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Martedì, 29 Dicembre 2009
SI CERCA UN CONFRONTO
Berlusconi scrive online: «Lavorare per cambiare in meglio l'Italia»
Il premier Silvio Berlusconi
ROMA - Il tema del dialogo sulle riforme continua a tenere banco nel dibattito politico, con il Pdl che invita l’opposizione al confronto, mentre il Pd frena e chiede che prima di sia sgomberato il campo dalle «leggi ad personam» che riguardano Silvio Berlusconi. È lo stesso premier che torna a insistere sul cambiamento di clima nel paese dopo l’aggressione di piazza Duomo e, in una lettera ai responsabili del tesseramento del Pdl, sottolinea l’intenzione di «lavorare per cambiare in meglio la nostra Italia».
E il portavoce del presidente del Consiglio, Paolo Bonaiuti, insiste e chiede che le forze politiche facciano uno sforzo affinchè le riforme si facciano insieme, perchè, dice, «ce lo chiede la gente». «Il dialogo», ha insistito Bonaiuti, «è richiesto dal Paese. È quindi interesse di tutti, anche della sinistra riformista, arrivare a un dibattito più sereno». E non si partirebbe da zero, visto che c’è già la bozza Violante e si potrebbe trovare un’intesa «sul bicameralismo, la riduzione del numero dei parlamentari, l’aumento dei poteri del premier e lo snellimento dei procedimenti di formazione delle leggi. Sul come ci si può mettere d’accordo, il dibattito sarà lungo». Ma il Pd continua restare in attesa di un segnale da parte della maggioranza: la linea del Piave, insistono i dirigenti democratici, è quella della giustizia e delle leggi ad personam. Dopo la smentita di ieri di un contatto tra il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, e Berlusconi, e le parole del capogruppo Dario Franceschini, oggi è il responsabile giustizia di largo del Nazareno a tornare sulla questione: «È del tutto evidente che se si continua a parlare di leggi che riguardano Berlusconi - dice Andrea Orlando - non si può parlare di riforme che riguardano invece tutti gli italiani».
Ancora più netto il no dell’Idv, con Felice Belisario, capogruppo al Senato, che respinge al mittente ogni invito alla discussione: «Il Pdl sta cercando di imbrogliare il Paese con il solito gioco delle tre carte - dice - non si può chiedere di fare le riforme insieme e contemporaneamente occupare il Parlamento per operare un braccio di ferro su leggi ad personam come il legittimo impedimento e il processo breve» Più possibilista l’Udc che chiede di passare dalle parole ai fatti: «per aprire il percorso delle riforme non servono proclami - dice il segretario dei centristi, Lorenzo Cesa - la politica deve darsi scadenze precise e dimostrare che c’è la reale volontà di aprire questo nuovo corso, richiamando a sè i falchi e limitando i personalismi».
Pdl-Pd, scontro sulle riforme
Berlusconi scrive online: «Lavorare per cambiare in meglio l'Italia»
Il premier Silvio Berlusconi
E il portavoce del presidente del Consiglio, Paolo Bonaiuti, insiste e chiede che le forze politiche facciano uno sforzo affinchè le riforme si facciano insieme, perchè, dice, «ce lo chiede la gente». «Il dialogo», ha insistito Bonaiuti, «è richiesto dal Paese. È quindi interesse di tutti, anche della sinistra riformista, arrivare a un dibattito più sereno». E non si partirebbe da zero, visto che c’è già la bozza Violante e si potrebbe trovare un’intesa «sul bicameralismo, la riduzione del numero dei parlamentari, l’aumento dei poteri del premier e lo snellimento dei procedimenti di formazione delle leggi. Sul come ci si può mettere d’accordo, il dibattito sarà lungo». Ma il Pd continua restare in attesa di un segnale da parte della maggioranza: la linea del Piave, insistono i dirigenti democratici, è quella della giustizia e delle leggi ad personam. Dopo la smentita di ieri di un contatto tra il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, e Berlusconi, e le parole del capogruppo Dario Franceschini, oggi è il responsabile giustizia di largo del Nazareno a tornare sulla questione: «È del tutto evidente che se si continua a parlare di leggi che riguardano Berlusconi - dice Andrea Orlando - non si può parlare di riforme che riguardano invece tutti gli italiani».
Ancora più netto il no dell’Idv, con Felice Belisario, capogruppo al Senato, che respinge al mittente ogni invito alla discussione: «Il Pdl sta cercando di imbrogliare il Paese con il solito gioco delle tre carte - dice - non si può chiedere di fare le riforme insieme e contemporaneamente occupare il Parlamento per operare un braccio di ferro su leggi ad personam come il legittimo impedimento e il processo breve» Più possibilista l’Udc che chiede di passare dalle parole ai fatti: «per aprire il percorso delle riforme non servono proclami - dice il segretario dei centristi, Lorenzo Cesa - la politica deve darsi scadenze precise e dimostrare che c’è la reale volontà di aprire questo nuovo corso, richiamando a sè i falchi e limitando i personalismi».














































