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Martedì, 15 Dicembre 2009 GdB
Quella multa per i 20 minuti di ritardo [*]
In data 20 novembre di prima mattina ho accompagnato un mio familiare presso l’ospedale Città di Brescia per un intervento ospedaliero programmato nella mattinata con dimissioni previste, stante la buona riuscita e decorso dello stesso, in giornata.
Ho parcheggiato l’auto nelle immediate vicinanze, in via Bassi (praticamente di fronte ed in prossimità dell’ingresso dell’ospedale), in uno spazio opportunamente delimitato ove il parcheggio era consentito per un massimo di 3 ore (questo per dire che se ce ne fosse stata la possibilità avrei pagato subito l’intero pedaggio per la giornata, ovvero sino a che sapevo necessitarmi); sono successivamente sceso due volte per rinnovare/prorogare la sosta, limitando il 3° scontrino ad un’ora (tagliandi esposti regolarmente sul cruscotto dell’autovettura stessa), e per la precisione dalle 14.30 circa alle 15.36; perché alle 15.00 mi era stato detto che era prevista la dimissione.
Al momento della dimissione si è verificato un attardarsi per ragioni non dipendenti dalla nostra volontà e quali si possono verificare quando un paziente viene dimesso dopo un intervento tenutosi poche ore appresso: ragioni facilmente comprensibili quali la debolezza del paziente, il personale che deve spiegare la terapia da seguire, ecc...
Giunto all’auto abbiamo avuto l’amare sorpresa di trovare una contravvenzione di euro 23,00 per «esposto tagliando scaduto» da 20 minuti circa.
Riepilogando ho parcheggiato di fronte ad un ospedale, ho ottemperato al pagamento del posteggio per complessivi euro 5,20, mi sono attardato, cause forze maggiori quali si possono verificare all’interno di un ospedale ove si assista da soli un congiunto, per ritrovarmi una multa di euro 23 per un prolungamento di 22 minuti oltre la scadenza, dopo 6 ore circa di sosta regolarmente pagata.
Recatici immediatamente al Comando centrale di via Donegani, dietro ferma richiesta del mio congiunto che pure non stava bene mai in cui era superiore l’irritazione per la multa palesamente vessatoria, non ho avuto modo di parlare con nessuno dato che gli uffici erano chiusi; inviata una lettera mezzo fax di richiesta di stralcio della contravvenzione considerata «ingiusta», sono stato contattato da un’operatrice dello stesso comando che mi ha sostanzialmente detto che se volevo fare ricorso ne avevo la facoltà, ma non essendo stati presso il pronto soccorso, essendo stata dimessa la persona la giornata stessa, e per non so quali altre congiunture sfavorevoli, vedeva l’esito del medesimo a me sfavorevole.
Questo il fatto; la conclusione se inoltrare o no un ricorso, rischiare di perdere ulteriormente tempo e subire magari un’ulteriore beffa la tirerò a brevissimo. Ma quello che mi preme trarre da questo episodio è una considerazione: premesso che per i cittadini è doveroso sottostare a tutte le «imposte» cui sono sottoposti, che per chi è preposto al controllo del rispetto di tale prescrizioni e tariffazioni è un «legittimo dovere» vigilare e sanzionare, mi chiedo se non ci dovrebbe essere, da parte del personale della pubblica amministrazione nei confronti dei cittadini «amministrati» una certa elasticità, una ragionevolezza, un direi minimo «buon senso» nell’applicare tali norme, giusto per non farle apparire vessatorie, non far sentire i cittadini stessi come, per dirla semplice, «dei polli da spennare»? Dico questo perché la multa ascrittami mi è parsa, nelle modalità come un «agguato», nella sostanza come un’operazioncina di direi basso cabotaggio, per fare cassa.
Vorrei poi porre alla sua attenzione la mia personale esperienza di automobilista: in 40 anni che circolo oltre a rilevare la scarsa presenza di mezzi della polizia municipale sulle strade, non ho mai visto fermare e sanzionare nessun conducente che non usi i dispositivi obbligatori quali la freccia (diciamo l’80%), che stia usando il cellulare alla guida (moltissimi), che abbia (come molti furgoni/camion che circolano) scarichi altamente inquinanti (e nocivi per la salute pubblica) chiaramente «irregolari». E questi sono brevi esempi cui mi attengo per non dilungarmi oltre. In sintesi: gli interventi a tutela della sicurezza sulla strada e della salute possono anche latitare; ma il pagamento «al secondo» del posteggio è evidentemente qualcosa di «sacro», da non «vilipendere» con parola, opera, o pensiero senza prevedere un minimo di ragionevole margine di tolleranza.
A riprova delle circostanze in cui mi è stata contestata la suddetta multa, allego copia dei tagliandi di pagamento della sosta ed un certificato rilasciatomi dall’Istituto Ospedaliero, nonché copia della lettera inoltrata al Comando vigili urbani.
Andrea Muzzolini
Brescia
Vivicentro ha scritto:

















































