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ECONOMIA & FINANZA :: Rotondi contro la pausa pranzo "Un rito che blocca tutt
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Rotondi contro la pausa pranzo "Un rito che blocca tutt
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  Lunedì, 23 Novembre 2009    di GIOVANNI GAGLIARDI, La Repubblica


  ECONOMIA  

Il ministro per l'Attuazione del programma di governo auspica un cambio di abitudini
"Un quarto dei tedeschi mangia lavorando. In Inghilterra molti rinunciano o la riducono"


Rotondi contro la pausa pranzo
"Un rito che blocca tutta l'Italia"

Bonanni (Cisl): "Dia l'esempio, non vada alla buvette e i lavoratori lo seguiranno"
Angeletti (Uil): "Si vede che non ha esperienza diretta di un lavoro di otto ore di seguito"

ROMA - "La pausa pranzo è un danno per il lavoro, ma anche per l'armonia della giornata. Non mi è mai piaciuta questa ritualità che blocca tutta l'Italia". Ne è convinto Gianfranco Rotondi, ministro per l'Attuazione del programma di governo ospite del programma tv web 'KlausCondicio'.


ASCOLTA L'AUDIO


Image "Non possiamo imporre ai lavoratori quando mangiare - afferma il ministro - ma ho scoperto che le ore più produttive sono proprio quelle in cui ci si accinge a pranzare. Chiunque svolga un'attività in modo autonomo, abolirebbe la pausa pranzo. Casomai sarebbe meglio distribuirla in modo diverso, come avviene negli altri Paesi".

"In Germania, ad esempio, per incentivare la produttività - nota Rotondi - la pausa pranzo in alcuni posti di lavoro dura mezz'ora, mentre si estende a 45 minuti per chi lavora oltre le 9 ore. Tuttavia, secondo un recente sondaggio, un quarto dei tedeschi trascorre la propria pausa pranzo lavorando. Anche in Inghilterra molti dipendenti vi rinunciano o la riducono, sia nei minuti che nel numero di pause nel corso dell'intera settimana".

"Negli ultimi due anni - ha concluso il ministro - si è scesi da una media di 3,5 pause a settimana del 2006 a 3,3 nel 2008. Addirittura meno di 3 per le donne. In Francia lo statuto dei lavoratori riconosce 20 minuti ogni 6 ore, mentre in America la pausa pranzo non è proprio prevista dalla legge federale ed è regolamentata autonomamente dai singoli Stati, mentre in Canada e Svezia si pranza davanti alla scrivania".

La precisazione. Più tardi il ministro, con una nota, chiarisce il suo pensiero: "Non ho fatto nessuna proposta di abolire la pausa pranzo, ho solo detto a un giornalista che io l'ho abolita da vent'anni e lo stesso consiglio alla Camera dei Deputati, perché quella è l'ora in cui si lavora meglio. Si capisce che i lavoratori devono avere le loro pause e devono mangiare, magari sarebbe utile che ognuno si gestisse questa pausa come crede, ma è chiaro che è impossibile".

La replica. Pronto il commento del segretario della Cisl Raffaele Bonanni: "La pausa pranzo dove, nei cantieri edili? Nei campi? I lavoratori quando pranzano, lo fanno in maniera molto frugale, quasi sempre un panino o qualcosa del genere. Se Rotondi vuole dare il buon esempio, lo dico con simpatia, non vada più alla buvette e i lavoratori italiani ne seguiranno l'esempio", ha detto Bonanni ai microfoni di Cnrmedia.

"Il paragone con gli altri Paesi è fuorviante - ha continuato Bonanni - qui in Italia non ci sono le mense. Non ci sono a scuola, non ci sono nel pubblico impiego. E dove ci sono hanno un massimo di 800 calorie, quindi decisamente leggere. Infine, io negli Stati Uniti ci sono stato più volte e ho sempre visto i lavoratori usufruire della pausa pranzo".

La contro-replica. "Non vado alla Buvette, non pranzo da anni ma non mi sogno di entrare in conflitto coi legittimi diritti dei lavoratori - ha risposto il ministro -. Certo, se fosse possibile rinunciare alla pausa pranzo e uscire un'ora prima se ne avvantaggerebbero la produttività e la famiglia del lavoratore".

Successivamente è intervenuto anche il segretario della Uil Luigi Angeletti: "Ovviamente mi sembra una cosa molto curiosa si vede che non ha esperienza diretta di un lavoro di otto ore di seguito in azienda, fabbrica o ufficio dove le persone non possono gestirsi tempo o lavoro. In certe condizioni dire ognuno fa come gli pare è una battuta, semplicemente perché non si puo fare. La pausa - ha spiegato il sindacalista - è necessaria per motivi fisiologici e biologici. Dove si lavora a turno si fa la pausa a fine orario, consentendo a chi lavora di uscire prima o entrare dopo. In altri casi ci sono pause durante l'orario di lavoro. E' bene lasciare fare alle persone interessate nei limiti permessi dall'organizzazione del lavoro".

"Mangiare sul luogo di lavoro è una necessità non una scelta - ha continuato Angeletti - Sono pochi gli italiani che possono permettersi di mangiare a casa. I più fortunati hanno la mensa quindi mangiano sul luogo di lavoro, ma milioni di persone non hanno la mensa, e non per scelta, quindi sono costretti a mangiare un panino usando i ticket. Ci sono 17 milioni di persone - ha concluso Angeletti - sono lavoratori dipendenti e non possono organizzarsi a loro piacimento. Bisogna esserci passati per saperlo".

 





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  Martedì, 24 Novembre 2009   


ECONOMIA: Politica

(Teleborsa) - La Repubblica ha scritto: 
Lavoro: pausa pranzo,
1 italiano su 5 con cibo da casa

 Quasi un italiano su cinque (16,4%) fa la pausa pranzo sul lavoro portandosi il cibo da casa risparmiare tempo e denaro ma anche per garantirsi la qualità dell'alimentazione. E' quanto afferma la Coldiretti con riferimento, al dibattito aperto sulla possibilità di evitare la pausa pranzo da Gianfranco Rotondi, ministro per l'attuazione del programma di governo, sulla base della ricerca promossa da Accor Services in collaborazione con l'Unione Europea dalla quale emerge peraltro che i lavoratori italiani nella pausa pranzo si recano al ristorante o in pizzeria (25,8 per cento), al bar tavola calda (18,1 per cento) o, se c'è, alla tradizionale mensa aziendale (35,8 per cento) mentre al fast food ci va appena il 2,7 per cento contro l'1,6 per cento dei ristoranti etnici.

La pausa pranzo sul lavoro è anche il risultato - afferma la Coldiretti - di una maggiore attenzione alla dieta, come conferma il boom delle insalate pronte il cui consumo è triplicato negli ultimi dieci anni. Le verdure pronte per l'uso sono acquistate da un italiano su due per una spesa complessiva che ha raggiunto - sottolinea la Coldiretti - i 700 milioni di euro all'anno e una quantità complessiva di oltre 90 milioni di chili. Con un chilo e mezzo per persona di verdure già pronte acquistate all'anno, si tratta del comparto più dinamico dell'agroalimentare tradizionale favorito - sostiene la Coldiretti - dal bisogno crescente dei cittadini di non rinunciare a cibi salutari.

La sconfitta del fast food a vantaggio di una alimentazione più tradizionale in mensa, al ristorante o portata da casa è confermata anche dal recente sondaggio Coldiretti/Swg secondo il quale una maggioranza assoluta del 54 per cento degli italiani preferisce acquistare prodotti alimentari locali e artigianali che battono nettamente le grandi marche, le quali si fermano al 12 per cento. Secondo l'indagine - conclude la Coldiretti - per il 29 per cento degli italiani la scelta tra le due tipologie di prodotto dipende dalla qualità mentre per il 5 per cento dal prezzo.



Pietro Antonio Migliaccio, Corriere della Sera ha scritto: 
Pietro Antonio Migliaccio contesta i suggerimenti del ministro Rotondi

Il nutrizionista:
«Mai saltare il pranzo»

«Gli italiani non fanno una colazione abbondante: è indispensabile che mangino a mezzogiorno»

ROMA - Saltare il pranzo fa male. La pausa è importantissima e non bisogna evitarla, non solo perché si andrebbe incontro a un calo di zuccheri che di fatto ridurrebbe l'efficienza sul lavoro, ma anche perché serve a staccare un attimo la spina. A dirlo è il nutrizionista Pietro Antonio Migliaccio in un commento al suggerimento di Gianfranco Rotondi, ministro per l'attuazione del programma di governo, di eliminare la pausa pranzo come ha fatto lui.

PER GLI ITALIANI E' INDISPENSABILE - «Bisogna sempre mettere al centro la persona e non solo la produttività», dice Migliaccio, inoltre noi italiani culturalmente e geneticamente abbiamo bisogno della pausa pranzo, a differenza di altri popoli come gli anglosassoni dove si fa un'abbondantissima colazione e quindi la pausa pranzo diviene meno importante. Ma per noi non può essere così. Si può anche fare un pranzo scarso, continua, un panino o un secondo di pesce e carne, ci si può anche portare il pranzo da casa, ma mai saltarlo, «si rischia di arrivare a sera con un calo energetico che può portare a calo dell'attenzione, dell'efficienza, e a rischio errori sul lavoro».



Andrea Visconti, L'Espresso ha scritto: 
Pausa pranzo con botulino

JOCELYN WILDENSTEIN
ImageLeggo che Gianfranco Rotondi (leggi sopra) è critico della pausa pranzo in quanto interferisce proprio con la parte più produttiva della giornata. In particolare il ministro cita l’esperienza di altri paesi compresi gli Stati Uniti. Dice che negli Usa la pausa pranzo non è prevista dalla legge federale mentre è regolamentata dai singoli stati.

La cosa mi incuriosisce e vado su Internet per saperne di più. Il ministro ha ragione. New York State per esempio è uno di diciannove stati americani dove per legge si ha diritto a trenta minuti di lunch break per ogni turno di almeno sei ore. Ma quello che Rotondi non sa è che a New York la produttività della pausa pranzo non si esprime necessariamente dietro alla scrivania.
news-graphics-2007-_637659a

HILLARY CLINTON
ImageDue furbissimi chirughi plastici per esempio hanno creato un florido business al botulino proprio durante la pausa pranzo. A pochi passi dai grandi magazzini Bloomingdale’s hanno creato Smoothmed, un centro estetico per far scomparire le rughe con iniezioni di botulino. Non ci vuole appuntamento. Chiunque può suonare il campanello al 111 East 59th Street e in meno di mezz’ora usicre con una bella pelle fresca. L’ora in cui Smoothmed è più frequentato è proprio la pausa pranzo. Uno yogurt di corsa, una scarica di botulino in fronte e poi subito di ritorno in ufficio. Ecco la leggendaria produttività americana!

 





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