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Sabato, 3 Gennaio : 2009 di Francesco Catalano, StabiaChannel.it
APPROFONDIMENTO: Red./Stan - Terme di Stabia: nella città delle acque
Il Cercarobe:
la nascita dell'acqua Ferrata e Acidula
la nascita dell'acqua Ferrata e Acidula
Alcuni stralci del “Trattato delle acque acidule che sono nella città di Castellammare di Stabia” di Raimondo De Majo.
Oggi per voi ho davanti a me una riedizione del “Trattato delle acque acidule che sono nella città di Castellammare di Stabia” di Raimondo De Majo. Questo trattato fu pubblicato a Napoli per la prima volta nel 1755 ed è l’unica opera scritta da De Majo, Dottor Fisico, nato a Scanzano, frazione di Castellammare di Stabia nel 1727. Il trattato fa una carrellata sulle acque che sgorgavano dalla terra stabiese. Ecco alcuni passi:…..
dopo la porta marittima s’incontra una via piana, e spaziosa, che conduce al gran Tempio di Santa Maria del Monte Carmelo; per la quale dandosi alcuni pochi passi, tosto si vede anche a mano destra nascere poco distante dal lido del mare da un canale sotterraneo un acqua non meno chiara della suddetta, ma più copiosa: se non che appena incalorisce le pietre d’una gialla tintura, e propriamente rugginosa, e se si gusta, dà qualche sapore di ferro; e quantunque appò gli abitanti mai sia stata in uso, nondimeno per essere dotata della parte ferrea, congetturar possiamo, che abbia qualche virtù aperiente, e corborante. Poco più oltre caminandosi, si osserva un gorgo d’acqua vicino alla chiesa delle Anime del Purgatorio, anche pura, e trasparente, ma ferrea nel sapore, e le pietre, che vengono bagnate, sono assai cariche del colore rugginoso. I contenuti sono ferro, ed alume, e dandosi di questa a bere poche oncie, sento che si promuovano i mestrui alle donne, e bagnandosene gli occhi, ho veduto che conferisce alla vista. Pio ancora più avanti: “…tra le due acque rosse che scaturiscono, siccome di sopra avemo detto, passata la porta marittima, nasce un’altra acqua né vetusti secoli, detta media, forse, perché nel mezzo di due acque sorgenti, oggi però chiamata dagli abitanti Acetosella, perché al gustarsi, da un sapore, che ha dell’acido, e dell’acuto; del resto è fresca, pura e non macchia le pietre. Prima però che sbuchi da un cunicolo sotterraneo all’aperto presso al lido del mare, scaturisce privatamente in una bottega compresa nel palazzo del signor D. Nicolò di Felice: ivi si vede una piccola nicchia di fabbrica antica con tubo di creta nel mezzo, da cui scorre incessantemente in una proporzionata fonte anche fatta di fabbrica: e perché questa fonte era piena di terra quasi fino al tubo, il bottegaio cominciò a scavarla e nell’atto che lo faceva, tre palmi più sotto incontrò un suolo di bianche riggiole delineate a color bianco, e turchino, conforme attualmente si vede: in questo luogo appunto da noi si prende per beverla…quanto nobile dunque e portentoso sia il pregio dell’acqua Acetosella di promuovere l’uscita de’ calcoli, delle arene, e de’ muchi arrestati nelle cavità de’ reni o raggruppati nella vescica, con tanta facilità …”
Nel cap. V troviamo della natura e virtù dell’acqua ferrata, e modo di praticarla. Ecco alcuni stralci:
…dell’ultima acqua rossa caminando più innanzi per la medesima via, si troverà una gran pianura, dove vi sono due Tempi. Uno dedicato a S.Maria di Porto Salvo, e l’altro a S. Maria del Monte Carmelo : nel principio di tal pianura a mano destra si va al deliziosissimo porto, ed alla sinistra si vede una piccola retta e piana strada, ma alquanto erta, e superiore al piano delle acque già descritte, che attacca cola montagna, dalle cui radici sorgono tre acque, una detta ferrata, la seconda sulfurea, e la terza nitrata: tutte e tre unite insieme formano un torrente che tramanda di fragranza di zolfo, perciò chiamato dagli abitanti acqua fetente…”
La lettura potrebbe continuare ancora perché nel libro si parla delle tre acque e di come utilizzarle, ma la cosa bella è che ritroviamo intatti gli angoli della nostra bella città così come li vede il nostro Dottor De Majo nel 1754. Non è fantastico!
La lettura di questo libro comunque mi ha dato tanto da pensare e da rimproverare tutti noi stabiesi che abbiamo permesso nei secoli di farci togliere il bene più prezioso che la nostra terra ci aveva così largamente regalato. Oggi se vogliamo bere le nostre acque ci tocca anche pagare! Assurdo!
Meditate gente, meditate!
Oggi per voi ho davanti a me una riedizione del “Trattato delle acque acidule che sono nella città di Castellammare di Stabia” di Raimondo De Majo. Questo trattato fu pubblicato a Napoli per la prima volta nel 1755 ed è l’unica opera scritta da De Majo, Dottor Fisico, nato a Scanzano, frazione di Castellammare di Stabia nel 1727. Il trattato fa una carrellata sulle acque che sgorgavano dalla terra stabiese. Ecco alcuni passi:…..
dopo la porta marittima s’incontra una via piana, e spaziosa, che conduce al gran Tempio di Santa Maria del Monte Carmelo; per la quale dandosi alcuni pochi passi, tosto si vede anche a mano destra nascere poco distante dal lido del mare da un canale sotterraneo un acqua non meno chiara della suddetta, ma più copiosa: se non che appena incalorisce le pietre d’una gialla tintura, e propriamente rugginosa, e se si gusta, dà qualche sapore di ferro; e quantunque appò gli abitanti mai sia stata in uso, nondimeno per essere dotata della parte ferrea, congetturar possiamo, che abbia qualche virtù aperiente, e corborante. Poco più oltre caminandosi, si osserva un gorgo d’acqua vicino alla chiesa delle Anime del Purgatorio, anche pura, e trasparente, ma ferrea nel sapore, e le pietre, che vengono bagnate, sono assai cariche del colore rugginoso. I contenuti sono ferro, ed alume, e dandosi di questa a bere poche oncie, sento che si promuovano i mestrui alle donne, e bagnandosene gli occhi, ho veduto che conferisce alla vista. Pio ancora più avanti: “…tra le due acque rosse che scaturiscono, siccome di sopra avemo detto, passata la porta marittima, nasce un’altra acqua né vetusti secoli, detta media, forse, perché nel mezzo di due acque sorgenti, oggi però chiamata dagli abitanti Acetosella, perché al gustarsi, da un sapore, che ha dell’acido, e dell’acuto; del resto è fresca, pura e non macchia le pietre. Prima però che sbuchi da un cunicolo sotterraneo all’aperto presso al lido del mare, scaturisce privatamente in una bottega compresa nel palazzo del signor D. Nicolò di Felice: ivi si vede una piccola nicchia di fabbrica antica con tubo di creta nel mezzo, da cui scorre incessantemente in una proporzionata fonte anche fatta di fabbrica: e perché questa fonte era piena di terra quasi fino al tubo, il bottegaio cominciò a scavarla e nell’atto che lo faceva, tre palmi più sotto incontrò un suolo di bianche riggiole delineate a color bianco, e turchino, conforme attualmente si vede: in questo luogo appunto da noi si prende per beverla…quanto nobile dunque e portentoso sia il pregio dell’acqua Acetosella di promuovere l’uscita de’ calcoli, delle arene, e de’ muchi arrestati nelle cavità de’ reni o raggruppati nella vescica, con tanta facilità …”
Nel cap. V troviamo della natura e virtù dell’acqua ferrata, e modo di praticarla. Ecco alcuni stralci:
…dell’ultima acqua rossa caminando più innanzi per la medesima via, si troverà una gran pianura, dove vi sono due Tempi. Uno dedicato a S.Maria di Porto Salvo, e l’altro a S. Maria del Monte Carmelo : nel principio di tal pianura a mano destra si va al deliziosissimo porto, ed alla sinistra si vede una piccola retta e piana strada, ma alquanto erta, e superiore al piano delle acque già descritte, che attacca cola montagna, dalle cui radici sorgono tre acque, una detta ferrata, la seconda sulfurea, e la terza nitrata: tutte e tre unite insieme formano un torrente che tramanda di fragranza di zolfo, perciò chiamato dagli abitanti acqua fetente…”
La lettura potrebbe continuare ancora perché nel libro si parla delle tre acque e di come utilizzarle, ma la cosa bella è che ritroviamo intatti gli angoli della nostra bella città così come li vede il nostro Dottor De Majo nel 1754. Non è fantastico!
La lettura di questo libro comunque mi ha dato tanto da pensare e da rimproverare tutti noi stabiesi che abbiamo permesso nei secoli di farci togliere il bene più prezioso che la nostra terra ci aveva così largamente regalato. Oggi se vogliamo bere le nostre acque ci tocca anche pagare! Assurdo!
Meditate gente, meditate!
















































