PEDOFILIA. Nella richiesta d'appello la procura punta su una missiva che non è agli atti
Sorelli, adesso spunta
una lettera <<fantasma>>
una lettera <<fantasma>>
Nello scritto un'imputata confiderebbe a una suora di <<aver assistito, ma non partecipato>> agli abusi
Wilma Patenzi (Brescia Oggi)
Spunta anche una lettera «fantasma» nel processo per i presunti abusi sui bambini della scuola materna comunale Sorelli. Una lettera che rischia di essere un duro colpo per gli imputati, ma anche un vero e proprio boomerang per la procura. Perché la lettera non è agli atti: se ne è solo parlato lo scorso marzo, ma gli accertamenti del pm non hanno avuto esiti positivi. E, chi aveva dato notizia dell’esistenza della lettera, in cui un’imputata confiderebbe a un’amica suora di «aver assistito, ma non partecipato» agli abusi, quando è stata sentita dai genitori ha ridimensionato dicendo di «non aver inteso correttamente».
Gli otto imputati a processo per i presunti abusi sui bambini della materna sono stati tutti assolti in primo grado perchè il fatto non sussiste, ma proprio in questi giorni il procuratore della Repubblica Giancarlo Tarquini ha firmato e depositato la richiesta d’appello in cui chiede anche la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale per risentire i consulenti e i periti. Ma quello che la procura considera un «asso nella manica» è la lettera fantasma, una missiva che nessuno ha mai visto. E che, ovviamente, non è agli atti.
IL PROCURATORE, che ha avuto notizia nei giorni scorsi della presunta esistenza di questa missiva spedita da una delle maestre in carcere a una suora di clausura a Venezia, considera di avere a disposizione una «acquisizione di straordinaria importanza, che tuttavia non risulta essere stata riversata nel giudizio di primo grado, mentre il suo approfondimento verosimilmente avrebbe fornito la chiave risolutiva del processo».
Ma da dove spunta questa lettera-fantasma? La prima citazione della presunta missiva risale al marzo del 2007: ne danno notizia due genitori al pm Roberta Licci. I genitori scrivono al pm di aver saputo da una sorella della suora dell’esistenza di questo scritto. in cui una delle maestre dichiarava di aver «assistito, ma non agito» negli episodi contestati. I genitori nella lettera al pm spiegano anche di aver chiesto delucidazioni alla donna, ma che lei rispose di non aver inteso correttamente. Nulla di fatto nemmeno nel viaggio al convento di Venezia: la sorella maggiore delle suore disse che lì non avevano contatti con la maestra. Una situazione poco chiara, tanto che i genitori interrogano il pm nella loro lettera: «Esiste una lettera con parziali ammissioni dell’imputata?».
Il pm ha disposto a marzo alcuni accertamenti alla squadra Mobile, ma la lettera non è saltata fuori. Ora rispunta nella richiesta d’appello firmata dal procuratore, un «asso nella manica» per ora del tutto invisibile.
Gli otto imputati a processo per i presunti abusi sui bambini della materna sono stati tutti assolti in primo grado perchè il fatto non sussiste, ma proprio in questi giorni il procuratore della Repubblica Giancarlo Tarquini ha firmato e depositato la richiesta d’appello in cui chiede anche la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale per risentire i consulenti e i periti. Ma quello che la procura considera un «asso nella manica» è la lettera fantasma, una missiva che nessuno ha mai visto. E che, ovviamente, non è agli atti.
IL PROCURATORE, che ha avuto notizia nei giorni scorsi della presunta esistenza di questa missiva spedita da una delle maestre in carcere a una suora di clausura a Venezia, considera di avere a disposizione una «acquisizione di straordinaria importanza, che tuttavia non risulta essere stata riversata nel giudizio di primo grado, mentre il suo approfondimento verosimilmente avrebbe fornito la chiave risolutiva del processo».
Ma da dove spunta questa lettera-fantasma? La prima citazione della presunta missiva risale al marzo del 2007: ne danno notizia due genitori al pm Roberta Licci. I genitori scrivono al pm di aver saputo da una sorella della suora dell’esistenza di questo scritto. in cui una delle maestre dichiarava di aver «assistito, ma non agito» negli episodi contestati. I genitori nella lettera al pm spiegano anche di aver chiesto delucidazioni alla donna, ma che lei rispose di non aver inteso correttamente. Nulla di fatto nemmeno nel viaggio al convento di Venezia: la sorella maggiore delle suore disse che lì non avevano contatti con la maestra. Una situazione poco chiara, tanto che i genitori interrogano il pm nella loro lettera: «Esiste una lettera con parziali ammissioni dell’imputata?».
Il pm ha disposto a marzo alcuni accertamenti alla squadra Mobile, ma la lettera non è saltata fuori. Ora rispunta nella richiesta d’appello firmata dal procuratore, un «asso nella manica» per ora del tutto invisibile.














































