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Sesso Con Ragazzo Minorenne. Indagato Don Stefano Anzelini
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Mercoledì 18 Febbraio : 2009 Corriere del Trentino; http://www.gaynews.it/view.php?ID=80813

ABUSI SU MINORI, INDAGATO GIOVANE SACERDOTE

Sacerdote sospettato di incontri hard con adolescenti. Nel mirino sms e chat

TRENTO — Il suo nome spunta dagli atti dell'inchiesta su F.M., il neo professore di matematica, accusato di aver abusato di alcuni minorenni e poi assolto da tutte le contestazioni.

C'è anche un insospettabile parroco di un paese vicino a Trento nella delicata e inquietante indagine della Procura su presunti atti sessuali su minorenni che nel febbraio del 2008 aveva portato a tre arresti. Si parla di presunti incontri hard omossessuali e presunti adescamenti su internet con ragazzini. Accuse pesantissime che dovranno essere tutte provate. Sospetti che gettano un'ombra sul religioso, stimato, e considerato da tutti un punto di riferimento per la comunità.

Contro il sacerdote ci sarebbero alcuni messaggi, ma anche le stesse parole del neo professore. Sarebbe stato lui, infatti, nel corso dell'interrogatorio del 22 febbraio 2008 a parlare del parroco che pare gravitasse nel mondo della pedofilia e che avrebbe l'abitudine di agganciare minorenni su internet attraverso la chat IRC. Il parroco, secondo l'accusa, sarebbe solito utilizzare pseudonimi per conoscere gli adolescenti. Scambi on-line che in alcune occasioni si sarebbero tradotti in incontri veri e propri. Una fonte confidenziale della Procura avrebbe infatti riferito agli inquirenti di essere stato adescato dal parroco attraverso internet. La fonte si era spacciata per un ragazzino di 14 anni e si sarebbe mostrato disposto ad un incontro di persona con il religioso, ma l'unico problema restava l'auto. Il parroco avrebbe risposto che non c'era alcun problema. «Vengo io a prenderti».

Non solo: a parlare delle attenzioni «particolari» che il sacerdote avrebbe riservato ai ragazzini sarebbero stati anche alcuni minori. In particolare una delle presunte vittime degli abusi nel boschetto degli orrori a Terlago aveva raccontato dell'abitudine del parroco di «cercare ragazzi per incontri omo». Sarebbe stato un compagno di scuola di quest'ultimo a rivelarlo. Ma il condizionale resta d'obbligo: la Procura dopo brevi accertamenti ha infatti chiesto l'archiviazione del fascicolo a carico del sacerdote che si difende con forza. Ieri mattina il religioso attraverso il suo avvocato, Alberto Cristanelli, nell'udienza di opposizione all'archiviazione davanti al gip Marco La Ganga ha parlato di qualche messaggio innocente, ma non ci sarebbe niente di più.

Nel fascicolo su M. spuntano infatti alcuni sms tra il neo professore e il parroco, messaggi in un primo tempo considerati non rilevanti, ma poi rivalutati alla luce delle dichiarazioni di M.. In uno di questi messaggi i due si sarebbero accordati per un incontro a casa del parroco a cui avrebbero partecipato due ragazzi. «Due ragazzi nuovi. Bellissimi. Ti posso affittare una stanza?» avrebbe detto M. «Di dove sono e che età hanno?» avrebbe risposto il parroco. «Verona e Trento, 18». In questo caso i ragazzi erano maggiorenni, quindi l'accusa di abusi sui minori sarebbe insostenibile, ma gli inquirenti sospettano anche di incontri con minori. Ora l'ultima parola spetta al gip.



http://herta1971.splinder.com/tag/cronaca+del+trentino

EX CATECHISTA CON IL VIZIO DELLA PEDOFILIA:


Foto raccapriccianti in compagnia di bambini e bambine, cd, dvd, dischetti e memorie dai contenuti raccapriccianti. Un 37enne di Veglie è stato arrestato questo pomeriggio a Giustino, comune montano in provincia di Trento con circa seicentonovanta anime, dove, da un paio di mesi si era trasferito per svolgere l’attività di animatore in una struttura alberghiera in questa stagione invernale. In mattinata gli agenti della polizia postale, guidati dall’ispettore Luigi Toma, avevano bussato alla porta di casa a Veglie, con esito negativo.

Le successive indagini estese a livello nazionale si sono concluse nel primo pomeriggio, poco dopo le 14, con un paio di manette strette ai polsi del 37enne dai carabinieri di Giustino con la pesante accusa di pedofilia. Ed ora è stato confinato nel penitenziario di Trento. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere, richiesta dal pubblico ministero Maria Cristina Rizzo, (magistrato che si occupa di reati a sfondo sessuale) è stata firmata dal gip del Tribunale di Lecce, Ercole Aprile, il quale, per il materiale “assai scottante” a detta degli stessi inquirenti - ha ritenuto di emettere l’ordine di carcerazione con una misura restrittiva in carcere. Una storia ancor più sconcertante, se si considera che il 37enne, in passato, a Veglie, comune di residenza, aveva esercitato l’attività di catechista.

Le indagini vennero avviate nei primi mesi del 2007, quando il computer del salentino finì sotto controllo presso il centro nazionale di polizia postale. L’input, perché scattassero ulteriori accertamenti. Da quanto accertato, il 37enne attraverso Internet avrebbe condiviso con una fitta rete di cybernauti corposo materiale pedo-pornografico, e avrebbe abbordato attraverso le chat bambini e bambine anche minori di 14 anni, impegnati in squallidi giochetti poi scaricati su cd e dvd.

Nello scorso mese di maggio, gli agenti della polizia postale effettuarono una perquisizione nell’abitazione dei genitori del salentino – dove lo stesso risiede - sequestrando il pc direttamente dalla sua camera da letto, cd, dvd, dischi e diverse memorie. L’intero materiale venne affidato da un ingegnere informatico che ne esaminò il contenuto, trovando anche una decina di foto nelle quali il presunto pedofilo sarebbe stato immortalato in compagnia di bambini, alcuni locali, altri di fuori provincia, impegnato in squallidi “giochi erotici”. Nello stesso filone d'indagine culminato con l'arresto del 37enne, risultano monitorati altri soggetti, tra cui ulteriori "insospettabili" salentini.


http://www.gaynews.it/view.php?ID=80435

PEDOFILIA, ASSOLTO F.M.
Era accusato di aver avuto rapporti sessuali con due ragazzini non ancora 16enni. Il giovane in lacrime dopo la sentenza
giovedì 15 gennaio 2009 , di L'Adige


di sergio damiani

«Assolto! Assolto da entrambe le accuse!» Quando F. M., al telefono con i suoi avvocati difensori, ha sentito queste parole si è messo a piangere. Ma per la prima volta in quello che per lui - che ha trascorso sei mesi in carcere e quasi altrettanti ai domiciliari in comunità a Verona - e per i suoi genitori deve essere stato un anno da incubo, il giovane laureato in matematica piangeva per la gioia. Come per i suo avvocati, Stefano Daldoss e Adolfo de Bertolini, credeva nell'assoluzione, ma era una speranza coltivata in segreto perché il processo non era affatto facile. È una sentenza certo inattesa quella del giudice Corrado Pascucci, una decisione la sua tutta fondata in diritto. I fatti - cioè i due episodi di atti sessuali con ragazzini che avevano poco meno di 16 anni - non erano contestati. Il processo con rito abbreviato si giocava sull'interpretazione giuridica da dare alle due relazioni sessuali. M. aveva in qualche modo piegato ai suoi desideri sessuali la volontà dei due ragazzini? Oppure questi, a cui la legge riconosce libertà di scelta nell'ambito della propria sfera sessuale, avevano avuto un rapporto consenziente? Il processo si giocava intorno a queste due domande e la risposta è stata, in sostanza, che non ci furono abusi o comunque non ci sono prove che lo dimostrino. L'inchiesta, condotta dal pm Davide Ognibene - che per M. aveva chiesto una pena di 3 anni e 8 mesi - verteva su due distinti tronconi. Il primo era quello relativo ai pedofili che frequentavano il lago di Terlago. Su questo fronte vennero arrestati Alberto Romeri e Guido Pedri (il primo è stato già condannato a 6 anni, il secondo ha patteggiato 2 anni). Poi, ascoltando testimoni e intercettando utenze telefoniche, si arrivò sino a M.. Le accuse contestate a quest'ultimo però non avevano nulla a che vedere con l'adescamento di minori nei boschetti intorno al lago di Terlago. M. i giovani li aveva incrociati su internet navigando su siti e chat gay. La procura contestava a M. due distinti episodi: il rapporto con un quasi sedicenne a cui l'imputato aveva dato anche qualche lezione di matematica e la relazione con un altro quasi sedicenne. Il primo, per stessa conferma del minore, era consenziente e aveva accettato di buon grado i rapporti, ma la procura contestava il fatto che M. in quel caso fosse il suo insegnante. Si rientrava dunque in uno dei casi particolari che il codice sanziona in caso di relazioni sessuali con minori degli anni 16, anche se consenzienti, e maggiori dei 14. Nel secondo episodio, invece, non c'era il problema del rapporto docente-allievo, ma il ragazzino aveva sostenuto che M. aveva approfittato di un suo stato confusionale. Come dire che in questo caso non era un rapporto tra consenzienti, ma una violenza sessuale. Perché il giudice Pascucci ha assolto l'imputato? Lo sapremo solo tra qualche settimana, al deposito delle motivazioni. Possiamo però già azzardare della ipotesi, che poi combaciano con le tesi sostenute dai due difensori. Nel primo caso probabilmente il magistrato ha ritenuti che le lezioni di matematica fossero un fatto incidentale nell'ambito di un rapporto d'amicizia già consolidato. Nel secondo caso invece potrebbe essere mancata la prova della violenza. In questo senso probabilmente ha pesato il fatto che il ragazzino frequentasse siti e ambienti gay e che pochi giorni dopo la presunta violenza inviò a M. una mail dai contenuti affettuosi, toni che stridono con chi dovrebbe aver appena subito atti sessuali non graditi. La sentenza di Pascucci, che con ogni probabilità sarà appellata dalla procura, cancella le accuse. Ma non le difficoltà di M. che ora lentamente dovrà tornare alla sua vita, vita che certo non sarà più la stessa.

 



 
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Martedì 3 Marzo : 2009 L'Adige, http://notiziegayit.blogspot.com/20...e-indagato.html

Sesso con minorenne, prete indagato

Respinta l'archiviazione richiesta dal Pm per don Anzelini, parroco di Ravina Romagnano. Il giudice dispone nuove verifiche

Il Pm Davide Ognibene aveva richiesto l'archiviazione ritenendo non vi fossero violazioni di ordine penale. Il Tribunale di Trento ha invece respinto la richiesta di archiviazione del procedimento penale aperto a carico di un parroco accusato di aver avuto rapporti sessuali con ragazzi minorenni. Secondo il gip Marco La Ganga la vicenda meritava di essere approfondita anche a tutela dei minori. E così il fascicolo a carico dell'ex parroco di Ravina e Romagnano Stefano Anzelini, 36enne residente a Fondo, è stato restituito al pm Davide Ognibene perché siano condotte nuove e più approfondite indagini. Va sottolineato a chiare lettere che don Anzelini - di cui in passato non avevamo indicato le generalità proprio perché il procedimento è ancora in corso, ma poi è stata la stessa Curia trentina a procedere ad un'«operazione trasparenza» - è solo indagato. Questo non significa affatto che sia colpevole ed anzi ci sono buone probabilità che alla fine l'inchiesta venga comunque archiviata. Il giudice ha anche dato indicazione sulle indagini che dovrebbero essere condotte. In particolare la procura dovrà tornare a sentire F.M., il giovane di Trento indagato, arrestato e poi assolto dall'accusa di aver avuto rapporti sessuali con due giovani che avevano poco meno di 16 anni. Sentito dalla polizia in fase di indagini preliminari, M. aveva detto di aver raccolto voci secondo cui il parroco ricercava rapporti omosessuali e che per questo tipo di socializzazioni usava i siti e le chat gay che abbondano su internet usando come nicknames "Steftn" e "xsextn". Agli atti c'è un sms che mostra come tra don Anzelini e M. ci fosse una conoscenza diretta. Il testo dell'sms che ha fatto scattare le indagini è riportato qui a fianco. Il riferimento è a ragazzi diciottenni, dunque qualsiasi cosa sia accaduta con loro, sarebbe comunque irrilevante da un punto di vista penale. Gli inquirenti dovranno anche identificare e sentire come teste un minore indicato da un altro testimone già sentito in passato. Quest'ultimo a verbale aveva dato indicazioni piuttosto vaghe: il giovane gay riferiva di aver appreso da un compagno di classe che il sacerdote cercava ragazzi per incontri omosessuali. Ora si vuole capire se esiste per davvero questo compagno di classe e cosa sappia in concreto. Infine gli inquirenti dovranno analizzare i computer del sacerdote, anche se è difficile immaginare che possano contenere elementi utili alle indagini. Se non altro per il tempo trascorso. Per ora dunque a carico dell'indagato ci sono alcuni labili indizi, nulla di consistente tanto che la procura aveva chiesto l'archiviazione del procedimento. All'udienza di fronte al gip anche la difesa, sostenuta dall'avvocato Alberto Cristanelli, aveva sottolineato come dagli atti non emergesse nulla di penalmente rilevante. Lo stesso Anzelini, da noi sentito precedentemente, aveva dichiarato che «non c'è mai stato alcun contatto con minorenni». È probabile che ci vogliano almeno un paio di mesi per concludere le indagini. Ricordiamo però che da un punto di vista giudiziario solo l'esistenza di rapporti con minori degli anni 16, se in stato di affido, o degli anni 14 avrebbe un rilievo penale. Massima trasparenza ha invece dimostrato la Curia che, a prescindere da qualunque conseguenza penale, ha accolto da subito la disponibilità del sacerdote ad essere sollevato dall'incarico di parroco, in attesa di chiarimenti da parte dell'autorità giudiziaria. E così già da qualche giorno don Stefano Anzelini ha lasciato la parrocchia dove si trovava da oltre cinque anni e - a detta dei parrocchiani - aveva fatto un buon lavoro.
Pubblicato da notiziegay.it a 10.00

 



 
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Lunedì 21 Dicembre : 2009

http://www.gaynews.it/view.php?ID=83736

PEDOFILIA. NEI GUAI UN PARROCO
Deposizione di u minorenne

mercoledì 16 dicembre 2009 , di L'Adige

La deposizione di un minorenne mette nei guai l'ex parroco di Ravina don Stefano Anzelini

La deposizione di un minorenne mette nei guai l'ex parroco di Ravina don Stefano Anzelini. Ieri il procedimento, avviato su un'ipotesi di reato di atti sessuali su minore di 14 anni, è stato discusso in udienza davanti al gip Marco La Ganga che nelle scorse settimane non aveva accolto neppure la seconda richiesta di archiviazione presentata dalla procura. Ieri il pm Davide Ognibene ha ribadito la sua richiesta sostenendo che a carico del sacerdote non sarebbero emersi elementi penalmente rilevanti neppure dopo il supplemento istruttorio disposto dal giudice. Anche il difensore dell'indagato, l'avvocato Alberto Cristanelli, ha sottolineato come dalle indagini non sia emerso nulla a carico del suo cliente. Dunque archiviazione certa? Lo stabilirà il giudice nei prossimi giorni, ma la sua decisione non è affatto scontata. Agli atti c'è la deposizione di un minorenne che pesa sulle sorti di questo procedimento penale nato nell'ambito dell'inchiesta sulla pedofilia che aveva portato all'arresto di F.M. (poi assolto al termine del processo di primo grado) e di Guido Pedri e Alberto Romeri (condannati). Proprio un sms - in cui si faceva esplicito riferimento a due ragazzi, in quel caso comunque maggiorenni - inviato da M. a don Anzelini aveva messo nei guai il sacerdote attirando su di lui l'attenzione degli inquirenti. M. è stato poi risentito dagli investigatori e ha di fatto scagionato il sacerdote. Agli uomini della sezione di Pg della polizia di Stato il teste ha confermato di aver conosciuto don Anzelini e di averlo frequentato, ma ha spiegato di averlo fatto solo per motivi di natura spirituale. Conferma di aver appreso che don Anzelini aveva frequentazioni gay, ma ha detto di non sapere nulla di eventuali rapporti con ragazzi minorenni. Anche l'analisi sui computer dell'indagato, condotta da un perito peraltro molti mesi dopo l'apertura dell'inchiesta, non ha portato a ulteriori fonti di prova: pare che siano state trovate delle foto di nudo, ma non penalmente rilevanti perché non si tratta di pornografia infantile. C'è però un elemento concreto raccolto dagli inquirenti in questi ultimi mesi. È la deposizione di un ragazzino che ha riferito alla polizia di aver conosciuto quello che su internet si era spacciato come un suo coetaneo, dunque un minorenne di 14-15 anni. Dopo qualche mail i due avevano preso accordi per incontrarsi. Fu una grande sorpresa per il ragazzo scoprire che il luogo dell'appuntamento in realtà era presso la canonica di Ravina. Suonò il campanello e fu ancor più stupito nello scoprire che l'amico conosciuto in rete era don Anzelini che di anni ne aveva parecchi più di lui. Il ragazzo sostiene che il prete avrebbe tentato un approccio sessuale ma che lui preferì andarsene. Accusa e difesa ritengono l'episodio non penalmente rilevante perché secondo il pm non ci sarebbe certezza sull'età del minore (il reato si potrebbe configurare solo se il giovane, pur consenziente, aveva con certezza meno di 14 anni). La difesa sostiene inoltre che quella deposizione non è credibile perché contraddetta da alcuni elementi di fatto. «Quell'incontro non ha alcun valore processuale perché non accadde nulla», sottolinea l'avvocato Cristanelli che invita la stampa a «non fare caccia alle streghe». Ora la parola passa al giudice.



http://ricerca.repubblica.it/repubb...A1PO_AA106.html

Sesso con minori, nuove accuse per l ex parroco


Trentino — 16 dicembre 2009 pagina 01 sezione: PRIMA
TRENTO. Un incontro on-line su una chat, un appuntamento al buio credendo di fare la conoscenza di un coetaneo e infine la sorpresa: l’indirizzo era quello della parrocchia di Ravina e il «coetaneo» era don Stefano Anzelini. E’ questo il racconto fatto da un adolescente alla polizia giudiziaria che lo ha ascoltato nel supplemento di indagine dell’inchiesta nei confronti del sacerdote ordinata dal gip. Ieri i fatti sono stati ricostruiti in aula: nuovi guai per don Anzelini, ex parroco di Ravina, anche se la Procura chiede di archiviare.


http://ricerca.repubblica.it/repubb...N8PO_AN801.html

Nuove accuse contro don Anzelini


Trentino — 16 dicembre 2009 pagina 19 sezione: CRONACA
TRENTO. Un incontro on-line su una chat, un appuntamento al buio credendo di fare la conoscenza di un coetaneo e infine la sorpresa: l’indirizzo era quello della parrocchia di Ravina e il «coetaneo» era don Stefano Anzelini. E’ questo il racconto fatto da un adolescente alla polizia giudiziaria che lo ha ascoltato nel supplemento di indagine dell’inchiesta nei confronti del sacerdote ordinata dal gip. Ieri i fatti sono stati ricostruiti in aula. Il nome di don Anzelini - lo ricordiamo - venne fatto per la prima volta agli inquirenti da F.M., il giovane professore trentino arrestato (e poi assolto) per presunti abusi su minori. Secondo il professore il sacerdote sarebbe stato protagonista di adescamenti di giovani su internet. Nel corso delle indagini venne raccolta la deposizione di un minore che dichiarò di aver saputo da un amico che il sacerdote sarebbe propenso e cercare ragazzi per incontri omosessuali. Un’altra fonte confidenziale riferì addirittura di essere stato adescato su internet fingendosi un quattordicenne e sostenendo di essere disposto ad avere incontri. Nonostante queste ombre la procura decise comunque di chiedere l’archiviazione una prima volta, ma il gip La Ganga la negò ordinando nuovi accertamenti in due direzioni: un controllo accurato del computer del sacerdote e l’audizione di alcuni testimoni (giovani adolescenti) non sentiti in prima battuta. Il primo fronte non ha fornito elementi utili all’accusa: sul computer non è stata rinvenuta alcuna immagine dal contenuto pedofilo, ma solo qualche foto pornografica. Le audizioni dei nuovi testimoni, invece, hanno portato qualche elemento nuovo. In particolare uno dei giovani ha raccontato di essere stato «avvicinato» su una chat da una persona che si dichiarava sua coetanea (quindi tra i 13 e i 14 anni). Il colloquio telematico si sarebbe chiuso con un appuntamento al buio. Il giovane ha spiegato di essersi recato all’appuntamento e di aver scoperto con sorpresa che il luogo dell’incontro era la parrocchia di Ravina e il «coetaneo» altri non sarebbe stato che don Anzelini. Il quale avrebbe tentato un approccio, ma senza riuscirci. L’ex parroco - difeso dall’avvocato Alberto Cristanelli - ha ribattuto di poter chiarire anche documentalmente molte incongruenze del racconto. Anche la procura è tornata a chiedere l’archiviazione non rilevando elementi sufficienti per sostenere l’accusa. Ora l’ultima parola spetta al gip.
- Luca Petermaie
 



 
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