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Scuola dell'obbligo a Brescia: situazione (dossier)
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Mercoledì, 14 Ottobre 2009: Accadde Oggi    Francesca Sandrini, GdB


Scuola, nuovi circoli
E fanno già discutere  

Image Genitori in ansia al Secondo, «a rischio smembramento» E la riforma delle elementari? Non ha portato novità di rilievo
La scuola primaria continua a essere al centro dell’attenzione. A un mese esatto dall’inizio dell’anno scolastico non si sente quasi più parlare della controversa riforma entrata in vigore proprio quest’anno; mentre, a Brescia, fa discutere l’ipotesi di riordino dei circoli didattici da parte del Comune, che prevede la riduzione dei circoli da 18 a 15 e la redistribuzione degli stessi in base a due criteri: territorialità - a fronte delle «nuove» circoscrizioni, passate da nove a cinque - e verticalizzazione, ovvero presenza di tutti gli ordini di scuola all’interno di ogni circolo didattico.

Che fine ha fatto la riforma?
Un passo indietro. Come sta andando la riforma della scuola primaria firmata dal ministro bresciano dell’Istruzione Mariastella Gelmini, che nei mesi scorsi ha suscitato dubbi, preoccupazioni e polemiche? «Dall’inizio dell’anno scolastico è trascorso soltanto un mese: è impossibile dare un giudizio al riguardo», risponde la dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, Maria Rosa Raimondi.

Sta di fatto, però, che quando, poco prima del 14 settembre, in via Sant’Antonio sono stati presentati - come di consueto - i dati relativi al 2009/2010, a proposito del tempo scuola attivato sono stati riferiti esclusivamente due numeri complessivi: quello relativo al tempo «normale» di 27 o 30 ore e quello relativo al tempo pieno di 40. Significa che, in prima elementare, nessuno ha optato per le 24 ore settimanali con maestro unico, ovvero per la novità istituita dal ministro Gelmini? E quindi che non sono state formate classi con le caratteristiche contemplate dalla riforma? Insomma: a Brescia la riforma è stata applicata oppure no? Maria Rosa Raimondi spiega che in effetti «la scelta delle 24 ore settimanali con maestro unico è stata residuale»; ciò nonostante in provincia sono state formate «alcune classi» che rappresentano la novità.

D’altro canto, continua la dirigente dell’Usp, «di fronte alla richiesta maggioritaria di 27 e 30 ore, le scuole hanno ragionato sulle proprie modalità organizzative, finendo spesso per orientarsi verso quell’unica figura di riferimento obiettivamente importante a livello educativo». Non proprio il «maestro unico» auspicato dal ministro Gelmini, quindi, ma un «insegnante prevalente».
Conferma il dirigente del Primo circolo, Giacomo Comincioli, che in passato aveva manifestato perplessità sulla riforma: «In città la maggior parte delle famiglie ha chiesto un tempo pieno sui generis, con un orario dalle 8.30 alle 16 per cinque giorni la settimana. Così non abbiamo avuto scombussolamenti, ma nello stesso tempo abbiamo seguito le indicazioni del ministro valorizzando l’insegnante prevalente, peraltro già sperimentato: abbiamo portato da 14 a 16 le ore di questa figura, di solito corrispondente al maestro d’italiano». E le compresenze degli insegnanti? Sono davvero sparite come si temeva? Anche a questo proposito Comincioli minimizza: «La diminuzione delle compresenze non è stata drastica. Ma c’è un problema di non poco conto: a causa della mancanza di fondi, non di rado ci capita di utilizzare le ore in più degli insegnanti, destinate appunto alle compresenze, per le supplenze».

Chi ha paura del riordino dei cicli?
Intanto, al Secondo circolo, c’è chi solleva altre questioni. Si tratta di un gruppo di genitori in ansia per le possibili conseguenze del riordino dei circoli didattici da parte del Comune: un’iniziativa che l’assessore alla Pubblica istruzione, Andrea Arcai, preferisce definire «redistribuzione dal punto di vista amministrativo» in forma di «proposta formulata d’intesa con l’Ufficio scolastico provinciale, da inserire nel piano generale della Provincia, che la valuterà insieme a quelle degli altri Comuni sempre con l’Usp». La «mappa» dei nuovi circoli, che dovrebbe entrare in vigore nel prossimo anno scolastico, non è ancora disponibile - l’ipotesi dell’assessore Arcai passerà in Giunta la settimana prossima -, ma qualche informazione è già girata. Per esempio che la scuola primaria «Tito Speri», in via Trieste, non sarà più sede di direzione didattica, e farà riferimento alla media Foscolo, oltre la galleria. «Ma il problema non è geografico - precisano i diretti interessati -: quel che preoccupa è la perdita di esperienza, basti pensare allo straordinario progetto-biblioteca che coinvolge tutto il Secondo circolo ormai da molti anni». I genitori temono inoltre la chiusura della media «Marconi»: «Ci è stato detto che per ora non è in programma. Ma in futuro?». E da ultimo, ma non per importanza, ci sarebbe il trasferimento di una dirigente unanimemente apprezzata.

Lei, la responsabile del Secondo circolo Maria Piovesan, si trincera dietro a un cortese «no comment»; e lo stesso fa Giacomo Cavagnini, responsabile dell’Undicesimo che a sua volta sarebbe, secondo alcuni, «a rischio smembramento».

Sembra di capire che in realtà quell’«accordo sostanziale con i dirigenti» del quale parlano sia l’assessore sia la dirigente dell’Usp nasconda qualche crepa, nonostante un incontro ufficiale con gli stessi dirigenti, invitati anche a fare le loro osservazioni. In ogni caso, Maria Rosa Raimondi rassicura le famiglie: «Per loro non cambierà niente, continueranno ad avere le stesse scuole di riferimento e anzi potranno godere di qualche semplificazione nel passaggio dalle elementari alle media». E Arcai rivendica la bontà dei criteri della redistribuzione: la territorialità «per cui ogni circolo farà riferimento a un’unica circoscrizione» e la verticalizzazione che «garantirà continuità dell’offerta didattica, come già avviene in due circoli». E gli attuali progetti di circolo? «Nessuno impedirà a scuole di circoli diversi di continuarli insieme».




QUALCHE DATO
Image Sono 61.427 gli alunni bresciani iscritti alla scuola primaria, rispettivamente suddivisi in istituti statali, 57.269 e paritari, 4.158. Le classi totali raggiungono quota 3.162. Gli stranieri rappresentano il 22,12% degli iscritti.
Per quanto riguarda, invece, le ore di lezione nelle scuole statali, 46.014 studenti frequentano il tempo normale, in leggero calo rispetto all’anno scorso. Sono invece 11.255 gli alunni a tempo pieno, cresciuto rispetto al 2008 del 17,95%. (Dati dell’Ufficio scolastico provinciale di Brescia)


 





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  Mercoledì, 9 Dicembre 2009    Francesca Sandrini, GdB


> BRESCIA: Oggi in Regione le Superiori


Nuovo sì al riordino dei circoli  

L’Assessorato alla pubblica istruzione della Provincia ha dato parere favorevole al progetto del Comune sulla scuola dell’obbligo. Ma molti esprimono dubbi
Il riordino dei circoli didattici entrerà in vigore il prossimo anno scolastico. Iscrizioni entro il 27 febbraio


Image La Provincia ha detto sì. «Abbiamo dato parere favorevole al riordino dei circoli didattici del Comune di Brescia», annuncia l’assessore alla Pubblica istruzione, Aristide Peli. Così, dopo l’approvazione della Giunta comunale, il progetto elaborato dall’assessore Andrea Arcai d’intesa con l’Ufficio scolastico provinciale ha ricevuto il primo via libera fuori da Palazzo Loggia, ed è stato inviato a Milano; tocca infatti alla Regione la decisione definitiva, ma non prima che si sia pronunciato anche l’Ufficio scolastico regionale.
L’iter - ancora in corso - del riordino degli ambiti nei quali è organizzata la scuola dell’obbligo bresciana è stato accompagnato da riflessioni anche critiche e correzioni che l’Amministrazione comunale ha deciso di apportare in alcuni casi sulla base delle segnalazioni provenienti dal territorio. Riaffermando però i princìpi all’origine delle novità: territorialità, ovvero ridefinizione dei circoli - passati da 18 a 14 - sulla base del nuovo assetto delle circoscrizioni cittadine; e verticalizzazione, ossia presenza nello stesso circolo di tutti gli ordini di scuola (compresa, laddove è stato possibile, la scuola dell’infanzia che - com’è noto - obbligatoria non è).
E mentre il progetto comunale arriva al Pirellone, si registrano nuove prese di posizione critiche.

L’Undicesimo circolo
«Sconcerto e preoccupazione» sono espressi dagli insegnanti dell’attuale XI circolo (comprendente le scuole primarie Divisione Acqui, Don Milani, Montale e Volta e le scuole dell’infanzia Fiumicello, Mandolossa e Passo Gavia), che non entrano nel merito dei criteri che hanno ispirato le scelte del Comune, né discutono il «pieno diritto dell’Ente locale a operare in tal senso», ma ritengono - in un comunicato seguìto da 87 firme - che «sarebbe stato anche dovere da parte dell’Amministrazione comunale consultare tutte le parti interessate, genitori e insegnanti, come si converrebbe in una normale dialettica democratica». In particolare, gli insegnanti scrivono: «L’assessore Arcai ha più volte rassicurato chi esprimeva perplessità o disappunto affermando che il cambiamento sarà solo di tipo amministrativo e legato unicamente alle dirigenze scolastiche. Ma noi siamo assolutamente convinti che questa non sia la realtà delle cose». Innanzitutto «ci chiediamo quale sia la logica sottesa alla scelta di smembrare e riaccorpare diversamente alcuni circoli didattici, come quello nel quale operiamo. Pare trattarsi di un’operazione aritmetica - osservano gli insegnanti dell’XI -: numero dei plessi, numero degli alunni, eccetera. Crediamo invece che qualsiasi scelta inerente alla scuola debba essere suffragata anzitutto da motivazioni pedagogiche, delle quali in questo caso non si vede nemmeno l’ombra». I docenti sono preoccupati soprattutto per «un bagaglio che quasi certamente andrà non perso ma disperso, vanificando gli sforzi comuni e il lavoro svolto dal personale docente e non docente, dai dirigenti che sono stati al loro fianco, dai genitori e dagli alunni stessi».
Entrando infine nel dettaglio dell’XI circolo, gli insegnanti pensano che «circa i criteri della territorialità e della verticalizzazione, sarebbe stato sufficiente unire alle nostre scuole dell’infanzia e primarie una scuola secondaria di primo grado, per esempio la Romanino, così come si sarebbe potuto unire la Kennedy al V circolo e la Divisione Tridentina al XVI».

La Foscolo-Virgilio-Prealpino
Anche alla Scuola media Foscolo-Virgilio-Villaggio Prealpino un gruppo di docenti e personale Ata, firmatari di una lettera all’assessore Arcai, si chiedono «qual è la logica sottesa al riordino della rete scolastica». E, di seguito: «Quali vantaggi di natura didattica» e «in che cosa consisterà il miglioramento dell’offerta formativa?»
Numerose sono le domande poste al responsabile della Pubblica istruzione in Comune: «Qual è la necessità del processo di verticalizzazione»? E, per quel che concerne il criterio della territorialità, «si ricreano forse i bacini d’utenza?» In particolare, poi, «qual è la più opportuna collocazione della sede Foscolo (che il riordino accorpa all’Istituto comprensivo Centro 2, ndr), posta in una zona di "confine" tra le Circoscrizioni Nord e Centro, considerando oltretutto la possibile soppressione delle Circoscrizioni nei Comuni come Brescia con meno di 250mila abitanti?»
Ancora: «Non è un problema l’interruzione della continuità didattica, inevitabile conseguenza della divisione dei plessi, per noi Foscolo-Virgilio-Prealpino?» Infine, un interrogativo sul destino del Centro territoriale per l’educazione degli adulti, con sede alla Foscolo, «che offre un servizio fondamentale soprattutto per le persone che necessitano di processi di alfabetizzazione». Da tutto ciò, l’auspicio del rinvio dell’approvazione e dell’attuazione del riordino e, nel frattempo, della promozione di un dibattito «in cui siano coinvolte tutte le parti in causa».

 





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  Mercoledì, 16 Dicembre 2009    Francesca Sandrini, GdB


Scuole dell’obbligo:
la mappa della città  

Mentre non si esclude un rinvio del termine per le iscrizioni in attesa dei regolamenti attuativi per le Superiori rinnovate

Non è escluso uno spostamento in avanti del termine per le iscrizioni all’anno scolastico 2010/2011. Lo lasciano intendere - a maggior ragione dopo la decisione del Consiglio di Stato (vedi articolo sopra) - tanto l’assessore alla Pubblica istruzione della Provincia, Aristide Peli, quanto il dirigente dell’Ufficio scolastico regionale, Giuseppe Colosio, precisando però che finora non è stata presa alcuna decisione. Né se ne è parlato venerdì scorso, quando è venuta a Brescia Maria Grazia Nardiello, direttore generale per la formazione e l’istruzione tecnica superiore del Ministero dell’istruzione, per intervenire al convegno sulla riforma degli istituti tecnici che si è tenuto all’Istituto «Tartaglia». D’altra parte, la Nardiello ha detto senza mezzi termini che i regolamenti attuativi della riforma saranno pronti in gennaio, confermando così le anticipazioni dei giorni scorsi da parte degli stessi Peli e Colosio. Da quel momento, continua l’assessore, la Giunta provinciale avrà tempo fino alla metà del mese per deliberare il piano di riordino degli indirizzi che ha già fatto discutere per alcune delle novità annunciate. Poi toccherà all’Ufficio scolastico regionale pronunciarsi ufficialmente (nel primo, informale giudizio Colosio ha definito «equilibrato» il piano della Provincia) e infine alla Giunta della Regione concludere l’iter con l’approvazione definitiva.

Quanto tempo per l’orientamento?
Se si considera che il termine per le iscrizioni scolastiche è stato fissato dal Ministero al 27 febbraio, «resterà davvero poco tempo», osserva Peli. Meno di un mese nel quale dovrà svolgersi un’attività di orientamento che quest’anno dovrà informare studenti e famiglie su una scuola completamente rinnovata: i licei che diventano sei - Classico, Scientifico (con il «nodo» da sciogliere dello scientifico-tecnologico: sarà un’opzione dello Scientifico o un liceo indipendente?), Artistico, Linguistico, delle Scienze umane e Musicale e coreutico -; gli istituti tecnici che si distribuiscono in due settori - economico e tecnologico - con 11 indirizzi (tra i quali quell’economico-turistico nel quale dovrebbe confluire l’attuale, diffuso e frequentatissimo Erica, perdendo però la sua specificità; e questo è un altro problema che ci si aspetta sia risolto dai decreti attuativi della riforma); e gli istituti professionali che si trasformano in corsi quinquennali (il tradizionale «tre più due» resta ai corsi regionali), configurandosi come «la vera rivoluzione della riforma», secondo l’assessore alla Pubblica istruzione della Provincia. In attesa dei regolamenti che consentiranno di definire e licenziare il piano provinciale per quanto riguarda il riordino degli indirizzi, la Giunta provinciale ha deliberato sul dimensionamento degli istituti bresciani. E le proposte sono state inviate in Regione, cui anche in questo caso spetta l’ultima parola. Si tratta, in provincia, dell’accorpamento di «Olivelli» e «Putelli» a Darfo e di «Ghislandi» e «Tassara» a Breno; e, in città, dello sdoppiamento del «Gambara» ma non soltanto. Nel dimensionamento, infatti, rientra anche il riordino dei circoli didattici di Brescia - oltre che dei Comuni di Collebeato e Cellatica -, ovvero degli ambiti nei quali sono organizzate le scuole dell’obbligo (ma anche quelle dell’infanzia) della città.

Che cosa succederà con i nuovi circoli?
Pure questo progetto - elaborato dall’Assessorato alla pubblica istruzione del Comune e in seguito approvato dall’Amministrazione provinciale - non ha mancato di suscitare reazioni preoccupate e critiche, nonostante le rassicurazioni dell’assessore Andrea Arcai, del dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale Maria Rosa Raimondi e di Colosio. Le ultime sono arrivate dall’attuale XI circolo, i cui insegnanti parlano di «operazione aritmetica» più che pedagogica; e dalla scuola media «Foscolo-Virgilio-Villaggio Prealpino», dove un gruppo di docenti e Ata ha scritto all’assessore per chiedere - tra l’altro - quale sia la più opportuna collocazione della sede Foscolo (che il riordino accorpa all’Istituto comprensivo Centro 2, ndr), posta in una zona di «confine» tra le Circoscrizioni Nord e Centro.

Alcune modifiche anche significative sono state apportate al progetto originario proprio sulla base di sollecitazioni del territorio, ma a questo punto sembra difficile che possa cambiare ancora qualcosa. In particolare, Arcai ha deciso in corso d’opera - come era stato anticipato e come si evince chiaramente dal grafico a destra - di mantenere tre circoli alla Est e, al contrario, di ridurre quelli della Nord da tre a due dopo le segnalazioni relative alla divisione operata sul territorio circoscrizionale dalla Triumplina. Ancora, la scuola elementare «Collodi» è stata accorpata al circolo Centro 2, come chiedeva la circoscrizione Centro. E la media «Lana Fermi» non è più stata divisa.

Resta ora da vedere che cosa accadrà da un duplice punto di vista: quello delle dirigenze, che - essendosi ridotto il numero degli ambiti - passeranno da 18 a 14; e quello del corpo docente. Infatti l’accorpamento di alcune scuole nei nuovi ambiti lascia prevedere che possano aprirsi margini di mobilità degli insegnanti - su richiesta di trasferimento - all’interno degli stessi circoli.




La maestra: «Qualche rischio per la continuità didattica»
Non solo in città è sentito il problema del passaggio a un nuovo assetto organizzativo dell’istruzione. Angela Sabattoli, insegnante di scuola primaria a Gussago e rappresentante eletta nel Consiglio di circolo, si prepara ad affrontare il processo di «verticalizzazione» che porterà le elementari del Comune dell’Ovest bresciano ad unirsi con la locale scuola media in un istituto comprensivo, rinunciando alla collaborazione che si era stabilita con gli insegnanti della scuola primaria di Cellatica, destinata ad unirsi con le elementari di Collebeato. «Aspettavamo questo passaggio, che facilita la continuità didattica: oggi si fa fatica a stabilire un vero collegamento con la scuola secondaria di primo grado - dice l’insegnante - e per gli alunni il passaggio comporta difficoltà. Spiace però dover lasciare colleghi con i quali si è lavorato finora. Un certo disagio ci sarà: agli insegnanti verrà proposta un’opzione tra rimanere nella scuola attuale e passare ad un’altra e questo potrà comportare una perdita di continuità per i bambini, con il venir meno della figura dell’insegnante che li ha seguiti finora. La segreteria sarà tenuta a sua volta a riqualificare il suo lavoro, assumendo mansioni nuove. Affrontiamo la sfida serenamente, ma ci saranno diverse problematiche da risolvere. Nel nostro Consiglio ci si è lamentati per la fretta con cui è stato annunciato un passaggio, che pure si aspettava da anni e abbiamo rivolto una sollecitazione ai Comuni, perché coinvolgano la cittadinanza in un percorso da condividere, perché siamo di fronte a un cambiamento importante».

La maestra Sabattoli, che fa parte del Consiglio generale della Cisl Scuola, ha avuto modo di cogliere le difficoltà più avvertite nel mondo dell’istruzione e parla dell’esigenza di «tener conto del numero degli alunni, nella creazione degli istituti comprensivi, in modo da bilanciare il compito assegnato alle singole istituzioni scolastiche»



Elisabetta Nicoli


Il dirigente: «Servirà tempo per un nuovo equilibrio»
Il principio della verticalizzazione può essere valido, ma serviva gradualità nel concreto passaggio al nuovo assetto. Questo in sintesi il pensiero di Giacomo Comincioli, attuale dirigente del Primo circolo didattico cittadino. «Bisognava tener conto di alcuni problemi - osserva -, in particolare del fatto che si vengono a creare alcuni nuovi istituti di grande dimensione. La riorganizzazione non riguarda solo i dirigenti e i direttori dei servizi amministrativi: abbiamo un rimescolamento complessivo, che scombina rapporti consolidati tra plessi e compromette la realizzazione di progetti didattici, studiati dagli organi collegiali. Sarebbe stato necessario procedere con una maggiore gradualità. In queste condizioni, bisognerà applicarsi con impegno, armarsi di buona volontà e ritessere rapporti: non si può ridurre tutto a numeri, il mondo della scuola vive anche di relazioni e di affetti e occorre tempo per ritrovare un diverso equilibrio. Certo è valido il principio della continuità didattica tra i diversi ordini e gradi, ma non si può in nome di questo principio procedere ad una improvvisa riorganizzazione che lacera rapporti consolidati nel tempo».

Un problema particolarmente sentito nel Circolo diretto da Comincioli è dato dalle dimensioni che si prospettano per il futuro istituto comprensivo della zona Sud: «Avremo un totale di circa 1.200 alunni, mentre la legge ne prevede dai 600 ai 900. Si procede a una forzatura, per ridurre il numero delle dirigenze da 18 a 14: un’operazione così condotta si riduce a un taglio, non ha più il senso di una vera riorganizzazione del servizio per renderlo più efficiente. Sarebbe stata necessaria una più attenta verifica dei tanti aspetti coinvolti, delle necessità dell’utenza, delle direttrici di traffico, dei rapporti tra i plessi per la progettualità e la didattica. Non sono solo i dirigenti a sentirne le conseguenze, ci voleva un po' più di calma».

Il papà: «Ora le istituzioni lavorino sulle risorse»
Davide Guarneri, presidente nazionale dell’associazione genitori Age, ha figli nei diversi gradi dell’istruzione, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di primo grado.

«Le competenze in materia di riorganizzazione sono fissate per legge - osserva -, una ridefinizione degli ambiti si rende necessaria con il mutare della città e far corrispondere il servizio scolastico al nuovo assetto delle circoscrizioni può essere un fatto positivo. Non dovrebbe costituire un problema per le famiglie il fatto di ridurre il numero dei dirigenti scolastici e degli uffici amministrativi, ma diventa un problema se si viene a formare un istituto molto grande, con personale amministrativo ridotto: questo è il caso che si prospetta nel Quarto Circolo. Avremo un periodo di riorganizzazione, che sempre comporta disagi e in più bisognerà fare i conti con minori risorse e questo determinerà qualche disagio, una minor disponibilità, una ripercussione sui servizi con possibili ricadute anche sulla didattica». I problemi emersi sollecitano un impegno a diversi livelli di responsabilità: «Penso che nei prossimi mesi la Provincia, il Comune, l’Ufficio scolastico provinciale dovranno attivarsi per verificare le effettive disponibilità e cercare di assicurare risorse umane e strumenti tecnici adeguati. Se ne è parlato negli organi collegiali, che hanno espresso le loro valutazioni.

C’è preoccupazione nella zona Sud, soprattutto per il timore di una carenza di risorse: non si può fare innovazione riducendole. Questa poteva essere l’occasione per rendere più funzionale il servizio con una vera riorganizzazione, adesso ci vorrà del tempo per ridefinire l’offerta formativa all’interno dei nuovi istituti e si prospetta un periodo difficile con tanti problemi da gestire: l’Ufficio scolastico provinciale dovrà mettersi al servizio delle scuole e anche le Circoscrizioni saranno coinvolte, per agevolare il percorso».

 





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