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San Mauro a Signa (FI). Parroco accusato di abusi.
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Venerdì, 27 Giugno : 2008 Corriere fiorentino


E' la terza notizia in pochi giorni (dopo il caso di Varese e quello di Castel Ritaldi) di prete denunciato per pedofilia protetto dall'anonimato.

Ora che il prete è stato denunciato alla magistratura un alto prelato interviene in quella che il corriere chiama una "mediazione". O un tentativo di impedire di inguiare penalmente il prete?

Sacerdote accusato di molestie
 Image
Prime confessioni dei ragazzi


Al tempo dei fatti il ragazzo era minorenne ma la vicenda emerge adesso con la denuncia del padre. Nessuno ancora si è rivolto alla magistratura. Sacerdote rimosso dall'incarico

Un altro sacerdote che molesta un ragazzino. La storia, emersa come spesso accade a distanza di molti anni, è di un paesino di duemila anime in provincia di Firenze. La notizia è stata riportata questa mattina dal quotidiano Il Firenze.

LA "DENUNCIA" DEL PADRE. Tutto parte dal padre di un ragazzo che quasi casualmente è venuto a sapere delle molestie subite dal figlio tra l'inizio degli anni Novanta e il 2001. Epoca in cui il giovane era ancora minorenne. A questo punto il padre-coraggio ha contattato altri genitori per denunciare i fatti alla magistratura.

PROCESSO CANONICO. Per ora l'unico processo in corso è quello canonico. Il sacerdote è stato rimosso dall'incarico, formalmente per motivi di salute e per la stanchezza dovuta a «un anno pastorale molto intenso». Ora si trova in un convento dove si è ritirato per ordini superiori.

LA MEDIAZIONE. Pare che in questa ennesima storia di abusi sessuali all'interno della Curia fiorentina sia intervenuto un alto ministro di culto. Quest'ultimo infatti di recente avrebbe visitato il paesino di sorpresa e incontrato gli accusatori.

CONFESSIONI. Alcuni ragazzi hanno trovato il coraggio di raccontare le molestie subite. Inizialmente il sacerdote era molto ben visto anche dalle famiglie. Appariva come il prete moderno che stava bene coi giovani. «Tu dormi con me. All'ora di andare a letto m'infilai il pigiama, lui invece entrò sotto le lenzuola completamente nudo. Mi abbracciò e mi chiese di essere abbracciato. Io mi ritrassi e il giorno dopo chiesi di cambiare stanza». È la testimonianza di uno dei ragazzi che andava in gita col parroco. Sembra gli piacesse dormire con loro e anche giocare con l'acqua. «Un giorno dopo pranzo ci bagnammo coi gavettoni. Con il pretesto di non stare bagnati, altrimenti ci saremmo ammalati, impose a tutti di toglierci gli indumenti». A volte aveva scatti d'ira e riusciva ad avere un forte controllo sui ragazzi: «Riusciva a far piangere una ragazzina semplicemente dicendole: Piangi».

 



 
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Svelata l'identità del prete. E' don Roberto Berti, 52 anni, ex parroco di San mauro a Signa.

L'inchiesta de Il Firenze" del 27 e 28 giugno 2008

Da Il Firenze di oggi, venerdì 27 giugno 2008

Pag. 1

Il caso. Processo canonico per un sacerdote sospettato di aver approfittato di alcuni adolescenti
«Molestie sui ragazzini»
la Chiesa rimuove il prete

A denunciare quanto accaduto alla Curia un genitore. La testimonianza choc di una vittima: «Era nel letto nudo, mi abbracciò e mi chiese di fare altrettanto»


Da don Cantini ai festini hard,
ecco gli ultimi scandali. P.18-19

Pag. 18

Il caso. Nuove ombre sulla Curia fiorentina: la condotta di un parroco finisce sotto processo canonico
sacerdote accusato di molestie

La chiesa lo rimuove dall'incarico

La denuncia è partita dal padre di un ragazzo.
ma non si è rivolto alla magistratura

■ Motivi di salute, un forte esaurimento nervoso, la stanchezza per un anno pastorale molto intenso. Così è stato raccontato ai fedeli. Ma dietro alla rimozione di un sacerdote dalla parrocchia di una piccola frazione della provincia di Firenze, ci sarebbe ben altro: un processo ecclesiastico, cominciato dopo che alcune famiglie hanno puntato il dito verso il prete, accusandolo di aver abusato dei loro figli, minorenni all’epoca dei fatti. Nuove ombre sulla Curia fiorentina, a pochi mesi di distanza dallo scandalo don Cantini. Anche stavolta, quei ragazzini di allora, oggi sono diventati adulti. E soltanto adesso hanno trovato il coraggio di confessare quanto avrebbero subìto.

LE MOLESTIEIE IN ESAME, infatti, sarebbero collocate tra l’inizio degli anni Novanta - quando il parroco, adesso poco più che cinquantenne, era stato appena ordinato - e la fine del 2001, periodo in cui venne trasferito ad un’altra chiesa, dove è rimasto fino a poche settimane fa.

A far conoscere il caso direttamente ai vertici locali della Diocesi sarebbe stato un genitore, venuto “casualmente” a sapere di quanto suo figlio avrebbe patito. Il padre-coraggio ha anche cercato (e in parte trovato) il sostegno di altre famiglie del paese, per denunciare i fatti alla magistratura. Denuncia che però non è stata formalizzata. Forse per la paura del giudizio altrui, che ha sempre accompagnato la vicenda da quasi vent’anni a questa parte, o forse per la mediazione di un alto Ministro di culto, avvenuta durante un recente blitz nel piccolo centro, duemila anime, dove si sarebbero verificati gli abusi.

L’arrivo del porporato nei giorni della processione annuale, meno di un mese fa, ha colto tutti di sorpresa, spiazzato perfino gli stessi adepti, che altrimenti avrebbero preparato una diversa accoglienza. Fra l’altro in paese si sussurra che quella del rappresentante partito improvvisamente da Piazza San Giovanni non sarebbe stata una semplice visita, ma una vera e propria missione per risolvere una questione in ebollizione. Nonostante l’epicentro dello scandalo disti pochi chilometri dal capoluogo, si sarebbe fermato addirittura a dormire nell’abitazione dell’attuale parroco e avrebbe incontrato anche gli “accusatori”.

Prima di quella visita, inoltre, alcuni di questi “ex adolescenti”, oggi poco più che ventenni, sarebbero stati “convocati” in parrocchia. Probabilmente si è trattato di un vertice per valutare l’entità del problema, anche se sul contenuto del confronto è calata quella cortina fatta di imbarazzi e mezze ammissioni che spesso accompagna casi come questo. In paese circolavano infatti tante voci, in parte sopite dopo il suo primo allontanamento, ma che sono tornate alla ribalta in seguito alla “rimozione” del sacerdote dal suo incarico.

Molte le allusioni a strane condotte del parroco, al suo atteggiamento con i maschietti, alla sua influenza su alcuni ragazzi, ai suoi rapporti con certe famiglie: prima ottimi, poi, irrimediabilmente compromessi. Il prelato si è ritirato in un convento, su ordine della Curia. Protetto, in attesa di giudizio.


Della faccenda si sarebbe occupato un alto Ministro di culto, arrivato a sorpresa nella piccola frazione.

 



 
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Da Il Firenze del 27 giugno 2008, pag. 19

Pag. 19
Il racconto. Aveva quattordici anni ed era in gita con gli altri adolescenti della parrocchia


"Nudo nel letto mi abbracciava". Confessione choc di una vittima

«Mi ritrassi e gli dissi: ho sonno. Il giorno dopo gli chiesi di cambiare stanza»

Stefano Brogioni


«Arrivammo all'albergo in Val di Fassa e quando fu il momento di assegnare le camere mi disse: tu dormi con me. Allora di andare a letto mi nfilai il pigiama, lui invece entrò sotto le lenzuola completamente nudo. Mi abbracciò e mi chiese di essere abbracciato, ma io mi ritrassi. Gli dissi: “Ho sonno”. E non andò avanti. Il giorno dopo gli chiesi di cambiare camera, gli feci notare che non mi sentivo a mio agio con lui».

E' IL 1991, ed in un matrimoniale, assieme al parroco, c'è un ragazzino di 14 anni. E' passato tanto tempo ma il ricordo di quel momento, nella testa di questo 14enne, è ancora vivo. «Allora non mi resi conto che ciò che mi era stato fatto era molto grave. Adesso sì». Lui ha frequentato la parrocchia finoal raggiungimento della maggiore età. Partecipando al catechismo, al trekking, alle gite parrocchiali d'estate. Tutte occasioni in cui le famiglie del paese affidavano i loro figli al parroco. Ma sarebbero state proprio queste le situazioni “preferite” dal sacerdote per allungare le mani. Oltre a tanti comportamenti insoliti. «Ricordo la prassi della doccia. Con la scusa che eravamo molti, ce la faceva fare tutti insieme. Lui era sempre nudo, e noi ragazzini, in fila, nudi pure noi, aspettavamo che ci spruzzasse l'acqua addosso. Ogni occasione era buona per spogliarsi: sempre durante le gite in montagna, finì che un giorno, dopo pranzo, ci bagnammo con i gavettoni. Con il pretesto di non stare bagnati, altrimenti ci saremmo ammalati, impose a tutti quanti di to-glierci gli indumenti».

Una personalità forte, che faceva presa su molti giovani. «All'inizio anche sui genitori, che lo vedevano come il parroco moderno, estroverso, che stava bene con i ragazzi. In effetti parlava molto con noi, i discorsi cadevano anche sul sesso. Ricordo che aveva un forte controllo nei nostri confronti: riusciva a far piangere una ragazzina semplicemente dicendole: piangi!, oppure aveva scatti d'ira violenti, talvolta era perfino manesco, soprattutto con i più ribelli».

Il dato
Dal 1990 al 2001 in quella chiesa
■ ■ Il parroco è rimasto nella piccola frazione nella quale vengono denunciate le molestie per più di dieci anni. Alla fine del 2001 venne trasferito in un'altra frazione, sempre della provincia di Firenze.


La chiave
1 I viaggi in montagna
■ ■ Ogni estate, durante la sua permanenza nel piccolo centro, il parroco organizzava viaggi in montagna. In alcune occasioni anche gite più intime, con due-tre ragazzi, per fare trekking.


2 Con lui in camera
■ ■ In albergo o in tenda, il sacerdote dormiva sempre assieme a qualcuno dei suoi ragazzi. «Entrò nel letto nudo, mi abbracciò e mi chiese di fare altrettanto. Il giorno dopo chiesi di cambiare stanza», racconta un "ex ragazzino" di allora.

3 La fiducia delle famiglie
■ ■ Le famiglie del paese vedevano di buon occhio il parroco: alla sua prima assegnazione, amava mescolarsi con i ragazzi e parlare molto con loro. Con il passare degli anni, però, sono cominciate le prime voci.

I precedenti. Le accuse della Regina della Pace, le rivelazioni choc sui festini: gli ultimi scandali

Don Cantini e Maniago una bufera dietro l'altra

Da Don Cantini ai festini hard di monsignor Maniago.
Uno scandalo dopo l'altro, che ha investito la Curia fiorentina.

È il settembre del 2007, e due quotidiani nazionali, La Stampa e il Corriere della Sera, escono con una rivelazione choc: c'è
un testimone che accusa il vescovo ausiliario di aver partecipato a incontro hard, forse sul litorale toscano. Chiesa e Proura
sono uno di fronte all'altro. In molti gridano alla gogna mediatica, i magistrati provano a raccogliere i pezzi dell'indagine, «gravemente compromessa dalle rivelazioni», come sottolineò l'allora capo della procura, Ubaldo Nannucci. Nel calderone finisce di tutto: gestione scorretta del patrimonio della parrocchia, Maniago che conoscerebbe il “vizietto” di don Cantini e passa oltre. Prima del grande accusatore di Maniago sono arrivate le lettere degli “ex ragazzi” di Santa Regina della Pace. Aprile, Pasqua. Le accuse, come macigni in uno stagno di silenzi e mezze certezze, sono da brividi: abusi sessuali sui minori, plagio, coercizione. Alla bufera, ma soltanto dopo, il cardinale Antonelli rispose così: «Nell'estate del 2005 mi è pervenuto un dossier di lettere firmate, con accuse di gravi delitti nei confronti di don Lelio. Dopo ponderata valutazione, ho deciso un primo intervento. Ho chiesto e ottenuto la rinuncia scritta all'ufficio di parroco, permettendo a don Lelio di andare ad abitare in una casa isolata a Mucciano nel Mugello, senza alcun incarico pastorale. Essendo don Lelio ultraottantenne e malato ed essendo i fatti a lui contestati ormai lontani nel tempo e giuridicamente prescritti, ritenevo che questo primo provvedimento, almeno provvisoriamente, avrebbe potuto bastare. Dopo qualche mese mi sono reso conto che bisognava affrettare altri provvedimenti. Alcuni degli accusatori mi sono venuti a trovare e altri li ho chiamati io stesso. Ho costatato la loro sofferenza che si era riacutizzata dopo tanti anni».■

 



 
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Da Il Firenze di oggi 28 giugno 2008

Pag. 1

Il caso. Il processo canonico è cominciato dopo il racconto di un 22enne alla sua compagna
Confessione alla fidanzata
«Il prete ha abusato di me»

Otto anni dopo la vittima ha avuto il coraggio di parlare.
Blitz di Antonelli in paese: «Incontrò gli accusatori». P.18

Pag. 18

Il caso. Il cardinale arrivò a sorpresa nella frazione quando le voci sulle molestie si facevano più insistenti
Antonelli nel paese degli abusi
"Ha incontrato gli accusatori"

Tutto è partito dalla fidanzata di un 22enne: ha raccontato ai genitori la verità di loro figlio

Stefano Brogioni



A 22 anni si è liberato del peso che teneva dentro sfogandosi con la sua ragazza. E la fidanzata, sconvolta da quella verità
così pesante, non ha potuto fare a meno di avvisare i genitori di lui. È grazie alla maturità di una ventenne che è stato avviato un procedimento canonico nei confronti dell’ex sacerdote della Ginestra, nel comune di Lastra a Signa. All'epoca dei fatti, il ragazzo aveva 14 anni.


Il parroco, don Roberto Berti, che ha lasciato il paesino nel 2001, è sotto processo canonico ed è stato “congelato”, anche se ufficialmente, durante l’ultima messa officiata a San Mauro a Signa lo scorso primo giugno, ha fatto sapere ai fedeli di «andare a curarsi». Di sicuro, per il prelato, 52 anni, è stato un periodo davvero stressante, quello strani abitudini con i ragazzi si rincorrevano e si moltiplicavano, ora i discorsi cominciano a rimbalzare anche nella frazione abbandonata poche settimane fa. Insomma due paesi s’interrogano, allibiti ma non stupiti.Perché se sotto il vecchio altare dal quale aveva predicato per più di dieci anni le voci sulle suestrani abitudini con i ragazzi si rincorrevano e si moltiplicavano, ora i discorsi cominciano a rimbalzare anche nella frazione abbandonata poche settimane fa. Insomma due paesi s’interrogano, allibiti ma non stupiti.

Perché qualcuno sapeva. Sarebbero infatti almeno cinque le vittime che avrebbero avuto il coraggio di uscire allo scoperto,
di riferire ai vertici della Diocesi quanto patito. Poi la Curia ha promesso provvedimenti nei confronti del sacerdote sotto accusa, confidando al tempo stesso nella riservatezza delle famiglie coinvolte. «Meglio non fare scandalo». Per questo tutti avrebbero assecondato il volere dei vertici ecclesiastici, che si sono subiti impegnati per rimediare ad eventuali soprusi. A correre in paese, nei giorni caldi, fu addirittura il cardinale Antonelli. Durante il blitz, si sussurra che abbia incontrato gli “accusatori”. Successivamente Antonelli ha incontrato il sacerdote incriminato. E il prete si è fatto da parte, accettando «prontamente di interrompere ogni servizio pastorale», precisa la Curia. Adesso però chi ha denunciato abusi all'autorità ecclesiastica potrebbe essere convocato in Procura. Il reato ipotizzato, anche se datato, non è prescritto




 Sporco sotto il tappeto
Marco Accorti Circolo UAAR Firenze

All'insegna del promuovere per rimuovere il Cardinale Antonelli va a Roma, l'aggiunto Maniago sta facendo le valige, mentre Don Cantini si gode la pensione nel residence curiale del viale Michelangelo. Dunque ai piani alti si sta facendo pulizia, ma questa nuova denuncia di abuso sui minori svela quanto sudicio ci sia ancora sotto il tappeto della Curia fiorentina. Si prova disgusto e si inorridisce di fronte a misfatti come la pedofilia ed il genocidio, ma che dire quando di
questi delitti si macchiano non dei depravati qualunque ma degli uomini di Chiesa? E gli abusi di Don Cantini non sono certo meno efferati di quelli di padre Seromba. Chi è costui? E' un prete ruandese che sotto il nome di Don Atanasio è stato al servizio nella parrocchia di San Mauro a Signa e viceparroco a Montughi e accusato di crimini contro l'umanità per aver partecipato al genocidio dei Tutsi. Cosa c'entra con quest'ultimo caso? La soluzione è nella risposta a questa domanda:
com'è riuscito ad arrivare nel '97 in Italia e diventare viceparroco? Mettendo il sudicio sotto il tappeto del silenzio. Come
per Don Cantini. Se il Ruanda è lontano i nostri bimbi sono qui, nelle nostre case, vigiliamo.


"Comportamenti riprovevoli"
Lo dice la Curia
■ ■ Un'inchiesta aperta per «comportamenti riprovevoli di un sacerdote fiorentino in ambito sessuale risalenti agli anni novanta». Così la Curia ha confermato l'esistenza dell'inchiesta nei confronti del parroco. Nella nota la diocesi precisa anche
che il sacerdote «sotto inchiesta» ha accettato prontamente di «interrompere ogni servizio pastorale». L'addio del sacerdote, comparso anche su alcuni quotidiani, era stato motivato da motivi di salute. Ma non era mai stato comunicato dell'avvio del procedimento ecclesiastico nei suoi confronti. Attualmente il parroco si troverebbe in un convento,
in attesa di giudizio.

 



 
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http://www.metropoliweb.it/indexok.php?Archivio=578&Layout=1

San Mauro:
 Image
don Roberto "si prende una pausa"


Don Roberto Berti in uno dei suoi tipici atteggiamenti

Che quella appena passata non fosse una domenica come le altre si era capito subito. Don Roberto Berti, infatti, reduce da un anno pastorale particolarmente stancante e dopo aver parlato con il cardinale, si è preso un periodo di riposo. Tornerà quando la situazione si sarà stabilizzata. (L'articolo completo su Metropoli Piana in edicola dal 6 giugno)

 



 
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Da Il Firenze di oggi 30 giugno 2008

Pag. 1

Il caso.

Ancora ombre sulla condotta dell'ex sacerdote di Ginestra e San Mauro a Signa

Prete rimosso, nuovi dubbi
due paesi ora s'interrogano


Un ragazzino in lacrime dopo la notte passata in tenda assieme al parroco: volle essere riaccompagnato a casa.

Sospetti su un matrimonio “scoppiato” tra due giovani
coniugi: «La Curia sapeva tutto e non ha fatto nulla».


Pag.18

Il caso.

La frazione signese si è spaccata: c'è chi discute sulla condotta del sacerdote sott'inchiesta

Bambini in lacrime e separazioni
nuove ombre anche a San Mauro


Nudi nei sacchi a pelo «per scaldarsi in montagna». Ma un adolescente scappò

Stefano Brogioni


Un matrimonio tra una giovane coppia finito dopo pochi mesi, bambini in lacrime durante le gite in montagna, l'abitudine di dormire nudo nel sacco a pelo assieme ai ragazzini.

Ancora ombre sulla condotta di don Roberto Berti, il parroco finito sott'inchiesta ecclesiastica per presunti abusi su minori. Il procedimento aperto nei suoi confronti ha in parte rotto quel muro di omertà e tabù che sembra aver accompagnato le abitudini del sacerdote per quasi vent'anni. E le voci, i dubbi, le accuse serpeggiano anche a San Mauro a Signa, il paese della Piana abbandonato poche settimane fa, ufficialmente per motivi di salute. Un paese spaccato, diviso tra chi difende a spada tratta il parroco 52enne e chi invece, forte delle testimonianze di presunte vittime di abusi, può affermare: «Io l'avevo detto».

Si raccontano fatti grotteschi, nella piccola frazione signese. Che però combaciano alla perfezione con l'immagine lasciata alla Ginestra, dove è rimasto fino al 2001. Emerge il suo carattere autoritario, ad esempio, che lo avrebbe portato anche allo scontro con alcuni fedeli. C'è stato un periodo in cui alla Messa presenziavano anche i carabinieri.

Alla base dei veleni, l'amicizia del sacerdote nei confronti del marito di una giovane coppia. Quella stessa coppia, dopo pochi mesi di matrimonio, si è separata.

A San Mauro a Signa don Roberto “importò” l'abitudine delle gite in montagna con giovani, ma pare anche quella di dormire nudo nei sacchi a pelo, assieme ai ragazzini. Atteggiamento motivato dal fatto che «nel freddo dell'altura i corpi nudi si scaldano di più», ma probabilmente non gradito a un adolescente che, al risveglio la mattina successiva, in lacrime, volle a tutti i costi abbandonare la vacanza.

La Curia è stata informata di tutto ciò che è successo a San Mauro, ma non ha mai fatto nulla», accusa un fedele che vuole restare anonimo.

Episodi simili si sarebbero ripetuti per anni anche quando Berti era alla Ginestra. Soprattutto nelle gite più intime, quando cioè partivano con lui, sul furgone, quattro-cinque ragazzini. Lui dormiva sempre assieme a uno di loro nella sua canadese, mentre gli altri venivano sistemati nella tenda più grande.

Racconti che le vittime saranno chiamati a rendere durante il processo canonico che si celebrerà non si sa quando. Ma forse si muoverà anche la magistratura.

 



 
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Sabato, 6 Settembre : 2008   http://lanazione.ilsole24ore.com/fi...arrocchia.shtml

MOLESTIE A MINORI
Sacerdote fiorentino lascia parrocchia
Da giugno si è ritirato in un convento


La decisione è arrivata pochi giorni fa nella piccola parrocchia alle porte di Firenze dove il religioso ha celebrato messa fino a giugno. 50enne, al terzo incarico pastorale, l'uomo resterà per il momento in un convento nel Nord Italia. Restano intanto tutte da verificare le accuse sporte dai genitori di un ragazzo (agli inizi degli anni '90 14enne oggi 30enne), secondo le quali il parroco avrebbe avuto comportamenti ambigui nei confronti degli adolescenti durante alcune gite in montagna
 
 Firenze, 6 settembre 2008 - Si è dimesso dall’incarico di parroco il sacerdote fiorentino accusato di molestie ai danni di minori. L’annuncio è arrivato pochi giorni fa, nella piccola parrocchia alle porte di Firenze dove il religioso ha celebrato messa fino allo scorso giugno. Il sostituto, nominato amministratore parrocchiale a tempo indeterminato, ha comunicato ai fedeli la decisione del suo predecessore, a sua volta annunciata con una lettera ufficiale al vescovo di Firenze. Nessun elemento in più sulla delicata vicenda, probabilmente solo la scelta condivisa di tenere il parroco (che non ha comunque abbandonato gli abiti sacri) lontano dai suoi accusatori.

 

Così il sacerdote, cinquant’anni, al terzo incarico pastorale, resterà per il momento in un convento del Nord Italia, dove si è trasferito da giugno, pochi giorni prima che esplodesse lo scandalo. Restano intanto tutte da verificare le accuse, per le quali la Curia fiorentina ha aperto un’inchiesta ecclesiastica. I fatti in questione sarebbero accaduti agli inizi degli anni ’90, in una frazione della provincia fiorentina, diversa da quella nella quale il parroco ha operato fino a giugno. Sarebbero stati i genitori di un ragazzo allora quattordicenne e oggi sulla trentina, sollecitati dalla fidanzata di lui, a raccogliere la testimonianza del figlio e quindi a esporla ai vertici della Diocesi. L’allora minorenne avrebbe fatto riferimento non a specifici atti sessuali, ma ad atteggiamenti estremamente ambigui del sacerdote, registrati nel corso di alcune gite parrocchiali in montagna. In particolare, e sempre stando al racconto, il religioso avrebbe avuto l’abitudine di far spogliare i ragazzi e sollecitarli a fare il bagno tutti insieme senza costume, né biancheria intima.

 

In un caso poi, il figlio dell’uomo che ha denunciato i fatti sarebbe stato invitato a dormire insieme al parroco, vedendolo poi entrare nudo nel letto. Vicende rimaste comunque avvolte per anni nel più assoluto silenzio, anche quando, nel 2001, il sacerdote è stato trasferito nella parrocchia di un Comune vicino. E qui, il tempo ha continuato a trascorrere tranquillamente, con la sola eccezione di qualche critica per il carattere un po’provocatore del sacerdote. Infine, a giugno, l’annuncio di una partenza improvvisa, spiegata dall’altare ai fedeli con la necessità di prendersi un lungo periodo di riposo "per superare un anno di grande stress e un momento di smarrimento e depressione". Un gesto accolto con stupore, visto oltretutto che nelle settimane successive il paese sarebbe stato protagonista di alcuni festeggiamenti tradizionali che richiedevano la presenza del parroco. Ancora una volta comunque, nessun sospetto è stato sollevato. Fino a quando le accuse non sono diventate pubbliche.

Lisa Ciardi

 



 
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  Martedì, 24 Novembre 2009    Dal sito Bambini Coraggiosi
http://espresso.repubblica.it/detta...l-prete/2114397

Cacciato il prete


Maria Cristina Carratù


Molestie sessuali e psicologiche su minori. Ancora un caso di pedofilia nella Chiesa, ancora bambini e ragazzi vittime di preti che abusano di loro approfittando di un rapporto fiduciario con le loro famiglie. E´ il caso di don Roberto Berti, ex parroco di Ginestra Fiorentina e poi di San Mauro a Signa che per aver molestato almeno 5 ragazzi minorenni negli anni ´90 è stato appena condannato dalla Congregazione per la dottrina della fede a otto anni di residenza obbligata in regime di vigilanza, in una struttura fuori dalla diocesi, in quello che viene definito «percorso spirituale e terapeutico». Non però alla riduzione allo stato laicale: don Berti, infatti, resta sacerdote, anche se escluso, per il periodo della «quarantena», da ogni attività pastorale. La sentenza è stata affissa alla porta della chiesa di San Mauro a Signa, per volontà dell´arcivescovo Giuseppe Betori, che in una lettera all´attuale parroco don James Savarirajan ha detto che «nel ripensare con dolore e amarezza alle grandi sofferenze che questa triste vicenda ha causato», ribadisce la sua «vicinanza a quanti ne hanno subito le penose conseguenze», e «rinnova l´impegno affinché simili episodi non accadano mai più». Betori chiede inoltre «a tutti sensibilità, vicinanza a quanti hanno sofferto e soffrono, cristiano perdono e preghiera per tutti». Alla sentenza tutta canonica della Congregazione non se ne accompagna una penale perché, a quanto risulta, nessuna delle vittime ha presentato querela. E il motivo è quello ricorrente in queste vicende: la raccomandazione delle gerarchie di «non suscitare scandalo» rispettata fino in fondo dalle famiglie, di solito molto osservanti, dei ragazzi abusati. La vicenda di don Berti, 52 anni, alla Ginestra dagli anni ´90 al 2001 e a San Mauro dal 2001 al 2008, parte dalla disperata confessione, fatta da un ragazzo di 22 anni alla sua fidanzata, di quanto era stato costretto a subire 8 anni prima, a soli 14 anni, dall´allora parroco della Ginestra. E dalla immediata decisione di lei, sconvolta, di avvertire i genitori di lui. Parte una breve indagine di paese e si scopre che i ragazzi abusati da don Berti sarebbero almeno cinque, tutti nati fra il ´77 e l´86, e che le voci sul comportamento del parroco si rincorrevano da tempo. Del caso viene investita la Curia, e l´allora arcivescovo Ennio Antonelli decide di recarsi di persona a San Mauro, promettendo immediati provvedimenti, ma chiedendo anche riservatezza alle famiglie. Antonelli incontra il sacerdote, che accetta di farsi da parte. E così è stato. Niente denunce e rapidità delle sanzioni. Anche se, mentre già il 6 giugno 2008 don Berti annuncia in chiesa che si sarebbe preso un periodo di riposo «causa stress», il 25 dello stesso mese, in Duomo, gli è consentito di celebrare insieme a molti altri sacerdoti i 25 anni di sacerdozio. Solo il 27 un comunicato della Curia annuncia la sua rimozione per «comportamenti riprovevoli in ambito sessuale».


(11 novembre 2009)


http://illibertinortodosso.wordpres...-ecclesiastico/

Foro ecclesiastico


By Libertino Ortodosso

Sul Corriere on line di oggi 11 novembre appare un articolo che riporta un provvedimento dell’arcivescovo di Firenze che si sarebbe potuto leggere, cambiato ciò che è necessario, fino almeno a metà Ottocento, e anche qualche anno più in là, a seconda del luogo d’Italia in cui si avesse avuto la fortuna di vivere. Leggiamo: “ritengo doveroso rendere noto alla comunità parrocchiale interessata che don Roberto Berti, a seguito di processo canonico penale amministrativo, è stato riconosciuto colpevole di molestie sessuali e psicologiche su minori e, in ottemperanza a indicazioni della Congregazione per la dottrina della fede, ho emesso e notificato una sentenza che prevede per il sacerdote la residenza obbligata, in regime di vigilanza, in una struttura fuori dalla diocesi di Firenze per un percorso di recupero spirituale e psicoterapeutico”. La durata di ciò che con agile eufemismo viene chiamato “programma di recupero” è fissata in otto anni. La sentenza è affissa alla bacheca, certo luogo più moderno rispetto alle antiche porte, della chiesa in cui il sacerdote era stato parroco.

Converrà ricordare a cosa corrisponde questa procedura. Si tratta di un atto che proviene dal cosiddetto “Foro ecclesiastico”, l’istituto in cui si realizza la riserva di giurisdizione, la competenza a giudicare di alcune materie (questioni matrimoniali, beneficiali o relative, come in questo caso, a sacerdoti) in capo all’ autorità ecclesiastica. Nella mia sciocca presunzione pensavo che all’Italia si fosse estesa la disciplina universalistica della giurisdizione statuale, almeno in materia penale. Credevo addirittura di ricordare che le sabaude leggi Siccardi del 1850 avessero abolito il privilegio della gerarchia cattolica di emettere sentenze di quel tipo. Invece don Berti è a residenza obbligata per ordine dell’arcivescovo. E se le parole conservano il senso in cui sono abitualmente usate, “obbligato” significa non volontario; quindi ci si può chiedere se un provvedimento di questo tipo, in vigenza di un sistema che riserva la giurisdizione penale allo Stato, realizzi un qualche reato, magari di una certa gravità. Esistono nel nostro allegro paese una o più carceri ecclesiastiche? Corredate magari di psicologi, esperti di strategie di recupero? Quanti sono gli obbligati? Chi sta alla sacra uscita per controllare che i peccatori non escano? Il nostro vigile arcivescovo ci fa anche sapere che “al termine degli otto anni la Congregazione per la dottrina della fede riesaminerà la situazione, valutando se il cammino di rigenerazione spirituale e psicologica avrà ottenuto i risultati sperati”. E se così non fosse? Berti si vedrà solo rifiutata un’altra parrocchia o dovrà rimanere ad libitum nella pia cella? E in questo caso un organo della Santa Sede si pronuncerà davvero sulla libertà personale di un cittadino italiano? O forse, per evitare le seccature che certo verranno dai soliti laicisti, don Berti avrà firmato una carta secondo la quale si sottomette liberamente al soggiorno obbligato?

So bene che esiste nel Trattato Lateranense del 1929 un articolo 23 che riconosce piena efficacia giuridica, anche a tutti gli effetti civili alle sentenze ed ai provvedimenti “emanati da autorità ecclesiastiche ed ufficialmente comunicati alle autorità civili, circa persone ecclesiastiche o religiose e concernenti materie spirituali o disciplinari”. Già il testo è abbastanza chiaro nell’escludere materie non “spirituali o disciplinari”. Inoltre quando, nel 1984, si modificò il Concordato venne data all’articolo 23 un’interpretazione ancora più restrittiva. Dunque non può essere questa la base giuridica della vicenda. A meno che le autorità civili a cui fosse stata comunicata questa sentenza non abbiano dato il loro accordo, contro la legge e il diritto internazionale. Ma in questo caso la nostra magistratura, sempre attenta alle proprie competenze, lascerebbe davvero fare? Anche perchè occorrerebbe sapere molte cose: come e da chi è stata accertata la responsabilità di Berti? Qualche procura non ha esercitato l’azione penale, delegandola all’arcivescovo di Firenze? Oppure Berti è già stato giudicato, e con quale esito? O ancora siamo di fronte a una responsabilità penale ecclesiastica su fatti che non avrebbero rilevanza penale pubblica? E che si concludono sotto chiave in una privatissima e misteriosa “struttura” ? L’Italia avrebbe concesso alla Santa Sede di realizzare un formidabile colpo pubblicitario consentendole di punire da sola un delitto commesso da un cittadino italiano in Italia, delitto che avrebbe dovuto essere punito solo dallo Stato italiano? Tanto per dimostrare la ben nota inflessibilità ecclesiastica nei confronti di reati di questo tipo?

La cosa mi pare talmente enorme da non potere essere vera. Ci sarà certamente una spiegazione sensata per l’intera vicenda. Quindi, di sicuro, tutti i dubbi verranno sciolti e e ogni problema si chiarirà. O quasi. Resta infatti che, per ragioni nobilissime, per chiedere perdono alla comunità, per porre rimedio allo scandalo e alle sofferenze, per mille altre ottime ragioni, l’arcivescovo di Firenze ha fatto pubblicare (e un giornale non piccolissimo ha ripreso) un testo che lascia letteralmente sgomenti. Che ci fa ritrovare in redingote e parrucca senza che neppure ce ne accorgessimo. “Agnosco stylum Romanae Curiae “, diceva quel tale, certo un po’ eretico, nel momento supremo, proprio mentre riceveva il devoto coltello nella pancia. Oggi per eliminare i concorrenti, fosse anche ciò che resta dell’Italia laica, approfittando di un caso su cui nessuno oserà mettere bocca, non è certo più necessario agire in modo tanto brutale. Basta mettersi d’accordo con lo stato-vittima o con qualche suo zelante funzionario, trasformare uno o due conventi in prigione e metterci dentro il primo prete che ne ha combinata una più grossa del solito. Lo “stylum” è sempre lo stesso, efficiente e, possiamo dirlo?, sottilmente perverso.


http://blog.panorama.it/italia/2009...otto-la-tonaca/

domenica 22 novembre 2009

Preti pedofili: quando c’è il diavolo sotto la tonaca


Su Berti l’ex Sant’Uffizio non ha avuto dubbi: accusato di molestie sessuali nei confronti di cinque minorenni, il parroco è stato condannato a 8 anni di domicilio coatto a Trento, in una casa per il recupero di preti con problemi psichici, unito al divieto assoluto di svolgere attività pastorale.
Berti era stato sollevato il 6 giugno 2008 dalla guida della sua nuova parrocchia di San Mauro a Signa, a seguito di una denuncia per molestie sessuali. In base alle norme sulla tolleranza zero varate nel 2001 dal cardinale Ratzinger (allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede), il processo canonico a carico di Berti è stato affidato all’ex Sant’Uffizio. Per più di un anno non si è saputo ufficialmente nulla. Nel frattempo venivano ascoltati a Roma il prete fiorentino e i suoi accusatori: giovani nati tra il 1977 e il 1986 che hanno riferito di aver subito le attenzioni e le molestie del parroco di Ginestra tra il 1990 e il 2001.

Ma il silenzio e la riservatezza nella quale si è svolto il processo canonico a carico di Berti sono diventati un boomerang per la curia e per le stesse vittime delle molestie. Nelle due parrocchie della periferia fiorentina si è diffusa la voce che il prete era stato prosciolto e le accuse si erano rivelate infondate. Qualcuno ha anche cominciato a dubitare della buona fede degli accusatori. Impossibile persino ricorrere all’autorità giudiziaria perché, dal punto di vista penale, i reati di molestie contestati al sacerdote risultavano già prescritti.

Insomma, per qualche mese gli innocentisti hanno avuto buon gioco a sostenere che si era trattato di una bolla di sapone, mentre i colpevolisti sono finiti sotto accusa. Da qui è nata la richiesta dell’arcivescovo di Firenze di rendere pubblica la sentenza di condanna. Il nuovo parroco di Ginestra Fiorentina, James Savarirajan, domenica 8 novembre ha affisso in bacheca il pronunciamento della Congregazione per la dottrina della fede. Tuttavia, neanche questo gesto clamoroso è bastato a mettere fine alle polemiche: mentre i colpevolisti hanno diffuso la notizia ai giornali locali, gli amici di Berti hanno accusato la curia di aver creato “scandalo “ pubblicando la sentenza.

Ancora più pesante la situazione a Selva Candida, periferia nord di Roma, diocesi di Porto - Santa Rufina.
Il parroco della Natività di Maria Santissima, Ruggero Conti, 56 anni, è finito in carcere a Regina Coeli. Sette, secondo l’accusa, le giovani vittime dei presunti abusi sessuali compiuti dal sacerdote tra il 1998 e il marzo 2008. Per il pm, Francesco Scavo, gli adolescenti sarebbero stati indotti dal sacerdote a compiere o subire atti sessuali in cambio di denaro e capi di abbigliamento.

 



 
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