fibrillazione. Peraltro la stessa espressione "emendamento salva Brescia" mi pare fuorviante perché Brescia si salva da sola, si tratta solo di riconoscerle cioè che le è dovuto». Capra definisce poi «francamente inaccettabile l’onere che il ministro Tremonti ha deciso di far pagare alla città con i 220 milioni di euro prelevati ad A2A per la vicenda della multa Ue ma utilizzati dal governo per scopi che con l’infrazione comunitaria non c’entrano nulla, cioè per finanziare il censimento dell’agricoltura».
Capra torna poi sul dibattito attorno al Bilancio 2009 che a fine novembre aveva coinvolto il Consiglio comunale: «Mi pare scorretto dire che oggi, sulla base di criteri contabili introdotti non da altri se non dal governo Berlusconi, i conti del Comune vanno in difficoltà per colpa del maxidividendo del 2007. La verità è che per rispettare quel saldo finanziario la Giunta avrebbe dovuto pensare ad una politica di spese più attenta».
Sul tema anche la socialista Laura Castelletti: «Di fronte a quanto sta accadendo a Roma nella discussione su Finanziaria e Patto di stabilità rilevo ancora una volta l’ottusità e l’ostilità messe in campo dal Governo contro la nostra città. È una cosa inaccettabile. D’altro canto non si può non vedere che di fronte a Parlamento e Governo Brescia non ha un proprio peso politico, nonostante la presenza di ministri, sottosegretari e parlamentari del centrodestra».
E ora cosa accadrà? L’ex presidente del Consiglio comunale cittadino afferma di «credere poco nella possibilità che la situazione bresciana venga sanata dentro la Finanziaria o attraverso il decreto "milleproroghe" di fine anno. Sono francamente e fortemente preoccupata. Per Brescia star fuori dal Patto di stabilità significa andare incontro a tanti sacrifici, molti progetti verranno frenati. Si dovrà valutare a quali opere rinunciare (penso all’Oviesse e al parcheggio del Castello), ma si dovrà pensare anche a come recuperare valori da dismissioni del patrimonio. Un tema davvero delicato, sul quale serve un confronto aperto. La Giunta non può pensare ancora una volta di agire in completa solitudine».
















































