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Domenica, 25 Gennaio : 2009 fonte AGI
IL RICORDO
Giorgio Gaberscik, in arte Gaber, è stata una delle voci ‘fuori dal corò più acute e sensibili che il mondo dello spettacolo e della cultura italiana della seconda metà del novecento abbiano conosciuto
* Neri Marcorè fa rivivere Giorgio Gaber : 'Un certo signor G' al Ventidio Basso
* Neri Marcorè fa rivivere Giorgio Gaber : 'Un certo signor G' al Teatro delle Api
Giorgio Gaber (Pressphoto)
Roma, 25 gennaio 2009 - Settanta anni fa, a Milano, nasceva il ‘signor G’, al secolo Giorgio Gaberscik, in arte Gaber, una delle voci ‘fuori dal corò più acute e sensibili che il mondo dello spettacolo e della cultura italiana della seconda metà del novecento abbiano conosciuto.
Nato il 25 gennaio del 1939 a Milano, Gaber esordisce come cantante e chitarrista di rock and roll quando, notato da Mogol, realizza i primi dischi per la Ricordi: il suo primo brano è Ciao ti dirò, scritto con Luigi Tenco. Nel 1963, invece, esordisce in televisione con ‘Canzoniere minimò: da allora inizia un’attività di conduttore e cantante in importanti trasmissioni televisive; negli anni sessanta partecipa inoltre a varie edizioni del Festival di Sanremo, con ‘Benzina e Cerinì (1961), ‘Così felicè (1964), ‘Mai, mai mai Valentinà (1966), ‘E allora daì (1967).
Nel 1965 sposa Ombretta Colli. Negli anni settanta Gaber compie la scelta controcorrente di chiudere pressochè esclusivamente il suo rapporto con il mezzo televisivo per dedicarsi al teatro - dove esordisce già nel 1961, con Maria Monti, assieme alla quale porta in scena al Teatro Gerolamo di Milano ‘Il Giorgio e la Marià -: nel 1970 invece l’esordio al Piccolo Teatro di Milano con ‘Il signor G’, cui seguiranno numerosi altri spettacoli, nati dalla fondamentale collaborazione con Sandro Luporini, come ‘Dialogo tra un impegnato e un non sò (1972), ‘Far finta di essere sanì (1973), ‘Polli d’allevamento (1978), ‘Io, se fossi Gaber’ (1984), ‘Parlami d’amore Mariù (1987): il suo è un esempio di ‘teatro canzonè nel quale ironia e disillusione si mescolano meravigliosamente in una satira corrosiva del costume e dell’attualità.
La produzione discografica di Gaber, per trenta anni, resta limitata alla registrazione dei suoi spettacoli teatrali, fino al 2001, che segna il suo ritorno al mercato discografico ufficiale con l’album ‘La mia generazione ha persò: pezzi come ‘Destra- sinistrà e ‘Qualcuno era comunistà in cui si riconosce la polemica graffiante di Gaber e la sua forte passione civile, intatte nonostante la malattia che lo ha colpito portandolo alla morte nel 2003: vis polemica e passione civile che si ritrovano anche nell’album scritto insieme a Sandro Luporini, uscito postumo nel 2003, ‘Io non mi sento italianò: il brano omonimo, ad esempio, costituisce una sferzata ai limiti e vizi storici degli italiani, ma anche un atto d’amore per il nostro Paese.
Settant'anni fa nasceva il signor G:
fu il re del teatro-canzone 'contro'
fu il re del teatro-canzone 'contro'
Giorgio Gaberscik, in arte Gaber, è stata una delle voci ‘fuori dal corò più acute e sensibili che il mondo dello spettacolo e della cultura italiana della seconda metà del novecento abbiano conosciuto
* Neri Marcorè fa rivivere Giorgio Gaber : 'Un certo signor G' al Ventidio Basso
* Neri Marcorè fa rivivere Giorgio Gaber : 'Un certo signor G' al Teatro delle Api
Giorgio Gaber (Pressphoto)
Nato il 25 gennaio del 1939 a Milano, Gaber esordisce come cantante e chitarrista di rock and roll quando, notato da Mogol, realizza i primi dischi per la Ricordi: il suo primo brano è Ciao ti dirò, scritto con Luigi Tenco. Nel 1963, invece, esordisce in televisione con ‘Canzoniere minimò: da allora inizia un’attività di conduttore e cantante in importanti trasmissioni televisive; negli anni sessanta partecipa inoltre a varie edizioni del Festival di Sanremo, con ‘Benzina e Cerinì (1961), ‘Così felicè (1964), ‘Mai, mai mai Valentinà (1966), ‘E allora daì (1967).
Nel 1965 sposa Ombretta Colli. Negli anni settanta Gaber compie la scelta controcorrente di chiudere pressochè esclusivamente il suo rapporto con il mezzo televisivo per dedicarsi al teatro - dove esordisce già nel 1961, con Maria Monti, assieme alla quale porta in scena al Teatro Gerolamo di Milano ‘Il Giorgio e la Marià -: nel 1970 invece l’esordio al Piccolo Teatro di Milano con ‘Il signor G’, cui seguiranno numerosi altri spettacoli, nati dalla fondamentale collaborazione con Sandro Luporini, come ‘Dialogo tra un impegnato e un non sò (1972), ‘Far finta di essere sanì (1973), ‘Polli d’allevamento (1978), ‘Io, se fossi Gaber’ (1984), ‘Parlami d’amore Mariù (1987): il suo è un esempio di ‘teatro canzonè nel quale ironia e disillusione si mescolano meravigliosamente in una satira corrosiva del costume e dell’attualità.
La produzione discografica di Gaber, per trenta anni, resta limitata alla registrazione dei suoi spettacoli teatrali, fino al 2001, che segna il suo ritorno al mercato discografico ufficiale con l’album ‘La mia generazione ha persò: pezzi come ‘Destra- sinistrà e ‘Qualcuno era comunistà in cui si riconosce la polemica graffiante di Gaber e la sua forte passione civile, intatte nonostante la malattia che lo ha colpito portandolo alla morte nel 2003: vis polemica e passione civile che si ritrovano anche nell’album scritto insieme a Sandro Luporini, uscito postumo nel 2003, ‘Io non mi sento italianò: il brano omonimo, ad esempio, costituisce una sferzata ai limiti e vizi storici degli italiani, ma anche un atto d’amore per il nostro Paese.













































