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Martedì, 29 Dicembre 2009 MARCELLO SORGI, La Stampa
Radio, telefono, e-mail.
Il Cavaliere incerottato non molla la ribalta
Il Cavaliere incerottato non molla la ribalta
Da qualche giorno la convalescenza che lo costringerà a casa almeno fino al 7 gennaio ha spinto Berlusconi a un nuovo tipo di comunicazione: come e più dei momenti in cui è normalmente in servizio come premier, il Cavaliere fa sentire la sua voce via radio, via mail, via telefono. Chiama, invia messaggi a manifestazioni e circoli di sostenitori, e se proprio non si tratta di comunicazioni riservate - come la telefonata che ha ristabilito i rapporti con il presidente Napolitano, di cui comunque ha dato notizia - fa in modo che la sua voce venga amplificata e trasmessa nel tg.
I suoi concetti sono più o meno gli stessi, tutti i giorni: l'odio da sconfiggere, gli attizzatori da mettere a posto, le centrali della disinformazione da mettere a tacere, le riforme da fare al più presto, per onorare il patto con gli elettori, le promesse già mantenute, come le case, «dotate di tutti i comfort» in cui i terremotati d'Abruzzo hanno potuto trascorrere il Natale.
Perché allora Berlusconi si ostina a ripeterle, anche in giornate di Feste e vacanze in cui la gente è generalmente distratta? Per due motivi, si può immaginare. Il primo è che il Cavaliere ha legato da sempre la sua attività politica alla percezione della sua presenza e insieme alla sua fisicità. Quando ha deciso di tacere per qualche giorno, lo ha fatto a ragion veduta, e in qualche caso per dimostrare che in sua assenza crescono confusione e polemiche. Anche se i medici gli hanno imposto un riposo forzato, per rimettersi dai postumi della statuetta che lo ha colpito sul viso, Berlusconi vuole insomma far sapere che lui sta a casa ma lavora lo stesso anche incerottato, e l'aggressione del 13 dicembre, se lo ha ferito, non lo ha certamente fiaccato.
Il secondo motivo è più politico. Berlusconi sa bene che la solidarietà e la disponibilità manifestategli in occasione dell'attacco subito a Milano sono destinate ad affievolirsi e ritrarsi alla ripresa politica, quando si tratterà di entrare nel merito delle riforme, e di affrontare il problema della giustizia che ha contribuito non poco, nei mesi seguiti all'annullamento del loro Alfano da parte della Corte costituzionale, al deterioramento del clima politico. Con i messaggi che quotidianamente sta mandando in giro, è come se il Cavaliere mettesse le mani avanti, per contrastare le prossime riserve dell'opposizione e di parte della sua maggioranza. In altre parole, è come se dicesse fin d'ora: «Io ero pronto, ci credevo, ci stavo. Poi sono loro che hanno cambiato idea».














































