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Lunedì, 7 Dicembre 2009
(articolo recuperato dopo il ripristino di questa mattina a backup del 3 u.s.)
Giovedì, 3 Dicembre 2009 Francesco Alberti, GdB
L’associazione annuncia l’intenzione di rivolgersi alla Procura per denunciare i superi. Orto: «La città incide solo per l’8%»
Sul banco degli imputati non solo gli scarichi delle auto, ma anche la combustione delle biomasse legnose
Gli avvisi di garanzia al presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, al sindaco di Milano Letizia Moratti, ed al presidente della Provincia di Milano Guido Podestà, notificati in virtù di un’inchiesta sull’inquinamento dell’aria, avviata in seguito ad una denuncia presentata dal Codacons, rischiano di avere un effetto domino anche in altre città lombarde, e non solo. Perché se Milano è stata «indagata» per avere avuto 91 giorni di sforamento dei limiti fissati dall’Unione Europea in materia di inquinanti dell’aria (che pone un tetto di 35 giorni all’anno per quanto riguarda le famigerate Pm10 ed altri tipi di particolato), Brescia non può certo dormire sonni tranquilli.
ViviCentro all’attacco
Basta infatti andare sul sito del Comune, nella sezione «qualità dell’aria», per verificare come nel solo mese di novembre, dal 10 al 28, praticamente ogni giorno le cinque centraline di Brescia, Villaggio Sereno, Odolo, Rezzato e Sarezzo abbiano ampiamente superato la soglia dei 50 microgrammi al metro cubo. E se per Milano a far partire la denuncia è stato il Codacons, per Paroli ed i suoi la miccia potrebbe essere accesa dall’associazione cittadina ViviCentro presieduta da Stanislao Barretta.
Facciamo un passo indietro. Lo scorso 27 marzo appunto l’associazione ViviCentro consegna all’Amministrazione Paroli una diffida volta «all’adozione di provvedimenti per la riduzione dei disagi del Residente e alla tutela della sua salute». Facendo riferimento alla direttiva europea sui limiti per le polveri sottili, e considerato che già in marzo «i valori di inquinamento atmosferico sono già stati abbondantemente superati, e che inoltre si denota un crescente degrado urbano affiancato da un degenerare del senso civico di concittadini che non tengono più in alcun conto non solo qualsiasi regola di convivenza civile, ma anche norme e disposizioni in materia di traffico/sosta /parcheggio», invitavano, tra le altre cose, il sindaco al ripristino delle ZTL «come delimitate e normate prima dei provvedimenti demolitori delle stesse», ad «approntare rapidamente un efficace monitoraggio degli agenti inquinanti dell’aria, e anche dell’inquinamento acustico». La diffida si chiudeva specificando che «se la presente non dovesse ottenere la dovuta e necessaria attenzione, nel termine di 90 giorni si procederà a tradurre il tutto nell’azione più opportuna presso l’Autorità giudiziaria». Ma il tempo è trascorso e per Barretta non sono arrivati segnali sufficienti, tanto che lo scorso 10 novembre è stata depositata una nuova diffida, che riprende la precedente: passati 30 giorni (cioè giovedì prossimo), senza risposte dall’Amministrazione Paroli, ViviCentro denuncerà il tutto alla magistratura. «Vogliamo un incontro con il sindaco per parlare di soluzioni concrete - ci spiega Barretta -, non vogliamo una risposta formale che la nostra missiva è stata ricevuta».
L’assessore si difende e rilancia
Sulla questione abbiamo chiesto delucidazioni all’assessore alla Mobilità e al Traffico Nicola Orto. «Brescia da moltissimi anni è fuori dai limiti stabiliti dalla legge, e non solo quindi da quando si è insediato il sindaco Paroli - precisa subito Orto -. Da parte nostra stiamo lavorando per migliorare la situazione». Orto sottolinea come, per esempio, l’iniziativa BiciMia, con le sue 24 ciclostazioni cittadine, abbia sottratto all’anno 90mila chilometri al traffico, «un risultato che vogliamo incrementare ulteriormente allargandola a 14 Comuni dell’hinterland». Non solo, «l’intera flotta auto del Comune, circa 350 mezzi, è stata sostituita con mezzi meno inquinanti: abbiamo abbattuto tonnellate di polveri sottili»; sul fronte ZTL, «si tratta di una sperimentazione, un percorso di transizione che stiamo valutando, posso però già dire che la strutturazione in fasce non porta certo ad un aumento dell’inquinamento», Orto ci spiega che le strade urbane incidono sull’inquinamento totale solo per l’8%. E dato poi che un traffico più fluido, come documentato da studi precisi, è meno inquinante, l’assessore sottolinea come gli interventi su via XX Settembre «hanno sgravato e decongestionato la strada del 25/30% durante le ore di punta».
Una ricerca: l’autostrada inquina per il 64%
L’associazione ViviCentro, nella sua diffida al Comune di Brescia, lamenta che l’apertura per fascia oraria delle ZTL aumenti significativamente l’inquinamento atmosferico, affermazione smentita dall’assessore alla Mobilità Nicola Orto che ci ha spiegato come il traffico prettamente urbano incida in realtà sulle quantità totali delle Pm10 soltanto per l’8%.
Il dato citato dall’assessore trova riscontro in una ricerca del 2006 (scaricabile dal sito del Comune nella sezione «qualità dell’aria») realizzata appunto dal Comune di Brescia (sindaco era però Paolo Corsini) in collaborazione con il Dipartimento di Elettronica dell’Università di Brescia dal titolo «Emissioni di veicoli in autostrada e simulazione dell’impatto sulla qualità dell’aria nell’area metropolitana bresciana».
La ricerca è stata realizzata prendendo in considerazione un’area comprendente ovviamente la città, ma che si allarga fino a 30 km, inglobando quindi parte dell’hinterland. Si è quindi definita, a soli fini statistici, una sorta di area metropolitana insomma.
I dati della ricerca parlano chiaro, le strade urbane cittadine hanno un’incidenza, sul totale delle Pm10, appunto dell’8%, stessa percentuale per il cosiddetto «urbano diffuso», le strade extraurbane (come le tangenziali) incidono per il 20%, ma la parte del leone la fanno le autostrade (la A4 Torino-Trieste e la A21 Brescia-Piacenza-Torino) con ben il 64%: la «sorgente» principale delle emissioni di ossidi di azoto e polveri sottili è proprio la A4.
Lo studio offre poi un’approfondita analisi dei dati, non solo Pm10 ma anche ossidi di azoto e monossido di carbonio, alla quale vi rimandiamo. In conclusione ancora un’annotazione, i fattori di emissione delle polveri sottili, per tutte le categorie di veicoli, dipendono dalla velocità massima: più si corre più si inquina quindi.
Quattro patologie dell’apparato respiratorio sono tra le prime dieci cause di decesso
Che l’inquinamento dell’aria abbia effetti molto pesanti sulla nostra salute non è un grido d’allarme senza fondamento, ma una verità certificata da moltissime ricerche scientifiche: l’inquinamento dell’aria è un problema che coinvolge l’intero globo e respirare aria pulita è un requisito fondamentale della salute. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha stimato che 2 milioni di morti premature possono essere attribuite agli effetti dell’inquinamento. Ad incidere sull’apparato respiratorio sono sia l’inquinante sia il tempo di esposizione allo stesso. I danni, a seconda di queste variabili, possono essere acuti (a breve termine) o cronici (a lungo termine). Durante i giorni di incremento della concentrazione delle Pm10 si ha un aumento proporzionale della mortalità, soprattutto per cause respiratorie; analoghi risultati di verificano d’estate quando aumenta la concentrazione di ozono.
Secondo l’Oms nel mondo tra le prime 10 cause di morte ed invalidità ci sono 4 malattie polmonari (infezioni, broncopneumopatie cronico ostruttive, tubercolosi e neoplasie), le previsioni per il 2020 è che diventino tra le prime sette; e precisamente al terzo posto le broncopneumopatie cronico ostruttive, al quarto le infezioni, al quinto le neoplasie ed al settimo la tubercolosi.
In Italia, secondo i dati Istat, le malattie dell’apparato respiratorio, esclusi i tumori pleuro-polmonari, rappresentano la terza causa di morte immediatamente dopo le malattie cardiovascolari ed i tumori. Nello specifico i tumori polmonari costituiscono, in questo ambito, la prima causa di morte nei maschi e la seconda nelle femmine. La patologia respiratoria è estremamente diffusa e rappresenta la maggior causa di mortalità ed è in costante aumento in Italia ed in particolare in Lombardia. Alcuni studi europei sono giunti alla conclusione che il 6% della mortalità annua (40.000 casi circa all’anno) è attribuibile all’inquinamento. Circa la metà di queste morti è dovuta all’inquinamento da traffico veicolare, che ha contribuito ad oltre 25mila nuovi casi di bronchite cronica negli adulti, più di 290mila episodi di bronchite acuta nei bambini ed oltre 500mila attacchi d’asma. Gli effetti negativi dell’esposizione ad inquinamento da traffico sono stati rilevati anche dallo studio italiano Sidria, dal quale è emerso che negli adolescenti che vivono in città metropolitane vi è un maggiore incremento di prevalenza di asma e rinite rispetto ai coetanei che vivono in città più piccole. Un altro studio, stavolta il Misa 2, condotto in 15 grandi città italiane ha evidenziato un incremento di ospedalizzazioni per malattie respiratorie e di mortalità per inquinamento.
Sul fronte della prevenzione, dati stavolta confortanti, e comunque incontrovertibili ed emersi da numerosi studi epidemiologici riguardanti le politiche di prevenzione, riferiscono come l’abbattimento dell’inquinamento atmosferico possa portare ad un miglioramento della salute respiratoria della popolazione. È bene poi ricordare anche un’altra importante “sorgente” di Pm10, e cioè la combustione delle biomasse (legna e carbone) negli ambienti domestici soprattutto se non adeguatamente areati: anche l’esposizione a questo tipo di inquinamento determina un incremento di sintomi respiratori.
Pm10:
vivicentro «avvisa» il Comune
vivicentro «avvisa» il Comune
L’associazione annuncia l’intenzione di rivolgersi alla Procura per denunciare i superi. Orto: «La città incide solo per l’8%»
Sul banco degli imputati non solo gli scarichi delle auto, ma anche la combustione delle biomasse legnose
Red per Aggiornamento ha scritto:
ViviCentro all’attacco
Basta infatti andare sul sito del Comune, nella sezione «qualità dell’aria», per verificare come nel solo mese di novembre, dal 10 al 28, praticamente ogni giorno le cinque centraline di Brescia, Villaggio Sereno, Odolo, Rezzato e Sarezzo abbiano ampiamente superato la soglia dei 50 microgrammi al metro cubo. E se per Milano a far partire la denuncia è stato il Codacons, per Paroli ed i suoi la miccia potrebbe essere accesa dall’associazione cittadina ViviCentro presieduta da Stanislao Barretta.
Facciamo un passo indietro. Lo scorso 27 marzo appunto l’associazione ViviCentro consegna all’Amministrazione Paroli una diffida volta «all’adozione di provvedimenti per la riduzione dei disagi del Residente e alla tutela della sua salute». Facendo riferimento alla direttiva europea sui limiti per le polveri sottili, e considerato che già in marzo «i valori di inquinamento atmosferico sono già stati abbondantemente superati, e che inoltre si denota un crescente degrado urbano affiancato da un degenerare del senso civico di concittadini che non tengono più in alcun conto non solo qualsiasi regola di convivenza civile, ma anche norme e disposizioni in materia di traffico/sosta /parcheggio», invitavano, tra le altre cose, il sindaco al ripristino delle ZTL «come delimitate e normate prima dei provvedimenti demolitori delle stesse», ad «approntare rapidamente un efficace monitoraggio degli agenti inquinanti dell’aria, e anche dell’inquinamento acustico». La diffida si chiudeva specificando che «se la presente non dovesse ottenere la dovuta e necessaria attenzione, nel termine di 90 giorni si procederà a tradurre il tutto nell’azione più opportuna presso l’Autorità giudiziaria». Ma il tempo è trascorso e per Barretta non sono arrivati segnali sufficienti, tanto che lo scorso 10 novembre è stata depositata una nuova diffida, che riprende la precedente: passati 30 giorni (cioè giovedì prossimo), senza risposte dall’Amministrazione Paroli, ViviCentro denuncerà il tutto alla magistratura. «Vogliamo un incontro con il sindaco per parlare di soluzioni concrete - ci spiega Barretta -, non vogliamo una risposta formale che la nostra missiva è stata ricevuta».
L’assessore si difende e rilancia
Sulla questione abbiamo chiesto delucidazioni all’assessore alla Mobilità e al Traffico Nicola Orto. «Brescia da moltissimi anni è fuori dai limiti stabiliti dalla legge, e non solo quindi da quando si è insediato il sindaco Paroli - precisa subito Orto -. Da parte nostra stiamo lavorando per migliorare la situazione». Orto sottolinea come, per esempio, l’iniziativa BiciMia, con le sue 24 ciclostazioni cittadine, abbia sottratto all’anno 90mila chilometri al traffico, «un risultato che vogliamo incrementare ulteriormente allargandola a 14 Comuni dell’hinterland». Non solo, «l’intera flotta auto del Comune, circa 350 mezzi, è stata sostituita con mezzi meno inquinanti: abbiamo abbattuto tonnellate di polveri sottili»; sul fronte ZTL, «si tratta di una sperimentazione, un percorso di transizione che stiamo valutando, posso però già dire che la strutturazione in fasce non porta certo ad un aumento dell’inquinamento», Orto ci spiega che le strade urbane incidono sull’inquinamento totale solo per l’8%. E dato poi che un traffico più fluido, come documentato da studi precisi, è meno inquinante, l’assessore sottolinea come gli interventi su via XX Settembre «hanno sgravato e decongestionato la strada del 25/30% durante le ore di punta».
Una ricerca: l’autostrada inquina per il 64%
L’associazione ViviCentro, nella sua diffida al Comune di Brescia, lamenta che l’apertura per fascia oraria delle ZTL aumenti significativamente l’inquinamento atmosferico, affermazione smentita dall’assessore alla Mobilità Nicola Orto che ci ha spiegato come il traffico prettamente urbano incida in realtà sulle quantità totali delle Pm10 soltanto per l’8%.
Il dato citato dall’assessore trova riscontro in una ricerca del 2006 (scaricabile dal sito del Comune nella sezione «qualità dell’aria») realizzata appunto dal Comune di Brescia (sindaco era però Paolo Corsini) in collaborazione con il Dipartimento di Elettronica dell’Università di Brescia dal titolo «Emissioni di veicoli in autostrada e simulazione dell’impatto sulla qualità dell’aria nell’area metropolitana bresciana».
La ricerca è stata realizzata prendendo in considerazione un’area comprendente ovviamente la città, ma che si allarga fino a 30 km, inglobando quindi parte dell’hinterland. Si è quindi definita, a soli fini statistici, una sorta di area metropolitana insomma.
I dati della ricerca parlano chiaro, le strade urbane cittadine hanno un’incidenza, sul totale delle Pm10, appunto dell’8%, stessa percentuale per il cosiddetto «urbano diffuso», le strade extraurbane (come le tangenziali) incidono per il 20%, ma la parte del leone la fanno le autostrade (la A4 Torino-Trieste e la A21 Brescia-Piacenza-Torino) con ben il 64%: la «sorgente» principale delle emissioni di ossidi di azoto e polveri sottili è proprio la A4.
Lo studio offre poi un’approfondita analisi dei dati, non solo Pm10 ma anche ossidi di azoto e monossido di carbonio, alla quale vi rimandiamo. In conclusione ancora un’annotazione, i fattori di emissione delle polveri sottili, per tutte le categorie di veicoli, dipendono dalla velocità massima: più si corre più si inquina quindi.
Malattie polmonari, le più mortali
Quattro patologie dell’apparato respiratorio sono tra le prime dieci cause di decesso
Che l’inquinamento dell’aria abbia effetti molto pesanti sulla nostra salute non è un grido d’allarme senza fondamento, ma una verità certificata da moltissime ricerche scientifiche: l’inquinamento dell’aria è un problema che coinvolge l’intero globo e respirare aria pulita è un requisito fondamentale della salute. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha stimato che 2 milioni di morti premature possono essere attribuite agli effetti dell’inquinamento. Ad incidere sull’apparato respiratorio sono sia l’inquinante sia il tempo di esposizione allo stesso. I danni, a seconda di queste variabili, possono essere acuti (a breve termine) o cronici (a lungo termine). Durante i giorni di incremento della concentrazione delle Pm10 si ha un aumento proporzionale della mortalità, soprattutto per cause respiratorie; analoghi risultati di verificano d’estate quando aumenta la concentrazione di ozono.
Secondo l’Oms nel mondo tra le prime 10 cause di morte ed invalidità ci sono 4 malattie polmonari (infezioni, broncopneumopatie cronico ostruttive, tubercolosi e neoplasie), le previsioni per il 2020 è che diventino tra le prime sette; e precisamente al terzo posto le broncopneumopatie cronico ostruttive, al quarto le infezioni, al quinto le neoplasie ed al settimo la tubercolosi.
In Italia, secondo i dati Istat, le malattie dell’apparato respiratorio, esclusi i tumori pleuro-polmonari, rappresentano la terza causa di morte immediatamente dopo le malattie cardiovascolari ed i tumori. Nello specifico i tumori polmonari costituiscono, in questo ambito, la prima causa di morte nei maschi e la seconda nelle femmine. La patologia respiratoria è estremamente diffusa e rappresenta la maggior causa di mortalità ed è in costante aumento in Italia ed in particolare in Lombardia. Alcuni studi europei sono giunti alla conclusione che il 6% della mortalità annua (40.000 casi circa all’anno) è attribuibile all’inquinamento. Circa la metà di queste morti è dovuta all’inquinamento da traffico veicolare, che ha contribuito ad oltre 25mila nuovi casi di bronchite cronica negli adulti, più di 290mila episodi di bronchite acuta nei bambini ed oltre 500mila attacchi d’asma. Gli effetti negativi dell’esposizione ad inquinamento da traffico sono stati rilevati anche dallo studio italiano Sidria, dal quale è emerso che negli adolescenti che vivono in città metropolitane vi è un maggiore incremento di prevalenza di asma e rinite rispetto ai coetanei che vivono in città più piccole. Un altro studio, stavolta il Misa 2, condotto in 15 grandi città italiane ha evidenziato un incremento di ospedalizzazioni per malattie respiratorie e di mortalità per inquinamento.
Sul fronte della prevenzione, dati stavolta confortanti, e comunque incontrovertibili ed emersi da numerosi studi epidemiologici riguardanti le politiche di prevenzione, riferiscono come l’abbattimento dell’inquinamento atmosferico possa portare ad un miglioramento della salute respiratoria della popolazione. È bene poi ricordare anche un’altra importante “sorgente” di Pm10, e cioè la combustione delle biomasse (legna e carbone) negli ambienti domestici soprattutto se non adeguatamente areati: anche l’esposizione a questo tipo di inquinamento determina un incremento di sintomi respiratori.
















































