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Domenica, 27 Dicembre 2009 Massimo Gaggi, corriere della sera
Quella minaccia dimenticata
Fino a ieri veniva accusato da molti europei e dai progressisti americani di essere andato a Oslo, a ritirare il Nobel per la Pace, con gli scarponi chiodati dell’escalation militare in Afghanistan, giustificata con la necessità di continuare a lottare contro Al Qaeda. Da oggi viene messo dai repubblicani Usa sul banco degli imputati perché troppo morbido coi terroristi.
Per Barack Obama l’attentato sventato dai passeggeri del volo Delta 253 diretto a Detroit rischia di trasformarsi in un altro fianco scoperto dopo gli attacchi subiti sulla riforma sanitaria, la gestione della crisi finanziaria, l’impennata del debito pubblico. Ma le accuse che gli vengono rivolte oggi sono soprattutto ideologiche: l’aver rifiutato l’eredità di quella «guerra al terrorismo» che è stata la bandiera della presidenza Bush, l’aver cercato di uscire dalla logica dell’emergenza annunciando la chiusura di Guantanamo e la decisione di processare alcuni terroristi a New York: la sede naturale per giudicare il crimine dell’11 settembre 2001, ma anche il luogo in cui— come ha ricordato ieri l’ex sindaco repubblicano della città, Rudy Giuliani— gli uomini di Al Qaeda avevano chiesto di essere portati fin dall’inizio, per dare maggior risalto mediatico alle loro gesta.
Eppure il fallito attacco di ieri è un utile richiamo alla realtà non tanto per Obama che sul terrorismo non è stato affatto soft, ma per chi, negli Usa come in Europa, si era illuso che il momento della massima allerta fosse passato. Che il terrorismo, destinato inevitabilmente a diventare una patologia cronica di un mondo ormai popolato da un gran numero di cellule spontanee, non fosse comunque più la malattia acuta dell’inizio di questo decennio, alimentata dall’organizzazione militare e dalla potenza di fuoco di Al Qaeda.
Sull’onda dell’emozione suscitata dall’attacco appena sventato, i repubblicani hanno definito ieri «non necessaria e inopportuna» la scelta del presidente di tornare a rispettare i diritti umani dei terroristi catturati e di farli processare come qualunque altro cittadino. Ma la «dottrina Obama» non è più permissiva di quella di Bush: semplicemente ha sostituito un quadro in bianco e nero che costringeva l’America a combattere ormai quasi da sola la sua guerra con un’immagine più ricca di chiaroscuri che consente agli Usa di riaprire il dialogo col mondo arabo. Senza per questo rinunciare a colpire ovunque i terroristi come dimostra la moltiplicazione, nell’ultimo anno, degli attacchi dei «droni» (gli aerei senza piloti gestiti dai militari e dalla Cia), non solo in Afghanistan, ma anche in altri Paesi infestati dal terrorismo come Yemen, Pakistan e Somalia.
La sorveglianza negli aeroporti e alle frontiere Usa non èmai stata allentata, come ben sanno migliaia di turisti, studenti e uomini d’affari che quotidianamente si assoggettano a controlli assai puntigliosi. Ma, insieme alle attività di intelligence, è proprio questa sorveglianza che ha fin qui consentito agli Usa di sventare tutti i tentativi di attacco sul suo territorio (salvo quello di Fort Hood, dove un maggiore dell’esercito reclutato dai terroristi ha ucciso 13 suoi commilitoni).
Oggi l’allarme suona soprattutto per l’Europa anche perché il terrorista nigeriano veniva da Amsterdam, un aeroporto considerato «supersicuro» dagli stessi servizi segreti americani.














































