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Venerdì 3 Aprile : 2009 Post in Corpi & Pensatoio & Omicidi sociali - femminismo a sud
Perchè nessuno crede alle bambine?
Ripartiamo dalla storia di Napoli e Pistoia: due bambine vengono credute soltanto dopo che il loro stupratore è stato accusato di violenza ad un bambino. La procura forse ha qualcosa da farsi perdonare, l'opinione pubblica è meglio che resti concentrata su questi argomenti ed ecco altre storie di violenza. Un bambino rumeno affidato dai genitori ai vicini durante l'orario di lavoro. Proprio uno dei babysitter, italiano, ha commesso su di lui numerose violenze. Una ragazzina di 14 anni, stuprata da tre uomini per un periodo lungo. La minaccia era il filmino solito che sarebbe altrimenti stato pubblicato sul web. Cultura dello stupro il mezzo, moralizzazione dei costumi (donne perbene e donne permale) il killer. In questo caso si parla di una faccenda che risale al 2007. La domanda di sempre: perchè per restituire alle bambine il senso della violenza subìta è necessario così tanto tempo? Perchè nessuno crede alle bambine a meno che non siano già morte?
Perchè c'e' voluto tanto tempo perchè una bambina di Potenza fosse creduta mentre diceva di non voler vedere il padre - docente universitario - nei week end? Perchè riesce impossibile da credere che una bambina possa avere chiara percezione del pericolo che rappresentano i padri violenti non solo per le proprie madri ma anche per se stesse? Come è stato possibile condannare questa bambina a due anni di istituto, per l'accusa rivolta da chi evidentemente spinto da sentimenti tutt'altro che altruisti? L'accusa: Bambine influenzate dalle madri. E delle bambine influenzate, usate e ammazzate dai padri non vogliamo parlarne?
A Milano una bambina di tre anni continuava a stare con il padre accusato di violenza sessuale nei suoi confronti. Hanno revocato il permesso appena qualche giorno fa. Sarebbero queste le bambine bugiarde alle quali si riferiscono i gruppi organizzati di padri che si esercitano a coltivare odio nei confronti di persone di sesso femminile grandi e piccine?
In questi giorni si sta spesso parlando di violenze in famiglia. Finalmente, direte voi. Invece no. perchè se ne parla sempre e comunque in maniera sbagliata. Ieri sera il tg2 ha fatto un accurato servizio durante il quale descriveva il fenomeno ristretto a "tragedie imprevedibili che si sviluppano in ambienti degradati e in situazioni di disagio mentale". Nulla di più falso. La violenza familiare attraversa tutte le razze, le classi sociali, gli stati mentali. Patologizzare una stortura sociale è la forma di giustificazione più frequente, quella che consente in italia che siano sterminate centinaia, migliaia di donne e poi chiede una condanna per omicidio premeditato per quella che reagisce uccidendo il suo torturatore.
Forse ricorderete la storia di Santa Morina. Il suo processo è stato trasmesso in una puntata di un giorno in pretura. Una signora siciliana, con una faccia e una fisicità che poteva essere quella della mamma di tant@ di noi. E' rimasta in costante condizione di tortura fino a che non ce l'ha fatta più. Come avrebbe reagito qualunque vittima in stato di sequestro per decenni, lei ha atteso che il suo torturatore andasse a dormire e poi lo ha ucciso. Cosa fareste voi in una situazione di tortura, con la costante paura di essere uccise? Sono certa, evitereste di reagire nella classica situazione da "legittima difesa" (lui minaccia e tortura e lei prova a reagire rischiando la morte o venendo uccisa sopraffatta dalla forza fisica dell'altro). Avreste atteso che lui fosse più innocuo e poi avreste agito - per legittima difesa. E' una questione di sopravvivenza. Tante donne restano in situazioni di violenza per dipendenza psicologica, economica e anche per responsabilità delle regole sociali che costruiscono sbarre per rafforzare altre sbarre. Due volte carcere. Quello di casa, con un marito del genere, quello della società che ti giudica se non resti a fare la brava madre di famiglia. Il pubblico ministero ha chiesto 24 anni di pena per Santa Morina. Ne ha avuti 14 su pressione e richiesta del fratello dell'aguzzino.
Ecco le ultime violenze "familiari" che la stampa usa ciascuno per motivi differenti:
Curno (Bergamo): ferisce la moglie a colpi di mannaia da macellaio e poi si butta dalla finestra.
Siracusa: un uomo ha picchiato la madre di 81 anni per farsi dare dei soldi.
Roma: causa di separazione in corso. Lui vuole parlare con lei. Litigano (perciò diciamo sempre che è meglio non parlare con gli ex, dite che si rivolga al vostro avvocato). Lui la investe con la macchina e poi quando ha visto che lei era ancora viva ha fatto retromarcia per investirla ancora. lei, per fortuna, è sopravvissuta.
Nel frattempo una sentenza di cassazione decide che i mariti recidivi che commettono ancora violenza mentre sono sotto inchiesta restano in carcere. Il governo sta per modificare l'attuale legge sulla caccia per abbassare l'età limite a 16 anni per il possesso di un'arma, un fucile (cosa che non ci rende sicure proprio per niente). Della serie, piccole ronde crescono. Dopo la scarcerazione - per fine pena - di uno stupratore a Imperia la vittima dichiara di non sentirsi al sicuro e ricomincia la discussione su quanto deve essere lungo e lontano dagli umani il carcere per chi commette questi reati. Chiudere un problema sociale in una fortezza è sempre la scelta più facile. Prevenire è più difficile e soprattutto non si ha nessuna voglia di farlo. Se non si risolve il problema in termini culturali quante fortezze serviranno? E poi, con il ritmo di arresti di questi giorni e considerando che la crisi economica durerà un bel po' e ci sarà bisogno di stupri utili e distrattori per almeno un decennio, avremo bisogno di un posto molto grande con un carcere ancora più grande.
L'australia è presa, ve lo dico subito prima che ci fate un pensierino. Gli inglesi sono arrivati per primi. Però, vediamo, se Lampedusa diventa lager per gli stranieri, tutta la sicilia può diventare lager per gli stupratori. Alfano e schifani sarebbero contenti di sicuro. "Mandateli in carcere a Palermo e vedrete come sappiamo trattare bene queste merde all'ucciardone" diranno. Istituiranno un provvedimento con punti premio per il detenuto che riesce a torturare con più brutalità ogni stupratore. 1 stupratore, via il 41bis. 2 stupratori, via dieci anni di carcere. 3 stupratori, semilibertà per i boss mafiosi. 4 stupratori, libertà per tutti. Si aggiudicherà un premio speciale lo stupratore che stuprerà altri stupratori. Vedete come è facile giocare alla società "giustiziera"?
A Padova però sono ancora più bravi. Per ogni "ronda" è necessaria una sorveglianza. Una ronda di sicurezza antironda. Nel frattempo a Verona sappiamo che un autista d'autobus ha letteralmente cacciato dal "suo" bus una badante nordafricana accusandola di aggressione. Ora tanti testimoni dicono il contrario. Di ronde antirom parla l'attrice Dijana Pavlovic su L'Unità e dice che i sinti chiedono che si specifichi che sinti e romnon sono lo stesso popolo. I sinti italiani infatti in questo periodo subirebbero grandi pressioni da strani soggetti del popolo della libertà in vista delle elezioni. Per ogni voto promettono protezione antironda. In sicilia si chiama estorsione.
In ogni caso violenza e stupro sono questione culturale. Non c'e' ronda che tenga. Di stupro parla Joanna Burke in un librone di oltre 500 pagine dal titolo "Stupro. Storia della violenza sessuale".
"Lo stupro è un flagello che attraversa la storia, sfugge alle notazioni statistiche, si maschera dietro pregiudizi e fraintendimenti, si trasforma insieme alla società" - è scritto sul retro di copertina.
"Lo stupro fa paura [...] non bastava essere furibonde: dovevo fare qualcosa. [...] trasformare la paura in impegno politico." scrive la Bourke nella prefazione. Si può trasformare la paura in maniera utile e creativa, in molti modi. Scrivendo, creando, disegnando, lottando. Essere passive alla paura significa già essere sconfitte, morte. Non permettiamo a nessuno di farci questo.
Interesserà sapere che c'e' anche un bel capitolo sulle violenze commesse da donne con una splendida postilla:
[...] riguardo i centri di raccolta per donne maltrattate in passato si è dimostrato che aver umanizzato la figura femminile (Lombroso ci giudicava troppo stupide per essere aggressive e i maschilisti infine hanno bollato le donne che aggredivano come mostri: sante o puttane, persone mai) rilevando casi di maltrattamento da parte delle donne è servito a tanti maschilisti e detrattori per provare a congelare finanziamenti verso i centri antiviolenza. Stupro e violenza sono da intendersi di genere, di un genere contro l'altro, per la enorme sproporzione di numeri, per le modalità, per lo stato di subordinazione nel quale ancora l'uomo relega le donne. Inoltre:
"alla fine del XX secolo e all'inizio del XXI la constatazione che *anche le donne lo fanno* è stata asservita agli interessi di certi gruppi (antifemministi) di tutela della paternità e in battaglie legali estremamente accese."
La Bourke parla del contesto inglese e americano. Noi sappiamo che questi pseudo movimenti hanno iniziato la propria guerra anche qui. Di certo non saranno felici di sapere della proposta degli avvocati matrimonialisti di non consentire ai mariti e padri violenti di vedere i bambini e le bambine dopo la separazione. I bambini e le bambine meritano di più. Certamente non possono continuare ad essere il tramite per una tortura, una persecuzione (stalking) che viene esercitata da questi "amorevoli e disinteressati padri" nei confronti delle donne anche dopo la separazione. Non possono continuare ad essere sterminati/e perchè l'affettuoso papa' decide di portarli all'inferno con lui per "troppo amore". Non possono essere usati/e, mai più, soprattutto da chi dice che le ragazzine mentono se dicono di essere state stuprate o molestate da genitori e conoscenti. Perciò, e torniamo alla domanda del titolo, perchè nessuno crede alle bambine?
Perchè c'e' voluto tanto tempo perchè una bambina di Potenza fosse creduta mentre diceva di non voler vedere il padre - docente universitario - nei week end? Perchè riesce impossibile da credere che una bambina possa avere chiara percezione del pericolo che rappresentano i padri violenti non solo per le proprie madri ma anche per se stesse? Come è stato possibile condannare questa bambina a due anni di istituto, per l'accusa rivolta da chi evidentemente spinto da sentimenti tutt'altro che altruisti? L'accusa: Bambine influenzate dalle madri. E delle bambine influenzate, usate e ammazzate dai padri non vogliamo parlarne?
A Milano una bambina di tre anni continuava a stare con il padre accusato di violenza sessuale nei suoi confronti. Hanno revocato il permesso appena qualche giorno fa. Sarebbero queste le bambine bugiarde alle quali si riferiscono i gruppi organizzati di padri che si esercitano a coltivare odio nei confronti di persone di sesso femminile grandi e piccine?
In questi giorni si sta spesso parlando di violenze in famiglia. Finalmente, direte voi. Invece no. perchè se ne parla sempre e comunque in maniera sbagliata. Ieri sera il tg2 ha fatto un accurato servizio durante il quale descriveva il fenomeno ristretto a "tragedie imprevedibili che si sviluppano in ambienti degradati e in situazioni di disagio mentale". Nulla di più falso. La violenza familiare attraversa tutte le razze, le classi sociali, gli stati mentali. Patologizzare una stortura sociale è la forma di giustificazione più frequente, quella che consente in italia che siano sterminate centinaia, migliaia di donne e poi chiede una condanna per omicidio premeditato per quella che reagisce uccidendo il suo torturatore.
Forse ricorderete la storia di Santa Morina. Il suo processo è stato trasmesso in una puntata di un giorno in pretura. Una signora siciliana, con una faccia e una fisicità che poteva essere quella della mamma di tant@ di noi. E' rimasta in costante condizione di tortura fino a che non ce l'ha fatta più. Come avrebbe reagito qualunque vittima in stato di sequestro per decenni, lei ha atteso che il suo torturatore andasse a dormire e poi lo ha ucciso. Cosa fareste voi in una situazione di tortura, con la costante paura di essere uccise? Sono certa, evitereste di reagire nella classica situazione da "legittima difesa" (lui minaccia e tortura e lei prova a reagire rischiando la morte o venendo uccisa sopraffatta dalla forza fisica dell'altro). Avreste atteso che lui fosse più innocuo e poi avreste agito - per legittima difesa. E' una questione di sopravvivenza. Tante donne restano in situazioni di violenza per dipendenza psicologica, economica e anche per responsabilità delle regole sociali che costruiscono sbarre per rafforzare altre sbarre. Due volte carcere. Quello di casa, con un marito del genere, quello della società che ti giudica se non resti a fare la brava madre di famiglia. Il pubblico ministero ha chiesto 24 anni di pena per Santa Morina. Ne ha avuti 14 su pressione e richiesta del fratello dell'aguzzino.
Ecco le ultime violenze "familiari" che la stampa usa ciascuno per motivi differenti:
Curno (Bergamo): ferisce la moglie a colpi di mannaia da macellaio e poi si butta dalla finestra.
Siracusa: un uomo ha picchiato la madre di 81 anni per farsi dare dei soldi.
Roma: causa di separazione in corso. Lui vuole parlare con lei. Litigano (perciò diciamo sempre che è meglio non parlare con gli ex, dite che si rivolga al vostro avvocato). Lui la investe con la macchina e poi quando ha visto che lei era ancora viva ha fatto retromarcia per investirla ancora. lei, per fortuna, è sopravvissuta.
Nel frattempo una sentenza di cassazione decide che i mariti recidivi che commettono ancora violenza mentre sono sotto inchiesta restano in carcere. Il governo sta per modificare l'attuale legge sulla caccia per abbassare l'età limite a 16 anni per il possesso di un'arma, un fucile (cosa che non ci rende sicure proprio per niente). Della serie, piccole ronde crescono. Dopo la scarcerazione - per fine pena - di uno stupratore a Imperia la vittima dichiara di non sentirsi al sicuro e ricomincia la discussione su quanto deve essere lungo e lontano dagli umani il carcere per chi commette questi reati. Chiudere un problema sociale in una fortezza è sempre la scelta più facile. Prevenire è più difficile e soprattutto non si ha nessuna voglia di farlo. Se non si risolve il problema in termini culturali quante fortezze serviranno? E poi, con il ritmo di arresti di questi giorni e considerando che la crisi economica durerà un bel po' e ci sarà bisogno di stupri utili e distrattori per almeno un decennio, avremo bisogno di un posto molto grande con un carcere ancora più grande.
L'australia è presa, ve lo dico subito prima che ci fate un pensierino. Gli inglesi sono arrivati per primi. Però, vediamo, se Lampedusa diventa lager per gli stranieri, tutta la sicilia può diventare lager per gli stupratori. Alfano e schifani sarebbero contenti di sicuro. "Mandateli in carcere a Palermo e vedrete come sappiamo trattare bene queste merde all'ucciardone" diranno. Istituiranno un provvedimento con punti premio per il detenuto che riesce a torturare con più brutalità ogni stupratore. 1 stupratore, via il 41bis. 2 stupratori, via dieci anni di carcere. 3 stupratori, semilibertà per i boss mafiosi. 4 stupratori, libertà per tutti. Si aggiudicherà un premio speciale lo stupratore che stuprerà altri stupratori. Vedete come è facile giocare alla società "giustiziera"?
A Padova però sono ancora più bravi. Per ogni "ronda" è necessaria una sorveglianza. Una ronda di sicurezza antironda. Nel frattempo a Verona sappiamo che un autista d'autobus ha letteralmente cacciato dal "suo" bus una badante nordafricana accusandola di aggressione. Ora tanti testimoni dicono il contrario. Di ronde antirom parla l'attrice Dijana Pavlovic su L'Unità e dice che i sinti chiedono che si specifichi che sinti e romnon sono lo stesso popolo. I sinti italiani infatti in questo periodo subirebbero grandi pressioni da strani soggetti del popolo della libertà in vista delle elezioni. Per ogni voto promettono protezione antironda. In sicilia si chiama estorsione.
In ogni caso violenza e stupro sono questione culturale. Non c'e' ronda che tenga. Di stupro parla Joanna Burke in un librone di oltre 500 pagine dal titolo "Stupro. Storia della violenza sessuale".
"Lo stupro è un flagello che attraversa la storia, sfugge alle notazioni statistiche, si maschera dietro pregiudizi e fraintendimenti, si trasforma insieme alla società" - è scritto sul retro di copertina.
"Lo stupro fa paura [...] non bastava essere furibonde: dovevo fare qualcosa. [...] trasformare la paura in impegno politico." scrive la Bourke nella prefazione. Si può trasformare la paura in maniera utile e creativa, in molti modi. Scrivendo, creando, disegnando, lottando. Essere passive alla paura significa già essere sconfitte, morte. Non permettiamo a nessuno di farci questo.
Interesserà sapere che c'e' anche un bel capitolo sulle violenze commesse da donne con una splendida postilla:
[...] riguardo i centri di raccolta per donne maltrattate in passato si è dimostrato che aver umanizzato la figura femminile (Lombroso ci giudicava troppo stupide per essere aggressive e i maschilisti infine hanno bollato le donne che aggredivano come mostri: sante o puttane, persone mai) rilevando casi di maltrattamento da parte delle donne è servito a tanti maschilisti e detrattori per provare a congelare finanziamenti verso i centri antiviolenza. Stupro e violenza sono da intendersi di genere, di un genere contro l'altro, per la enorme sproporzione di numeri, per le modalità, per lo stato di subordinazione nel quale ancora l'uomo relega le donne. Inoltre:
"alla fine del XX secolo e all'inizio del XXI la constatazione che *anche le donne lo fanno* è stata asservita agli interessi di certi gruppi (antifemministi) di tutela della paternità e in battaglie legali estremamente accese."
La Bourke parla del contesto inglese e americano. Noi sappiamo che questi pseudo movimenti hanno iniziato la propria guerra anche qui. Di certo non saranno felici di sapere della proposta degli avvocati matrimonialisti di non consentire ai mariti e padri violenti di vedere i bambini e le bambine dopo la separazione. I bambini e le bambine meritano di più. Certamente non possono continuare ad essere il tramite per una tortura, una persecuzione (stalking) che viene esercitata da questi "amorevoli e disinteressati padri" nei confronti delle donne anche dopo la separazione. Non possono continuare ad essere sterminati/e perchè l'affettuoso papa' decide di portarli all'inferno con lui per "troppo amore". Non possono essere usati/e, mai più, soprattutto da chi dice che le ragazzine mentono se dicono di essere state stuprate o molestate da genitori e conoscenti. Perciò, e torniamo alla domanda del titolo, perchè nessuno crede alle bambine?














































