[Icy Phoenix Debug] PHP Notice: in file /includes/db/mysql.php on line 817: fopen(./cache/users/sql_ban_4ec69cea17e67ca163d3842273c348d0.php): failed to open stream: Permission denied Pedofilia culturale: Gino Paoli e il Pettirosso; sviluppi
La data di oggi è Sab 26 Mag, 2012 05:08 • Tutti i fusi orari sono UTC + 1 Hour [Ora Legale]
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In questo forum, sono graditi interventi da parte di persone che - sia pur mantenendo magari il loro ingresso con una user name - firmano i loro interventi con almeno il loro nome (vero) di battesimo perché parlare di cose serie, magari con Lupo Alberto o Orco felice non è molto "stimolante".
Se poi qualcuno avesse anche la "pretesa" di portarci un "verbo" tecnico o professionale che sia, allora sarà INDISPENSABILE che, qui come nell'altra area "tecnica", si registri con il suo nome e cognome esatto, qualifica ecc fornendo quindi tutti i dati necessari a soppesare e poter dare il giusto valore al quanto scriverà.
Anche qui riporto una massima che molto si addice ad argomenti seri che richiederebbero la mobilitazione e l'aiuto di tutti partendo dalla presa d'atto di un problema che esiste e che potrebbe (non lo si augura ma ...) accadere anche a qualche loro congiunto.
Non c'è niente di più deleterio e falso, infatti, del pensare:
"sono cose troppo brutte ... non è possibile .... OPPURE ... ma no, a noi non possono accadere"
Ascoltate quindi un consiglio, sarà quanto mai opportuno il "pensarci" ora perché poi:
“In Germania prima diedero la caccia ai comunisti, e io non protestai perché non ero comunista. Poi diedero la caccia agli ebrei, e io non protestai perché non ero ebreo. Poi fu la volta dei sindacalisti: non feci sentire la mia voce perché non ero sidacalista; e la volta dei cattolici, e io non alzai la mia voce perché non ero cattolico. Alla fine si accanirono su di me e in quel momento non c’era più nessuno a protestare” (Martin Niemoller)
Ecco parte del testo della canzone "IL Pettirosso" di Gino Paoli, che in queste ore sta suscitando tante polemiche:
"Aveva gli occhi come un pettirosso/era una donna di undici anni e mezzo - recita il testo - si alzò la gonna per saltare il fosso/aveva addosso un vestitino rosso. Mentre passava in mezzo a quel giardino/di settant'anni incontrò un bambino/voleva ancora afferrare tutto/e non sapeva cos'é bello e cos'é brutto/e l'afferrò con cattiveria/lei si trovò le gambe in aria/lui che cercava cosa fare/c'era paura e c'era male".
Il testo prosegue così:
"E il male lo afferrò proprio nel cuore/come succede con il primo amore/e lei allora lo prese tra le braccia/con le manine gli accarezzò la faccia/così per sempre si addormentò per riposare/come un bambino stanco di giocare".
Sono figlia di uno scrittore, a mia volta scrivo e ho vissuto nel mondo dello spettacolo sin da bambina. So benissimo cosa significa la libertà di esprimersi per un artista, so benissimo che non si può censurare, nè limitare la creatività degli artisti, siano essi grandi artisti o artisti mediocri. I giudizi sull'arte e la creatività altrui sono sempre soggettivi e non c' è autorità che debba censurarla. In queste ore sono tante le polemiche suscitate dalla canzone di Gino Paoli "IL PETTIROSSO",che secondo alcuni, racchiude un messaggio "pericoloso". Questo aggettivo, però, non mi sembra il più appropriato per dare un giudizio sul senso di questa canzone.
"Pericolose", caso mai, possono esserne le conseguenze. L'aggettivo più appropriato per definire il testo de "Il Pettirosso", è "Falso". Il concetto base è falso. La descrizione della scena orrenda dello stupro della bambina è vera, mentre la pietà che poi la bambina prova per il suo violentatore è "falsa". Nessuna bambina violentata proverebbe mai pietà per il suo violentatore, neppure se invece di essere un vecchio, fosse alto, giovane e con gli occhi azzurri. Il vecchio pedofilo che Paoli assolve, definendolo un "bambino", è un essere malato e mostruoso che nel momento in cui interrompe la corsa della bambina, interrompe la sua infanzia, creandole problemi che si ripercuoteranno su tutta la sua vita affettiva di adulta. Quella bambina non sarà più la stessa e il ricordo del suo violentatore l'accompagnerà per sempre. Il voyerismo che si avverte nella descrizione della bambina che si alza la gonna, le parole usate per dipingere il suo "salto del fosso", sono poi la parte peggiore della canzone. La bambina è un oggetto sessuale, che suscita desiderio. Nel testo, poi, la piccola protagonista della storia non viene chiamata "bambina" ma "donna di 11 anni" che, amio avviso, salta metaforicamente il "fosso", per diventare "dopo lo stupro" adulta. Una "donna di 11 anni" che ha fatto un regalo ad un vecchio che stava per morire e, alla fine, ne è contenta.
Ieri ai giornalisti Paoli ha spiegato che la canzone parla di "umanità, una parola importante da capire. La scopre solo il bambino, che non ha sovrastrutture". Ecco, dire che un bambino può provare UMANITA' per un pedofilo, sottintende che il bambino è migliore perchè non ha sovrastrutture, mentre l'adulto crea dei mostri, potrebbe essere inteso come un incoraggiamento ad approfittare dei bambini, perchè da loro si potrebbe essere perdonati, o forse addirittura tollerati.
Il mondo descritto da Paoli nella sua canzone è un mondo molto apprezzato dai pedofili, ma la nostra società e le nostre leggi, puniscono chi ha rapporti sessuali con i minori e, sinceramente, non so da quale ricerca Paoli abbia ricavato l'informazione che a 11 anni le bambine non rimarrebbero traumatizzate dall'essere violentate da un adulto.
In parlamento giace da due anni una proposta di legge contro la pedofilia dell'Italia dei Valori. In questa proposta di legge è previsto anche il reato di pedofilia culturale. L'onorevole Alessandro Pagano del PDL ha presentato qualche mese fa una proposta di legge (appoggiata da parlamentari di quasi tutti gli schieramenti) che riprende il concetto prevedendo l'istituzione del reato di "pedofilia culturale". Ecco, se questa legge fosse già in vigore, la canzone "Il pettirosso", rientrerebbe, a mio avviso, in questa fattispecie di reato e sarebbe, quindi, censurabile.
Autore: Roberta Lerici/Responsabile Politiche Infanzia Idv/ 23 gennaio 2009/ Articolo riproducibile solo citando autore e link attivo.
Articoli correlati: Link per tutti i disegni di legge contro la pedofilia che giacciono in parlamento
Pedofilia, Testimonianze: Link per Lettera al mio aguzzino
GINO PAOLI, FESTA CON POLEMICA
di Elisabetta Malvagna
(ANSA) ROMA - Alla vigilia dell'uscita del suo nuovo album, su Gino Paoli si scatena la polemica: pietra dello scandalo è Il pettirosso, uno dei brani contenuti nell'ultimo lavoro dell'artista che festeggia 50 anni di carriera, intitolato 'Storie'. Una canzone che narra di uno stupro di un vecchio nei confronti di una bambina di 11 anni, in cui lui alla fine muore e lei ne prova pietà. La commissione bicamerale per l'Infanzia ha oggi deciso di ascoltare il cantautore nell'ambito di una indagine conoscitiva che la commissione, presieduta da Alessandra Mussolini, sta svolgendo sulla pedopornografia.
"Nessuna censura all'artista", dice la Mussolini, ma attenzione ai "messaggi fuorvianti" sulla pedofilia, anche di un testo di una canzone, che possono "essere molto devastanti. Per il pedofilo non c'é perdono". In realtà né la parola né il concetto di 'perdono' appaiono nel testo. Né tantomeno Paoli ne ha parlato nelle sue interviste di ieri a Roma, prima del concerto che ha tenuto all'Auditorium. L'autore di 'Sapore di sale' al momento non risponde all'invito della commissione. Ma fa sapere che il testo é chiaro e non ha bisogno di ulteriori approfondimenti. Ieri ai giornalisti aveva spiegato che la canzone parla di "umanità, una parola importante da capire. La scopre solo il bambino, che non ha sovrastrutture".
In un'intervista ad Avvenire è entrato ancor più nel merito spiegando che nel brano la bambina "davanti al vecchio pazzo che dopo la violenza le muore sotto gli occhi, esercita quella pietas cristiana di cui invece la società nella sua spasmodica ricerca del mostro ha perso traccia". "Aveva gli occhi come un pettirosso/era una donna di undici anni e mezzo - recita il testo - si alzò la gonna per saltare il fosso/aveva addosso un vestitino rosso. Mentre passava in mezzo a quel giardino/di settant'anni incontrò un bambino/voleva ancora afferrare tutto/e non sapeva cos'é bello e cos'é brutto/e l'afferrò con cattiveria/lei si trovò le gambe in aria/lui che cercava cosa fare/c'era paura e c'era male". Il testo prosegue così: "E il male lo afferrò proprio nel cuore/come succede con il primo amore/e lei allora lo prese tra le braccia/con le manine gli accarezzò la faccia/così per sempre si addormentò per riposare/come un bambino stanco di giocare".
Per Pietro Zocconali, presidente dell'Associazione Nazionale Sociologi, "non si può prefigurare una pietas, cristiana o laica che sia, riguardante solo la coscienza di chi soggettivamente ha patito l'onta di una violenza. Nemmeno la massima autorità religiosa esistente sulla faccia della terra può calarsi o interferire in un sentimento così profondamente ferito". Antonio Marziale, presidente dell'Osservatorio sui Diritti dei Minori e consulente della commissione, ritiene "singolare che in poche righe ci si possa inoltrare in percorsi talmente intimi e soggettivi, come la pietas cristiana, prefigurando un'indulgenza tutt'al più spettante alle professioni religiose". Il Moige (Movimento Italiano Genitori) giudica "positiva e dovuta" la richiesta della commissione e dice che la canzone "tratta la piaga delle pedofilia in maniera ambigua: un testo del genere non può essere diffuso senza pensare alle eventuali conseguenze.
FONTE ANSA 22 gennaio 2009
Quando si guarda la verità solo di profilo o di tre quarti la si vede sempre male. Sono pochi quelli che sanno guardarla in faccia. (Gustave Flaubert)
"Il pettirosso" è il titolo del brano di Gino Paoli contenuto nel suo nuovo album "Storie" di prossima uscita (vedi News sotto e sopra)
Quello che segue è il concetto che Gino Paoli, ospite a "Che tempo che fa" ha ribadito dopo aver letto il testo della sua canzone.
La canzone tratta di un anziano che violenta una bambina di undici anni, ma una volta morto lei ne prova pietà.
Paoli non ha ancora risposto ad alcuno ma questa sera ci ha tenuto a chiarire che il testo del brano è chiaro e non ha bisogno di ulteriori approfondimenti: nel testo non vi sono presenti né la parola né il concetto di "perdono"
Citazione:
"Io sono un cristiano", ha detto, "e pertanto ho in me la "pietas" per chi ha sbagliato ....." .
... ed io qui mi fermo dal momento che questo è il quanto sapevo che sarebbe venuto fuori. La "pietas" e la grande buggeratura e la grande foglia di fico alla quale ricorrono "cristiani e/o presunti tali" ... peccato che però quella stessa "pietas" non sia mai rivolta alla "vittima. Talvolta basterebbe anche un fac-simile, un placebo di pietas... ma niente. CAINO va sempre perdonato e suscita, appunto, pietas .... ABELE? ... bah, se non è morto se ne farà una ragione e comunque, se viene preso a ancora a calci ... poco male. Ci è abituato e poi è già "buono" di suo. È l'altro invece che necessita della cristiana vicinanza per non sentirsi emarginato, rifiutato, "condannato". In bereve, è lui che va confortato perché il male è in lui e quindi.... necessita di aiuto per "sopportarlo".
Lo riporto e, a seguire ancora, riporto anche altre "reazioni" che si sono avute sempre nel merito di questa discussa canzone
Seguono, altri articoli che trattano di quanto ha suscitato questa canzone:
Citazione:
Paoli canta lo stupro di una bimba
"Chiarisca il senso di quel brano"
Il cantautore genovese convocato dalla commissione bicamerale per l'Infanzia. Nel mirino 'Il Pettirosso', pezzo contenuto nel suo ultimo album 'Storie' e che racconta della violenza su una undicenne da parte di un vecchio
Gino Paoli (Ansa) - Gino Paoli dovrà comparire davanti alla commissione bicamerale per l’Infanzia, presieduta da Alessandra Mussolini, per spiegare il senso de 'Il Pettirosso', brano contenuto nel nuovo album 'Storie'. La canzone narra dello stupro di una bambina di 11 anni da parte di un vecchio, che alla fine muore suscitando comunque pietà nella sua piccola vittima.
"Nessuna censura all’artista", dice Mussolini, ma attenzione ai "messaggi fuorvianti" sulla pedofilia, anche se contenuti in un pezzo musicale, perché possono "essere molto devastanti. Per il pedofilo non c’è perdono". In realtà la parola e il concetto di ‘perdono’ non appaiono nel testo che recita: "Aveva gli occhi come un pettirosso/era una donna di undici anni e mezzo - recita il testo - si alzò la gonna per saltare il fosso/aveva addosso un vestitino rosso. Mentre passava in mezzo a quel giardino/di settant’anni incontrò un bambino/voleva ancora afferrare tutto/e non sapeva cos’è bello e cos’è brutto/e l’afferrò con cattiveria/lei si trovò le gambe in aria/lui che cercava cosa fare/c’era paura e c’era male. E il male lo afferrò proprio nel cuore/come succede con il primo amore/e lei allora lo prese tra le braccia/con le manine gli accarezzò la faccia/così per sempre si addormento’ per riposare/come un bambino stanco di giocare".
Il cantautore genovese non ha risposto all’invito della commissione, ma fa sapere che il testo è chiaro e non ha bisogno di ulteriori approfondimenti. Ai giornalisti aveva spiegato che la canzone parla di "umanità, una parola importante da capire. La scopre solo il bambino, che non ha sovrastrutture’’. In un’intervista ad Avvenire ha spiegato che nel brano la bambina "esercita quella pietas cristiana di cui invece la società nella sua spasmodica ricerca del mostro ha perso traccia".
Per Pietro Zocconali, presidente dell’Associazione Nazionale Sociologi, "non si può prefigurare una pietas, cristiana o laica che sia, riguardante solo la coscienza di chi soggettivamente ha patito l’onta di una violenza. Nemmeno la massima autorità religiosa esistente sulla faccia della terra può calarsi o interferire in un sentimento così profondamente ferito".
Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori e consulente della commissione, ritiene ‘’singolare che in poche righe ci si possa inoltrare in percorsi talmente intimi e soggettivi, come la pietas cristiana, prefigurando un’indulgenza tutt’al più spettante alle professioni religiose". Il Moige (Movimento Italiano Genitori) giudica "positiva e dovuta" la richiesta della commissione e dice che la canzone "tratta la piaga delle pedofilia in maniera ambigua: un testo del genere non può essere diffuso senza pensare alle eventuali conseguenze".
Citazione:
di Stefano Miliani, L'Unità
La canzone sulla «pietas»
che non piace alla Mussolini
Si può cantare di pedofilia? Come la vedete? Questione delicatissima. La solleva ora un brano di Gino Paoli: nel nuovo cd «Storie», nel brano «Il pettirosso» canta di una bambina di 11 anni stuprata da un 70enne che poi muore e la piccola prova pietà. Segue un diluvio di polemiche. La Commissione parlamentare sull'infanzia presieduta da Alessandra Mussolini con voto unanime ha convocato il cantante. Che non intende rispondere all'invito.
Alessandra Mussolini ha detto: il testo invia “messaggi” che possono «essere molto devastanti. Per il pedofilo non c'è perdono. La nostra non è censura ma le istituzioni devono ascoltare». Di “perdono”, però, la canzone non parla. Ad Avvenire il cantante ha spiegato: la bambina «davanti al vecchio pazzo che dopo la violenza le muore sotto gli occhi, esercita quella pietas cristiana di cui invece la società nella sua spasmodica ricerca del mostro ha perso traccia».
A questo punto entra in gioco la libertà di espressione: è legittimo che un cantante debba rispondere a una commissione parlamentare? Cioè che debba rispondere al potere politico? Secondo questo criterio, Nabokov avrebbe potuto pubblicare il romanzo Lolita? E Kubrick avrebbe potuto girarci su un film? Il tema è delicato. Di' la tua.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
Gino Paoli da Fabio Fazio
«Macché perdono, è pietà»
«Non si applaude un pedofilo». Entrando negli studi di “Che tempo che fa”, il cantautore genovese, 74 anni, ha risposto così al benvenuto del pubblico
«Non si applaude un pedofilo». Gino Paoli non ha intenzione di girarci intorno. La polemica sulla sua canzone “Il pettirosso”, contenuta nel nuovo album “Storie”, ha fatto il giro dell’Italia mediatica e politica. Per questo ieri, entrando negli studi di “Che tempo che fa”, il talk show di Fabio Fazio su Raitre, il cantautore genovese, 74 anni, cinquanta di carriera nel 2009, ha risposto al benvenuto del pubblico con un sorriso un po’ amaro, facendo capire da subito di essere pronto ad affrontare le accuse di avere scritto una canzone che sembra un po’ troppo “comprensivo” nei confronti dei pedofili.
Il caso-pettirosso è noto: il brano racconta di una bambina di 11 anni che subisce un tentativo di stupro da parte di un uomo di settanta. La violenza non viene consumata fino in fondo solo perché l’anziano muore di infarto nel tentativo. A questo punto, il corpo senza vita del vecchio suscita, ed è questo l’aspetto più controverso, la pietà della bambina che ne accarezza il volto, descritto come quello di “un bambino stanco di giocare”.
Furiosa e dai toni accesi a questo punto la polemica, comprese le bacchettate dell’Osservatorio sui diritti dei minori nei confronti della presunta “indulgenza” di Paoli verso uno dei fenomeni più allarmanti dell’età contemporanea. Fa ancora più clamore però la convocazione da parte del Parlamento: il cantante è stato invitato a comparire di fronte alla Commissione bicamerale per l’infanzia presieduta da Alessandra Mussolini. Non per una questione di censura, si dice, ma per dare spiegazioni, dato il timore degli effetti che può avere il testo di una canzone sulla psiche collettiva.
Per il momento Paoli non risponde all’invito della commissione, ma accetta di parlare del caso nell’unica trasmissione che ritiene aperta e priva di tentazioni dietrologiche: quella di Fazio appunto, che nella puntata di stasera ospiterà Carla Bruni in arrivo dalla Francia, divenuta ormai una specie di palcoscenico televisivo per eccellenza dell’attualità e dell’agenda della politica italiana, oltre a una fortissima presenza di celebrità straniere della cultura e dell’arte.
«Cominciamo a dire una cosa: io credo nelle domande, non nelle risposte» dice Paoli al conduttore che gli chiede di spiegare il brano incriminato «un uomo decente deve porsi delle domande, e di solito si risponde con altre domande. Quelli con le risposte in tasca, nella mia esperienza spesso sono dei poco di buono. Per questo io coltivo i dubbi, non le certezze».
Una cosa però, il cantautore ci tiene a chiarirla in fretta: «Non so perché si è parlato di “perdonare” i pedofili. Io nella canzone non parlo mai di perdono». E dopo aver letto tutto il testo a titolo di conferma, prosegue: «Quello di cui si parla qui è la pietà. Io ho pietà per i vinti. Anche per quelli che hanno fatto le cose peggiori: quando uno è a terra io non lo prendo a calci in faccia. Fa parte della mia natura. Forse è questo che ha provato la bambina del “Pettirosso”, la pietas che a noi riesce così difficile».
Sul fatto che la pedofilia sia un crimine dei più odiosi, Paoli si dichiara d’accordo: «Il vecchio della canzone è chiaramente un matto, ma cosa dobbiamo fare dei matti? C’è anche in loro un’umanità che va capita: non per giustificare o per perdonare. Si fa in fretta a condannare senza capire, ma capire serve a evitare che certe cose si ripetano». Ma perché proprio la pedofilia, fra i tanti possibili comportamenti devianti? «La pietà si cerca dove ce n’è bisogno, dove è più difficile averne. La pietà “facile” è falsa, è retorica. Questo clamore sveglierà un sacco di gente, il che è giusto. Come artista di fama, so di avere un faro puntato addosso tutto il tempo e faccio del mio meglio per portarlo dove mi sembra giusto».
Restano le parole di Alessandra Mussolini: «Attenzione ai messaggi fuorvianti, anche nel testo di una canzone. Possono essere devastanti». Un’accusa da cui Paoli si difende rivendicando il ruolo particolare della musica: «Dare una valutazione morale e sociale dell’arte è una cosa che si usava tanti anni fa e che oggi si usa solo in certe dittature. L’arte è fatta per suscitare emozioni, il testo di una canzone, come quello di una poesia, va “sentito”, non analizzato».
L’autore poi rispedisce gli attacchi al mittente, senza mezzi termini: «Le emozioni sono filtrate dalla sensibilità individuale, chi ha una sensibilità sporca svilupperà una risposta emotiva sporca, chi si sente pulito, le vivrà come emozioni pulite». In ultima analisi, conclude Paoli, si tratta di capire che «chi ha buon senso ha sicuramente dato il significato giusto alla canzone, e di chi non ne ha, non me ne frega niente».
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