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Martedì 26 Maggio : 2009 S.M
DA NON PERDERE:
Quell'ozio intellettuale di Stabiae, la città dimenticata
A Ravenna fino al 4 ottobre da Stabiae, terza città sepolta dal Vesuvio, in mostra oggetti e affreschi mai visti.
Otium ludens è stata giudicata dai critici una delle più belle mostre organizzate a livello internazionale. E' itinerante e sta girando il mondo. Curata dal professore Pietro Giovanni Guzzo, Soprintendente Archeologo di Napoli e Pompei e dalle dottoresse Giovanna Bonifacio e Annamaria Sodo. Dopo essere stata esposta all'Ermitage di San Pietroburgo, al Museum of Art di Hong Kong, prima di proseguire il tour tra Stati Uniti e Australia, è a Ravenna fino al 4 ottobre al complesso di San Nicolò di Ravenna.
Assolutamente da non perdere. Per diversi motivi. Uno è l'allestimento. La mostra è aperta da un video "Stabiae, the last night", una ricostruzione virtuale di Villa San Marco e delle vicende avvenute durante l’eruzione del 79 d.C ed è accompagnata da un suggestivo tappeto sonoro che riproduce antiche musiche e suoni dell'epoca.
Ma la motivazione principale è che per la prima volta il pubblico può vedere circa 170 reperti che mostrano la vita quotidiana nelle ville d’ozio e rustiche dell’area stabiana, sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.
Si tratta di circa novantacinque affreschi, cinque stucchi, venti bronzi e oggetti in marmo, ferro, vetro e terracotta trovati in nove ville a Stabiae Antica, presso Napoli. Si tratte delle residenze estive dei patrizi romani che fecero costruire nel Golfo di Napoli. Qui i proprietari coltivavano le proprie inclinazioni culturali e assecondavano la propria curiosità intellettuale.
Ad oggi solo una piccola parte di Stabiae è stata riportata alla luce. Eppure i primi scavi furono promossi dal Re di Napoli Carlo di Borbone dal 1749 al 1782, quando si cominciò a portare alla luce Pompei ed Ercolano.
Mentre Pompei ed Ercolano sono diventati due famosissimi siti che conosciamo Stabiae dopo che furono disegnate piante dettagliate delle strutture esplorate, fu nuovamente sepolta e dimenticata fino al 1950 quando Libero D’Orsi, preside di una scuola media di Castellammare di Stabia, riscoprì il sito archeologico e riaprì gli scavi.
Molti degli affreschi esposti in mostra sono stati restaurati grazie all’iniziativa della Fondazione RAS “Adotta un affresco”. L’obiettivo di questo programma è di coinvolgere direttamente individui singoli e associazioni nel divenire sostenitori dell’arte di Stabiae. “Adottando” un affresco i donors ne permettono il suo restauro, eseguito dal Laboratorio di Restauro di Stabia della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei.
Scheda
Dove: Ravenna, Complesso di San Nicolò
Quando: fino al 4 ottobre 2009
A cura: di Pietro Guzzo, Giovanna Bonifacio, Annamaria Sodo
Orari: tutti i giorni dalle 10 alle 18.30
Biglietti: intero euro 4 euro, ridotto euro 3
Catalogo: Nicola Longobardi editore
Informazioni: www.otiumludens.com
La mostra è organizzata dalla Regione Campania - Assessorato al Turismo e ai Beni Culturali, dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei e dalla Fondazione Restoring Ancient Stabiae, con il coordinamento di 2smART.
Quell'ozio intellettuale di Stabiae, la città dimenticata
A Ravenna fino al 4 ottobre da Stabiae, terza città sepolta dal Vesuvio, in mostra oggetti e affreschi mai visti.
Assolutamente da non perdere. Per diversi motivi. Uno è l'allestimento. La mostra è aperta da un video "Stabiae, the last night", una ricostruzione virtuale di Villa San Marco e delle vicende avvenute durante l’eruzione del 79 d.C ed è accompagnata da un suggestivo tappeto sonoro che riproduce antiche musiche e suoni dell'epoca.
Ma la motivazione principale è che per la prima volta il pubblico può vedere circa 170 reperti che mostrano la vita quotidiana nelle ville d’ozio e rustiche dell’area stabiana, sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.
Si tratta di circa novantacinque affreschi, cinque stucchi, venti bronzi e oggetti in marmo, ferro, vetro e terracotta trovati in nove ville a Stabiae Antica, presso Napoli. Si tratte delle residenze estive dei patrizi romani che fecero costruire nel Golfo di Napoli. Qui i proprietari coltivavano le proprie inclinazioni culturali e assecondavano la propria curiosità intellettuale.
Ad oggi solo una piccola parte di Stabiae è stata riportata alla luce. Eppure i primi scavi furono promossi dal Re di Napoli Carlo di Borbone dal 1749 al 1782, quando si cominciò a portare alla luce Pompei ed Ercolano.
Mentre Pompei ed Ercolano sono diventati due famosissimi siti che conosciamo Stabiae dopo che furono disegnate piante dettagliate delle strutture esplorate, fu nuovamente sepolta e dimenticata fino al 1950 quando Libero D’Orsi, preside di una scuola media di Castellammare di Stabia, riscoprì il sito archeologico e riaprì gli scavi.
Molti degli affreschi esposti in mostra sono stati restaurati grazie all’iniziativa della Fondazione RAS “Adotta un affresco”. L’obiettivo di questo programma è di coinvolgere direttamente individui singoli e associazioni nel divenire sostenitori dell’arte di Stabiae. “Adottando” un affresco i donors ne permettono il suo restauro, eseguito dal Laboratorio di Restauro di Stabia della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei.
Scheda
Dove: Ravenna, Complesso di San Nicolò
Quando: fino al 4 ottobre 2009
A cura: di Pietro Guzzo, Giovanna Bonifacio, Annamaria Sodo
Orari: tutti i giorni dalle 10 alle 18.30
Biglietti: intero euro 4 euro, ridotto euro 3
Catalogo: Nicola Longobardi editore
Informazioni: www.otiumludens.com
La mostra è organizzata dalla Regione Campania - Assessorato al Turismo e ai Beni Culturali, dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei e dalla Fondazione Restoring Ancient Stabiae, con il coordinamento di 2smART.














































