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Spettacoli in Italia :: PLACIDO INFURIATO CON CRONISTA, NON VOTO BERLUSCONI (M)
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PLACIDO INFURIATO CON CRONISTA, NON VOTO BERLUSCONI (M)
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Mercoledì, 9 Settembre 2009: Accadde Oggi   Red: / La Repubblica / Il Giornale


PLACIDO INFURIATO CON CRONISTA,
NON VOTO Berlusconi

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VENEZIA - Il grande sogno, il film biografico sul Sessantotto, che Michele Placido ha portato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia, scatena una polemica nell'incontro stampa. Il regista, al termine dell'incontro stampa, ha perso le staffe con una giornalista straniera che gli chiedeva conto del fatto che il film è prodotto da Medusa, società del gruppo Mediaset. "Berlusconi non so chi è e neanche lo voto, voto da tutt'altra parte. Ma voi mi dovete dire con chi devo fare i miei film: li ho fatti con la Rai (Ovunque sei, ndr.) e mi avete contestato, ora con Medusa e protestate", ha detto arrabbiato Placido. Poi, ritenendo la cronista un'americana, ha aggiunto "voi invadete gli altri paesi, mandate la gente a morire e poi ci fate i film sopra per dire quanto siete buoni - riferendosi a The men who stare at goats, il film con il soldato pacifista George Clooney - ma andatevene a quel paese".




CLAUDIA MORGOGLIONE, La Repubblica ha scritto: 
Accoglienza generalmente positiva per "Il grande sogno" (in concorso) Opera ambiziosa sul '68: "La dedico all'ex direttore dell'Avvenire"

Polemiche e proclami politici
Placido infiamma la Mostra

Il regista attacca chi polemizza per la distribuzione berlusconiana del film e manda "a quel paese" una cronista. Fischi a Carlo Rossella

Image VENEZIA - "Il grande sogno" di un mondo migliore, il desiderio giovanile di una società più giusta, che si infrangono contro il principio di realtà: la repressione della polizia, gli arresti, le fughe, e - in prospettiva - il terrorismo. Michele Placido porta in concorso, qui alla Mostra, il "suo" Sessantotto. In un'opera dichiaratamente autobiografica e sicuramente ambiziosa, sia per gli argomenti trattati che per alcune scene di massa, come quella degli scontri di Valle Giulia, a Roma. "Il mio è un vero romanzo popolare e politico", spiega il regista.

Ma i contenuti e lo stile dell'opera finiscono per passare in secondo piano, almeno nell'accesissima conferenza stampa di fine mattinata. Segnata dalle polemiche, soprattutto nella parte finale. A una cronista straniera che gli chiede criticamente perché la pellicola sia distribuita dalla berlusconiana Medusa, Placido risponde urlando: "E con chi c... lo dovevo fare? Io non l'ho mai votato, voto dall'altra parte, il produttore con cui ho lavorato è Pietro Valsecchi, non il presidente del Consiglio. Voi inglesi fate le guerre e i film sulla guerra... ma andate a quel paese!". Polemiche anche per la presenza del presidente di Medusa, Carlo Rossella: "Io ho fatto il Sessantotto", dice al microfono, seduto accanto a regista e interpreti. Per poi lanciarsi in una interminabile introduzione ai temi del film: cosa che scatena i fischi e gli applausi sarcastici della platea.

Quanto alla pellicola, alla proiezione per la stampa l'accoglienza è generalmente positiva, anche se con applausi un po' timidi. Per una storia che si incarna nei tre personaggi principali: il poliziotto aspirante attore (Riccardo Scamarcio), la studentessa cattolica e idealista (Jasmine Trinca), il figlio di operai deciso a fare la rivoluzione (Luca Argentero). Uniti, nel film, da una sorta di triangolo amoroso: lei ama lo sbirro, poi lo lascia, si mette con l'altro, ritorna con lo sbirro diventato studente all'Accademia d'arte drammatica. Ma alla fine, così come il sogno politico che è alla baase della storia, anche l'amore si dimostrerà impossibile...

Per il regista, un'opera che rappresenta un deciso passo avanti, nell'ambito della Mostra. Visto che le sue precedenti trasferte veneziane, con "Ovunque sei" e "Un viaggio chiamato amore", sono state ben più controverse, e i giudizi dei critici molto severi. Forse perché stavolta, parlando sullo schermo di se stesso, il risultato ha il tono della sincerità: "E' vero - conferma lui - stavolta ho raccontato la mia storia, quella di Michele Placido, e di un ragazzo e una ragazza che ho realmente conosciuto. Ho voluto girare un grande romanzo popolare e politico".

Ma il film si fa notare anche per la ricostruzione di alcuni episodi realmente accaduti, come appunto gli scontri di Valle Giulia. Commentati all'epoca da Pasolini: il grande scrittore fece notare come i proletari fossero i poliziotti, mentre gli studenti erano tutti figli sulla borghesia. "Io non sono d'accordo con quanto scrisse - dice oggi Placido - quei ragazzi borghesi sono stati i miei primi insegnanti. Quella mattina i giovani del movimento avevano solo pomodori e uova, la reazione delle forze dell'ordine fu eccessiva. E poi devo ricordare che soprattutto le donne, all'epoca, mi hanno insegnato a guardare il mondo con occhi diversi. La passione. Il fatto che la lotta serve sempre a qualcosa. Nel '68 non c'era ancora violenza, c'era grande energia". E Mario Capanna - storico esponente di quella stagione, presente in conferenza stampa - approva: "Ha ragione Michele - dichiara - il '68 non ha mai ucciso nessuno. Anzi, ha avuto solo vittime: in Italia e nel resto del mondo. Complimenti al regista".

Placido comunque si dice convinto che il suo film non sia solo un ritratto del passato, ma abbia anche una forte attualità: "Mi auguro di insegnare qualcosa ai giovani - conferma lui - e del resto per 'Il grande sogno' c'è già molta attesa: il mio telefonino da giorni squilla in continuazione. Mi hanno chiesto di poterlo proiettare università, circoli di sinistra e di estrema destra, la Fondazione Farefuturo di Gianfranco Fini. Ormai si fanno solo commedie, mentre ai giovani è impedito l'accesso ai fondi per fare film più seri". Quanto a lui, vorrebbe "fare tanto per il mio Paese in un momento difficile e di grande confusione, attraverso il mio lavoro. Ne approfitto anche per esprimere solidarietà e dedicare il film all'ex direttore dell'Avvenire: un vero spirito sessantottino".

In questo fiume di parole, gli attori passano un po' in secondo piano. Jasmine Trinca ricorda "il lungo lavoro di preparazione sull'epoca: abbiamo letto libri, visto film. Un vero percorso culturale". Scamarcio, invece, sottolinea "il candore, la curiosità" del suo personaggio: "Sono stato aiutato dai ricordi di Michele di quegli anni. Ma la cosa che mi ha più colpito è vedere come la nostra libertà sia figlia di quel periodo".



Il Giornale ha scritto: 
Al Lido Placido ai cronisti: "Faccio i film con Medusa e voto da tutt'altra parte

Venezia - "È la mia storia. Di Michele Placido, di un ragazzo venuto dal sud nel ’68, poliziotto che amava andare al cinema, vedere i film e sognava di diventare attore". Così il regista de Il grande sogno, questa sera in Concorso al Lido, presenta la sua ultima fatica, prodotta da TaoDue (budget 10 milioni di euro) in collaborazione con Medusa, che porterà il film nelle sale italiane dall’11 settembre, con 450 copie. "Quello che tratteggio - spiega Placido - è un ’68 un pò più proletario di quello che ci ha mostrato il grande maestro Bertolucci in The Dreamers".

Il '68 secondo Placido "Romanzo popolare e politico", come lo ha definito lo stesso Placido, Il grande sogno racconta un momento che ha segnato la storia del nostro paese, concentrandosi su tre personaggi (Nicola, Laura e Libero, interpretati da Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca e Luca Argentero, assente al Lido perché impegnato a Roma sul set di Eat, Pray, Love con Julia Roberts), un poliziotto del sud venuto a Roma con il sogno di fare l’attore, una ragazza di Azione cattolica che parteciperà attivamente al movimento studentesco, uno dei leader del movimento stesso proveniente da Torino), le vite dei quali cambieranno radicalmente dopo gli scontri di Valle Giulia. "Personalmente non ero d’accordo con la lettera che all’epoca scrisse Pasolini (dove criticava gli studenti-borghesi e riconosceva che i veri figli del popolo erano i poliziotti, ndr) - ha aggiunto Placido - perché quei borghesi di cui lui parlava sono stati poi i miei primi insegnanti: nel ’68 ero con i celerini che sono intervenuti, poi sono passato dall’altra parte della barricata".

L'ideologia post-sessantottina Il grande sogno, frutto di due anni di lavoro, di un montaggio che ne ha sforbiciato una buona mezz’ora, è il suo Sessantotto, quello di quando lui dalla provincia pugliese era arrivato a Roma a fare il poliziotto, costretto ad impegnarsi nella repressione del movimento studentesco. Tra i presenti, oltre agli interpreti Jasmine Trinca e Riccardo Scamarcio, anche Mario Capanna, storico leader del movimento studentesco nel ’68: "Quello di Placido è un film pulito, trasparente, - ha detto Capanna - soprattutto perchè non è un film 'politico': il ’68 ha vinto perchè siamo ancora qui a parlarne, ma non ha ancora vinto 'politicamente' visto che in gran parte del mondo ancora non si conoscono concetti quali l’uguaglianza e la libertà".

Stroncato dalla critica "Una contraddizione", secondo una giornalista straniera intervenuta durante la conferenza stampa, in seguito alla dichiarazione di Placido sul "governo attuale che non mette a disposizione dei giovani registi i soldi necessari per poter realizzare film sull’attualità del nostro paese: d’ora in avanti - continua il regista - si faranno solo commedie". Ma la considerazione della cronista lo ha fatto andare su tutte le furie: "Faccio il film con la Rai (nel 2004 Ovunque sei, ndr) e me lo distruggete, lo faccio con Medusa e mi distruggete! Con chi cazzo, li devo fare io i film? Non conosco il signor Berlusconi e ho sempre votato da tutt’altra parte", ha urlato Placido, tra le altre cose palesemente "distanziato" da Carlo Rossella, presidente Medusa, fischiato in conferenza dopo un monologo introduttivo sul "suo ’68".

 





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La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
 
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