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Chalet, riapertura con posti limitati
tratto da IL MATTINO del 02/07
CIRO SACCARDI - CASTELLAMMARE.
tratto da IL MATTINO del 02/07
CIRO SACCARDI - CASTELLAMMARE.
Inaugurazione tra le polemiche per gli chalet all’Acqua della Madonna. A partire da ieri sera, i chioschi del porto commerciale hanno riaperto i battenti alle centinaia di clienti che ogni sera, per l’intera estate, affolleranno il lungomare di CASTELLAMMARE.
Un’apertura consentita dall’amministrazione del sindaco Salvatore Vozza con una procedura di affidamento, per l’intera estate, fissata attraverso una determina di giunta e concessa dall’Asl in seguito a una serie di accertamenti igienico–sanitari. Inoltre, grazie alla lunga trattativa con gli ispettori sanitari, i ristoratori hanno ottenuto anche la concessione per cucinare alcuni piatti di semplice preparazione, adeguati ad essere preparati nelle anguste cucine di cui sono dotati i sedici chioschi di via Duilio. Infine, ogni chalet non potrà accogliere più di quaranta persone. Dunque, dalla previsione di trascorrere un’intera estate servendo pizze preparate altrove, insalate e cibi precotti, all’Acqua della Madonna si potranno tornare a gustare le «impepate di cozze» o le classiche «caponate», oppure gli spaghetti con le vongole e i primi piatti in genere, purché di semplice preparazione. Ma non tutti gli stabiesi hanno accolto positivamente l’annuncio che gli chalet potranno tornare a cucinare quasi a pieno regime.
A polemizzare contro l’iniziativa sono soprattutto i gestori di ristoranti e pizzerie del comprensorio, che contestano l’effettiva validità della scelta operata dall’azienda sanitaria.
«I nostri locali devono essere sempre in regola con la rigida normativa del settore – commentano alcuni ristoratori della zona che preferiscono non farsi riconoscere –, per un intero anno paghiamo tasse, siamo costretti ad aggiornarci sulle continue leggi sanitarie varate. All’Acqua della Madonna, invece, tra polemiche e proteste, si finisce sempre col consentire l’apertura dei chioschi e la preparazione delle pietanze più disparate, senza che questi locali dispongano di strutture a norma».
Intanto, poche settimane fa, fu proprio il primo cittadino Salvatore Vozza ad annunciare che il bando per il prossimo affidamento degli chalet non consentirà la ristorazione, in seguito alle dure critiche mosse dall’opposizione contro la gestione dei chioschi.
«In questo modo – spiega Nicola Cuomo, consigliere del movimento civico Due – il Comune torna ad affidare gli chalet ai suoi debitori, gli stessi che prima gestivano le strutture attraverso il consorzio»
Dalla Rosa nel Pugno, invece, è la consigliera Annamaria Maiello a polemizzare con le scelte dell’amministrazione. «Il problema degli chalet riguarda soprattutto il compromesso continuo – spiega –, che vede i gestori utilizzare i chioschi come cucine anche in assenza dei requisiti necessari a svolgere questo tipo di attività».
Difatti, negli anni scorsi proprio il mancato rispetto delle norme igienico–sanitarie, è costato dure sanzioni ai chioscai. Contravvenzioni inflitte per mancanza dei requisiti come bagni per il personale, l’esiguità delle cucine, la mancanza di impianti di sicurezza.
Un’apertura consentita dall’amministrazione del sindaco Salvatore Vozza con una procedura di affidamento, per l’intera estate, fissata attraverso una determina di giunta e concessa dall’Asl in seguito a una serie di accertamenti igienico–sanitari. Inoltre, grazie alla lunga trattativa con gli ispettori sanitari, i ristoratori hanno ottenuto anche la concessione per cucinare alcuni piatti di semplice preparazione, adeguati ad essere preparati nelle anguste cucine di cui sono dotati i sedici chioschi di via Duilio. Infine, ogni chalet non potrà accogliere più di quaranta persone. Dunque, dalla previsione di trascorrere un’intera estate servendo pizze preparate altrove, insalate e cibi precotti, all’Acqua della Madonna si potranno tornare a gustare le «impepate di cozze» o le classiche «caponate», oppure gli spaghetti con le vongole e i primi piatti in genere, purché di semplice preparazione. Ma non tutti gli stabiesi hanno accolto positivamente l’annuncio che gli chalet potranno tornare a cucinare quasi a pieno regime.
A polemizzare contro l’iniziativa sono soprattutto i gestori di ristoranti e pizzerie del comprensorio, che contestano l’effettiva validità della scelta operata dall’azienda sanitaria.
«I nostri locali devono essere sempre in regola con la rigida normativa del settore – commentano alcuni ristoratori della zona che preferiscono non farsi riconoscere –, per un intero anno paghiamo tasse, siamo costretti ad aggiornarci sulle continue leggi sanitarie varate. All’Acqua della Madonna, invece, tra polemiche e proteste, si finisce sempre col consentire l’apertura dei chioschi e la preparazione delle pietanze più disparate, senza che questi locali dispongano di strutture a norma».
Intanto, poche settimane fa, fu proprio il primo cittadino Salvatore Vozza ad annunciare che il bando per il prossimo affidamento degli chalet non consentirà la ristorazione, in seguito alle dure critiche mosse dall’opposizione contro la gestione dei chioschi.
«In questo modo – spiega Nicola Cuomo, consigliere del movimento civico Due – il Comune torna ad affidare gli chalet ai suoi debitori, gli stessi che prima gestivano le strutture attraverso il consorzio»
Dalla Rosa nel Pugno, invece, è la consigliera Annamaria Maiello a polemizzare con le scelte dell’amministrazione. «Il problema degli chalet riguarda soprattutto il compromesso continuo – spiega –, che vede i gestori utilizzare i chioschi come cucine anche in assenza dei requisiti necessari a svolgere questo tipo di attività».
Difatti, negli anni scorsi proprio il mancato rispetto delle norme igienico–sanitarie, è costato dure sanzioni ai chioscai. Contravvenzioni inflitte per mancanza dei requisiti come bagni per il personale, l’esiguità delle cucine, la mancanza di impianti di sicurezza.















































