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Sabato, 31 Ottobre 2009: Accadde Oggi Anna Della Moretta, GdB
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Sanità Pandemia e vaccini
Il viceministro della Salute
Ferruccio Fazio
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«L’alto numero di persone che si sta ammalando in questi giorni ci fa dire, quasi con certezza, che si tratta della forma influenzale causata dal nuovo virus A/H1N1, perché l’arrivo della stagionale è previsto verso fine anno e, comunque, non è così contagiosa», ha detto il viceministro. Ed ha subito aggiunto, rassicurando: «Il virus dell’influenza A è dieci volte meno aggressivo dell’influenza stagionale, forse anche molto di meno, decine di volte meno mortale. Ma per ora i dati, seppur rassicuranti, sono insufficienti e bisognerà aspettare le prossime settimane quando A/H1N1 raggiungerà il suo picco per capire realmente cosa il mondo sta affrontando».
Per Fazio, la mortalità per l’influenza A/H1N1 è stata finora pari allo 0,03 per mille, contro il 2 per mille di quella stagionale. Per Bresciani, allo 0,3 per mille contro l’1 per mille della stagionale.
È evidente che la novità del virus ogni giorni riserva, appunto, notizie «nuove».
Vaccinazione per la «A» a Brescia
La vaccinazione antinfluenzale pandemica, gratuita e facoltativa, promossa dall’Asl contro il nuovo virus A-H1N1, da lunedì 2 novembre è offerta alle seguenti categorie: donne in gravidanza dopo il 1° trimestre di gestazione (per essere vaccinate, dovranno avere un certificato medico che attesta la settimana di gestazione); bambini nati pretermine di età compresa tra i 6 mesi ed i 24 mesi (nati tra il 31 ottobre 2007 e il 30 aprile 2009); bambini e ragazzi di età compresa tra i 6 mesi ed i 17 anni (nati tra il 31 ottobre 1992 e il 30 aprile 2009) appartenenti alle categorie a rischio o che presentino le medesime patologie previste dalle priorità regionali: malattie croniche dell’apparato respiratorio, dell’apparato cardiocircolatorio, dell’apparato uropoietico e degli organi emopoietici, stati di immunodepressione congeniti od acquisiti, diabete e malattie dismetaboliche, sindromi da malassorbimento intestinale, fibrosi cistica, patologie con importanti interventi chirurgici a breve termine, invalidi civili con invalidità superiore a 2/3.
Le vaccinazioni saranno effettuate esclusivamente nelle 35 sedi vaccinali dell’Asl che saranno aperte mattino e pomeriggio. A Brescia è possibile vaccinarsi nella sede del Distretto dell’Asl di via Duca degli Abruzzi 13 e non è necessaria la prenotazione.
Per informazioni sulle modalità di accesso alla vaccinazione può essere comunque contattato il numero verde: 800777346.
Gli interessati potranno anche rivolgersi al proprio medico di medicina generale, pediatra o ginecologo di fiducia, i quali provvederanno a segnalare le modalità di accesso e le disponibilità ambulatoriali vaccinali Asl.
Le fasi di prevenzione
Si chiude invece oggi la prima fase di vaccinazione nei confronti di medici, pediatri e operatori sanitari. «Si tratta della chiusura ufficiale anche se, evidentemente, se c’è qualcuno che ha intenzione di vaccinarsi e ancora non l’ha fatto si potrà provvedere», ha spiegato Francesco Vassallo, direttore sanitario dell’Asl. I vaccini finora inviati all’Asl dalla Regione - che a sua volta li ha ricevuti dal Ministero - sono stati 22mila.
La terza fase
Al momento l’Asl non ha ancora ricevuto comunicazioni su quando iniziare la terza fase di vaccinazioni contro il virus pandemico. Di certo si sa che nella prima fase, oltre al personale medico e socio-sanitario, non erano incluse alcune categorie di persone che svolgono attività di pubblico interesse (Vigili del Fuoco, forze di pubblica sicurezza e così via). È probabile, dunque, che anche per queste la possibilità di vaccinarsi inizi tra qualche settimana, al termine della seconda fase. Tra la popolazione generale, la priorità verrà data alle persone a rischio fino ai 27 anni, per poi proseguire con tutti coloro che, fino ai 65 anni di età, sono affetti da: malattie croniche a carico dell’apparato respiratorio, inclusa asma, displasia broncopolmonare, fibrosi cistica e BPCO; malattie dell’apparato cardiocircolatorio, comprese le cardiopatie congenite ed acquisite; diabete mellito e altre malattie metaboliche; malattie renali con insufficienza renale; malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie; neoplasie; gravi epatopatie e cirrosi epatica; malattie congenite ed acquisite che comportino carente produzione di anticorpi; immunosoppressione indotta da farmaci o da HIV; malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinale; patologie associate ad un aumentato rischio di aspirazione delle secrezioni respiratorie, ad esempio malattie neuromuscolari; obesità e gravi patologie concomitanti; condizione di familiare o di contatto stretto di soggetti ad alto rischio che, per controindicazioni temporanee o permanenti, non possono essere vaccinati. In base alla disponibilità di vaccino pandemico nel corso della campagna vaccinale potranno essere inserite nel programma anche altre categorie di soggetti.
Il virus non fa paura
Il 61,4% degli italiani non ha paura dell’influenza A, come emerge dall’indagine periodica del Monitor Biomedico del Censis, non sono intimoriti dai rischi della pandemia soprattutto gli uomini (68,1%), i laureati (74,4%), i residenti del Nord-Ovest (66%) e del Nord-Est (74,5%). Ad avere meno paura sono, inoltre, gli abitanti dei centri urbani più piccoli - fino a 10mila abitanti (61,9%) e tra 10mila e 30mila abitanti (64,4%) - e gli italiani più giovani (più del 65%).
Pronto soccorso, autostrada del virus
Vestire i bambini «a cipolla» per evitare che prendano troppo caldo di giorno o freddo la sera e fare attenzione agli sport in ambienti umidi come la piscina. Sono alcuni dei consigli che il vicepresidente della Società pediatrica italiana Gianni Bona rivolge alle mamme per difendere i loro figlioletti, sia i grandi sia i piccoli, dal rischio di contrarre l’influenza A. Tenendo conto che per il momento «l’influenza A» è un’epidemia quasi esclusivamente pediatrica, se si considera il numero di contagi da virus A/H1N1 nelle scuole (non i casi ospedalizzati).
«È perfettamente inutile, se non in casi molto gravi, che i piccoli vengano portati al pronto soccorso, vera e propria autostrada del virus», ha detto l’assessore regionale alla Sanità Luciano Bresciani.
Ed ha aggiunto: «Secondo le previsioni, in provincia di Brescia, per la pandemia ci attendiamo il ricovero di 283 persone in totale in terapia intensiva e di 23 che potrebbero aver bisogno dell’Ecmo, il tecno-polmone «salvavita». L’Ecmo è formato da una pompa che ha lo scopo di immettere in circolo il sangue che viene ossigenato artificialmente e da due cannule: una per prelevare il flusso venoso e una per restituirlo a livello arterioso.
Prevenzione, sì da 3 infermieri su 10
Infermieri e medici in accordo sulla scarsa adesione alla vaccinazione. Così come registrato tra i camici bianchi (30-40% di adesioni), anche tra gli infermieri solo il 30% dei 7490 iscritti al Collegio provinciale di Brescia ha scelto di vaccinarsi per prevenire l’influenza A.
«Gli infermieri- afferma la Vicepresidente Ermellina Zanetti- sono restii alla vaccinazione: nel 2008 si è vaccinato solo il 16% degli infermieri bresciani per la classica stagionale e quest’anno solo il 30% ha dato la propria adesione per la «nuova» influenza. I più lo reputano inutile poiché ritengono che attraverso il contatto con persone ammalate possano sviluppare difese sufficienti per non ammalarsi».
«Per evitare lo spopolamento degli ospedali e delle strutture sanitarie quando sarà maggiore la richiesta di cure e assistenza da parte dei cittadini il Collegio degli Infermieri, Assistenti sanitari e Vigilatrici di Infanzia di Brescia - afferma il Presidente Stefano Bazzana- ha ritenuto opportuno inviare ai propri iscritti un invito a riconsiderare l’opportunità della vaccinazione, in accordo anche con l'Ordine dei medici della nostra città che ha fatto lo stesso con i propri iscritti».














































