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Sabato, 28 Novembre 2009 Massimo Lanzini, GdB
Stabilità,
Loggia fuori e opposizione divisa
Loggia fuori e opposizione divisa
Paroli: «L’unica scelta possibile, maggioranza responsabile» Del Bono: «Centrodestra fallimentare». Astenuta la Castelletti
Il voto contrario del Pd
Le cifre e le ragioni delle corpose variazioni al bilancio di previsione 2009 sono state portate in aula dall’assessore al Bilancio Fausto Di Mezza (ne riferiamo a parte) raccogliendo le forti critiche del Partito democratico. «L’assessore ci propone di non applicare una legge - ha esordito Luigi Gaffurini - dimostrando una volta di più che i fatti deludono le speranze di chi pensava che avere una filiera politica uniforme tra Brescia, Milano e Roma fosse un fatto positivo per la città. Invece Catania, Palermo e Roma hanno ottenuto ciò che ad un Comune virtuoso come il nostro non è stato possibile». «Questa maggioranza - ha rilanciato Alberto Martinuz - ha scelto di esporre il Comune ad una serie di sanzioni tra cui la rinuncia a un milione e mezzo di trasferimenti da Roma. Che la città lo sappia». Tutta politica la lettura che della vicenda ha dato Claudio Bragaglio: «Di Mezza e il sindaco stanno tentando di tutto per salvare l’immagine politica del governo Berlusconi e dei nuovi vertici A2A, in cambio della fragile promessa che le sanzioni nazionali non saranno applicate. Avrei auspicato un atto di maggior dignità politica».
Secondo Fabio Capra «questo bilancio paga errori nelle scelte di spesa e imprudenza nelle previsioni di entrata. E il tema del Patto solleva l’interrogativo di cosa ci faccia il sindaco Paroli a Roma, visto che ha votato la fiducia per la Finanziaria che oggi mette in crisi la nostra città. O si dimette da parlamentare o si dimette da sindaco». Il capogruppo Emilio Del Bono ha sottolineato «l’atteggiamento schizofrenico di una maggioranza che solo poche settimane fa aveva votato una manovra da 87 milioni per rimanere dentro il Patto mentre oggi sceglie di uscirne. Noi facciamo i conti con l’incapacità del centrodestra bresciano di tutelare a Roma gli interessi della città, mentre sul fronte A2A restano i pesanti interrogativi sui 400 milioni investiti dall’azienda in Montenegro e sulle difficoltà dei dividendi. Se dovessero mancare anche i 60 milioni oggi previsti il Comune di Brescia si troverebbe, per la prima volta nella storia repubblicana, in deficit».
La scelta dei socialisti
Sulle variazioni si è astenuto il gruppo Laura Castelletti. «Impossibile - ha spiegato - esprimere un sì o un no. Francamente non mi ha affascinato il dibattito sulle colpe, passate o presenti. La situazione di oggi presenta anche molti elementi che non sono riconducibili alle scelte amministrative di nessuno. Anche noi, se fossimo oggi al governo di questa città, avremmo ereditato la stessa situazione e anche Comuni di centrosinistra stanno valutando se uscire dal Patto. Piuttosto constato che questa poteva essere l’occasione per dare un segno di maggior rigore nella valutazione di alcune spese, e di un cambiamento di priorità politiche non condivisibili quali Oviesse, Omb, parcheggio del Castello. Ma così non è stato».
Il sì di centrodestra e Lega
Convinto l’appoggio della maggioranza. Per il Pdl Andrea Ghezzi ha parlato di «un governo amico che non si è comportato per il bene della città», ha sottolineato «il disagio di chi come me difende la legalità nell’infrangere una legge» ma ha anche ricordato che «altro non chiediamo se non di poter utilizzare i soldi dei bresciani per fornire servizi ai bresciani». Roberto Toffoli ha lamentato la «mancanza di proposte concrete da parte dell’opposizione Pd. Facendo la somma delle spese che secondo voi andavano evitate arriviamo a malapena a un milione di euro, ma qui ce ne servono 25». Secondo il capogruppo Achille Farina «non va dimenticato che già due volte il Comune aveva sforato il Patto di stabilità con la giunta Corsini. Ho più volte sollecitato il Pd a presentare soluzioni alternative ma qui non è arrivato neppure un loro emendamento». E se il capogruppo leghista Nicola Gallizioli parla dello sforamento come dell’«unica scelta che ci permette di non tagliare i servizi ai cittadini», l’Udc Andrea Bonetti auspica che «il Governo apra uno spiraglio», mentre Giorgio Agnellini (Gruppo misto) rivendica «il coraggio di una maggioranza che sceglie di assumersi dei rischi per il bene della città».
Il sindaco e le «due opposizioni»
«Voglio esprimere tutto il mio apprezzamento per questa maggioranza che con senso di responsabilità ha saputo assumere l’unica decisione possibile in favore della città». A sottolinearlo, in chiusura del Consiglio, il sindaco Adriano Paroli. «Sui banchi della minoranza ho visto invece due opposizioni. Da un lato il Pd che, come sul piano casa, ha perso l’occasione di contribuire e partecipare alle scelte importanti per la comunità bresciana. E dall’altro la scelta utile compiuta dal Gruppo Castelletti che, anche al di là di valutazioni di merito le quali naturalmente ci vedono distanti, ha dimostrato che anche dall’opposizione ci si può far carico dei problemi della città».
OLTRE I NUMERI
I PARERI CONTRARI
La delibera sulle variazioni al Bilancio di previsione 2009 approvata ieri dalla maggioranza che sostiene la Giunta Paroli era accompagnata anche dai pareri - previsti per legge - di alcuni organismi contabili e dirigenziali (il Collegio dei revisori dei conti, il responsabile della Ragioneria comunale e il Segretario generale) che sul provvedimento hanno espresso parere negativo.
LE SANZIONI
È toccato al documento dei Revisori dei conti ricordare le sanzioni previste per chi sfora il Patto. Si tratta di divieto di assunzione di personale, divieto di stipulare contratti di servizio con soggetti privati, fissazione per le spese correnti della soglia del minimo dell’ultimo triennio, del taglio di 1 milione e mezzo di trasferimenti, del taglio di indennità e gettoni di presenza per assessori e consiglieri.
DUECENTO MILIONI DI SPESA
Dopo aver registrato le variazioni approvate ieri dal Consiglio comunale, il Bilancio di Palazzo Loggia evidenzia complessivamente spese in conto corrente per 194 milioni e 951mila euro (prima delle variazioni erano 183 milioni e 327mila euro) mentre in contro capitale gli investimenti salgono dai precedenti 63 milioni e 316mila fino agli 81 milioni e 732mila di previsione assestata.
Di Mezza: resta il nodo A2A
«La dipendenza del nostro bilancio dai dividendi è patologica»
Al di là degli equilibri contabili, la vicenda del Patto di stabilità evidenzia un nodo politico: la necessità di immaginare un bilancio comunale che, «anche in previsione di una fase economica che pone gli anni delle vacche grasse definitivamente alle nostre spalle», sia meno «patologicamente dipendente dai dividendi di A2A». Perché «un conto era potersi affidare agli utili di una azienda completamente controllata da Comune come era in passato Asm, altro conto è misurarsi con una holding aperta al mercato e di cui possediamo solo il 27,5% come è oggi A2A».
A porre la questione è l’assessore al Bilancio Fausto Di Mezza. È toccato a lui riportare in aula le scelte e le cifre che descrivono le variazioni al Bilancio di previsione 2009. Cosa ha spinto la Giunta a cambiare idea, ad abbandonare definitivamente la volontà di rimanere con le «cinque mosse» dentro al Patto di stabilità? Di Mezza parla in maniera esplicita della previsione che «i dividendi di A2A non raggiungano per l’esercizio in corso quegli 85 milioni di euro che erano credibili fino al pagamento della maximulta Ue».
Spiega: «Il Patto ci costringe a rispettare il saldo finanziario del 2007, drogato dal maxidividendo di 59 milioni giunto dalla fusione fra Asm e Aem. Ma siccome oggi prevediamo che i dividendi dell’azienda scendano da 85 a 60 milioni, era necessario individuare altre voci per ottenere il pareggio. Abbiamo ritenuto di escludere la possibilità di cessioni tanto immobiliari quanto di partecipazioni: la congiuntura economica e finanziaria ci avrebbero portato di fatto a svendere una parte di quel patrimonio comunale che è un bene prezioso dei cittadini».
Meglio imboccare un’altra strada. «Le strutture del Comune hanno valutato tutti gli aspetti, e lunga è stata la discussione dentro la Giunta e all’interno della maggioranza. Il paradosso è che il bilancio del nostro Comune continua ad essere sano e solido, ma il Patto ci impedisce di spendere soldi che abbiamo». Di qui la scelta: «Non rispettare i parametri della normativa nazionale». Ecco allora ripianare i soldi in meno previsti da A2A per il 2009 grazie a un avanzo di dividendi forniti dall’azienda nel 2008 ma fino a ieri non messi a Bilancio. «Questo ci ha messo a disposizione risorse per sbloccare 5 milioni di pagamenti ai fornitori del Comune, assicurare il funzionamento delle attività degli assessorati, destinare 10 milioni alla capitalizzazione di Brescia Mobilità e 2 ai bilanci di Brescia Trasporti».
L’assessore si lascia andare poi ad una confidenza: «Nessuna intenzione di perdere il controllo sulla spesa. Quando abbiamo deciso che si sforava molti miei colleghi assessori sono venuti a chiedermi maggiori fondi, ma la spesa va in ogni caso tenuta a freno. Insomma: mi sento un po’ come un piccolo Tremonti»














































