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Venerdì, 25 Dicembre 2009 MARCELLO SORGI, La Stampa
Per Silvio la pena a Tartaglia
sarà un test sulle toghe
sarà un test sulle toghe
Il perdono di Berlusconi al suo aggressore Tartaglia sarà certamente destinato ad avere una coda politica. Diversamente dall'altra volta, quando fu colpito a Piazza Navona con un treppiede da un fotografo che lo prese di striscio, subito perdonato anche lui, e pertanto rimasto senza conseguenze, in questo caso il Cavaliere ha dato sì il suo perdono, ma ha chiesto che i magistrati valutino l'eventualità di una punizione esemplare, per sancire che l'aggressione al presidente del Consiglio, chiunque esso sia, dev'essere considerato un fatto gravissimo.
A questo punto il giovane Tartaglia, che è uscito di casa con dei materiali idonei a colpire già nello zaino, e s'è fornito strada facendo della famosa statuetta del Duomo, rischia grosso. Nei suoi confronti è applicabile, sia l'ipotesi del reato di lesioni gravi, punibile con una pena da 3 a 7 anni di carcere; sia quella di lesioni gravissime, legate allo sfregio permanente che ne è derivato per la vittima, e a quel punto la pena passerebbe da un minimo di 6 a un massimo di dodici anni; sia, infine, quella di tentato omicidio, dato che la statuetta, se avesse colpito il premier al centro della testa o del volto, era idonea anche a cagionarne la morte. In quest'ultima, che pure è un'ipotesi estrema, la pena minima sarebbe di 12 anni. Più difficile, anche se invocata a gran voce da molti esponenti del Pdl, è invece la fattispecie dell'attentato ad organi istituzionali, che prevede un minimo di 10 anni, ma richiede di dimostrare che l'attentatore abbia avuto l'obiettivo di bloccare il funzionamento dell'organo rappresentato dalla vittima.
Come si vede tutta la gamma di condanne applicabili è molto severa. Se i legali di Tartaglia non riescono a dimostrare che l'aggressore, già sotto cura psichiatrica da molti anni, non era in grado di intendere e di volere al momento in cui ha tirato la statuetta, la pena esemplare chiesta da Berlusconi è nei fatti. E anche se quello di Tartaglia dovesse essere giudicato come il gesto di un folle, la sua permanenza in una casa di cura non potrà essere breve.
In sé, il ragionamento del premier non fa una grinza. Ma è chiaro che il Cavaliere ha voluto mettere le mani avanti, per verificare in un secondo tempo, se l'avversione della magistratura milanese contro di lui - e da lui storicamente lamentata - può spingersi al punto di trovare una scappatoia giuridicamente fondata, e insomma un modo qualsiasi, per emettere una condanna clemente contro l'uomo che gli ha tirato in testa una statuetta d'alabastro.














































