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Martedì, 15 Dicembre 2009 Giovanni Santaniello, metropolis
POLITICA
NAPOLI - Probabilmente, Alfonso Ascione, Biagio Iacolare, Pietro Langella e Piergiorgio Sagristani, i consiglieri provinciali dell’Udc, quando, ieri, hanno deciso di inviare un telegramma di solidarietà a Silvio Berlusconi invitandolo a “trascorrere a Napoli un periodo di riposo e di relax”, hanno gettato nel dimenticatoio le decine di episodi che a Napoli e provincia hanno visto negli anni i politici ‘sotto attacco’. “Siamo sicuri - hanno scritto i consiglieri al povero, convalescente premier - che i napoletani sapranno garantire al Presidente la solidarietà e la tranquillità necessarie per fargli superare questo momento”. E insomma: proprio calmi, i napoletani, nei confronti dei politici, non sono sempre stati.
In Provincia, città che vai, episodi che vengono a galla. Paolo Romano, capogruppo del Pdl in consiglio regionale, giustamente, sostiene che “la violenza non ha mai spiegazioni”. Ma, dalle nostre parti, se si potesse fare una classifica dei motivi che spingono “ignoti” ad usare violenza contro i politici, al primo posto ci sarebbe sicuramente l’esasperazione per il posto di lavoro più volte promesso ma mai arrivato.
La classifica, è bene puntualizzarlo, è meramente ipotetica perchè la stragrande maggioranza delle volte, le vittime preferiscono non denunciare affronti, schiaffi, spintoni, calci e quant’altro. In ogni caso, le cronache hanno riportato episodi così clamorosi che quello di domenica di piazza del Duomo contro il presidente del Consiglio sembra quasi non aggiungere nulla alla casistica, tanto più perchè ad opera di un isolato psicolabile.
E allora:
a Portici, il sindaco Vincenzo Cuomo che ora, da coordinatore Anci della Provincia di Napoli, ammomisce che “è indispensabile che il dibattito politico abbia come precondizione la condanna assoluta di ogni forma di violenza”, in passato pure se l’è vista brutta. Il 15 luglio 2008, un consigliere del suo stesso partito - il Pd - prese a calci la porta del suo studio volendogli parlare a quattr’occhi.
A Gragnano, l’ex sindaco Michele Serrapica pure visse momenti ad alta tensione. Il 25 luglio del 2007 “ignoti” incendiarono la sua Mercedes parcheggiata sotto casa. Due anni prima, presero a telefonargli a casa: dovette cambiare numero. Ma nulla potette, l’ex fascia tricolore, nei confronti di una coppia di senzatetto quando se la trovò dinanzi l’uscio di casa. Avrebbe dovuto avere più polso? A dire la verità, nemmeno i sindaci-sceriffo se la cavano meglio.
A Torre del Greco, Ciro Borriello le dà e le prende. La prima volta, fine agosto 2008, ebbe la peggio nel confronto diretto con un gruppo di cittadini. I vigili urbani avevano appena multato un motociclista senza casco. Il sindaco, in prima fila in quella operazione di controllo, anzichè applausi, ricevette minacce e, alla fine della colluttazione, un finestrino della sua auto distrutto. Per la rivincita, Borriello ha dovuto aspettare il 14 settembre scorso. Davanti al rifiuto di Francesco Gallo, consigliere comunale che il sindaco voleva nominare assessore, il primo cittadino perse la calma: due schiaffi, prima della stretta di mano.
A Salerno. Del resto, un altro sindaco-poliziotto, Vincenzo De Luca, primo cittadino di Salerno che ora punta alla candidatura a Governatore della Campania, nell’aprile del 2008, le prese addirittura da una prostituta che i vigili avevano appena bloccato in strada. Sia ben chiaro: i politici sono vulnerabili non solo quando scendono on the road. Il 30 agosto 2002, il sindaco di Cercola Giuseppe Gallo le prese durante i funerali di un disoccupato che si era dato fuoco.
A Torre Annunziata. Francesco Maria Cucolo, ex primo cittadino di Torre Annunziata, stava comodamente sulla sua poltrona quando vide irrompere al Comune un altro senza-lavoro che fece volare dalla finestra un bel pò di suppellettili. Come detto, spesso c’è la disperazione dietro gli episodi di violenza. Ma a Boscoreale, nel 1995, Domenico Foraggio le prese per questioni legate allo scioglimento del consiglio comunale, mandato a casa dai commissari prefettizi per infiltrazione della camorra e per la questione-Italgest.
Castellammare regala l’episodio più recente: vittima, il presidente del consiglio Antonio Banchetti, ‘colpevole’ di voler dissuadere dei ragazzi dal voler dar fuoco ad una catasta di legname alta due piani per santificare l’Immacolata. Prima di lui,volendo restare a questa consiliatura, in un bar, ricevette uno schiaffo da un disoccupato in attesa di reddito di cittadinanza l’allora vicesindaco Paolo Pisciotta. L’ex assessore all’ambiente Lello Longobardi, invece, passò un brutto quarto d’ora in balia di alcuni lavoratori che pretendevano per la loro ditta un appalto nel pieno dell’emergenza rifiuti.
Buste con proiettili, lettere anonime, manifestazioni, per così dire, ‘accese’. L’ex sindaco di Castellammare, Lino Polito, ad un certo punto, preferì trincerarsi a Palazzo Farnese con dei cancelli di ferro davanti al suo studio. Nel 2002, in campagna elettorale, Ersilia Salvato, del suo stesso schieramento, glielo rinfacciò in continuazione sostenendo che quei cancelli erano il simbolo del distacco della politica con la città. Beh: a volte le distanze vanno mantenute...
Schiaffi, insulti e minacce:
quando i politici finiscono nel mirino
quando i politici finiscono nel mirino
NAPOLI - Probabilmente, Alfonso Ascione, Biagio Iacolare, Pietro Langella e Piergiorgio Sagristani, i consiglieri provinciali dell’Udc, quando, ieri, hanno deciso di inviare un telegramma di solidarietà a Silvio Berlusconi invitandolo a “trascorrere a Napoli un periodo di riposo e di relax”, hanno gettato nel dimenticatoio le decine di episodi che a Napoli e provincia hanno visto negli anni i politici ‘sotto attacco’. “Siamo sicuri - hanno scritto i consiglieri al povero, convalescente premier - che i napoletani sapranno garantire al Presidente la solidarietà e la tranquillità necessarie per fargli superare questo momento”. E insomma: proprio calmi, i napoletani, nei confronti dei politici, non sono sempre stati.
In Provincia, città che vai, episodi che vengono a galla. Paolo Romano, capogruppo del Pdl in consiglio regionale, giustamente, sostiene che “la violenza non ha mai spiegazioni”. Ma, dalle nostre parti, se si potesse fare una classifica dei motivi che spingono “ignoti” ad usare violenza contro i politici, al primo posto ci sarebbe sicuramente l’esasperazione per il posto di lavoro più volte promesso ma mai arrivato.
La classifica, è bene puntualizzarlo, è meramente ipotetica perchè la stragrande maggioranza delle volte, le vittime preferiscono non denunciare affronti, schiaffi, spintoni, calci e quant’altro. In ogni caso, le cronache hanno riportato episodi così clamorosi che quello di domenica di piazza del Duomo contro il presidente del Consiglio sembra quasi non aggiungere nulla alla casistica, tanto più perchè ad opera di un isolato psicolabile.
E allora:
a Portici, il sindaco Vincenzo Cuomo che ora, da coordinatore Anci della Provincia di Napoli, ammomisce che “è indispensabile che il dibattito politico abbia come precondizione la condanna assoluta di ogni forma di violenza”, in passato pure se l’è vista brutta. Il 15 luglio 2008, un consigliere del suo stesso partito - il Pd - prese a calci la porta del suo studio volendogli parlare a quattr’occhi.
A Gragnano, l’ex sindaco Michele Serrapica pure visse momenti ad alta tensione. Il 25 luglio del 2007 “ignoti” incendiarono la sua Mercedes parcheggiata sotto casa. Due anni prima, presero a telefonargli a casa: dovette cambiare numero. Ma nulla potette, l’ex fascia tricolore, nei confronti di una coppia di senzatetto quando se la trovò dinanzi l’uscio di casa. Avrebbe dovuto avere più polso? A dire la verità, nemmeno i sindaci-sceriffo se la cavano meglio.
A Torre del Greco, Ciro Borriello le dà e le prende. La prima volta, fine agosto 2008, ebbe la peggio nel confronto diretto con un gruppo di cittadini. I vigili urbani avevano appena multato un motociclista senza casco. Il sindaco, in prima fila in quella operazione di controllo, anzichè applausi, ricevette minacce e, alla fine della colluttazione, un finestrino della sua auto distrutto. Per la rivincita, Borriello ha dovuto aspettare il 14 settembre scorso. Davanti al rifiuto di Francesco Gallo, consigliere comunale che il sindaco voleva nominare assessore, il primo cittadino perse la calma: due schiaffi, prima della stretta di mano.
A Salerno. Del resto, un altro sindaco-poliziotto, Vincenzo De Luca, primo cittadino di Salerno che ora punta alla candidatura a Governatore della Campania, nell’aprile del 2008, le prese addirittura da una prostituta che i vigili avevano appena bloccato in strada. Sia ben chiaro: i politici sono vulnerabili non solo quando scendono on the road. Il 30 agosto 2002, il sindaco di Cercola Giuseppe Gallo le prese durante i funerali di un disoccupato che si era dato fuoco.
A Torre Annunziata. Francesco Maria Cucolo, ex primo cittadino di Torre Annunziata, stava comodamente sulla sua poltrona quando vide irrompere al Comune un altro senza-lavoro che fece volare dalla finestra un bel pò di suppellettili. Come detto, spesso c’è la disperazione dietro gli episodi di violenza. Ma a Boscoreale, nel 1995, Domenico Foraggio le prese per questioni legate allo scioglimento del consiglio comunale, mandato a casa dai commissari prefettizi per infiltrazione della camorra e per la questione-Italgest.
Castellammare regala l’episodio più recente: vittima, il presidente del consiglio Antonio Banchetti, ‘colpevole’ di voler dissuadere dei ragazzi dal voler dar fuoco ad una catasta di legname alta due piani per santificare l’Immacolata. Prima di lui,volendo restare a questa consiliatura, in un bar, ricevette uno schiaffo da un disoccupato in attesa di reddito di cittadinanza l’allora vicesindaco Paolo Pisciotta. L’ex assessore all’ambiente Lello Longobardi, invece, passò un brutto quarto d’ora in balia di alcuni lavoratori che pretendevano per la loro ditta un appalto nel pieno dell’emergenza rifiuti.
Buste con proiettili, lettere anonime, manifestazioni, per così dire, ‘accese’. L’ex sindaco di Castellammare, Lino Polito, ad un certo punto, preferì trincerarsi a Palazzo Farnese con dei cancelli di ferro davanti al suo studio. Nel 2002, in campagna elettorale, Ersilia Salvato, del suo stesso schieramento, glielo rinfacciò in continuazione sostenendo che quei cancelli erano il simbolo del distacco della politica con la città. Beh: a volte le distanze vanno mantenute...














































