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Lunedì, 28 Settembre 2009: Accadde Oggi Federico d'Ascoli, La Nazione / Arezzo
Pedofilia Video documentazione » Pedofilia in Cambogia »
IL CASO
La "Iena" Luigi Pelazza è stata inviata in Cambogia per un servizio sulla pedofilia: ha focalizzato l'attenzione su fabio Cencini, aretino di 43 anni. I responsabili delle organizzazioni che combattono la pedofilia confermano che l’uomo non rispetta gli arresti domiciliari
Il logo delle Iene (Ansa)
Arezzo, 28 settembre 2009 - Gli occhiali scuri e il completo nero d’ordinanza da «Iena» non alleggeriscono il magone per le immagini agghiaccianti che passano sul piccolo schermo. L’inviato Luigi Pelazza al debutto nella nuova stagione della trasmissione di Italia 1 è volato in Cambogia per un servizio sulla pedofilia nel paese asiatico, triste meta del turismo sessuale minorile. Bambine e bambini che si vendono per pochi dollari sulle spiagge e nelle baraccopoli. E tanti uomini occidentali che si aggirano come avvoltoi sulle piccole prede: il tutto documentato dalla telecamera nascosta dell’inviato del programma di Luca & Paolo e Ilary Blasi.
Proprio la «Iena» Pelazza ha focalizzato la sua attenzione sull’aretino Fabio Cencini, 43 anni, condannato a due anni a Sihanoukville per abusi sessuali su sei bambini da 8 a 13 anni: una sorta di masturbazione collettiva su maschietti e femminucce. «Dovrebbe essere agli arresti domiciliari ma non li rispetta» spiega il giornalista Mediaset prima di sbarcare nella città della costa cambogiana dove Cencini è stato arrestato nel marzo del 2008.
L’inviato de «Le Iene» ha parlato con Marco Scarpati, presidente dell’organizzazione Ecpat che combatte da anni la prostituzione minorile. Con lui visita un centro che accoglie i bambini per sottrarli alle violenze degli occidentali. La trasmissione non ha mai fatto il cognome dell’aretino condannato chiamandolo semplicemente «Fabio», ma le immagini mostrate nel servizio sono le stesse che abbiamo già pubblicato nei mesi scorsi e che pubblichiamo di nuovo qui a fianco: Fabio Cencini fotografato dalla polizia asiatica poco prima dell’arresto.
«Nonostante che l’italiano sia agli arresti domiciliari in Cambogia, dalle informazioni che abbiamo, continua a frequentare minori» afferma Pelazza poco prima di incontrare una responsabile dell’associazione internazionale Action Pour Les Enfants. La donna racconta che Cencini, dopo le molestie, ha tentato di portare i bambini in un motel a ore. Oggi il quarantenne aretino dovrebbe essere agli arresti domiciliari «ma in realtà in Cambogia può fare quello che gli pare, ma non può espatriare perché gli hanno ritirato il passaporto» assicura la donna al microfono. E aggiunge particolari inquietanti: «Il 15 luglio 2009 i nostri investigatori lo hanno avvistato a Sihanoukville e a volte rincontra tutte le sue vittime». Per lunghi minuti il servizio si sofferma sulla tragedia quotidiana della prostituzione dei bambini, tra alberghi-bordello e anziani occidentali che svelano i segreti per abbordare i piccoli.
Nel finale del reportage dalla Cambogia si torna a parlare di Fabio Cencini con gli investigatori che lo stanno cercando, per ora inutilmente: «Visto che gli è stato ritirato il passaporto, le autorità sono convinte che stia cercando di lasciare la Cambogia illegalmente». Il servizio si chiude così, con tanti misteri. Misteri che neppure le Iene sono riuscite a chiarire.
Pedofilo in fuga 'braccato' dalle Iene
Servizio del programma tv su Cencini
Servizio del programma tv su Cencini
La "Iena" Luigi Pelazza è stata inviata in Cambogia per un servizio sulla pedofilia: ha focalizzato l'attenzione su fabio Cencini, aretino di 43 anni. I responsabili delle organizzazioni che combattono la pedofilia confermano che l’uomo non rispetta gli arresti domiciliari
Il logo delle Iene (Ansa)
Proprio la «Iena» Pelazza ha focalizzato la sua attenzione sull’aretino Fabio Cencini, 43 anni, condannato a due anni a Sihanoukville per abusi sessuali su sei bambini da 8 a 13 anni: una sorta di masturbazione collettiva su maschietti e femminucce. «Dovrebbe essere agli arresti domiciliari ma non li rispetta» spiega il giornalista Mediaset prima di sbarcare nella città della costa cambogiana dove Cencini è stato arrestato nel marzo del 2008.
L’inviato de «Le Iene» ha parlato con Marco Scarpati, presidente dell’organizzazione Ecpat che combatte da anni la prostituzione minorile. Con lui visita un centro che accoglie i bambini per sottrarli alle violenze degli occidentali. La trasmissione non ha mai fatto il cognome dell’aretino condannato chiamandolo semplicemente «Fabio», ma le immagini mostrate nel servizio sono le stesse che abbiamo già pubblicato nei mesi scorsi e che pubblichiamo di nuovo qui a fianco: Fabio Cencini fotografato dalla polizia asiatica poco prima dell’arresto.
«Nonostante che l’italiano sia agli arresti domiciliari in Cambogia, dalle informazioni che abbiamo, continua a frequentare minori» afferma Pelazza poco prima di incontrare una responsabile dell’associazione internazionale Action Pour Les Enfants. La donna racconta che Cencini, dopo le molestie, ha tentato di portare i bambini in un motel a ore. Oggi il quarantenne aretino dovrebbe essere agli arresti domiciliari «ma in realtà in Cambogia può fare quello che gli pare, ma non può espatriare perché gli hanno ritirato il passaporto» assicura la donna al microfono. E aggiunge particolari inquietanti: «Il 15 luglio 2009 i nostri investigatori lo hanno avvistato a Sihanoukville e a volte rincontra tutte le sue vittime». Per lunghi minuti il servizio si sofferma sulla tragedia quotidiana della prostituzione dei bambini, tra alberghi-bordello e anziani occidentali che svelano i segreti per abbordare i piccoli.
Nel finale del reportage dalla Cambogia si torna a parlare di Fabio Cencini con gli investigatori che lo stanno cercando, per ora inutilmente: «Visto che gli è stato ritirato il passaporto, le autorità sono convinte che stia cercando di lasciare la Cambogia illegalmente». Il servizio si chiude così, con tanti misteri. Misteri che neppure le Iene sono riuscite a chiarire.














































