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Lunedì, 5 Ottobre 2009: Accadde Oggi La Stampa
AMBIENTE
Una foresta di pale eoliche alte come grattacieli a un miglio dalla riva
ORISTANO - Sulla costa occidentale della Sardegna il tramonto si ammira senza barriere: davanti alle spiagge bianche non ci sono costruzioni. Né villette, né grandi alberghi. Presto però ci saranno ottanta pale eoliche alte cento metri: un palazzo di trenta piani, in mezzo alle praterie di poseidonia, a poco più di un miglio dalla riva. Contro questo progetto, nell’Oristanese, si è scatenata una gigantesca rivolta che unisce da settimane un comitato con migliaia di soci, decine di sindaci, l’amministrazione provinciale, i consiglieri regionali di tutti gli schieramenti, i parlamentari di destra e sinistra, l’unico rappresentante della Sardegna a Bruxelles. E da ieri predica contro le pale anche l’arcivescovo di Oristano Ignazio Sanna.
Il fronte del No
Nessuno vuole le turbine all’orizzonte e l’isola (giunta regionale compresa) combatte una battaglia senza precedenti per convincere il ministero delle Infrastrutture a non firmare la concessione demaniale. Nel frattempo è partita una grande raccolta di firme e proprio stamattina nella spiaggia di Is Arenas sarà formata una catena umana per dire no al progetto. «Noi siamo per l’energia pulita, ma la cosa grave di questa operazione è il tentativo di calpestare le istituzioni locali: voglio fare tutto senza il nostro parare - sostiene il presidente della Provincia di Oristano, Pasquale Onida - A questo poi si aggiunge un altro aspetto: non possiamo permettere di danneggiare il patrimonio ambientale e paesaggistico che sono le risorse principali del nostro territorio». Voci a favore non se ne sono sentite: neppure delle associazioni ambientaliste.
Il progetto (quello preliminare), non è stato ancora mostrato: si sa solo che l’investimento è di cinquecento milioni di euro. Finora la società Is Arenas Renewables Energies (amministrata da Stefano Rizzi, un genovese di 47 anni che risiede nel Principato di Monaco e rappresenta una società con sede in Lussemburgo) ha presentato (con un’altra impresa di servizi) la richiesta di concessione demaniale per sessant’anni. Indicando soltanto le coordinate del tratto di mare in cui vorrebbe piantare le ottanta pale. La zona è quella delimitata dalla baia di Is Arenas, nel territorio di tre paesi: San Vero Milis, Narbolia e Cuglieri. Proprio di fronte a spiagge incantevoli come quella di S’Archittu, famosa nel mondo per un grande arco naturale scavato dalle onde sulle rocce. In quel tratto di costa è compreso anche Capo Mannu: in Europa non esiste un’altra zona in cui il vento spira tanto forte da creare onde gigantesche come quelle che attirano da queste parti migliaia di surfisti.
«Un parco eolico in uno scenario naturalistico di questo tipo è pugno nello stomaco e vanifica tutti i progetti di sviluppo turistico - attacca il sindaco di Narbolia, Fabrizio Fais -. E poi non dimentichiamo che quella interessata è un’area di transito dei cetacei. Non mi pare che la presenza delle pale sia compatibile con la presenza di delfini e balene». D’accordo il suo collega di San Vero Milis, Antonello Chessa: «L’energia eolica fa bene al pianeta, ma questo progetto distrugge il territorio. E poi sono le popolazioni locali a dover scegliere cosa fare in casa loro».
Il via libera
Per realizzare il grande parco eolico i progettisti d2ovranno affrontare un iter burocratico semplice, perché normative specifiche non ce ne sono. Il passaggio più importante è quello della concessione demaniale: per firmarla il Ministero valuterà tutte le osservazioni entro giovedì. Un malloppo di carte è già stato recapitato alla Capitaneria di porto di Oristano: contro il parco eolico si sono espressi anche gli esperti che lavorano per conto dell’Area marina protetta «Penisola del Sinis-Isola di Maldiventre». Il parco eolico non invaderà i confini della riserva naturalistica, ma i biologi parlano di pericoli per la poseidonia, del rischio di compromettere gli habitat del fondale. Ma non solo: le fondamenta dei generatori - dicono i tecnici del parco - potrebbero compromettere gli equilibri naturali e la forza delle pale rischierebbe persino di modificare la direzione delle onde, provocare l’erosione delle coste e far sparire alcune spiagge. Per il momento uno studio di incidenza ambientale non esiste e anche per questo le amministrazioni locali contestano il parco eolico.
Parentele
A proposito di valutazione d’impatto ambientale, non manca chi solleva sospetti. Della Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale del ministero dell’Ambiente fa parte anche Giuseppe Venturini, il fratello dell’amministratore unico di una delle due società che hanno presentato il progetto. Il parlamentare Caterina Pes ha chiesto chiarimenti al ministro Prestigiacomo, ma l’ interessato assicura che non parteciperà alla riunione quando dovrà essere esaminato il piano di Is Arenas. La società intanto rassicura: «Non ci sarà impatto ambientale - dice l’amministratore Stefano Rizzi - anzi quella zona attirerà più turisti». Nessuno ci crede.
"Quei mulini a vento
sfregiano la Sardegna"
sfregiano la Sardegna"
Una foresta di pale eoliche alte come grattacieli a un miglio dalla riva
ORISTANO - Sulla costa occidentale della Sardegna il tramonto si ammira senza barriere: davanti alle spiagge bianche non ci sono costruzioni. Né villette, né grandi alberghi. Presto però ci saranno ottanta pale eoliche alte cento metri: un palazzo di trenta piani, in mezzo alle praterie di poseidonia, a poco più di un miglio dalla riva. Contro questo progetto, nell’Oristanese, si è scatenata una gigantesca rivolta che unisce da settimane un comitato con migliaia di soci, decine di sindaci, l’amministrazione provinciale, i consiglieri regionali di tutti gli schieramenti, i parlamentari di destra e sinistra, l’unico rappresentante della Sardegna a Bruxelles. E da ieri predica contro le pale anche l’arcivescovo di Oristano Ignazio Sanna.
Il fronte del No
Nessuno vuole le turbine all’orizzonte e l’isola (giunta regionale compresa) combatte una battaglia senza precedenti per convincere il ministero delle Infrastrutture a non firmare la concessione demaniale. Nel frattempo è partita una grande raccolta di firme e proprio stamattina nella spiaggia di Is Arenas sarà formata una catena umana per dire no al progetto. «Noi siamo per l’energia pulita, ma la cosa grave di questa operazione è il tentativo di calpestare le istituzioni locali: voglio fare tutto senza il nostro parare - sostiene il presidente della Provincia di Oristano, Pasquale Onida - A questo poi si aggiunge un altro aspetto: non possiamo permettere di danneggiare il patrimonio ambientale e paesaggistico che sono le risorse principali del nostro territorio». Voci a favore non se ne sono sentite: neppure delle associazioni ambientaliste.
Il progetto (quello preliminare), non è stato ancora mostrato: si sa solo che l’investimento è di cinquecento milioni di euro. Finora la società Is Arenas Renewables Energies (amministrata da Stefano Rizzi, un genovese di 47 anni che risiede nel Principato di Monaco e rappresenta una società con sede in Lussemburgo) ha presentato (con un’altra impresa di servizi) la richiesta di concessione demaniale per sessant’anni. Indicando soltanto le coordinate del tratto di mare in cui vorrebbe piantare le ottanta pale. La zona è quella delimitata dalla baia di Is Arenas, nel territorio di tre paesi: San Vero Milis, Narbolia e Cuglieri. Proprio di fronte a spiagge incantevoli come quella di S’Archittu, famosa nel mondo per un grande arco naturale scavato dalle onde sulle rocce. In quel tratto di costa è compreso anche Capo Mannu: in Europa non esiste un’altra zona in cui il vento spira tanto forte da creare onde gigantesche come quelle che attirano da queste parti migliaia di surfisti.
«Un parco eolico in uno scenario naturalistico di questo tipo è pugno nello stomaco e vanifica tutti i progetti di sviluppo turistico - attacca il sindaco di Narbolia, Fabrizio Fais -. E poi non dimentichiamo che quella interessata è un’area di transito dei cetacei. Non mi pare che la presenza delle pale sia compatibile con la presenza di delfini e balene». D’accordo il suo collega di San Vero Milis, Antonello Chessa: «L’energia eolica fa bene al pianeta, ma questo progetto distrugge il territorio. E poi sono le popolazioni locali a dover scegliere cosa fare in casa loro».
Il via libera
Per realizzare il grande parco eolico i progettisti d2ovranno affrontare un iter burocratico semplice, perché normative specifiche non ce ne sono. Il passaggio più importante è quello della concessione demaniale: per firmarla il Ministero valuterà tutte le osservazioni entro giovedì. Un malloppo di carte è già stato recapitato alla Capitaneria di porto di Oristano: contro il parco eolico si sono espressi anche gli esperti che lavorano per conto dell’Area marina protetta «Penisola del Sinis-Isola di Maldiventre». Il parco eolico non invaderà i confini della riserva naturalistica, ma i biologi parlano di pericoli per la poseidonia, del rischio di compromettere gli habitat del fondale. Ma non solo: le fondamenta dei generatori - dicono i tecnici del parco - potrebbero compromettere gli equilibri naturali e la forza delle pale rischierebbe persino di modificare la direzione delle onde, provocare l’erosione delle coste e far sparire alcune spiagge. Per il momento uno studio di incidenza ambientale non esiste e anche per questo le amministrazioni locali contestano il parco eolico.
Parentele
A proposito di valutazione d’impatto ambientale, non manca chi solleva sospetti. Della Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale del ministero dell’Ambiente fa parte anche Giuseppe Venturini, il fratello dell’amministratore unico di una delle due società che hanno presentato il progetto. Il parlamentare Caterina Pes ha chiesto chiarimenti al ministro Prestigiacomo, ma l’ interessato assicura che non parteciperà alla riunione quando dovrà essere esaminato il piano di Is Arenas. La società intanto rassicura: «Non ci sarà impatto ambientale - dice l’amministratore Stefano Rizzi - anzi quella zona attirerà più turisti». Nessuno ci crede.














































