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Scandali nel mondo ecclesiale (Agg.to continuo)
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Scandali nel mondo ecclesiale (Agg.to continuo)
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Messaggio Scandali nel mondo ecclesiale (Agg.to continuo) 
 
Questa nuova discussione ha lo scopo di raccogliere notizie e documenti sui casi giudiziari che vedono coinvolti uomini di chiesa. Non solo abusi sessuali, quindi, ma anche inchieste di altro genere. Mi aspetto i vostri contributi. Come in tutti i rami della nostra società, esistono persone per bene e persone che non lo sono affatto. Gli scandali che recentemente hanno coinvolto la Chiesa non possono fare altro che aiutare a fare pulizia, facendo uscire allo scoperto personaggi che, nella migliore delle ipotesi, hanno male interpretato il senso della loro missione.


Giugno 2007 dal sito   lavocedellacampania.it

Cominciamo da monsignor Francesco Camaldo, controverso cerimoniere vaticano coinvolto nell’indagine che un anno fa aveva portato dietro le sbarre Vittorio Emanuele di Savoia. 55 anni, originario di Lagonegro così come l’ex arcivescovo di Napoli Michele Giordano, col quale ha avuto a lungo comunione d’intenti, secondo l’accusa formulata dalla procura potentina che lo ha iscritto nel registro degli indagati, Camaldo avrebbe chiesto al faccendiere Massimo Pizza di oscurare il sito internet www.pravdanews.com, che conteneva notizie sgradite ai Savoia, con i quali il monsignore ammette d’aver intrattenuto solidi rapporti d’amicizia. Dello stesso reato è accusato anche Emanuele Filiberto: le notizie indigeste a suo padre riguardavano l’Ordine dinastico di casa Savoia, quello dei Santi Maurizio e Lazzaro. Quel sito, di fatto, è sparito dal web e non ne esistono a tutt’oggi tracce.Entrano così in scena i più ingombranti protagonisti del milieu massonico criminale su cui sta cercando di far luce la magistratura. Un parterre condito di altisonanti cerimonie, ridondanti titoli cavallereschi, oscure affiliazioni e, probabilmente, un sottobosco di affari illeciti. Il tutto con la copertura, non sempre involontaria, di esponenti delle alte sfere vaticane e, come vedremo, anche di qualche grossa personalità della cultura internazionale. Il nome di monsignor Camaldo risuonava nelle stanze della Procura di Potenza già diversi mesi prima dell’ordine di custodia cautelare per sua altezza. A rivelare il particolare è l’agenzia Adista in un articolo a firma di Luca Kocci: «allora il cerimoniere del papa era solamente stato interrogato dal pm Woodcock nell’ambito di un’indagine per una maxi-truffa ai danni di diversi imprenditori italiani architettata da Massimo Pizza. Era stato lo stesso Pizza a tirare in ballo monsignor Camaldo, sostenendo davanti agli inquirenti di avere con lui uno “scambio fruttuoso di notizie" e dichiarando che il prelato si sarebbe mosso “per distruggere” una loggia massonica avversaria». E proprio le indagini su Pizza avevano consentito ai magistrati potentini di avviare l’inchiesta che ha travolto i Savoia.Decano dei cerimonieri pontifici, in prima fila alle esequie di Giovanni Paolo II e da sempre vicinissimo al suo successore Joseph Ratzinger (che qualche anno fa addirittura gli telefonò, in occasione del suo compleanno, durante i festeggiamenti a casa della madre Irma), Camaldo è finito nelle “grinfie” di Dagospia per le sue frequentazioni mondane, ad esempio in occasione della mega festa in maschera organizzata dallo stilista Gay Mattiolo, che passa per essere suo ottimo amico. «Ma soprattutto - ricostruisce Kocci - Camaldo è stato il “regista” della visita dei Savoia in Vaticano, il 23 dicembre 2002, appena decaduto il divieto di ingresso in Italia per i “reali”; ha aiutato Emanuele Filiberto ad organizzare il suo matrimonio con Clotilde Courau, celebrato dal cardinale Pio Laghi nella basilica di Santa Maria degli Angeli, a Roma, nel settembre 2003; ha concelebrato il battesimo della figlia di Emanuele Filiberto, Vittoria Chiara, nella basilica inferiore di san Francesco, ad Assisi, a maggio 2004; ed è grande amico di Vittorio Emanuele, come ha spiegato Pizza ai magistrati di Potenza: l’erede al trono “è stato ospite a casa sua nell’appartamento di San Giovanni Laterano”». Trait d’union fra le due alte sfere - il Vaticano e Casa Savoia - potrebbero essere i due ordini religiosi che vedono rispettivamente in campo monsignor Camaldo e Vittorio Emanuele.La Gran Cancelleria dell’Ordine al Merito di San Giuseppe, vede tra gli affiliati monsignor Francesco Camaldo nel ruolo di “cavaliere ufficiale e il Supremo Ordine della Santissima Annunziata di Vittorio Emanuele.


Cinque anni per don Cesare Lodeserto, l'avvocato abbandona l'aula

Il sacerdote gestiva il centro per immigrati 'Regina Pacis' di San Foca. Le accuse erano di calunnia, violenza, minacce e sequestro di persona nei confronti di alcune donne rumene e moldave
Don Cesare Lodeserto, il sacerdote che gestiva per conto della Curia Diocesana di Lecce, il Centro per immigrati 'Regina Pacis' di San Foca di Melendugno nei pressi del capoluogo salentino, è stato condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione al termine del processo con rito abbreviato davanti al giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Nicola Lariccia. Le accuse nei confronti del religioso erano di calunnia, violenza e minacce e sequestro di persona nei confronti di alcune donne rumene e moldave, già ospiti del Centro. Don Cesare venne anche arrestato due anni e mezzo fa all’aeroporto di Verona, al ritorno da una missione in Moldova. Il sacerdote passò alcuni giorni in carcere. Poi gli furono concessi gli arresti domiciliari che scontò per circa tre mesi, prima in una comunità religiosa a Noci nel barese e infine in casa della sorella a Lecce. In seguito a questa vicenda la Curia Vescovile decise di chiudere la struttura.
Il suo difensore, Pasquale Corleto, nel corso del processo ha abbandonato la difesa in segno di protesta nei confronti del pubblico ministero. La pena è particolarmente pesante, anche perchè al sacerdote sono state riconosciute le attenuanti generiche e in considerazione del fatto che aveva scelto il rito abbreviato. Condannati anche il nipote di don Cesare, Giuseppe Lodeserto, a 3 anni e 2 mesi e una collaboratrice, Natalia Vieru, a 2 anni e 8 mesi, più o meno per le stesse accuse.

03/10/2007
 



 
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Messaggio Re: Scandali ecclesiastici 
 
22/9/2007 (8:49) - NUOVO CAPITOLO NELL'ESTATE NERA DELLA CHIESA

Foto porno nel pc del prete indagato
 

Torino, un ex ragazzo di vita: «Don Nino fu il primo ad abusare di me, in parrocchia»

La Stampa ALBERTO GAINO

TORINO
I carabinieri hanno rintracciato immagini pornografiche nel computer del più giovane dei tre sacerdoti torinesi indagati per violenza sessuale, dopo le accuse contro di loro di Salvatore Costa, 25 anni, ex ragazzo di vita, arrestato due volte per estorsione negli ultimi due mesi e tuttora in carcere. Le immagini scaricate dal portatile di don Nino Fiori suggeriscono un interesse omosessuale che potrebbe supportare, se non il dettaglio delle rivelazioni, almeno la scelta del «ricattatore dei preti» di chiamare in causa il sacerdote.

Costa ha fatto il nome di Fiori solo dopo il secondo arresto, deciso dal gip Emanuela Gai con un’ordinanza durissima: «E’ un ricattatore di professione». Ritrovatosi di fronte al pm Cristina Bianconi, in quei giorni di agosto, Costa fu pesante nei confronti di don Fiori: «Fu lui, quando ero giovanissimo, il primo ad abusare di me nella stanza che occupava in parrocchia, a Moncalieri, dove mi ospitava la notte».

L’avvocato Mauro Ronco, difensore di Fiori, risponde a muso duro: «Il sacerdote ha conosciuto Costa solo in quest’ultimo anno e in ragione delle assai poco commendevoli richieste dell’uomo al canonico Vaudagnotto. L’uno officiava in Duomo, l’altro nella vicina chiesa di San Lorenzo. Del resto, a Moncalieri don Fiori ha operato in un periodo molto successivo a quello indicato da Costa». In serata, rimbalzata in tv la notizia che le tracce di consultazioni di siti pornografici sono state rinvenute nel pc di don Fiori, non è stato più possibile rintracciare il legale.

Costa ricattava da tempo il canonico settantenne Mario Vaudagnotto, cerimoniere della Curia - che gli ha consegnato 30 mila euro - e l’ex economo del liceo salesiano Valsalice, don Luciano Alloisio, poco più giovane. Quest’ultimo fece intervenire i carabinieri in strada all’atto della consegna a Costa degli ultimi 2 mila euro. L’estorsore confessò e uscì di galera in due giorni.

Una volta libero, Costa si offre di ritrattare l’accusa di aver avuto anche da minorenne rapporti sessuali con don Alloisio, in cambio di 30 mila euro. Una telefonata della sua convivente rivela tante cose: «Salvo dice “Io ritratto e però mi devono togliere la cosa di estorsione... io ritratto tutto... e mi faccio lasciare la calunnia, tanto in tre mesi... ma che c... me ne frega, mi danno gli obblighi di firma».

I pm Cristina Bianconi e Manuela Pedrotta ne ottengono il riarresto. I carabinieri raccolgono testimonianze sulla vita da «miserabile» del giovane, che ricorda certi personaggi di Dumas padre: buttato fuori di casa a 14 anni, finito in via Cavalli a prostituirsi, rapine ai trans e ai clienti, la mano tesa nelle parrocchie, finché un certo assistenzialismo-ricattatorio non è diventato lavoro, modus vivendi. Don Franco Martinacci, rettore della chiesa di San Lorenzo, riferisce ai carabinieri: «Ho assistito a minacce di Costa nei confronti di don Vaudagnotto».

L’estorsione, per l’accusa, si consuma in una frase: «Se non mi paghi, svelo i rapporti che hai avuto con me quando avevo 18 anni». Don Vaudagnotto ha riferito ai pm di avergli dato denaro per carità cristiana. La stessa versione di don Alloisio. Che, in una perquisizione a casa sua, ha però rivelato a un carabiniere di aver avuto rapporti con ragazzi di via Cavalli. Non con Costa. E’ comunque credibile il loro accusatore? Uno che, intercettato, dice al telefono, parlando del suo primo avvocato: «Lo mando a fan... all’interrogatorio, faccio finta che m’ha molestato due bambini davanti a me. Lo rovino».

La procura deve cercare riscontri alle dichiarazioni di Costa. Per tre giorni, a fine agosto, l’ha «rispremuto» per sapere dei ricatti ai sacerdoti che «duravano da anni». I pm hanno rintracciato uno dei tre compagni di sventura indicati da Costa come testimoni dei suoi rapporti con i sacerdoti. E il suo ultimo avvocato, Basilio Foti, si è visto respingere l’istanza di arresti domiciliari «perché sono ancora in corso le indagini».

Questo, invece, e' un articolo precedente, per comprendere meglio in quali direzioni si stanno muovendo gli investigatori.

9/8/2007
Preti e molestie, la rete si allarga   

Sotto inchiesta sacerdoti di altre diocesi

LA STAMPA LODOVICO POLETTO

TORINO

Non erano soltanto torinesi, i sacerdoti che aprivano il portafoglio e davano soldi a Salvatore Costa. Accanto ai tre torinesi ce ne sarebbero almeno altri tre, e tutti di fuori regione: un milanese, un ligure, e ce ne sarebbe pure uno che esercita il suo ministero in Puglia.
Del primo parla lo stesso Costa con la sua compagna qualche giorno prima di essere arrestato: «Sai, sono qui e ho trovato un prete. Ha detto che domani manda una persona a casa a portarci qualcosa. Forse è meglio se...». Dell’altro ne parla, invece, un’amica di Costa, Cristina C., che lo ha ospitato per qualche giorno a casa sua: «Mi raccontava di un parroco della Liguria che gli dava del denaro. Un tipo che aveva conosciuto tempo prima». Il terzo salta fuori dai documenti acquisiti dai carabinieri del nucleo operativo di Torino che conducendo le indagini con il pm Cristina Bianconi.
Proprio ieri i militari sono andati a Magenta a cercare quel sacerdote, nel tentativo di capire che tipo di rapporti aveva con Costa. Perché, ormai è chiaro, e salta fuori anche dalle trascrizioni delle telefonate, l’ex ragazzo di vita di via Cavalli campava alle spalle di sacerdoti. «Mi faccio cinque o sei chiese poi ci sentiamo» diceva in un’altra occasione alla madre dei suoi figli, in un’ennesima telefonata che gli inquirenti hanno registrato e messo agli atti.
Ma questo non è l’unico fronte di indagine. Mentre si scava nel passato e sui rapporti intercorsi tra Salvatore Costa e quest’ultimo sacerdote, mentre si cercano - grazie anche ad accertamenti telefonici - gli altri preti «contattati» in questi ultimi mesi, si valuta anche l’attendibilità dell’accusatore arrestato per estorsione. E si compiono accertamenti sui suoi ex amici. Quei «Massimiliano, Cristian e Alessandro» che lui stesso tira in ballo, spiegando che «anche loro hanno avuto contatti con dei preti». Storie di anni prima: erano adolescenti o poco più che battevano in via Cavalli, strada storica, dieci anni fa, della prostituzione maschile. Minorile e non soltanto.
«Ma io quella gente lì non la conosco, con loro non ho mai avuto a che fare» si sfoga al telefono Manuela, la compagna di Costa. «Lui poteva anche conoscerli, ma da anni frequentava soltanto gente perbene. Con figli e famiglia» insiste. Certo è che i carabinieri li stanno cercando e qualcuno sarebbe già stato identificato. Se confermeranno, se faranno nomi di altri sacerdoti sfruttati per le loro eventuali debolezze, questo è tutto da vedere.
E intanto l’avvocato Geo Dal Fiume, che con i collaboratori Roberto De Sensi e Davide De Bartolo assiste l’estorsore, parla di «scrocchi plurimi, propiziati dall’effettività delle frequentazioni di giovani e giovanissimi da parte di pastori impuri». E aggiunge: «La facilità nell’ottenere denaro proviene dall’effettività di esperienze nefande e quindi da nascondere con richieste balorde. Insomma, un intreccio di devianze reciproche».
Parole forti per dire che Salvatore Costa è una sorta di vittima travolta dalle circostanze. Questione di punti di vista. E mentre l’ex contabile dell’istituto Valsalice, don Luciano Alloisio (assistito dagli avvocati Fulvio e Nicola Gianaria), resta a Roma dove da due mesi è stato trasferito in Vaticano, don Mario Vaudagnotto ha chiesto al vescovo di poter restare almeno per qualche giorno lontano dalla sua parrocchia a due passi dal centro. «Don Mario è sereno: attende che si faccia piena luce su questi fatti, contestando ciò che è stato riferito da chi indirettamente lo accusa» spiega l’avvocato Luigi Chiappero. Ed è al vaglio degli investigatori il materiale che è stato sequestrato l’altra sera dai carabinieri nella sua casa di via Palazzo di città. Proverebbero i contatti tra Costa e l’anziano e rispettato sacerdote. Rientrerà a Torino al più presto, invece, don Nino Fiori, sacerdote quarantenne del Duomo di Torino, tirato in ballo nel corso del primo interrogatorio.
 



 
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Messaggio Re: Scandali ecclesiastici 
 
6/10/2007 (21:56)

Preti ricattati, Costa resta in carcere

 
 
Il tribunale ha respinto il ricorso presentato dall’avvocato del ventiquattrenne

La Stampa TORINO

Resta in carcere Salvatore Costa, il ventiquattrenne torinese accusato di estorsione ai danni di due sacerdoti. Il tribunale del riesame ha respinto il ricorso presentato dall’avvocato difensore, Basilio Foti, secondo il quale - alla luce delle dichiarazioni rese dal giovane - ormai erano cessate le esigenze cautelari.

Costa, arrestato ai primi di agosto, aveva preteso del denaro dai due preti minacciando di rendere pubbliche le loro abitudini sessuali. I nomi di entrambi i sacerdoti, dopo la deposizione del giovane, erano stati iscritti nel registro degli indagati per reati come l’induzione alla prostituzione minorile e la violenza sessuale; in seguito si era aggiunto all’elenco il nome di un terzo religioso - indicato da Costa come il suo primo partner - per atti sessuali con minorenne.
 



 
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Messaggio Re: Scandali ecclesiastici 
 
SCUSAMI GRETA MA QUESTA NOTIZIA SI RIALLACCIA ALLA DISCUSSIONE DA TE APERTA QUI. TROVO CHE DI SCANDALI ECCLESIASTICI CE NE SONO A BIZZEFFE. IN QUESTO TROVO CHE VERAMENTE COME SI SUOL DIRE "IL BUE DICE CORNUTO ALL'ASINO". ALMENO QUESTO HA AVUTO CORAGGIO!!!


Padova/ Cacciato il parroco innamorato: "Non potra più neanche confessare"
Lunedì 08.10.2007 15:46
Alla fine l'hanno cacciato. La mobilitazione del paese, l'invocazione a cambiare parere, la petizione con 800 firme. Non è bastato niente.
Il vescovo di Padova, monsignor Antonio Mattiazzo, ha comunicato alla Diocesi e in particolare ai parrocchiani di Monterosso di aver emesso il decreto di rimozione dall'ufficio di parroco per don Sante Sguotti, il parroco padovano legato da tempo a una donna da cui potrebbe avere avuto un figlio, che ha chiesto la dispensa per fidanzarsi.  
Il provvedimento è stato consegnato al sacerdote dal notaio di Curia, don Luciano Barin. Il decreto ha effetto immediato e pertanto don Sante Sguotti ha l'obbligo di lasciare quanto prima e non oltre il 13 ottobre la parrocchia e non può più esercitare le funzioni di parroco.
Al sacerdote è stata inoltre revocata la facoltà di udire le confessioni e pertanto non può impartire validamente l'assoluzione sacramentale. Amministratore parrocchiale della parrocchia di San Bartolomeo di Monterosso è stato nominato don Giovanni Brusegan, delegato vescovile per l'ecumenismo e la cultura.
Il vescovo ha già nominato alla guida della comunità parrocchiale un nuovo religioso, don Giovanni Brusegan, delegato vescovile per l'ecumenismo e la cultura. "Don Sante Sguotti - ha scritto categorico il vescovo nel decreto di rimozione - deva lasciare la parrocchia entro e non oltre il 13 ottobre".



Consiglio a Don Sante Sguotti di rivolgere la sua vocazione accedendo al Movimento dei Preti Sposati. Lui ha dimostrato di essere uno uomo che si confessa e non si nasconde dietro la “tonaca”. Meglio un prete sposato, padre e felice che un “pretuncolo frustrato e pedofilo”. Visto quanti ed a quali alti gradi di protezione girano questi zozzi, trasferiti di diocesi in diocesi che, cambiano zona, città, stato ma sempre a contatto con i più indifesi e sempre a perpetrare le loro nefandezze!!

 





Quando si guarda la verità solo di profilo o di tre quarti la si vede sempre male. Sono pochi quelli che sanno guardarla in faccia. (Gustave Flaubert)
 
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Messaggio Re: Scandali ecclesiastici 
 
............. mi inserisco nel vostro "archiviare e riportare" unicamente perché, Melusina, fà un preciso riferimento :

melusina ha scritto: [Visualizza Messaggio]
SCUSAMI GRETA MA QUESTA NOTIZIA SI RIALLACCIA ALLA DISCUSSIONE DA TE APERTA QUI.[...]

Consiglio a Don Sante Sguotti di rivolgere la sua vocazione accedendo al Movimento dei Preti Sposati. [...]


per cui vorrei semplicemente seganalare a voi, e a chi altri ne fosse interessato, che tra i nostri iscritti e "collaboratori" esterni abbiamo direttamente "Fausto (Alberto) Marinetti" .... su di lui non mi dilungo, non credo che serva ed anzi mi meraviglia che vi sia sfuggito tanto più che ne avevo parlato e ci sono anche diversi suoi contributi (Readzione: Fausto Marinetti) inseriti in:



Una lettura dei suoi post ed una ricerca in internet vi diranno molto di più di quanto io potrei qui dire e/o condensare.

Segnalazione fatta e quindi, ciao!

Vi lascio alla vostra area.

 





Image Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda
- Horacio Verbitsky
 
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Messaggio Re: Scandali ecclesiastici 
 
Salve, in rete ho trovato anche questo sito. Riguardo le "intrusioni" sono le benvenute. A volte mi sento sola.

Il Mattino di Padova

Il sito internet è stato completamente rinnovato nelle ultime ore
www.chiesacattolicadeipeccatori.it

 
ABANO. Don Sante Sguotti fa sul serio. Oltre ad avere attivato un numero verde per stabilire, come ha detto ieri pomeriggio a «Buona Domenica», un filo diretto con i preti che vivono la sua stessa situazione, nelle ultime ore ha anche rinnovato il sito internet www.chiesacattolicadeipeccatori.it. Sito attivato meno di un mese fa, nei giorni della bufera con monsignor Mattiazzo. Lo ha reso più accattivante, ad iniziare dal suggestivo filmato introduttivo su «Chi è senza peccato scagli la prima pietra». Attraverso il web il parroco di Monterosso porta avanti le sue battaglie e, ora, si attrezza anche per ricevere finanziamenti attraverso tutti i canali possibili. Rende inoltre noto che il 16, 17 e 18 di novembre ad Abano organizzerà un convegno sul trattamento discriminante che la Chiesa riserva oggi ai divorziati risposati e ai separati conviventi. Oltre ai principi ispiratori, nel sito è presente anche il rendiconto economico dell’associazione «Chiesa cattolica dei peccatori». Un bilancio per il momento attivo, che ha tra le voci in entrata i 10.000 euro «guadagnati» ieri a «Buona Domenica» e 350 euro di offerte da una famiglia di Abano e da un gruppo di donne di Monterosso. Tra le uscite, che ammontano per ora a 1828,08 euro, oltre alle spese per l’attivazione del sito, del numero verde e della carta di credito, figura lo stanziamento di 600 euro a sostegno delle vittime di abusi sessuali da parte di preti e religiosi. La parte più corposa riguarda i messaggi sulla vicenda di don Sante da un mese a questa parte. Il parroco li ha divisi in «favorevoli» e «contrari». Tra i favorevoli c’è quello di una ragazza scout della parrocchia di San Lorenzo di Abano che dice di essere stata colpita dal suo sorriso, di volerlo conoscere, e lo invita a non mollare. Una donna di Bagnoli di Sopra, sposata con un divorziato, lo incita a resistere e a stare al suo posto. C’è anche il messaggio di un prete di Napoli che condivide la battaglia del collega di Monterosso. Numerosi anche i contrari. «Se tu avessi letto i dialoghi della Divina Provvidenza di Santa Caterina da Siena non faresti quello che stai facendo» scrive un anonimo. «Viziosa è ogni specie di contro natura. La varietà di uomo più viziosa è il prete. Lui insegna la contro natura. Contro il prete non si hanno ragioni, si ha il carcere», scrive un altro. Una suora ricorda: «Dio non legge i nostri fatti sui giornali, lui li legge dentro di noi». Un altro anonimo invita don Sante ad andare a lavorare per mantenere la donna e il figlio come fanno tanti. (
g.b.)(01 ottobre 2007)
 



 
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Messaggio Re: Scandali ecclesiastici 
 
AVEVO INIZIATO A SCRIVERE DI PADRE FAUSTO MARINETTI SUL MIO BLOG!!! LO HO CONOSCIUTO PERSONALMENTE AL CONVEGNO DEL 22.GIUGNO SCORSO A ROMA "LA REPRESSIONE SESSUALE: UNA POLITICA CHE GENERA VIOLENZA".
I SUOI RACCONTI, LA SUA VOCE, LA SUA MERAVIGLIOSA MIMICA MI HANNO COLPITA PROFONDAMENTE E, ALLA FINE DEL CONGRESSO, IN SILENZIO CI SIAMO AVVICINATI E CI SIAMO ABBRACCIATI (PROPRIO COME QUANDO DUE ANIME SI RICONOSCONO TRA MILLE). UNA DELLE POCHE PERSONE SPECIALI CHE HO AVUTO L'ONORE DI CONOSCERE. CONSERVO ANCORA IL TOVAGLIOLO DI CARTA SU CUI MI SCRISSE IL SITO SU CUI TROVARLO. E' PER QUESTO CHE HO FATTO RIFERIMENTO NEL MIO POST AI "PRETI SPOSATI". MI ASSOCIO A TE STANISLAO CHIEDENDO DI ANDARE A LEGGERE LE SUE COLLABORAZIONI CON vivicentro. E' UNA PERSONA MERAVIGLIOSA

 





Quando si guarda la verità solo di profilo o di tre quarti la si vede sempre male. Sono pochi quelli che sanno guardarla in faccia. (Gustave Flaubert)
 
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Messaggio Re: Scandali ecclesiastici 
 
melusina ha scritto: [Visualizza Messaggio]
AVEVO INIZIATO A SCRIVERE DI PADRE FAUSTO MARINETTI SUL MIO BLOG!!! LO HO CONOSCIUTO PERSONALMENTE AL CONVEGNO DEL 22.GIUGNO SCORSO A ROMA "LA REPRESSIONE SESSUALE: UNA POLITICA CHE GENERA VIOLENZA".
I SUOI RACCONTI, LA SUA VOCE, LA SUA MERAVIGLIOSA MIMICA MI HANNO COLPITA PROFONDAMENTE E, ALLA FINE DEL CONGRESSO, IN SILENZIO CI SIAMO AVVICINATI E CI SIAMO ABBRACCIATI (PROPRIO COME QUANDO DUE ANIME SI RICONOSCONO TRA MILLE). UNA DELLE POCHE PERSONE SPECIALI CHE HO AVUTO L'ONORE DI CONOSCERE. CONSERVO ANCORA IL TOVAGLIOLO DI CARTA SU CUI MI SCRISSE IL SITO SU CUI TROVARLO. E' PER QUESTO CHE HO FATTO RIFERIMENTO NEL MIO POST AI "PRETI SPOSATI". MI ASSOCIO A TE STANISLAO CHIEDENDO DI ANDARE A LEGGERE LE SUE COLLABORAZIONI CON vivicentro. E' UNA PERSONA MERAVIGLIOSA


......... inutile dire che concordo con te e che sono lieto del tuo averlo potuto conoscere di persona.

Purtroppo, in questo post da voi aperto si evidenzia ben altra chiesa, ben altra gente!
 Chiesa e gente che noi non gradiamo e che ci hanno derubato di quell'angolino sereno dove pensavamo di poterci rifugiare, ed abbandonare, nei momenti di crisi e di sconforto.

Ed invece no ......... l'uomo, qualsiasi veste indossi, mostra di essere sempre e solo uguale e fedele a se stesso e quindi è riuscito a sporcare anche quest'angolo "distruggendolo" pian piano nel modo peggiore possibile. Se poi si considera che l'ha potuto fare contando anche sulla non meno colpevole indulgenza dei suoi confratelli il tutto non può che farti gridare dalla rabbia.
E' mai possibile che i "Confratelli" non si son resi conto, ed ancora NON vogliono rendersene conto, che così facendo hanno contribuito a ulteriormente lordare quella casa che "loro" propriamente non è essendo essa la casa di Dio, affidata si alle loro cure ma che pur sempre era e dovrebbe essere, la casa di noi tutti ............. che tristezza e che rabbia ed amarezza, mia cara.

Oggi poi, il nostro amico Gennaro Carotenuto ha inviato un altro dei suoi pregevoili articoli che troverai inserito, al solito, nell'area dove si è stabilito che andranno immesse alcune "perle" di giornalismo che facilmente nessuno pubblicherà e che forse troppo pochi leggeranno.

Anche in questo caso trattasi di un "prete" ... e che prete!

Leggi e vedrai:




........ ma ogni tanto capita anche che "giustizia" sia fatta ............ speriamo!!
 





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- Horacio Verbitsky
 
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Messaggio Re: Scandali ecclesiastici 
 
VISTO CHE E' DOMENICA, HO PENSATO DI POSTARE QUESTO BELLISSIMO ARTICOLO CHE RACCONTA VECCHI SCANDALI ECCLESIASTICI. SONO FATTI AVVENUTI UN SECOLO FA....ANCHE SE NON SEMBRA.
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Varazze, 1907: lo scandalo del collegio dei salesiani e i moti anticlericali

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La scena politica italiana degli inizi del Novecento fu caratterizzata da un’opinione pubblica divisa sostanzialmente fra clericali ed anticlericali, questi ultimi quasi sempre di ispirazione socialista.Già poco prima dell’Unificazione vi erano state leggi molto discusse volte alla laicizzazione dello Stato, come la Siccardi del 1850 che prevedeva la riorganizzazione dei beni della Chiesa, l’abolizione del Foro ecclesiastico e di diversi diritti riservati al clero, e la legge Rattazzi di qualche anno dopo, volta, tra l’altro, a chiudere le istituzioni religiose prive di utilità pubblica (furono soppressi circa 334 conventi).Gli scandali legati a suore, preti e prelati rappresentavano per la stampa di area socialista una vera e propria ghiottoneria e così faceva notizia tutto ciò che poteva riguardare la corruzione morale e materiale del clero.In un periodo di soli pochi giorni dell’estate del 1907 si poteva leggere, ad esempio, di “Atti nefandi in un asilo di pseudomonache – cinque donne e un prete arrestati”, de “L’arresto di don Riva a Torino”, coinvolto in uno scandalo di abusi sessuali verso una fanciulla, fatto noto come “lo scandalo Fumagalli”, de “Gli scandali nell’educatorio di Alassio”, dove don Bretoni venne accusato di sevizie sessuali verso un ragazzo tredicenne, di “Suore denunciate al Procuratore del Re per maltrattamenti e inganni”[5] a Trani.Fra i tanti scandali di quell’epoca, spicca il fattaccio che coinvolse il collegio dei Padri salesiani di Varazze, un cattivo affare frutto di un’”epidemia nera”che ebbe conseguenze di dimensioni a dir poco colossali.Nella bellissima cittadina ligure sorgeva un collegio costruito nel 1871 a spese della comunità per la ragguardevole cifra di 110.000 lire, il quale venne visitato dal “Santo dei Fanciulli” e quindi venduto ai padri salesiani; si trattava evidentemente di una manovra amministrativa poco pulita, dal momento che l’edificio fu ceduto allo scontatissimo prezzo di 40.000 lire. Non solo: la comunità di Varazze era tenuta a pagare prima 12.000 e poi 6.000 lire ai confratelli di don Bosco quale contributo per le attività scolastiche. Il 31 luglio il quotidiano “Il Caffaro” riportava in un articolo a piena pagina il quale informava che “mentre l’intera nazione è tutt’ora sotto la più penosa impressione per i turpi fatti accaduti nel collegio Greco-Milanese (abusi verso fanciulle, ndr.), giungono oggi notizie di altri scandali scoperti nel Collegio dei Salesiani della vicina Varazze. La notizia grave giunge fra noi inattesa come un fulmine, aumentando negli animi l’impressione dolorosa”.Era accaduto che la signora Besson, figlia di quello che fu fino a qualche anno prima il console francese presso il Regno di Sardegna, aveva ottenuto dal figlio Alessandro delicate confessioni circa abusi sessuali subiti nel collegio di Varazze, dov’era ospitato. La madre aveva incaricato il figlio di redigere un diario dettagliato sulle giornate trascorse presso il collegio dei padri salesiani: in quello che presto sarà il famigerato “Diario Besson” (ne parlerà a lungo il poeta e scrittore Gian Pietro Lucini, grande amico di Paolo Valera), il ragazzo aveva riportato di effigi del re distrutte, di messe nere tenute in “costume adamitico” e di atti sessuali fra i frati, le suore del vicino collegio di Santa Caterina da Siena e gli alunni convittori.Subito era partita un’inchiesta ed il 30 luglio il sottoprefetto cavalier Silva si presentò al collegio di Varazze con otto agenti, separò gli alunni dagli insegnanti ed iniziò gli interrogatori.Dalle prime indagini risultò che cinque ragazzi avevano subito violenze comprovate da certificazione medica, anche se però non era del tutto chiara la causa. Verso sera il procuratore del re, il cavalier Polito de Rosa spiccò un mandato d’arresto per il sacerdote trentenne don Giulio Disperati, insegnante presso il ginnasio e per il guardarobiere del collegio, Giovanni Lattuada, “incaricato della pulizia dei convittori”.Nel frattempo si era sparsa la notizia dei gravi fatti e una folla inferocita si recò sotto le finestre del collegio fischiando ed urlando invettive contro i padri salesiani. Anche a Savona e a Spezia il mormorio popolare, aggravando fantasiosamente l’accaduto, aveva dato il via a dimostrazioni anticlericali, sobillate molto probabilmente dalle forze socialiste radicate nelle due città portuali.Giunse poi a Varazze la signora Besson per ritirare il figlio dall’istituto e per cooperare nelle indagini, ma venne riconosciuta da alcuni abitanti e quindi insultata e minacciata al punto da dover essere messa sotto la scorta di due carabinieri reali. Poco dopo fu emanato l’ordine di chiusura provvisoria del collegio.L’interrogatorio dei ragazzi aveva innescato un’aspra polemica fra il direttore dell’istituto, il sacerdote don Carlo Maria Viglietti ed il cavalier Zaglia: il primo incolpava il secondo di pressioni psicologiche e di confessioni estorte, l’altro sosteneva ovviamente il contrario.Il giorno successivo “Il Corriere della Sera” riportava una lunga nota in cui dal Vaticano partivano gli strali contro gli inquirenti, accusati di aver sottoposto i giovani “a una vera tortura morale da insidiosi interrogatori” ed ancora di aver dato “forti tirate d’orecchi, schiaffi e percosse, finché qualche alunno impaurito o suggestionato disse che le accuse erano vere”.Non solo: “Un infame equivoco fu creato sulla messa nera. Gli alunni dissero che spesso l’avevano vista celebrare dai salesiani, intendendo parlare delle messe da morto che vengono celebrate con le pianete nere. Allora gli interroganti spiegarono con ributtante linguaggio che la messa nera era una schifosa orgia e i poveri giovanetti, che non avevano nemmeno inteso parlare di tali nefandezze, ne ebbero per la prima volta cognizione dai vindici della moralità”.La Segreteria di Stato Vaticano protestava anche contro la “vergognosa visita fatta da un medico scelto dagli interroganti”e sempre “Il Corriere della Sera” riportava una nota a dir poco incandescente del papa apparsa su “La Corrispondenza romana”: “Pio X è rimasto profondamente colpito dalla benevola inerzia e dal mal celato appoggio del Governo e della sua stampa verso la campagna anticlericale organizzata dalla massoneria e dal socialismo e rafforzata dalla teppa. Mentre ormai tutti comprendono che lo sfruttamento in senso anticlericale dello scandalo Fumagalli è favorito dalla stampa ministeriale, come paravento  alla realtà tutt’altro che clericale dello scandalo stesso, è sopravvenuta l’enormità di Varazze, ove i rappresentanti del Governo hanno tenuto un comportamento ributtante di settari”. Il diario di Alessandro Besson era il motore immobile che faceva girare sempre più vorticosamente la catena degli eventi; riportava tuttavia la verità o i fatti erano frutto di chissà quali fantasie? Gli abusi sessuali dei padri salesiani nei confronti degli alunni erano accaduti realmente oppure erano il prodotto dell’immaginazione di un quattordicenne sognatore? Il “Corriere della Sera” del 2 agosto riportava una descrizione abbastanza pittoresca del ragazzo: “Egli ha circa 14 anni ed è un tipo speciale, degno dello studio di qualche scienziato. Ha tutte le caratteristiche esteriori del rachitico e dell’isterico: molto sviluppato di statura ha, come tutti i rachitici, le gambe eccessivamente lunghe, il busto corto ed esile, il torace pochissimo sviluppato, ha capelli biondi e alquanto lunghi, occhi non molto vivi, naso aquilino, quasi privo di setto nasale, terminante a punta e alquanto aguzzo. Parla a scatti e pare sotto l’impressione continua di una grande agitazione non giustificata”.  Un tentativo forse di screditarlo e quindi di rendere inattendibili le sue dichiarazioni? La stessa madre, si mormorava, avrebbe avuto interesse a screditare i salesiani per via di un torto subito in passato.Il diario del giovane riportava di fantasmi, considerati anime dei trapassati, che apparivano nella notte ai convittori, i quali li invitavano ad asportare dalle proprie case oggetti preziosi e denaro e quindi di dare il tutto ai padri del collegio; ed ancora indicavano ai ragazzi di compiere sacrifici, come prestare il proprio corpo o svegliarsi nella notte per pregare, al fine di placare l’ira del Padre Eterno dovuta alla “cacciata dei preti dalla Francia”[16]; vi era poi l’obbligo di assistere a messe tenute in strani abiti e dai riti curiosi, in cui le predice erano centrate sul fatto che il Governo dell’Italia sarebbe dovuto essere consegnato al Papa e all’Austria; ed ancora i convittori erano stati costretti a vedere l’impiccagione da parte dei padri salesiani e delle monache del convento di santa Caterina di un fantoccio raffigurante il re e la distruzione di un ritratto raffigurante Garibaldi.Sempre secondo il Besson, vi sarebbero state minacce di castighi e di pene fino alla morte volute da di Dio nel caso i giovani non avessero prestato fede al giuramento di omertà.Il giorno successivo gli inquirenti interrogarono separatamente gli alunni del collegio ed emerse che alcuni di essi avevano confermato gli abusi denunciati dal giovane Besson; sul corpo dei ragazzi vennero riscontrate dai medici lesioni da sevizie.Fu spiccato un mandato d’arresto nei confronti di un padre salesiano, don Musso, fino a qualche tempo prima insegnate presso il collegio di Varazze, il quale però non fu trovato in casa in quanto ormai si era dato frettolosamente alla fuga, o meglio a una “misteriosa scomparsa”, come asseriva il filoclericale "Secolo XIX". Lo stesso quotidiano dovette tuttavia correggere il suo atteggiamento di prudenza quando, qualche giorno dopo, un altro padre salesiano inquisito, tal don Rolla, fece perdere le sue tracce.Nel frattempo le autorità di pubblica sicurezza fecero affluire in Liguria truppe dell’esercito di rinforzo ai carabinieri, dal momento che i disordini ed i moti anticlericali stavano assumendo proporzioni preoccupanti.Alla Spezia in particolare vi erano stati diversi casi di religiosi aggrediti e di chiese saccheggiate. In più occasioni i manifestanti ingaggiarono scontri violenti con le Forze dell’ordine: “Davanti alla chiesa dei Salesiani (di Spezia, ndr.) vennero lanciati dai soliti ignoti sassi contro le truppe. Dopo i segnali venne fatta una prima scarica. Seguitando la sassaiola, seguì una seconda scarica a salve. Rimasero feriti vari carabinieri e guardie. Nel frattempo essendo stato ferito pittosto gravemente un carabiniere vennero sparati alcuni colpi di rivoltella. All’angolo di via Napoli un individuo non ancora identificato venne ferito all’addome cadendo morto al colpo”.A Roma furono appesi manifesti dai filoclericali con i quali si dava sostegno alla tesi secondo cui i fatti di Varazze altro non erano che manovre massoniche e socialiste atte a screditare l’Italia nei confronti dei Paesi esteri e da lì a trasformare il fattaccio del collegio dei Salesiani in una bagarre parlamentare il passo fu breve.Ci furono invettive di deputati di una parte contro quelli dell’altra, comizi nelle piazze di tutt’Italia dove gli esponenti dell’ala filoclericale attaccavano duramente tutti i politici che non apparivano devoti a Santa Romana Chiesa. Mentre il presidente del Consiglio Giovanni Giolitti si dava da fare per smentire un articolo apparso su “La vita pubblica” nel quale veniva riportata una sua idea circa legge atta a ridurre la punibilità delle congregazioni religiose, i tumulti continuavano ed aumentavano di numero e di gravità in tutto il Paese. Dalla Spezia giungevano in continuazione notizie allarmanti di scontri di inaudita violenza, con carabinieri e dimostranti gravemente feriti; in uno scontro con le Forze dell’ordine cadde un secondo giovane operaio, tal Angelo Micchi.Per i religiosi del Belpaese le cose non andavano certo meglio, dal momento che vi furono numerose aggressioni fisiche e verbali, come quelle rivolte a Firenze al noto astronomo padre Guido Alfani e a Milano don Guido Gondangelo; a Roma l’abate dei cistercensi, don Amedeo de Bie, fu oggetto di una sassaiola, stessa sorte toccò al vescovo di Faenza, mentre a Palermo un tal Padre Pasta venne soccorso da un giovane operaio filoclericale armato di rivoltella, il quale salvò il sacerdote da un gruppo di socialisti inferociti che lo insultavano al grido di “abbasso i preti, viva la scuola laica”.Da ogni città erano segnalate agitazioni e cortei di protesta, cariche dei carabinieri sui dimostranti, vetri delle chiese infranti, conventi imbrattati; a Sampierdarena una folla inferocita si diresse al convento dei padri salesiani con l’intento di appiccarvi fuoco: i dimostranti resero inoffensivi i due carabinieri di guardia e sfondarono il portone. Furono gli stessi frati a sparare sette colpi a vuoto e quindi ad allontanare i manifestanti, ma ci vollero un battaglione di alpini ed uno di finanzieri per disperdere i rivoltosi. La paura era molta e motivata, tanto che diversi collegi dei salesiani furono prudentemente chiusi ed i preti andavano armandosi: “E’ ormai dimostrato che nelle manifestazioni pubbliche di questi giorni predomina la teppa, per cui moltissimi preti fecero domanda per ottenere il porto d’armi allo scopo di poter difendersi se aggrediti”.La Chiesa sospese i pellegrinaggi previsti per il giubileo sacerdotale, la Camera del Lavoro ligure indisse uno sciopero generale, le donne di Varazze organizzarono una marcia di sostegno ai padri salesiani e il circolo “Giordano Bruno”, un’organizzazione laicista ampiamente diffusa, pubblicò un nuovo manifesto: “Non una reale giustificazione, non una smentita sulla gravità terribile delle accuse, ma la vacua bestialità delle ingiurie ed il grottesco appello all’intervento delle potenze straniere e la minaccia di sopprimere il misero beneficio di pellegrinaggi di cui hanno usufruito poche congregazioni religiose costrette dalla civiltà degli altri paesi a sfruttare il nostro”. Il 5 agosto una nota dal Vaticano informava: “Da ottima fonte documentata possiamo affermare quanto segue:  la presente campagna anticlericale in Italia è sostenuta anche col denaro della massoneria francese. Tra la recente campagna elettorale e quella attuale del teppismo di penna e di piazza contro le case religiose, la massoneria francese ha speso in Italia circa 150.000 lire - giova rammentare che i Besson, fabbricanti del fantastico romanzo di Varazze, sono francesi”.E così nell’estate del 1907 avvenne che un semplice ed quasi insignificante ragazzo di quattordici anni scosse la giovane Italia da cima a fondo; per alcuni si trattava di un sognatore, per altri di un diffamatore, per altri ancora di uno strumento in mano alle logge massoniche. Più probabilmente fu solo un giovane stanco di essere vittima di abusi sessuali da parte dei padri salesiani del collegio di Varazze in cui era ospitato.Una curiosità: nello stesso anno in cui si svolsero i fatti, era ospitato presso il collegio di Varazze l’allora undicenne Sandro Pertini, futuro Presidente della Repubblica italiana. pagina delle ricerche
 



 
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Messaggio Re: Scandali ecclesiastici 
 
CARA "GRETA"  
MI PERMETTO, ANCHE SE SO' CHE GIA' CONOSCI IL CASO, DI INSERIRE QUESTO ALTRO POST SUGLI "SCANDALI ECCLESIASTICI". MA COME? ADESSO PURE LE MONACHE DI CLAUSURA? SI LITIGANO IL POSTO! SI MENANO! SI ACCUSANO A VICENDA? PARLANO? (ma non hanno fatto pure il voto del silenzio??). INSOMMA UN GRAN CASINO QUESTO CASO DI "SANTA CHIARA DI BISCEGLIE"!! E GUARDA IN QUANTI PURE QUI PARLANO OLTRE CHE LE MONACHE?? LE PARTI SOTTOLINEATE SONO QUELLE CHE, ALMENO A ME, HANNO COLPITO DI PIU'.... E QUINDI, DOPO QUELLO CHE DICE "QUANTO SEI BONOO!!" CI MANCAVA SOLO QUELLO CHE PARLA DI "MASTURBAZIONE MENTALE"... E SUOR LILIANA CHE DICE CHE E' TUTTA UNA MANOVRA PER ENTRARE IN POSSESSO DELLA STRUTTURA CON ANNESSA UNA SCUOLA MATERNA??? DOPO TUTTI GLI SCANDALI NELLE SCUOLE MATERNE HO UN BRIVIDO DI PAURA A TUTTO QUESTO!!! SUOR LILIANA SI PRENDE UN AVVOCATO (BELSITO ATTACCATO DURAMENTE DALL'ALTRA PARTE) ED I FEDELI APRONO UN BLOG DI RACCOLTA FIRME CONTRO LA CHIUSURA DI SANTA CHIARA.... QUANTI SANTI IN PARADISO SI STANNO SENTENDO MALE A VEDERE CHE SCEMPIO GLI UOMINI E LE DONNE DI CHIESA FANNO DEI LUOGHI DI DIO E DELLE ANIME DI NOI ANCORA UMANI??


Singolare decisione dell'arcivescovo della diocesi barese "Impossibile garantire un sereno prosieguo della vita monastica" Suore di clausura troppo litigiose, chiuso il monastero di Risceglie. Le religiose sono state trasferite in un altro convento. E' rimasta solo la superiora: la sua nomina era stata contestata dalle altre

di GIOVANNI DI BENEDETTO  29.9.2007
La crisi delle vocazioni non c'entra. È pur vero che le suore sono ormai una rarità: in assenza di problemi economici, però, se un monastero di clausura chiude, il motivo deve essere sicuramente un altro. Almeno a Bisceglie. Poche, appena tre, ma anche litigiose le monache del convento Santa Chiara. E così il vescovo di Trani, Giovan Battista Pichierri, usa le maniere forti. Con un decreto decide: "Niente più celebrazione della santa messa e ritiro immediato dell'Eucarestia dalla cappella del monastero".
L'avviso è pubblico, oltre che perentorio, e porta la data del 30 agosto. I fedeli mormorano e chiedono spiegazioni. "Cosa succede là dentro?". Le voci si inseguono per tutta l'estate, il mistero diventa sempre più fitto, nessuno che sappia rispondere. Fino a quando la storia diventa di dominio pubblico costringendo la diocesi a correre ai ripari.
L'unica nota ufficiale è del 27 settembre, a firma del cancelliere arcivescovile monsignor Giuseppe Asciano. Il quale scrive, fra le altre cose, di una vita comunitaria che negli ultimi tempi si è fatta difficile, soprattutto dopo la morte di madre Candida e il decesso di suor Agnese.
"Alla evidente mancanza di vocazioni", scrive il prelato, "si aggiunga una non facile convivenza fra le monache presenti in monastero". Non solo: secondo monsignor Asciano c'è stata la "rottura della comunione ecclesiale venutasi a creare dopo ripetuti atti di insubordinazione da parte della badessa nei confronti dell'arcivescovo". Motivo per il quale, è spiegato nella nota, sono venute meno le ragioni per cui l'autorità costituita potesse conservare la celebrazione della santa messa quotidiana e la presenza della Eucaristia nella cappella del monastero. Risultato: due monache, suor Annamaria e suor Gianbattista, sono state fatte tornare nelle famiglie di origine per decisione del vescovo. E la madre superiora suor Liliana è rimasta da sola nel convento, decisa a tutto pur di non lasciare la struttura da lei fondata nel 1963.

Che cosa è successo di così grave nel convento di clausura? Da noi interpellata, suor Liliana rispetta la regola del silenzio. Ma dice solo che lei dal monastero non andrà mai via: "Neanche con la forza". E sostiene che dietro la decisione del vescovo Pichierri ci sarebbe la volontà della diocesi di entrare in possesso della struttura con annessa una scuola materna. "Andrò via di qui", sbotta, "solo se lo vorrà il Signore. E presto scriverò al Santo padre".
I fedeli si stringono attorno a lei e la descrivono come una donna "stanca e provata". Secondo alcune indiscrezioni, confermate però da un carteggio riservato tra il vescovo e il monastero, l'episodio incriminato è avvenuto a metà luglio. Tra le tre anziane monache di clausura rimaste nel convento sarebbero volate parole grosse: qualcuno sottovoce parla addirittura di spintoni e riferisce che suor Liliana sarebbe addirittura finita in ospedale. I motivi precisi non si conoscono. Si racconta soltanto di forti tensioni nell'abbazia dopo la morte di suor Candida, forse legati alla sua successione.
Insomma, tra le monache non doveva correre buon sangue. E così, "dopo attenta e ponderata riflessione", scrivono dalla diocesi, "si è pervenuti alla decisione di chiedere alla Santa sede, tramite la congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, chiarimenti in merito al governo del monastero, non essendo possibile garantire un sereno prosieguo della vita monastica".

http://www.repubblica.it/2007/09/se...ero-chiuso.html



                    * * * * * * * * *

'Troppo chiasso sulla chiusura del monastero Santa Chiara. Giù le mani dall’arcivescovo!''

di Mimì Capurso/ 11/10/2007      

Mimì Capurso, già collaboratore di "Luce Eucaristica", periodico fondato da madre Candida De Mitri, conosce molto da vicino la realtà del convento delle clarisse in Bisceglie e ci offre una lettura dei fatti che "salva" le autorità religiose coinvolte."È noto che per costituire una comunità sotto l’aspetto canonico/giuridico, questa deve essere formata da almeno tre religiosi/e". Va rilevato, che Capurso non specifica quali siano le "tante falsità sulla chiusura del monastero Santa Chiara di via Imbriani in Bisceglie", che "dai media locali e nazionali" sarebbero state "scritte e dette". Inoltre, va sottolineato che la lettura dei fatti, offerta da Capurso, conferma la ricostruzione della vicenda fatta su Korazym.org, nell’articolo Bisceglie, il caso delle ''clarisse litigiose'' del monastero di Santa Chiara arriva a Roma del 1° ottobre 2007, nel quale oltrettuto era stata riportata la posizione dell'arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie mons. Giovanni Battista Pichierri, il testo integrale della nota della curia arcivescovigle emessa in data 27 settembre a firma del cancelliere arcivescovile mons. Giuseppe Asciano e le dichiarazioni del portavoce arcivesovile Riccardo Losappio ad Apcom il 31 settembre.
* * *

È abbastanza evidente: è stato fatto, dai media locali e nazionali, troppo chiasso e, anche, scritte e dette tante falsità sulla chiusura del monastero Santa Chiara di via Imbriani in Bisceglie.
Personalmente, sia chiaro, ero "innamorato" della figura della Madre fondatrice suor Candida De Mitri, candida di nome e di fatto. Così pure dell’attuale co-fondatrice e attuale abbadessa suor Liliana Martina. È evidente a tutti i biscegliesi (e non solo) che le due monache su citate, insieme alle altre fondatrici e a quelle che si sono avvicendate in questi anni, hanno trasformato una "schifosa topaia" in un "Giardino dell’Eden". Più volte ho scritto anche sul periodico nazionale edito dal monastero Luce Eucaristica, amabilmente diretto da un’autorevole "penna" locale con tiratura di seimila copie circa. Anche il senatore Giulio Andreotti ben conosce questo periodico. Ancora: non erano poche le volte che gioiosamente ero presente alle Veglie di Pasqua e Natale etc.
Il litigio fra loro, perché? Beh, non è solo una mia "masturbazione mentale", ma le due monache, suor Annamaria e suor Gianbattista, in vista dell’ormai imminente Capitolo (elezione della nuova abbadessa) ambivano anch’esse alla guida del monastero. Ovvio: con questa premessa è facile andare oltre, magari anche in ospedale, così come si evince dai servizi in TV e stampa nazionale e locale.
E però! Epperò, non ammetto, senza se e senza ma, come è in uso dire oggi, la disobbedienza piuttosto virulenta dell’abbadessa suor Liliana nei confronti del nostro arcivescovo Giovan Battista Pichierri e delle sue decisioni in merito alla eventuale chiusura temporale del monastero, decisioni ben descritte nel comunicato emesso in data 27 settembre u.s. a firma del cancelliere arcivescovile mons. Giuseppe Asciano (Prot. N. 018807/C2). Di più: è stato doveroso, a mio modesto parere, togliere il Santissimo dalla cappella interna al Monastero, non esistendo più "la comunione ecclesiale, causa ripetuti atti di insubordinazione della abbadessa nei confronti dell’arcivescovo ed essendo stata smembrata la comunità con il passaggio ad altro monastero delle altre due monache" (mons. Asciano), lasciando ai fedeli abituali frequentatori del monastero la Messa festiva nella grande chiesa dell’Adorazione Eucaristica Perpetua. Attenti: la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, ha affidato il governo del monastero a mons. Filippo Salvo, vicario giudiziale arcivescovile.


Mons. Pichierri, quindi, non poteva fare altro che ritirare Gesù Eucaristico, non potendo più considerare, ahimé, il monastero come una comunità di fratellanza e amore, in special modo con il suo Pastore. Non solo: è noto che per costituire una comunità sotto l’aspetto canonico/giuridico, questa deve essere formata da almeno tre religiosi/e. In questo caso, rimanendo solo la badessa, che nulla ha voluto saperne di riaccogliere le altre due consorelle, mons. Pichierri, non ha potuto fare altro che dichiarare temporaneamente chiuso il monastero di Santa Chiara, facendo richiesta di chiarimenti in merito alla Santa Sede. Sia chiaro, anche: le due consorelle, per il momento fuori dal monastero, non credo che quando si addormenteranno, per poi risvegliarsi al ritorno di Lui da Lassù, saranno in terra dichiarate beate e quindi sante! Poche parole a buon intenditor!
Chiaro, illustre avvocato Antonio Belsito, legale dell’abbadessa suor Liliana, che nella Gazzetta del Nord Barese del 3 ottobre scorso, in prima pagina, afferma: "È del tutto pretestuosa la chiusura del monastero a Bisceglie". Così non è, caro avvocato Belsito!
E poi, giù le mani dall’arcivescovo! Egli è il nostro Pastore, che si è limitato ad applicare le norme vigenti di Santa Madre Chiesa.
Questa vicenda ha mortificato noi tutti cattolici biscegliesi (e non solo!) ed in primis il nostro Padre e Pastore Pichierri che, conoscendolo bene, sicuramente avrà tanto sofferto nel vivere questa triste vicenda e nell’applicare la canonica chiusura, anche se temporanea, del monastero della tanto amata madre Candida. A tal proposito, tutti ricordano la commovente preghiera, da sua eccellenza stessa composta, dedicata alla fondatrice del monastero in occasione dell’anniversario della sua scomparsa.
Fonte: Bisceglielive.it, 9 ottobre 2007.
http://www.bisceglielive.it:80/news/news.aspx?idnews=2390

17 ottobre 2007 Arriva un blog a sostegno di suor Liliana. Pronta una raccolta di firmeUna petinzione per chiedere nell'immediato almeno la modifica del decreto arcivescovile dello scorso 22 settembre, con la nomina a commissario di Suor Liliana Martina al posto di Monsignor Salvo. di Mario Lamanuzzi
I sostenitori di suor Liliana Martina che condividono la battaglia per opporsi alla chiusura del Monastero di Santa Chiara da parte della Diocesi, si incontrano sulla rete per organizzare le iniziative di contrasto alle decisioni delle autorità ecclesiali.
Un commento ad una delle numerose notizie riportate su Bisceglielive a proposito, ha informato i lettori dell'apertura di un blog a sostegno di suor Liliana; lo trovate all'indirizzo http://sosmonastero.forumer.it/. Tra i messaggi finora pubblicati ci sono le interessanti note storiche sul monastero da parte dell'avv. Antonio Belsito e le note sulle intenzioni della Diocesi che costituiscono la battaglia legale dello stesso avv. Belsito, difensore di suor Liliana, già dichiarate in una recente conferenza stampa. È presente anche una piccata risposta di Enza Martina ad un articolo di Mimì Capurso sull'argomento apparso qualche giorno fa sulle pagine del nostro portale.
La novità che emerge dal blog è la volontà di avviare una raccolta firme, lanciata attraverso questo messaggio: «il comitato per la difesa del monastero s.chiara di bisceglie, ha indetto una raccolta di firme x chiedere nell'immediato almeno la modifica del decreto arcivescovile del 22/09/2007, con la nomina a commissario p.t. Suor Liliana Martina in luogo di Monsignor Salvo. In tal modo si potrebbero evitare ulteriori gravissimi disagi e danni all'ente in attesa di nuove suore». Chi scrive ha chiesto ulteriori delucidazioni sulla petizione. I lettori saranno aggiornati.
http://www.bisceglielive.it/news/news.aspx?idnews=2429

 





Quando si guarda la verità solo di profilo o di tre quarti la si vede sempre male. Sono pochi quelli che sanno guardarla in faccia. (Gustave Flaubert)
 
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INCONTRO ALL’ARCIGAY, DIETROFRONT DEL VESCOVO: «NON SDOGANO NESSUNO»

Grosseto, monsignor Agostinelli cancella la visita per «nervosismo mediatico: non faccio il cavallo di Troia» giovedì 18 ottobre 2007 , di L'Unità  
 
     di Giuseppe Di Teresa

NON EXPEDIT, letteralmente significa «non conviene». Il fermo divieto - quando tutto era stato organizzato già da tempo - è arrivato probabilmente ieri mattina

da oltre Tevere al vescovo di Grosseto, Franco Agostinelli, che si accingeva a visitare la sede del circolo grossetano dell'Arcigay, nell’ambito degli incontri stabiliti per la visita pastorale alla città. Nel 2007 le aperture alla comunità gay, nelle sacre stanze suscitano evidentemente la stessa allergia che spinse Pio IX ad impedire ai cattolici la partecipazione alla vita politica del neonato stato Italiano.

Il monsignore maremmano ha negato fermamente che l’incontro sia stato annullato, come riferito da Arcigay, «per non meglio precisati ordini da Roma». «Nei miei due anni di vescovo a Grosseto - ha dichiarato Agostinelli - ho incontrato persone di tutti i tipi. E gli omossessuali hanno avuto le porte aperte sempre. Ma non c'è mai stata una tv dietro. Sono sempre disposto ad incontrarli, ma a telecamere spente».

Tuttavia, l'argomentazione del «nervosismo mediatico intorno alla visita», utilizzata dal vescovo per far saltare l'incontro, appare una forzatura. «La visita al circolo Leonardo - spiega il presidente dell'Arcigay grossetana David Buzzetti - era stata proposta dal vescovo stesso». Ieri mattina tutti i giornali locali ne parlavano, riportando dichiarazioni aperturiste di Agostinelli. Era del tutto chiaro, pertanto, che la cosa avrebbe avuto un risalto mediatico.

Evidentemente è scattato l’alt della Conferenza Episcopale e del Vaticano, con la contromossa diplomatica di proporre un incontro in “terra consacrata”, nella parrocchia di San Giuseppe. «Noi però - dichiara Buzzetti - non ci siamo resi disponibili, perchè troviamo imbarazzante questo repentino ripensamento riservato esclusivamente alla nostra associazione».

Il problema è chiaramente quello del riconoscimento 'diplomatico' del mondo gay come interlocutore della chiesa. «Il mio gesto - ha dichiarato Agostinelli - andava nel senso dell'accoglienza, non della strumentalizzazione o del riconoscimento di Arcigay. Io non giudico nessuno, ma non sono d'accordo con le ostentazioni e non facci oil cavallo di Troia per nessuno: non posso e non voglio dare a questa associazione alcun riconoscimento».

L'Arcigay grossetana rimane dispiaciuta di questo incidente. «Per noi - spiega Buzzetti - è un'occasione sprecata. Tuttavia, rimane la stima per il vescovo di Grosseto, e apprezziamo il tentativo che ha fatto per aprire il dialogo con il mondo Glbt, chiedendoci ufficialmente un incontro, che evidentemente qualcun altro ha visto come un pericolo».

«L'annunciata visita alla nostra sede locale da parte del vescovo - ha sottolineato Aurelio Mancuso, presidente nazionale di Arcigay - era sicuramente un gesto di grande rispetto nei nostri confronti proveniente dal mondo cattolico. Il fatto che la stessa diocesi abbia ricevuto ordini vaticani perchè questa visita non avvenga non fa che aumentare il distacco fra Roma e le sue chiese locali. La cosa non ci stupisce più di tanto, ma vogliamo ringraziare comunque Agostinelli per la proposta iniziale che ci ha fatto e siamo solidali con lui per essere costretto a seguire imposizioni non del tutto in linea col suo pensiero».

 



 
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Messaggio Re: Scandali ecclesiastici 
 
Ho trovato in rete questa lista. Purtroppo incompleta....


ARTICOLO:

Negli Stati Uniti qualcuno ha ben pensato di stilare una lista dei preti pedofili.
In Italia questa lista non esiste ancora e dove esiste traccia di abusi  molto spesso non vengono neppure indicati i loro nomi, ma solo le loro iniziali o un genererico "prete" "don" o "sacerdote"
Alcuni dei loro nomi però spulciando nella rete sono saltati fuori, facendo una ricerca approfondita invece si scopre che sembrano essere davvero infiniti  i casi di pedofilia perpetuati a danni di minori da parte di preti pedofili.
Senza contare i casi che non sono stati denunciati o di quanti hanno deciso che era meglio vedere allontanare il proprio parroco e cercare di dimenticare.


Questi sono quelli degli ultimi sei anni, la lista però è ancora lunga..

21 novembre 2002.- Firenze Il cardinale Silvano Piovanelli, 78 anni, al processo per presunti atti di libidine violenti che un parroco del Chianti di 65 anni avrebbe compiuto ai danni di un minorato, in cambio di alcune camicie.

14 settembre 2002 - Napoli è stato arrestato in Messico nel convento di Iztapalapa, nelle vicinanze della capitale del Paese, un sacerdote messicano che tra il 1999 e il 2000 era stato viceparroco in una chiesa del napoletano. Don Gaudencio, questo il nome del prete, è stato accusato di abusi sessuali a partire dalla denuncia di una bambina che all'epoca dei fatti aveva dieci anni e frequentava il catechismo.

14 febbraio 2003 - Bergamo Carolina Guerini e Maria Caterina Conti, all'epoca insegnanti nella scuola materna di Cazzano Sant'Andrea, in Val Seriana condannate a nove anni e mezzo per gli abusi sessuali sugli alunni di una materna della Val Seriana

14 maggio 2003 - Bergamo D.B., 56 anni, parroco di una chiesa di Bergamo è finito in carcere per aver finanziato un gruppetto di pedofili partecipando alla loro attivita'.
27 maggio 2003 - Milano Un frate, ex insegnante di un noto istituto privato di Milano e’ stato condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione per aver molestato cinque bambine di scuola elementare 11 anni fa.

16 giugno 2003 - Napoli Il sacerdote cattolico messicano Edgar Gaudencio Hidalgo Dominguez stato estradato in Italia dove era ricercato per una serie di abusi compiuti su alcuni minorenni quando era parroco di San Castrense, nel napoletano.

19 luglio 2003 - Bergamo Suicida il prete accusato di pedofilia . Il parroco non aveva mai voluto fornire una sua versione dei fatti. Proclamava la sua innocenza, ma si poi sempre avvalso della facoltà di non rispondere alle domande degli inquirenti. Don Vittorio Damiani era coinvolto in una vicenda di pedofilia on-line. Bambini e bambine, da pochi mesi ai 14 anni, utilizzati per immagini agghiaccianti

1 ottobre 2003 - Cuneo ...La Corte d'appello di Torino ha confermato la condanna inflitta in primo grado a don Luciano Michelotti, ex parroco di una frazione di Vicoforte (Cuneo) per detenzione di materiale pedo-pornografico con minori...

8 novembre 2003 - Oristano Tre parole: divieto di dimora. E un accusa pesantissima: pedofilia. Da giovedì sera don Giuseppe Cuccu, parroco della chiesetta di San Lorenzo Martire, per alcuni anni vice parroco di Sant Efisio a Oristano, non può più tornare a Mogorella. Tutto sarebbe partito da due denunce alla Procura presentata dai genitori di alcuni bambini. Coinvolta ci sarebbe anche una minorenne.

2 febbraio 2004 - Pinerolo (Torino) Arrestato don Roberto Volaterra con l'accusa di violenza sessuale nei confronti di una bambina di 12 anni.

10 aprile 2004. Gavirate ( Varese)- Tre anni e quattro mesi di carcere sono stati inflitti al sacerdote di Gavirate accusato di pedofilia su dodici ragazzi del paese. Al prete è stata riconosciuta la seminfermità mentale ed è per questo che non è stata accolta la richiesta avanzata dalla Procura, che era di dieci anni. don Roberto Mornati, era arrivato negli anni '80 a Gavirate, trasferito dalla curia dopo che aveva già subito un processo per molestie.

1 marzo 2004 - Varese Su don Vincenzo, 63 anni, pende un indagine per abusi sessuali su minorenni della procura di Varese: per anni avrebbe prodotto in proprio quel materiale pornografico con adolescenti trovato dalla polizia, diligentemente catalogato, nella canonica di un paesino sul lago Maggiore dove il sacerdote ha svolto il suo compito di pastore di anime fino a un paio di settimane fa.

3 marzo 2004 - Bari - Piccoli e smarriti. Bambini dai sei mesi ai sei anni, in tutte le pose, da soli, con altri coetanei o durante giochi involontari con adulti mascherati. Lo squallido book fotografico era conservato nell’abitazione di un padre domenicano, Giancarlo Locatelli, di 44 anni, segretario dell’Istituto di teologia ecumenica “San Nicola” di Bari, uno dei referenti della Parrocchia di San Nicola, presso l’omonima Basilica.

4 marzo 2004 - Ferrara Sacerdote di 60 anni gli arresti domiciliari a Ferrara con l'accusa di violenza sessuale per molestie a bambine della scuola materna. Secondo le educatrici della scuola, il prete avrebbe rivolto attenzioni morbose su diverse bambine piccole tra i 4 e i 6 anni: i casi sarebbero una decina.

20 aprile 2004 - Nuoro - Ha patteggiato una condanna a 4.600 euro di multa don Pietro Sabatini, 46 anni, rettore del seminario vescovile di Lanusei, accusato di aver scaricato da Internet, pagandole con la carta di credito, immagini a contenuto pedopornografico.

11 giugno 2004. Roma - Sei anni di reclusione sono stati inflitti dal gup Marcello Liotta al sacerdote Paolo Pellegrini di 52 anni di Colleferro accusato di violenza sessuale e istigazione all'uso di stupefacenti. Al centro della vicenda processuale i suoi rapporti durati dal 2000 fino a pochi mesi fa con due ragazzi che oggi hanno rispettivamente 12 e 18 anni di età.

29 giugno 2004 -Teramo - E' stato condannato a sei anni di carcere (poi ridotti a 4 per patteggiamento) don Bruno Tancredi, 54 anni, ex parroco della frazione Monticelli di Teramo. L'uomo e' accusato di abusi sessuali nei confronti di cinque ragazzi tra i 14 e i 16 anni.

1 luglio 2004 - Grosseto  Due anni e sei mesi per don Felice Cini, sacerdote accusato di aver molestato sessualmente alcuni bambini nella parrocchia di Arcille, in provincia di Grosseto. Il processo e' durato due anni, alla fine l'imputato ha patteggiato davanti al gup Armando Mammone. Durante l'inchiesta sono stati ascoltati 17 bambini tra i 10 e i 14 anni.

7 luglio 2004 - Palermo ...La vicenda ebbe inizio nel 1994, a Favara, quando il seminarista aveva 12 anni. Il 7 luglio scorso, dopo l' esposto del seminarista, il sacerdote, don Bruno Puleo, ha patteggiato la pena: gli sono stati inflitti 2 anni e 6 mesi di reclusione.

14 luglio 2004 - Alessandria - Ha patteggiato una condanna a poco più di tre anni padre Domenico Marcanti di 48 anni, l'orionino che era stato arrestato nel gennaio scorso con l'accusa di violenza sessuale su minori e circa un mese dopo, a metà febbraio, trasferito dal carcere di Biella in una comunità di preghiera del Pavese agli arresti domiciliari.

22 settembre 2004 - Pavia C'è anche un giovane parroco di un piccolo centro della diocesi di Pavia tra quattro persone accusate di detenzione di materiale pedopornografico. I quattro imputati sono stati tutti identificati grazie ad un'indagine condotta su internet. Due di loro oggi hanno già patteggiato. Uno di questi e' il prete che ha concordato una pena (sospesa) di 3 mesi e venti giorni.

27 dicembre 2004 - Pavia E’ accusato di violenza sessuale nei confronti di tre ragazzini (due di 14 ed uno di 13 anni) un sacerdote di 62 anni, parroco di un piccolo comune alle porte di Pavia, che da alcuni giorni si trova agli arresti domiciliari.  

22 luglio 2005 - Pinerolo Un anno e otto mesi con la condizionale: con questa condanna "patteggiata" si è conclusa ieri nel tribunale di Pinerolo la scabrosa storia di don Roberto Volaterra, ex parroco di Castagnole Piemonte, arrestato l' anno scorso con l' accusa di violenza sessuale nei confronti di una bambina di 11 anni.

5 ottobre 2005 - Palermo. Il procuratore generale di Torino Gian Carlo Caselli, l' ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando ed uno dei sacerdoti più noti a Palermo per il suo impegno civile, Padre Ribaudo entrano in scena al processo ad un altro parroco antimafia accusato di pedofilia: Don Paolo Turturro.

26 ottobre 2005 - Lugano Sei mesi di reclusione, con la sospensione condizionale: è la pena inflitta dalla Corte delle Assise Correzionale di Locarno (Ticino) a don Italo Casiraghi, ex parroco di Gordola, finito sotto inchiesta per aver prestato attenzioni morbose contro alcuni ragazzini che frequentavano la sua parrocchia e l'oratorio.

10 novembre 2005 - Como Si e’ sempre difeso respingendo ogni ipotesi di violenza sessuale. Lo ha fatto anche davanti al gup di Como, Nicoletta Cremona, che pero’ lo ha rinviato a giudizio con l’accusa di essere un prete pedofilo. Il suo processo iniziera’ davanti ai giudici di Como il 28 marzo. Da quel giorno si cercherà di capire se effettivamente Don Mauro Stefanoni, parroco 38enne ora sospeso, di Laglio… abbia indotto un ragazzino di 14 anni disabile ad avere con lui rapporti di tipo sessuale nella casa parrocchiale.

15 novembre 2005. Napoli - La Curia arcivescovile di Napoli è stata citata in giudizio da un ragazzo che sei anni fa si costituì parte civile in un procedimento penale contro un religioso accusato di aver compiuto abusi sessuali su di lui.

26 novembre 2005. Arezzo. Rischia di configurarsi come il più grave scandalo di pedofilia che abbia mai colpito la Chiesa italiana quello che vede coinvolto don Pierangelo Bertagna, il sacerdote dell abbazia di Farneta (Arezzo) già sotto inchiesta per un caso di pedofilia e che ieri ha confessato agli inquirenti di aver abusato di 30 bambini Preso dai rimorsi, in una sola giornata don Pierangelo avrebbe confidato agli inquirenti la lunga serie di abusi sessuali da lui commessi a partire dagli anni 90, quando era ancora un laico, su una trentina di ragazzi di età compresa tra gli 8 e i 15anni.

2 giugno 2005 - Milano M.P. 44 anni Per un anno avrebbe obbligato ad avere prestazioni sessuali una giovane donna minacciandola, in caso contrario, di farle togliere i tre figli piccolissimi di cui lui era stato temporaneamente nominato tutore.
5 luglio 2005 - Mondovì Cuneo - Don Renato Giaccardi, 42 anni, sacerdote monregalese, originario di Magliano Alpi (Cuneo), responsabile della preparazione religiosa, in qualità di “vicario moniale”, di alcuni Istituti della diocesi di Imperia e di Albenga, è agli arresti domiciliari con una serie di accuse gravissime: induzione alla prostituzione, favoreggiamento e sfruttamento di minorenni.

26 novembre 2005 - Arezzo Rischia di configurarsi come il più grave scandalo di pedofilia che abbia mai colpito la Chiesa italiana quello che vede coinvolto don Pierangelo Bertagna, il sacerdote dell'abbazia di Farneta (Arezzo) giá sotto inchiesta per un caso di pedofilia e che ieri ha confessato agli inquirenti di aver abusato di 30 bambini.

23 gennaio 2006 - Cosenza La polizia di Stato ha arrestato a Cosenza un sacerdote, Francesco Bisceglia di 69 anni, con l'accusa di violenza sessuale, singola e di gruppo, nei confronti di una suora

3 agosto 2006 - Roma La Corte di Cassazione aveva dato il via libera al procedimento di estradizione, dopo un anno di arresti domiciliari, forse per questo ha fatto perdere le sue tracce. Joseph Henn, 57 anni, alto prelato statunitense accusato di pedofilia, è sparito nel nulla a Roma. E' accusato di abusi nei confronti di due ex seminaristi, che sarebbero stati commessi tra il marzo 1979 e il giugno 1981 ma scoperti solo nel gennaio 2003. A muovere le accuse una corte di giustizia dell'Arizona.

11 agosto 2006 -  Pomezia L’ex parroco, arrestato nei mesi scorsi con l’accusa di pedofilia, si è ucciso, impiccandosi nella casa della madre, a Roma. Il sacerdote, 43 anni, era agli arresti domiciliari. Era stato arrestato ad aprile,dopo le accuse di alcuni ragazzini che avevano frequentato la sua parrocchia.

7 settembre 2006 - Milano, arrestato don Siro pedofilo - violenza sessuale su tredicenne rom Erano seduti in un auto parcheggiata davanti al cimitero Maggiore

5 aprile 2006 - Roma Un sacerdote Marco Agostini arrestato per pedofilia e gravi atti di violenza sessuale su minori, altri due raggiunti da provvedimenti di custodia alternativi.

13 maggio 2006 - Roma 23 agosto 2006 Oriolo Romano arrestato per violenza sessuale su minori don Massimiliano Crocetti, parroco di Oriolo Romano, un paese di 3500 abitanti nel viterbese

13 ottobre 2006 - Forlì Don Giuseppe Giacomoni, il sacerdote 81enne presidente dell''Associazione Arcobaleno, arrestato con la pesante accusa di violenza sessuale su minore e sfruttamento della prostituzione, si trova rinchiuso in un convento agli arresti domiciliari.

17 novembre 2006 - Napoli Il parroco di una chiesa del quartiere Pianura a Napoli, T.T.A., di 60 anni, è stato arrestato dai carabinieri per abusi sessuali su una ragazzina di 10 anni.

07 febbraio 2007 - Reggio Calabria La polizia postale del compartimento di Reggio Calabria ha arrestato un sacerdote di 70 anni, accusato di aver compiuto atti sessuali con una tredicenne ed atti osceni in luogo pubblico.

23 maggio 2007 - Parma Don Marco Dessì, il padre missionario originario di Villamassagia (Cagliari) è stato condannato dal gup di Parma, Roberto Spanò, al termine del processo con rito abbreviato, a 12 anni di carcere per abusi sessuali su minori e possesso di materiale pedopornografico. Ieri il pm Lucia Russo, al termine di una requisitoria durata quasi due ore aveva chiesto 16 anni di pena.

20 giugno 2007 - Capua Caserta  Don Pasquale Scarola, 64 anni (originario di Curti) parroco della chiesa San Pietro Apostolo di Capua venne incriminato per aver molestato con più di 200 telefonate una ragazzina di nove anni ragazzina.Don Pasquale celebra regolarmene messa nella chiesa S. Pietro Apostolo,dopo una condanna definitiva.

5 luglio 2007 - Roma A.D. Sacerdote, insegnate e anche pedofilo, secondo la magistratura. E’ stato condannato, in rito abbreviato, dal gup Claudio Mattioli, a 4 anni e due mesi, un sacerdote accusato di aver abusato di due ragazzini.

13 luglio 2007 - Vale di Scalve Bergamo un sacerdote di 36 anni è stato condannato a quattro anni di reclusione per abusi sessuali su una ragazzina di 16 anni che, all’epoca in cui cominciarono le violenze (nel 2002), era solo undicenne.
 
 
2007 Campaign Against Paedophile Priests

 



 
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Messaggio Re: Scandali ecclesiastici 
 
ALLORA DIAMO VOCE ANCHE A QUESTO VECCHIO CASO VENUTO ALLA LUCE NELL'ANNO 2000 TRAMITE LA TRASMISSIOE "SCIUSCIA' " E CHE CI RIPORTA A TUTTO CIO' CHE ACCADE COSTANTEMENTE DA MOLTO, MOLTISSIMO, TROPPO TEMPO: L'ARICOLO E' MOLTO LUNGO MA LEGGERLO SIGNIFICA CHE NON DOBBIAMO MAI PENSARE, COME TANTI SCRIVONO, CHE E' SOLO UN MODO PER SQUALIFICARE LA CHIESA!! CI PENSA BENISSIMO DA SOLA



Adista Notizie
n° 39 del 20 maggio 2002
IO, PRETE ABUSATO, DENUNCIO L'OMERTÀ DELLA CHIESA INTERVISTA A UN SACERDOTE DI ROMA

31369. ROMA-ADISTA. Sacerdote, abusato sessualmente per 8 anni a partire da quando ne aveva 10-11, indotto al silenzio, prima che dallo stesso abusatore, da un'educazione cattolica improntata alla teologia sacrificale, don Stefano Federici, decide di venire allo scoperto e racconta - siamo nel luglio 2000 - in un'intervista alla trasmissione televisiva "Sciuscià", dedicata quella settimana al Gay Pride, la sua tremenda esperienza nella comunità cattolica e nella Chiesa. E comincia ad essere "perseguitato" - questa la parola che usa - dal suo cardinale, il card. Camillo Ruini, essendo don Stefano un prete di Roma. Ma nell'intervista che don Stefano ci ha rilasciato, a "viso scoperto", con un coraggio davvero inusuale nella Chiesa, soprattutto relativamente a questi temi, non c'è la denuncia solo di un "accanimento" nei suoi confronti, bensì la denuncia di una complicità strutturale ecclesiale ed ecclesiastica, di una omertà. Scriveva d'altronde don Enzo Mazzi della Comunità dell'Isolotto di Firenze, su "il manifesto" dell'8 maggio che la Chiesa, in nome di un amore materno che vuole mantenere gli uomini bambini e che educa i bambini al senso del peccato, del sacrificio e del perdono, ha sviluppato una teologia, e una pratica, "strutturalmente pedofila".
Fin dall'inizio del suo sacerdozio, l'attività pastorale di don Stefano è stata volta alla catechesi sacramentale, ai giovani, ai disabili, ai tossicodipendenti, per i quali ha fondato un Centro di Ascolto Caritas. Ha dato vita anche alle Comunità di Emmaus per la formazione alla fede degli adulti e ha prestato il suo servizio presso le parrocchie romane di S. Luca Evangelista, Nostra Signora di Coromoto, Nostra Signora del Suffragio, in quella della Natività. Nel 1996 è stato nominato vice rettore della Rettoria di S. Salvatore, dove ha svolto principalmente un'attività di consulenza privata di carattere psicologico-spirituale per persone separate o risposate, omosessuali e transessuali, per vittime di abusi. Qui ha ospitato per un breve periodo l'équipe di psicologi e psicoterapeuti che, sugli stessi temi, stava lavorando alla progettazione del Centro Arcobaleno di Pastorale Speciale.
La "consulenza esterna" che don Stefano ha offerto a questo Centro, nonché le consulenze private, sono motivo del "Decreto" di pena del card. Ruini, datato 27 novembre 2000. Ma al contempo nel "Decreto" gli viene contestato di aver reso noto ai microfoni di "Sciuscià" il suo personale orientamento omosessuale. Cosa che don Stefano smentisce recisamente. Alla fine delle contestazioni, al sacerdote si fa "divieto di utilizzare le strutture della Rettoria S. Salvatore della Corte (…) anche solo per incontri con persone omosessuali, come anche di continuare qualsiasi attività volta a promuovere questa o altre iniziative con finalità analoghe"; e gli si chiede di presentare "un documento scritto nel quale esplicitamente professi la sua assoluta fedeltà e il suo religioso ossequio al Magistero della Chiesa in materia di pastorale delle persone omosessuali e di valutazione morale delle tendenze e dei comportamenti omosessuali". Qualora don Federici non avesse ottemperato "agli obblighi di cui sopra" entro il 15 dicembre successivo, sarebbe incorso, si legge nel "Decreto", "nella censura della sospensione latae sententiae, restandogli vietato ogni atto della potestà sacramentale d'ordine".
Di tutto questo, fino agli ultimi eventi che vedono il sacerdote privato di casa e stipendio, parliamo con don Stefano nell'intervista che segue.
Don Stefano, a che punto delle tua vita sei?
Sono sacerdote della diocesi di Roma, ho 42 anni. Sono prete dal 1987, ho studiato al seminario romano maggiore. Sono plurilaureato: in filosofia alla Statale, in teologia, in pedagogia alla Terza Università. Attualmente ho un contratto, ma non sono ancora strutturato, di docente a Psicologia all'Università "La Sapienza" di Roma. È una cosa molto importante per me che ho perso lo stipendio di sacerdote: un contratto significa 5-6 mesi all'anno di stipendio. Se non avessi questo, anni di studio e di lavoro, senza un pensionamento, senza una liquidazione, sarebbero buttati al vento. E ho perso anche la casa: da questa, dove siamo in questo istante, sono stato cacciato via, ho l'intimazione a lasciarla. Qui dentro ci ho messo 30 milioni per poterci vivere, e quando mi fu data era già un primo esilio.
Prima abitavi in locali legati alla tua attività pastorale?
Sì, ma dato il mio impegno in realtà problematiche ai margini, fra cui omosessualità, transessualità e pedofilia, ho avuto sempre un'infinità di problemi. Non sono i primi quelli che mi ha procurato l'intervista rilasciata a "Sciuscià" a luglio 2000, in cui raccontavo di essere stato abusato da piccolo, pur avendo, lo ammetto, paura di perdere casa e stipendio.
Malgrado i problemi seguiti a quella prima intervista, hai accettato di fare questa. Perché?
Io non voglio riportare semplicemente la mia esperienza di survivor of child sexual abuse in christian environment, cioè di "sopravvissuto ad un abuso in un ambiente cristiano". Posso dire, come esperienza personale e come studioso, docente di psicologia, che si ha un'identità di sopravvissuti: un'identità che struttura la tua identità personale e la tua sessualità, che potenzialmente ti porta a replicare su altri l'esperienza di abuso che hai subito. Ci sono studiosi che hanno dimostrato come i grandi dittatori della storia hanno un passato di abuso. Dunque, la mia denuncia è questa: la struttura, non solo mi ha educato e mi ha cresciuto così, ma con l'omertà mi sta rendendo un potenziale abusatore. Io sono un potenziale criminale. Dunque non voglio semplicemente raccontare dell'abuso subito da me, ma denunciare che cosa mi è successo in conseguenza del fatto di aver alzato la mia voce in mia difesa e in difesa di tutti quelli che subiscono abuso all'interno della comunità cristiana, come me.
Cosa intendi quando parli di "abuso all'interno della comunità cristiana" e aggiungi "come me"?
Intendo una cosa ben precisa. Come dichiarai pubblicamente alla trasmissione televisiva "Sciuscià" in occasione del Gay Pride del 2000, ed è stato l'inizio delle mie dure vicissitudini con la Chiesa ufficiale e il motivo del Decreto del cardinale Ruini, ritengo che l'approccio teologico in base al quale si impedisce di partecipare ad una manifestazione di omosessuali durante il Giubileo è lo stesso approccio teologico che aveva tenuto me per tanti anni nell'omertà di una violenza che subivo. Perché dico dunque, in ambiente cristiano o nella comunità cattolica? Io non ho ricevuto violenza da un sacerdote, ma violenza sessuale da uno dei miei cognati, da quando avevo 10-11 anni per un lunghissimo periodo, 7-8 anni. E questo è avvenuto nella comunità cristiana: uno, perché sono vissuto in una famiglia fortemente cattolica, fortemente cristiana e in un modo "sano", sano nella misura in cui questa fede è stata vissuta da tutti con un livello culturale molto alto, con una piena partecipazione della vita comunitaria: tutti eravamo molto coinvolti in associazioni, movimenti, attività politica. La fede non era semplicemente un approccio magico. Due: anche se fino all'età di 33-34 anni mantenni il silenzio sugli abusi subiti, fin dalla prima volta mi confessai dal sacerdote, e per questi 7-8 anni mi sono sempre confessato.
Ti confessavi perché ti sentivi in colpa?
Certo. Questa è la violenza! Tanto più il bambino non riesce a capire la violenza che subisce, tanto più la sua personalità è disturbata; tanto più suppone di avere la responsabilità di essere il seduttore, tanto più il suo comportamento è violato. Quello che io denuncio è che in questi 7-8 anni non c'è stato mai, mai, nessuno che abbia tirato fuori questo bambino dal confessionale e gli abbia detto "ehi, mamma e papà dove sono?".
E che ti dicevano questi sacerdoti?
Mi parlavano della teologia della sofferenza, quando non mi accusavano direttamente. Mi ricordo che, a Santa Maria Maggiore, il penitenziere quando gli confessai il mio dramma, disse che avevo commesso quattro peccati mortali. Uno me lo sono dimenticato, l'ho rimosso, gli altri li ricordo bene: peccato contro natura, attentato al matrimonio di mia sorella, brutto disgraziato!, e atti contro il sesto comandamento. Ora chiedo: questo non è un crimine della Chiesa? Questo è un crimine della Chiesa. Se è vero che fare i venerdì del mese garantisce il Paradiso, io mi sono guadagnato 10 Paradisi, perché per tutti quegli anni, ogni venerdì del mese ero lì per paura dell'Inferno, e su via Marsala io attendevo all'alba l'apertura della chiesa. E poi sono entrato in seminario, ancor prima che qualcuno, a parte i confessori, sapesse della violenza che avevo subito e che per la prima volta, al di fuori della Chiesa, raccontai alla mia terapeuta.
Ma tu perché sei entrato in seminario?
Per quello che dice Drewermann: il disorientamento ontologico. Ma bisogna stare attenti nel dire questo, perché c'è una manipolazione da parte del cardinale Ruini, e di altri come lui, che prende queste mie dichiarazioni per dire: avete visto? questo non dovevano ordinarlo sacerdote, non ha vocazione, per cui: fuori dalla Chiesa cattolica! Cioè lo ritorcono contro di me, come se io non potessi rielaborare le motivazioni della mia vocazione nella maturità oggi della mia coscienza, come se la mia vocazione non fosse anche quella di oggi e fosse soltanto quella che mi ha mosso all'inizio, e che comunque mi ha mosso in uno stato indubbiamente consapevole, perché nessuno mi ha costretto a niente. Al mio rettore dissi degli abusi che mi avevano tormentato per tanti anni, ma questi non ha mai chiamato un consulente psichiatrico, uno psicologo.
A che età sei entrato in seminario?
Da adulto. Avevo 22 anni. Ma io portavo - proprio perché il mio corpo era diventato una ragione di sofferenza e non di piacere - dei cilici che dovevano creare una costante sofferenza ai miei genitali: me li ero costruiti da solo, con delle puntine e degli elastici. Il mio padre spirituale li ha visti, mi ha fatto spogliare per vederli.
Ti avrà proibito di continuare ad usarli.
Sì, ma mi ha solo proibito di usarli considerandoli un eccesso di ascetica, non una follia: non ha supposto che fosse arrivato il momento di dire: ma questo ragazzo avrà bisogno di aiuto? Un aiuto che non sia quello di offrire tutta la sua sofferenza nel perdono dell'abusatore e nel riscatto del mondo? Ma non sono un potenziale abusatore? Se non sono riconciliato con il mio corpo, come posso sublimare la mia sessualità? Allora, questo per spiegarti perché parlo di violenza in ambito cattolico. Ma la ragione per cui ho accettato questa intervista è anche per le vicende che si sono verificate, per il processo iniziato nell'anno giubilare e che mi ha portato a perdere lo stipendio, a perdere l'incarico pastorale che svolgevo, a non poter più fare insegnamento teologico …
Dove insegnavi? Avevi un contratto?
Lavoravo all'Auxilium, che è l'Università pontificia di Scienze dell'educazione, dove ero un docente "ospite", non pienamente in organico, perché ero già una persona pericolosa in quanto mi occupavo, nella diocesi di Roma, oltre che di disabili, divorziati, drogati, anche di pedofilia, di transessualità e di omosessualità. A un certo punto hanno cominciato a farmi delle difficoltà: mi hanno detto che se non mi fossi vestito da prete, se non mi fossi conformato all'insegnamento ufficiale della morale cattolica, non avrei potuto continuare. Ma io non insegnavo teologia morale; tenevo un corso su "Disabilità, sessualità, pedofilia". Cosa ha a che vedere con la morale cattolica? - chiesi - tratto la materia da un punto di vista scientifico. Insomma, non potei restare. Per cui, vedi, è come parlare di ambienti di mafia. Io non ho prove per dirti che sono stato buttato fuori, ma non ho dubbi su questo. Ci sono pochissimi preti che potevano vantare un curriculum come il mio nella diocesi di Roma, ciò malgrado non ottenni l'insegnamento, mi basta questo.
Eppure, fin troppo si è costretti a parlare e scrivere di pedofilia, anche in ambito ecclesiale, soprattutto con la situazione critica che sta affrontano la Chiesa degli Stati Uniti, la riunione a Roma dei cardinali americani con il papa…
L'esplodere della situazione della Chiesa americana non è dovuto tanto alla denuncia della pedofilia, quanto al pericolo del crollo economico della Chiesa americana in conseguenza delle cause che stanno portando avanti le vittime. Trovo assurdo che si possa dire, come ha detto il papa (che io capisco, buon'uomo, quanto sia scandalizzato, ma non si rende conto che non basta provare scandalo e lasciare la struttura così com'è se questa è portatrice di male): un'opera d'arte, ha detto, per quanto sfigurata da una macchia, non perde il suo valore. Eh, un momento: se questa macchia è prodotta dall'esterno, non se questa macchia è voluta dall'autore. E chi l'ha mai detto che questa è stata prodotta dall'esterno? Quello che denuncio è invece che questa forma di pedofilia è proprio prodotto di questa teologia, prodotto di quei cardinali, di tutti quegli uomini di Chiesa che hanno chiuso gli occhi. E faccio un esempio. Dopo anni di terapia, un giorno ho deciso di dar voce alla mia sofferenza anche nell'ambito della mia famiglia. Quando dissi ai miei genitori che per anni ero stato abusato davanti ai loro occhi, o poco dietro l'angolo, loro mi risposero: Stefano, perché non ce l'hai mai detto? Gli risposi: mamma, chiediti perché mai un bambino di 11 anni non te l'abbia detto. La stessa cosa sta avvenendo con i cardinali: metti al posto dei cardinali americani che si sono riuniti a Roma, dei genitori che tentano di far fuori l'abusatore senza chiedersi come mai le persone possano subire una violenza davanti ai loro occhi, nelle loro comunità, in famiglia. Ecco perché non posso semplicemente dire che io ho subito violenza da una persona, è come se avessi subito violenza anche dai preti, dalla mia Chiesa, dal mio cardinale, e il mio cardinale è un complice. È un complice perché sopporta un crimine, crea una macchia. Perché mi ha detto che io, l'abusato, parlando dell'offesa subita, ho offeso la sacralità del mio sacerdozio e offeso la sensibilità del popolo di Dio. Sostiene di dire queste cose in nome della Chiesa cattolica. Ma non è vero, non è in nome della Chiesa cattolica, ma del potere della Chiesa cattolica.
Veniamo, appunto, al tuo incontro col cardinale Ruini, dopo la tua intervista a "Sciuscià".
Fu la volta in cui mi venne letto ufficialmente il Decreto con cui aveva inizio un processo penale nei miei confronti. Accanto al cardinale, il cancelliere del Vicariato di Roma leggeva il Decreto ad alta voce. In un passaggio in cui si elencavano i crimini di cui secondo loro ero responsabile, si diceva che durante l'intervista a "Sciuscà" io avrei reso manifesto il mio orientamento omosessuale. Ora, io non ho nulla da dover dichiarare sul mio orientamento sessuale, se non fosse che non accetto minimamente che qualcuno possa permettersi di giudicare il mio orientamento senza sapere qual è l'orientamento di un abusato, dell'identità sessuale di un abusato, e che soltanto le categorie patriarcali riescono, come al solito, a polarizzare quella che è la complessità della personalità umana. Quello che è stato terribile è che io fermai il cancelliere e dissi: Eminenza, quell'intervista è registrata, lei può riascoltarla, non ho mai parlato del mio orientamento sessuale; ho solo raccontato di essere stato oggetto del desiderio sessuale di un'altra persona, non ho mai parlato del mio. Il cancelliere è intervenuto e ha detto: ma per noi, caro don Stefano, non fa nessuna differenza. Poi gli mandai una lettera nella quale chiesi: Eminenza, se lei ritiene che nella mia dichiarazione io abbia toccato la sacralità del popolo di Dio e della Chiesa, se lei lo ritiene come pastore, sono pure d'accordo, ma come mai lei non mi presenta le scuse per una persona che mi ha insultato davanti a lei?
Ma è frequente imbattersi nella confusione tra pedofilia e omosessualità.
Certo, e questa "confusione" è stata confermata da quanto detto contemporaneamente all'incontro dei cardinali americani in merito alla necessità dell'epurazione degli omosessuali dai seminari. A prescindere dal fatto che i seminari si svuoterebbero, e non solo i seminari: gli si svuoterebbe il Vicariato, perché io queste cose le studio e conosco le statistiche di studiosi che parlano, per Roma, di più del 60% di preti con orientamento omosessuale (e qui apro una parentesi: quando l'ho detto al cardinale, mi ha risposto che io di queste cose non devo parlare e che questi studiosi sono contro la Chiesa); a prescindere da questo, bisogna affermare a chiare lettere che la pedofilia non è omosessualità. E soprattutto che inizialmente la pedofilia non è il potere di un maschio contro un maschio, ma il potere patriarcale contro la donna e i suoi figli, e che è impossibile fare giustizia di questa violenza se non si cambia la struttura che sostiene questo patriarcato. Assimilare pedofilia e omosessualità, ovvero attaccare gli omosessuali parlando di pedofilia, significa non aver messo e non voler mettere in questione le polarità su cui vive e sopravvive una struttura patriarcale. Gli omosessuali sono un'anomalia di questa struttura. Attaccare l'anomalia salva dall'attaccare la struttura. Dire pedofilia uguale a omosessualità vuol dire salvare la struttura.
La teologia femminista dice che la violenza contro le donne e la violenza e l'abuso contro i minori sono comprensibili soltanto in una struttura patriarcale. È una struttura di polarità: maschio-femmina, eterosessuale-omosessuale, clero-laici, sacro-profano, padre-figlio, moglie-marito. Ma le polarità non solo si contrappongono, ma sono gerarchizzate: maschio su, femmina giù, clero su, laici giù… celibato su, matrimonio giù. Soltanto in questa struttura, che ha sviluppato una conseguente teologia sacrificale, è possibile pensare che esista una persona che possa decidere un abuso sull'altro e giustificarlo. E la nostra Chiesa funziona così. E come fa questa struttura a fare giustizia? Il genitore non farà mai giustizia, perché non vorrà mai vedere; il genitore non difende un figlio abusato non perché non ha il coraggio di denunciare o picchiare l'abusatore, ma perché non vedrà mai la sofferenza di un figlio. Un cardinale non potrà mai essere un difensore dei più piccoli, perché è un cardinale.
Da parte del genitore, o dell'ecclesiastico, "vedere" questi fatti non vuol dire accusare innanzitutto se stessi?
Ma certamente. Perché è la struttura stessa che crea la macchia. Si cerca di far credere che in Italia in ambito ecclesiale non c'è pedofilia. Perché non c'è pedofilia? Perché non se ne può parlare. Qualche esempio dalla mia esperienza di "messo a tacere" e di come certi crimini vengano tenuti nascosti. Quando ho iniziato a insegnare all'Auxilium, mi fu chiesto, in qualità di docente, di partecipare alla rivista dell'istituto. Scrissi un articolo in cui descrivevo un caso di abuso sessuale su un bambino - in quel caso era la mia storia personale, ma ovviamente nascosi questo particolare - e la teologia che sottostava a questo percorso: come la teologia aveva creato una realtà abusante. Fu respinto. E più tardi mi fu detto che non potevo continuare ad insegnare perché le mie dottrine non corrispondevano alla dottrina morale cattolica.
Nel '94-'95 diedi vita ad un centro che doveva occuparsi di persone di diversi orientamenti sessuali e delle difficoltà connesse all'appartenenza alla propria realtà religiosa. Mi occupavo, dunque, di realtà molto particolari, come quelle della pedofilia, del transessualismo. Questa attività venne immediatamente bloccata dal cardinale. Quando gli obiettai che i tanti transessuali che venivano dal Sud del mondo, dal Brasile, si stavano indirizzando nelle comunità buddiste perché non trovavano più accoglienza nella mia, mi fu detto che non dovevo assolutamente continuare e che avrei dovuto sempre chiedere al citofono, alla persona che citofonava dalla strada, se era omosessuale o che altro, perché potevo far salire solo gli eterosessuali. Per ricevere gli altri sarei dovuto scendere al portone io.
Un altro esempio. Quando dissi al mio cardinale: ma come Eminenza, lei mi sta infliggendo una pena perché io, vittima di abuso, avrei offeso la sensibilità del popolo di Dio e la sacralità del sacerdozio avendo dichiarato la mia sofferenza, e mons. ***, vescovo di ***, che ha due processi in corso per aver abusato, quando era vescovo, dei chierichetti, è stato spostato in Vaticano perché non affrontasse in pubblico questa situazione e nominato responsabile di due basiliche romane? Quando gli dissi questo, sai cosa mi rispose? "Don Stefano, questi sono fatti che non ci riguardano, e se tu hai qualcosa con mons. ***, ti dovrai rivolgere alla legge civile. Ma, ricordati, ne pagherai le conseguenze". Detto dal mio cardinale, con tutto il potere che ha, questa è una minaccia.
E in più devo chiedere giustizia a colui che mi accusa, il mio cardinale, perché nel sistema giudiziario ecclesiastico il vescovo è, in prima istanza, anche il giudice! Quello che mi ha stupito nel vedere quei cardinali a Roma, era proprio immaginare la somma ingiustizia di quando i padrini di mafia condividono il potere dei magistrati.
Ruini mi aveva anche chiesto: ma come mai, don Stefano, soltanto a te vengono a raccontare queste storie di disagio sessuale? Eminenza, ma questo dovrebbe chiederselo lei. Ma non vede la fine che fa chi parla davanti a lei? Le vittime sono punite più che i carnefici. Mi ha preso i documenti che avevo in mano e me li ha tirati addosso e mi ha intimato: vai fuori!
Dicevi all'inizio che hai perso stipendio e casa. Precisamente come è andata?
Il Decreto che ha attivato il mio primo processo, quello relativo a "Sciuscià" (il secondo, relativo alla mia sospensione dallo stipendio, è in corso) è arrivato fino alla Segnatura Apostolica. Non si vince contro il cardinale Ruini, ma io non ho perso quella causa, cioè non mi fu inflitta una pena. Mi fu detto che era il massimo che potevo ottenere e che era la mia vittoria. Per cui fui invitato a trovare una via d'accordo e di riconciliazione. Accettai. Andai a parlare col cardinale, al quale dissi di essere disposto a firmare, come mi aveva in precedenza chiesto, una carta - purché non contenesse una ritrattazione della mia esperienza di sofferenza - in cui sottoscrivevo l'insegnamento del magistero come dimostrazione di ossequio religioso. Mi mandarono un testo di una pagina e mezzo con affermazioni circa la morale cattolica in materia di sessualità e omosessualità e circa il mio impegno a rinunciare a ulteriori ricorsi alla Segnatura Apostolica. Firmai e considerai quest'atto come il segno della pace ristabilita col mio pastore. Quattordici giorni dopo la mia firma e il mio impegno ad astenermi da ulteriori ricorsi, fui cacciato da qui, con la motivazione ufficiale che non avendo un incarico diocesano non potevo rimanere in questa casa che è annessa a luogo sacro, ma in realtà perché dicevano che io qui convivevo con un transessuale. Ed è assolutamente falso. Mi davano 15 giorni di tempo per trasferirmi. Cosa impossibile. E d'altronde io gli chiedevo la restituzione dei 30 milioni che avevo investito nell'appartamento. Allo scadere dei 15 giorni mi arrivò il Decreto che diceva: siccome non hai ottemperato a questa richiesta, noi consideriamo questo un rifiuto da parte tua del nuovo incarico pastorale che ti abbiamo dato.
Ma, insomma, lo avevi o non lo avevi l'incarico per l'attività pastorale?
La cosa è complicata. Spiego. Io non ho una sospensione a divinis, per cui, per togliermi da qui, perché comunque volevano allontanarmi, erano tenuti a darmi un ufficio pastorale altrove. Mi hanno fatto cappellano di un Istituto per anziani fantomatico (perché non ci sta per ora neanche un anziano). E mi hanno dato come abitazione un miniappartamento, che è un retrobottega, al Torrino. E che io ho rifiutato, perché è un posto invivibile e io volevo indietro i miei 30 milioni. Questo retrobottega non ha nessun collegamento con l'Istituto, non era abbinato ad un centro religioso, cosa che mi avrebbe costretto ad accettare. Loro hanno presentato la cosa in questo modo: la rinuncia alla casa corrisponde alla disobbedienza all'ufficio. E rinunciando io all'ufficio, mi sospendevano lo stipendio. Cosa che mi hanno comunicato il 19 marzo scorso. Per cui ho iniziato un secondo processo, in cui si riprende tutto il mio caso per dimostrare che c'è stato un accanimento, che sono stato gabbato, che continua la persecuzione.
Continui a dire messa?
Io posso continuare a dire messa, non essendo, come dicevo, sospeso, ma non nella mia comunità. Mi era stata data una cappella dove dire messa, annessa all'Istituto per anziani. Ma il rettore di questa cappella non voleva che celebrassi ed è andato dal cardinale a dirgli che non voleva avere a che fare con me. E quando andai a concordare l'orario, questo cappellano non mi permise di celebrare.
Temevi di perdere stipendio e casa. Oggi che li hai persi, cosa temi, rilasciando queste tue dichiarazioni?
Temo che possano influire negativamente sui miei concorsi universitari. Per il resto, mi sento praticamente liberato: ormai che altro posso perdere? Ma c'è una cosa che non devono permettersi di togliermi: il sacerdozio. Sono un sacerdote e voglio esserlo.

 





Quando si guarda la verità solo di profilo o di tre quarti la si vede sempre male. Sono pochi quelli che sanno guardarla in faccia. (Gustave Flaubert)
 
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Messaggio Re: Scandali ecclesiastici 
 
E' risorto Martin Lutero

Trotzky -     
mercoledì 24 ottobre 2007  

 
La protesta infinita delle comunità di base nei confronti di un papa in eterno contrasto con la storia - riporta il quotidiano The Age - ha trovato il suo antesignano in Geoffrey Robinson, primate della diocesi di Sidney, che ha lanciato il suo guanto di sfida a una gerarchia sempre più sorda alle istanze di rinnovamento che arrivano da tutta la cristianità.

Nel volume "Confronting Sex and Power in the Catholic Church"questo coraggioso riformatore sostiene che, fino a quando non cambierà il suo atteggiamento nei confronti del sesso e del potere, la chiesa cattolica non sarà in grado di risolvere il problema degli abusi sessuali dei suoi preti.
Il Papa deve sbarazzarsi immediatamente dell'idea che ha contribuito più di ogni altra a offuscare la sua immagine, quella secondo cui il sesso fuori del matrimonio e i contraccettivi sono un'offesa a Dio.

L'esplosione demografica ha reso anacronistico l'invito a crescere e moltiplicarsi, mentre la sfiducia nell'istituto del matrimonio ha aperto nuovi spazi alla sessualità esercitata in altri ambiti e senza l'assillo della procreazione.

D'altra parte è proprio il celibato obbligatorio che ha generato la depressione, la misoginia e l'omofobia dei sacerdoti, che sono poi gli ingredienti che hanno fatto esplodere gli scandali sessuali che stanno travolgendo la chiesa.

Il vescovo australiano suggerisce come via d'uscita l'adozione di una nuova etica sessuale, fondata sul bene e il male che si fa agli altri, che consentirebbe un onorevole compromesso con il sesso fuori del matrimonio e l'omosessualità.

In quanto all'autorità del Papa, Robinson lo accusa di aver accentrato troppo potere nelle sue mani. Addossandogli tutte le responsabilità della Chiesa, il collegio dei vescovi l'ha chiuso in un circolo vizioso, per il quale più insiste sull'autorità e meno gente lo ascolta.

Per uscire da questa impasse, il nuovo Martin Lutero suggerisce alla Chiesa di abbandonare l'assolutismo, adottare la democrazia e affidare al Papa le mansioni di Primo Ministro.

Le sue critiche si appuntano pure sullo strano rapporto dei fedeli con un dio che minaccia le pene dell'inferno per chi non crede, concezione che giudica assolutamente carente di logica, in quanto costringe i sacerdoti a dettare norme di comportamento avulse dalla realtà e a tuonare dai pulpiti per imporle, deludendo il gregge e allontanandolo dalla fede.

La tesi del libro è che solo riforme ampie e radicali possono far superare la cultura della protezione degli abusi ed evitare che la situazione sfugga di mano alla gerarchia.

La sfida all'autorità papale e alla dottrina della chiesa dimostra che siamo vicini a una nuova Riforma. Il popolo dei credenti vuole che la Chiesa si liberi della gabbia in cui si è lasciata intrappolare dalla sua ala reazionaria, intollerante e ipocrita, ritorni alle sue origini e riacquisti la credibilità perduta.
 

 



 
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Messaggio Re: Scandali ecclesiastici 
 
A COLPI DI “MITRA”: SUL CASO DI UN PRETE PEDOFILO È GUERRA TRA DUE CARDINALI

34073. LOS ANGELES-ADISTA.

Cardinale contro cardinale: è la piega che ha preso la vicenda che ha per protagonista il parroco messicano Nicolás Aguilar, responsabile di abusi sessuali, e che vede da tempo l’arcivescovo di Città del Messico il card. Norberto Rivera Carrera, e l’arcivescovo di Los Angeles, il card. Roger Mahony, palleggiarsi la responsabilità di aver consentito che l’imputato esercitasse indisturbato le sue attività di prete e pedofilo (v. Adista n. 1/07). Il 14 settembre scorso, di fronte alla Corte Suprema della California, Mahony ha affermato sotto giuramento di non aver mai ricevuto alcuna lettera di avvertimento sulla condotta di Aguilar da parte di Rivera, mentre Rivera, quella lettera, ha sempre sostenuto di averla scritta. Durante l’interrogatorio di dodici ore, all’arcivescovo e al suo vicario, mons. Thomas Curry, sono stati chiesti i dettagli delle comunicazioni intercorse con Rivera, all’epoca dei fatti vescovo di Tehuacán, diocesi nella quale era attivo l’imputato. Rivera, infatti, è accusato di aver coperto il prete messicano, secondo quanto affermato da quattro delle 60 vittime tra il 1997 e il 1998. Nel novembre 2006, egli aveva ricevuto dalla Corte Superiore della California una denuncia in tal senso da parte di un testimone protetto appoggiato dalla Rete di sopravvissuti delle vittime di abusi sessuali di preti (Snap), che lo accusava  insieme a Mahony e al prete pedofilo. Mahony aveva immediatamente replicato di non essere stato messo al corrente da Rivera del passato del prete, quando nel 1987 lo aveva inviato nella sua diocesi. Ora, davanti alla Corte Suprema, ha confermato la sua posizione sotto giuramento, offrendo così ai giudici un elemento chiave per decidere se vi possono essere le condizioni affinché l’arcivescovo di Città del Messico sia giudicato a Los Angeles. Da parte sua, Rivera ha sempre sostenuto di aver scritto quella lettera nel marzo 1987, facendo riferimento a sospetti, non comprovati, sulle tendenze di Aguilar. “Non si è mai verificato il caso di un cardinale che punta il dito contro un altro”, ha commentato l’avvocato delle vittime, Jeff Anderson. “Mahony incolpa Rivera e viceversa. È evidente che ognuno dei due contraddice apertamente l’altro”. Rivera si trova in una posizione precaria, poiché alcuni dei documenti che ha prodotto durante l’interrogatorio, anziché scagionarlo, lo accusano. Nel febbraio scorso, poi, ha firmato una dichiarazione giurata in cui assicurava che la lettera a Mahony esisteva, ma non l’ha mai mostrata. “I due stanno dicendo mezze verità per proteggersi - spiega Anderson -; è chiaro che tutti e due conoscevano fino ad un certo punto la situazione, che entrambi avevano la responsabilità di allontanare questo individuo dal sacerdozio e di informare la polizia, e che non hanno fatto nulla di tutto ciò. Allora non importa che ora dicano non sapevo, non mi hanno detto, non mi è arrivata la lettera, ecc. La questione è che non hanno voluto vedere il problema che avevano davanti, e hanno preferito non sapere”.Il vicario di Mahony, Curry, dovrà a sua volta rispondere del ritardo di due giorni con cui, nel gennaio 1988, riferì alla polizia degli abusi su minori dei quali Aguilar era accusato da alcune famiglie di Los Angeles, visto che la legislazione dello Stato della California prevede che sospetti di questo tipo debbano essere immediatamente comunicati alle autorità. Ora si attende il 16 ottobre per sapere se Rivera potrà essere giudicato a Los Angeles.

 



 
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