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Giovedì, 10 Dicembre 2009 Enzo Gallotta, GdB
Brescia&Provincia
La sollecita alle scuole il comandante dei Cc, Marco Turchi. In aumento l’uso tra i minorenni. In un istituto arrestato un 16enne con hascisc
Tra i giovanissimi aumentano consumo e spaccio di stupefacenti. Autorevole, informata e qualificata, la fonte. È del colonnello Marco Turchi, comandante provinciale dei Carabinieri, la considerazione espressa a margine di un incontro con i giornalisti. Il dato tendenziale - rileva l’ufficiale dell’Arma dal suo punto di osservazione, capolinea delle informazioni in arrivo da tutta la provincia - fa allarmare. Serve collaborazione. Di più, senza riserve. Appello e messaggio spedito al mondo della scuola, soprattutto, dove qualche resistenza si è avvertita in occasione di controlli. Questo dice il colonnello Turchi. Il quale, a ribadire rischi potenziali quanto attuali, riferisce dell’arresto per spaccio di un ragazzino in un istituto superiore bresciano.
Spaccio di «fumo» a scuola
Hascisc. Ne aveva il sedicenne che i carabinieri hanno bloccato e arrestato in una scuola della provincia. Episodio di spaccio di «fumo» su cui non si aggiunge altro dettaglio per motivi di opportunità. A maggior ragione in presenza di minori. Vicenda che risale alla fine dello scorso mese di novembre. Con il minore indagato portato al Centro di prima accoglienza «Beccaria» di Milano. Arresto successivamente confermato dal Gip, il quale ha disposto la custodia cautelare nella medesima struttura.
«Sul consumo e lo spaccio di stupefacenti da parte di giovanissimi - afferma il colonnello Turchi - registriamo un dato tendenziale che ci fa allarmare. Da parte nostra provvediamo alla vigilanza ed ai controlli nei pressi delle scuole, ma devo rilevare che in alcuni casi non abbiamo registrato atteggiamenti collaborativi da parte di responsabili d’istituto dai quali il nostro intervento è stato percepito come invasivo dell’autonomia scolastica».
Invito alla collaborazione
Dalle premesse al cuore della situazione. Al necessario ed auspicato concorso, nell’affrontare problemi di tale spessore e delicatezza, della scuola e della famiglia. L’invito e l’appello del comandante provinciale dei Carabinieri è rivolto ai dirigenti scolastici perchè «si attivino per segnalare fenomeni che sono potenzialmente cancerogeni. Queste situazioni vanno stroncate sul nascere». Tanto più se si considera che accanto all’uso di hascisc viene segnalato in aumento tra i giovanissimi il consumo di cocaina. Imprescindibile quanto fondamentale, poi, il ruolo della famiglia. Che il colonnello Turchi non manca di richiamare come momento essenziale anche in questo caso.
Il Procuratore: «Aggravanti specifiche»
Sull’arresto del 16enne il procuratore della Repubblica per i minorenni Emilio Quaranta non dice una parola. Scontato e previsto, il «no comment». Negli uffici di via Malta, a BresciaDue sono arrivati «segnali» sull’aumento dell’uso di cocaina da parte dei giovanissimi. «Situazioni cui prestiamo da sempre molta attenzione - dice il procuratore -, in contatto con le forze dell’ordine che operano sul territorio». Ed aggiunge che non a caso la legge prevede aggravanti specifiche per consumo e spaccio che coinvolgono minori: «Sono reati gravissimi». Con aumento delle pene da un terzo alla metà per stupefacenti consegnati o destinati a minori e per reati di detenzione e spaccio commessi non solo all’interno, ma anche in prossimità di scuole e comunità giovanili.
I presidi: «Puntiamo sulla prevenzione»
È il ruolo che compete alla scuola e che da anni viene svolto negli istituti cittadini
«La maggiore collaborazione possibile». È quella auspicata da Maria Rosa Raimondi, dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale di Brescia in fatto di contrasto dell’uso di droga tra i giovani. «Siamo consapevoli che forze dell’ordine e scuola ricoprono competenze diverse e in base ad esse si dovranno muovere di conseguenza. A noi compete principalmente il ruolo educativo. Ai presidi, impegnati in prima linea in questo lavoro, è richiesta la messa in campo di tutte quelle azioni che permettano agli studenti di fare scelte positive in funzione della loro salute e del loro futuro».
Sulla presenza di carabinieri all’interno degli ambienti scolastici la Raimondi non ha dubbi. «Leggo questo genere di interventi come un’attenzione in più per il raggiungimento di un’effettiva condotta votata alla legalità».
Collaborazione massima, dunque, nelle indicazioni che arrivano dall’Ufficio scolastico. Indicazioni che non cadono nel vuoto, come è emerso contattando direttamente i presidi di alcune scuole superiori della città.
«Il rischio è reale - dice Salvatore Lo Manto, preside del Liceo classico Arnaldo - esiste una sempre più capillare diffusione delle sostanze stupefacenti, così come si registra l’abbassamento dell’età dei consumatori. Detto questo la nostra arma di contrasto è la prevenzione. A casa nostra crediamo sempre di essere indenni da qualsiasi cosa, non chiudiamo gli occhi, anzi, cerchiamo di impegnarci nel lavoro educativo che da anni svolgiamo con gli studenti».
Stessa impostazione anche al Liceo scientifico Calini. «Da anni si rinnova il lavoro di prevenzione - racconta Gaetano Cinque -. Dalla mia esperienza, pur non sottovalutando il problema, posso dire che questo è un periodo tranquillo e che non si registrano episodi sospetti, anche se l’allerta rimane alta».
Anche al Liceo scientifico Leonardo non si sottovaluta il problema. «Ormai la circolazione di droga invade tutti gli ambienti - esordisce la preside Donatella Preti - non si può pensare che la scuola ne resti indenne. Detto questo, per quanto riguarda il liceo, non si è verificato mai nulla di grave. Da parte nostra, c’è l’impegno nell’opera preventiva. Cerchiamo di fare del nostro meglio chiedendo ai docenti la massima attenzione e dall’altra parte promuovendo incontri con esperti che sensibilizzino gli studenti».
Sintonia di comportamenti si riscontra anche al Copernico. «Cerchiamo i modi per un confronto, affinché intorno al problema si discuta e si prendano posizioni chiare - riporta il preside Giovanni Cicellini - crediamo molto nella capacità di ascolto sia da parte dei docenti che degli studenti tra loro. Infine, penso che l’attività degli agenti sia efficace, se non altro come deterrente».
«La presenza o meno dei cani all’interno della scuola è dibattuto - dice la vicepreside dell’istituto tecnico Abba-Ballini - crediamo che sia un’azione che scoraggi lo studente dal fare qualcosa di scorretto. All’interno della scuola c’è uno psicologo che cura gli aspetti di dipendenza e lavoriamo sulla prevenzione con la Asl e l’associazione il Calabrone». Anche al Gambara si lavora nella direzione di una informazione mirata. «Sono due i versanti per contenere il fenomeno. Sul primo si muovono le forze dell’ordine e ben venga la loro azione, sul secondo ci siamo noi, come educatori - ci riferiscono dall’istituto superiore -, l’attività, comunque, cerca di affrontare il tema della dipendenza in generale e non solo dalla droga». c. ber.
Più droga tra i ragazzi
«Serve collaborazione»
«Serve collaborazione»
La sollecita alle scuole il comandante dei Cc, Marco Turchi. In aumento l’uso tra i minorenni. In un istituto arrestato un 16enne con hascisc
Tra i giovanissimi aumentano consumo e spaccio di stupefacenti. Autorevole, informata e qualificata, la fonte. È del colonnello Marco Turchi, comandante provinciale dei Carabinieri, la considerazione espressa a margine di un incontro con i giornalisti. Il dato tendenziale - rileva l’ufficiale dell’Arma dal suo punto di osservazione, capolinea delle informazioni in arrivo da tutta la provincia - fa allarmare. Serve collaborazione. Di più, senza riserve. Appello e messaggio spedito al mondo della scuola, soprattutto, dove qualche resistenza si è avvertita in occasione di controlli. Questo dice il colonnello Turchi. Il quale, a ribadire rischi potenziali quanto attuali, riferisce dell’arresto per spaccio di un ragazzino in un istituto superiore bresciano.
Spaccio di «fumo» a scuola
Hascisc. Ne aveva il sedicenne che i carabinieri hanno bloccato e arrestato in una scuola della provincia. Episodio di spaccio di «fumo» su cui non si aggiunge altro dettaglio per motivi di opportunità. A maggior ragione in presenza di minori. Vicenda che risale alla fine dello scorso mese di novembre. Con il minore indagato portato al Centro di prima accoglienza «Beccaria» di Milano. Arresto successivamente confermato dal Gip, il quale ha disposto la custodia cautelare nella medesima struttura.
«Sul consumo e lo spaccio di stupefacenti da parte di giovanissimi - afferma il colonnello Turchi - registriamo un dato tendenziale che ci fa allarmare. Da parte nostra provvediamo alla vigilanza ed ai controlli nei pressi delle scuole, ma devo rilevare che in alcuni casi non abbiamo registrato atteggiamenti collaborativi da parte di responsabili d’istituto dai quali il nostro intervento è stato percepito come invasivo dell’autonomia scolastica».
Invito alla collaborazione
Dalle premesse al cuore della situazione. Al necessario ed auspicato concorso, nell’affrontare problemi di tale spessore e delicatezza, della scuola e della famiglia. L’invito e l’appello del comandante provinciale dei Carabinieri è rivolto ai dirigenti scolastici perchè «si attivino per segnalare fenomeni che sono potenzialmente cancerogeni. Queste situazioni vanno stroncate sul nascere». Tanto più se si considera che accanto all’uso di hascisc viene segnalato in aumento tra i giovanissimi il consumo di cocaina. Imprescindibile quanto fondamentale, poi, il ruolo della famiglia. Che il colonnello Turchi non manca di richiamare come momento essenziale anche in questo caso.
Il Procuratore: «Aggravanti specifiche»
Sull’arresto del 16enne il procuratore della Repubblica per i minorenni Emilio Quaranta non dice una parola. Scontato e previsto, il «no comment». Negli uffici di via Malta, a BresciaDue sono arrivati «segnali» sull’aumento dell’uso di cocaina da parte dei giovanissimi. «Situazioni cui prestiamo da sempre molta attenzione - dice il procuratore -, in contatto con le forze dell’ordine che operano sul territorio». Ed aggiunge che non a caso la legge prevede aggravanti specifiche per consumo e spaccio che coinvolgono minori: «Sono reati gravissimi». Con aumento delle pene da un terzo alla metà per stupefacenti consegnati o destinati a minori e per reati di detenzione e spaccio commessi non solo all’interno, ma anche in prossimità di scuole e comunità giovanili.
I presidi: «Puntiamo sulla prevenzione»
È il ruolo che compete alla scuola e che da anni viene svolto negli istituti cittadini
«La maggiore collaborazione possibile». È quella auspicata da Maria Rosa Raimondi, dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale di Brescia in fatto di contrasto dell’uso di droga tra i giovani. «Siamo consapevoli che forze dell’ordine e scuola ricoprono competenze diverse e in base ad esse si dovranno muovere di conseguenza. A noi compete principalmente il ruolo educativo. Ai presidi, impegnati in prima linea in questo lavoro, è richiesta la messa in campo di tutte quelle azioni che permettano agli studenti di fare scelte positive in funzione della loro salute e del loro futuro».
Sulla presenza di carabinieri all’interno degli ambienti scolastici la Raimondi non ha dubbi. «Leggo questo genere di interventi come un’attenzione in più per il raggiungimento di un’effettiva condotta votata alla legalità».
Collaborazione massima, dunque, nelle indicazioni che arrivano dall’Ufficio scolastico. Indicazioni che non cadono nel vuoto, come è emerso contattando direttamente i presidi di alcune scuole superiori della città.
«Il rischio è reale - dice Salvatore Lo Manto, preside del Liceo classico Arnaldo - esiste una sempre più capillare diffusione delle sostanze stupefacenti, così come si registra l’abbassamento dell’età dei consumatori. Detto questo la nostra arma di contrasto è la prevenzione. A casa nostra crediamo sempre di essere indenni da qualsiasi cosa, non chiudiamo gli occhi, anzi, cerchiamo di impegnarci nel lavoro educativo che da anni svolgiamo con gli studenti».
Stessa impostazione anche al Liceo scientifico Calini. «Da anni si rinnova il lavoro di prevenzione - racconta Gaetano Cinque -. Dalla mia esperienza, pur non sottovalutando il problema, posso dire che questo è un periodo tranquillo e che non si registrano episodi sospetti, anche se l’allerta rimane alta».
Anche al Liceo scientifico Leonardo non si sottovaluta il problema. «Ormai la circolazione di droga invade tutti gli ambienti - esordisce la preside Donatella Preti - non si può pensare che la scuola ne resti indenne. Detto questo, per quanto riguarda il liceo, non si è verificato mai nulla di grave. Da parte nostra, c’è l’impegno nell’opera preventiva. Cerchiamo di fare del nostro meglio chiedendo ai docenti la massima attenzione e dall’altra parte promuovendo incontri con esperti che sensibilizzino gli studenti».
Sintonia di comportamenti si riscontra anche al Copernico. «Cerchiamo i modi per un confronto, affinché intorno al problema si discuta e si prendano posizioni chiare - riporta il preside Giovanni Cicellini - crediamo molto nella capacità di ascolto sia da parte dei docenti che degli studenti tra loro. Infine, penso che l’attività degli agenti sia efficace, se non altro come deterrente».
«La presenza o meno dei cani all’interno della scuola è dibattuto - dice la vicepreside dell’istituto tecnico Abba-Ballini - crediamo che sia un’azione che scoraggi lo studente dal fare qualcosa di scorretto. All’interno della scuola c’è uno psicologo che cura gli aspetti di dipendenza e lavoriamo sulla prevenzione con la Asl e l’associazione il Calabrone». Anche al Gambara si lavora nella direzione di una informazione mirata. «Sono due i versanti per contenere il fenomeno. Sul primo si muovono le forze dell’ordine e ben venga la loro azione, sul secondo ci siamo noi, come educatori - ci riferiscono dall’istituto superiore -, l’attività, comunque, cerca di affrontare il tema della dipendenza in generale e non solo dalla droga». c. ber.














































