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Domenica, 27 Dicembre 2009
Quella luce così poco «eterna»
nQualche giorno fa, un mio omonimo amico, professore in una scuola superiore del centro di Brescia, mi ha fatto notare che alla base della colonna commemorativa in granito rosso, situata ai piedi della scala, nell’atrio della monumentale sede della posta di piazza Vittoria, la lampada perenne non c’è più. C’è solamente il supporto in bronzo, bisognoso d’una lucidata, col portalampada vuoto. Suppongo che sia interrotto, per la sicurezza, il collegamento all’impianto elettrico.
Se non sbaglio, sulla colonna che ha in bronzo i nomi di una dozzina di dipendenti postali caduti nella Grande Guerra, o IV Guerra d’Indipendenza, ed uno in Africa Orientale, nel XIV dell’Era Fascista, o bieco ventennio, come ha ricordato il mio dotto amico, fino a qualche anno fa, in occasione del quattro Novembre, veniva pure messa una corona d’alloro.
Oggi la mancanza di quella fiammella, col tubo malinconicamente vuoto ed il supporto vistosamente ossidato, nel monumentale atrio, da un senso di trascuratezza e decadimento. Un po’ per celia, un po’ per ridire, col mio amico abbiamo paragonato l’angolo in questione alla tomba di «Gennaro Esposito netturbino», della famosa 'A Livella di Totò: «...muorto senza manco ’nu lumino!». Poi, per farcene una ragione, abbiamo chiosato: «Ma vuoi vedere che il tutto è spiegato nelle parole latine dell’iscrizione: «mortui ut Patria (tra di noi con la maiuscola...) vivat»? E siccome hanno dichiarato la morte della patria (con la minuscola), è naturale che questi restino al buio.
D’altra parte, con tutte le emergenze che risolve l’Ente Poste, figurati se hanno il tempo di occuparsi dei lumini... Magari chi di dovere ha più volte segnalato la cosa, ma per la solita burocrazia, per conflitto di competenza o per mancanza di fondi non si riesce a chiudere la pratica. «Sic tempora, sic mores»: fino agli anni settanta il IV novembre era festa Nazionale sentita. Poi, con un Governo Andreotti, per aumentare i giorni di lavoro e la produttività fu abolita. Le associazioni combattentistiche che curavano il ricordo degli «andati avanti» (amore per la morte, secondo il mio dotto, blandamente sinistrorso, amico), per motivi anagrafici hanno perso aderenti e peso ed in pochi, ormai, badano alla conservazione dei monumenti e partecipano alle cerimonie commemorative. Forse, perciò, la stele dell’atrio della posta di piazza Vittoria non ha più la lampadina.
Oso troppo, o sembro retorico e passatista, se in nome dei valori coi quali sono cresciuto, chiedo a chi di dovere di ridare la dignità e la fiammella a quei nomi vicini alla «Luce Eterna»? Identità è anche rispetto della storia, o no?
Giorgio Natale
Brescia














































