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Superiori, la situazione a Brescia (dossier)
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 Superiori, la situazione a Brescia (dossier)
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Martedì, 1 Dicembre 2009 Francesca Sandrini, GdB
La riforma Licei, tecnici e professionali
Superiori, è pronto il piano provinciale
GLI STUDENTI
L’assessore Peli: «Abbiamo detto più sì che no agli istituti» Ma le novità non mancano. L’ultima parola alla Regione
Procede, mentre ancora si attendono i regolamenti attuativi, l’iter bresciano della riforma della scuola secondaria di secondo grado: oggi il piano elaborato dall’Assessorato alla Pubblica istruzione della Provincia sulla base delle proposte avanzate un paio di settimane fa dai singoli istituti passerà in commissione, poi dovrà essere deliberato dalla Giunta e infine mandato all’Ufficio scolastico regionale per l’approvazione finale. I tempi stringono: il primo termine per l’invio a Milano era ieri, 30 novembre; anche perché la riforma entrerà in vigore nel prossimo anno scolastico. E gli studenti dovranno iscriversi - ovvero scegliere - entro il 27 febbraio. Il lavoro, però, è stato tutt’altro che semplice, com’era prevedibile. Così la stessa Regione ha suggerito di aspettare. E l’assessore della Provincia, Aristide Peli, non esclude uno spostamento in avanti del termine delle iscrizioni, «magari al 31 marzo».
Sulla scrivania dell’assessore, nello studio in via Fontane nella zona di Mompiano, i faldoni contenenti le richieste delle scuole testimoniano l’impegno cui sono stati chiamati i consigli d’istituto nell’occasione della riforma e, di contro, quello dell’Assessorato che ne ha tratto un piano letteralmente multicolore, fatto di prima e dopo, sul quale Peli concede qualche anticipazione. Non prima, però, di aver esposto i principi sui quali la Pubblica istruzione ha fondato le proprie decisioni.
Licei da una parte, tecnici dall’altra
In città, spiega l’assessore, si è voluto innanzitutto distinguere tra licei e istituti tecnici. Così, laddove un istituto tecnico proponeva l’attivazione o il mantenimento di un liceo la risposta della Provincia è stata negativa. È il caso, per esempio, del liceo scientifico-tecnologico dell’Itis «Castelli», che quindi - se la Regione approverà la proposta provinciale - chiuderà le iscrizioni al primo anno; viceversa, al liceo «Leonardo» lo stesso tipo di esperienza continuerà. Proteste in vista? L’assessore allarga le braccia: «Non è colpa mia né del ministro Gelmini; bisogna razionalizzare e quindi compiere scelte, stabilire regole e rispettarle».
Minimo 27 studenti per classe
Un’altra regola destinata a far discutere è quella relativa al numero degli studenti per classe, che pure ha guidato le decisioni dell’Assessorato: «massimo 30 (a meno che sia presente una persona con disabilità), minimo 27». Anche a questo riguardo può essere utile un esempio, sul quale Peli si sofferma mostrando una cartina geografica con evidenziati i Comuni di Ghedi, Leno e Manerbio, tra loro vicini se non confinanti: «Tutti hanno un liceo scientifico; e a Ghedi c’è quello "storico", dove però attualmente gli iscritti sono soltanto un centinaio sui cinque anni: se divido per 27, risulta un numero che mette in dubbio la formazione della prima». Da qui la decisione di «sacrificare» il liceo scientifico dell’Istituto «Capirola» di Leno, dal quale il polo liceale di Ghedi dipende, che - in modo simile a quel che accadrà a Brescia - rafforzerà invece la propria identità tecnica. Mentre Manerbio manterrà il liceo scientifico-tecnologico, in questo caso - a differenza che in città - grazie alla presenza dell’Itis.
I professionali diventano quinquennali
«In realtà - precisa ancora l’assessore - abbiamo detto più sì che no, sempre comunque in nome della qualità, per cui non cambierà granché». Piuttosto «grosse novità attendono gli istituti professionali». Non tanto perché la riforma prevede che da cinque settori articolati in 27 indirizzi si passi a due macrosettori - Servizi e Industria e artigianato - con sei indirizzi; ma soprattutto perché in quelli di Stato i corsi diventeranno di durata quinquennale - con possibilità d’iscrizione all’Università e, nel corso degli studi, di passaggio all’istruzione tecnica -, lasciando il tradizionale «tre più due» a quelli della Regione. Le scelte della Provincia, dichiara al riguardo l’assessore, sono andate nella direzione della valorizzazione dell’istruzione professionale, anche attraverso l’avvicinamento agli istituti tecnici.
Sono 51.084 gli studenti della scuola secondaria di secondo grado bresciana per l’anno scolastico in corso. L’83,25% di loro è iscritto a scuole statali, il 10,56% a centri di formazione professionale e il 6,20% a scuole paritarie.
Il 37,70% frequenta gli istituti tecnici, il 36,31% i licei e il 25,99% i professionali. La «classifica» delle scuole col maggior numero di iscritti è guidata dal Liceo scientifico, seguito dal Tecnico commerciale, dal Tecnico industriale e dal Tecnico per geometri
L’Itis perde il liceo, il Gambara si divide
No al linguistico al Lunardi, nuovi corsi tecnologico-economici negli istituti professionali
Nella seconda metà di gennaio le scuole saranno «aperte». D’intesa con l’Assessorato alla pubblica istruzione della Provincia e con l’Ufficio scolastico provinciale, partirà una campagna d’informazione sull’offerta formativa rinnovata secondo la riforma. L’assessore Aristide Peli promette che le famiglie arriveranno informate all’appuntamento con le iscrizioni all’anno scolastico 2010/2011. E anche gli insegnanti, per i quali pure si annunciano cambiamenti: «Le ore diminuiranno, per cui i docenti diminuiranno», ammette l’assessore, riferendo però di «un percorso condiviso con i sindacati».
Quanto alle novità nelle singole scuole, Peli non si sottrae a qualche anticipazione, sottolineando però che l’ultima parola spetta alla Regione, nella persona del bresciano Giuseppe Colosio.
In città, l’Itis «Castelli» perderà il liceo scientifico-tecnologico (ma potrà attivare gli indirizzi di Chimica dei materiali e Trasporti e logistica), che sarà invece mantenuto dal liceo «Leonardo» insieme al linguistico e all’artistico (caratterizzato però in modo diverso dall’«Olivieri»). D’altro canto, il «Leonardo» perderà il liceo scientifico «puro» che resterà al «Copernico» come unica possibilità formativa; qui, infatti, verranno meno il linguistico e l’informatico, «ma - spiega l’assessore - la scuola potrà usufruire del 20% di flessibilità oraria prevista dalla riforma per attivare ulteriori offerte, ovviamente se ci saranno le risorse».
Ancora, al «Gambara» sarà mantenuto come liceo l’indirizzo musicale (il Ministero ne prevede soltanto 40 in tutta Italia). Ma non è tutto: l’Assessorato vorrebbe anche creare un collegamento con Darfo, dove pure si è sperimentato un indirizzo musicale e c’è un Conservatorio di musica come a Brescia; l’idea è quella di fare della sede di Darfo un distaccamento del «Gambara». O meglio, del «Gambara» di via Veronica Gambara; la sede distaccata di via Bonini, infatti, dal prossimo anno scolastico sarà - come già annunciato - un istituto autonomo.
Poi c’è la questione dell’Istituto «Lunardi», che sta particolarmente a cuore all’assessore: «Dei 1.600 studenti iscritti, più della metà frequenta l’indirizzo Erica, una sorta di ragioneria arricchita dallo studio delle lingue; a fronte della riforma, la scuola chiedeva un indirizzo economico-turistico e un linguistico, noi abbiamo acconsentito soltanto al primo». E lo stesso indirizzo è stato approvato in una serie di altri istituti, con declinazioni di volta in volta diverse: al «Mantegna» in chiave alberghiera e allo «Sraffa» in chiave sociale. Così, conclude Peli, negli istituti professionali - compresi «Fortuny» e «Golgi» - esordiranno corsi tecnologico-economici.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
Ultima modifica di Redazione il Mer 16 Dic, 2009 06:27, modificato 1 volta in totale
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#1 Mar 01 Dic, 2009 06:20 |
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 Re: Superiori, è pronto il piano provinciale (sviluppi)
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Mercoledì, 2 Dicembre 2009 Francesca Sandrini, GdB
Le «nuove» Superiori scaldano la provincia
Fanno discutere le anticipazioni sul piano elaborato dall’assessore Peli Proteste all’Itis Castelli per la chiusura del Liceo scientifico-tecnologico
Il giorno dopo le reazioni non si contano. Soprattutto nelle scuole, dove i commenti si rincorrono, ma non soltanto: in Assessorato arriva una foltissima delegazione dell’Istituto «Dandolo» di Lonato - studenti, insegnanti, genitori e persino una rappresentanza del Comune -; e nella sala Sant’Agostino di palazzo Broletto i consiglieri di opposizione lasciano la commissione Pubblica istruzione riunita per un’«informativa sul riordino e dimensionamento degli indirizzi delle Scuole superiori sul territorio provinciale». Insomma: non è esagerato definire «di fuoco» la giornata che segue le anticipazioni di Aristide Peli, assessore alla Pubblica istruzione della Provincia, sul piano provinciale elaborato - sulla base delle proposte avanzate dai singoli istituti - nell’ambito della riforma della Scuola secondaria di secondo grado.
In città...
In città il caso più problematico sembra quello dell’Itis «Castelli», dove secondo il piano della Provincia - che comunque dev’essere ancora deliberato dalla Giunta e infine approvato dall’Ufficio scolastico regionale - dal prossimo anno scolastico non ci sarà più il Liceo scientifico-tecnologico. Il dirigente scolastico, Luigi Guizzetti, non drammatizza: «È vero che per noi si tratta di un’esperienza che è durata 15 anni e ha dato risultati eccellenti, grazie anche alla possibilità di usufruire dei laboratori di un istituto tecnico. Se però la riforma prevede una razionalizzazione e una distinzione netta tra licei e istituti tecnici, vorrà dire che questa esperienza proseguirà altrove (in città al Liceo «Leonardo», ndr)». A proposito, invece, della possibilità di attivare gli indirizzi di Chimica dei materiali e Trasporti e logistica, il preside sottolinea che «con la riforma l’Itis ritrova tutti i suoi indirizzi», di fatto «confermando la propria tradizione».
L’atmosfera in via Cantore, però, si va surriscaldando. Tra gli studenti, i genitori e gli insegnanti del liceo monta quella che più d’uno definisce «indignazione per come la questione è stata liquidata dall’Assessorato alla Pubblica istruzione». Così stamane si svolgerà un’assemblea studentesca. E per i prossimi giorni non si escludono manifestazioni di protesta.
Intanto, al Liceo «Leonardo», la dirigente Donatella Preti accoglie favorevolmente la notizia del mantenimento del liceo scientifico-tecnologico («anche qui abbiamo laboratori attrezzati») oltre che del linguistico e dell’artistico. Quanto alla perdita dello scientifico «puro», se da un lato preferirebbe sospendere il giudizio fino all’ufficialità, dall’altro non può fare a meno di esprimere rincrescimento «perché il "Leonardo" è nato - una decina d’anni fa - proprio come liceo scientifico sperimentale e oggi lo scientifico è una realtà significativa, con 550 studenti su 22 classi (anche perché l’anno scorso era circolata la voce della chiusura dello scientifico-tecnologico) e grande professionalità da parte degli insegnanti».
Dal canto suo, la vicepreside del Liceo «Copernico», Maria Grazia Giacomello, ritiene «sensato che nella zona sud della città si sia deciso di mantenere il nostro liceo scientifico, perché il "Copernico" è un liceo scientifico». E aggiunge: «Ci attiveremo per conservare i corsi caratterizzati dall’insegnamento della seconda lingua straniera e dal potenziamento fisico-matematico».
... e nei paesi
Situazione tranquilla anche all’Istituto «Ghislandi» di Breno, che va incontro a un accorpamento con il «Tassara»: il dirigente Vittorio Zaniboni ricorda che entrambi i consigli d’istituto hanno deliberato positivamente in tal senso e si dichiara sostenitore dell’iniziativa sia perché si prevede una diminuzione del numero degli studenti sia perché con un unico istituto aumenterà l’offerta formativa. Allargando quindi il discorso, il preside afferma che «tutto sommato sulla Valcamonica l’assessore Peli ha fatto un buon lavoro. Certo resta il problema del liceo scientifico-tecnologico che sarà attivato a Darfo e non a Breno dove pure era stato chiesto».
A Breno, però, la dirigente del «Golgi» Rosalba Monti non ha granché da dire a questo proposito. Piuttosto tiene ad annunciare che «quando la Regione avrà approvato il piano provinciale, informeremo l’utenza nel modo corretto». D’altra parte, «non posso non disapprovare certe disinvolture di tipo didattico». Ovvero? «La suddivisione della Valcamonica in tre poli - Darfo, Breno ed Edolo - va benissimo; ma, dopo 42 anni di lavoro nella scuola, posso dire che la mappatura dell’Assessorato ha poco a che fare con la didattica e molto con la razionalizzazione, la riduzione della spesa». In ogni caso, la preside è convinta che «applicando la riforma ogni scuola darà il meglio di sè». E conclude sollevando un problema: quello «mai risolto» dei trasporti, superato il quale «si potrebbero evitare le deroghe sulle classi che non raggiungono il numero minimo di iscritti».
Anche all’Istituto «Capirola» di Leno la dirigente Ermelina Ravelli esprime perplessità di carattere metodologico, soffermandosi però su un altro aspetto: «Nel passato, l’esistenza di "campus" dove convivevano licei e istituti tecnici ha consentito di "salvare" molti studenti che, nel corso degli studi, si sono trovati in difficoltà. Il contatto tra queste diverse realtà, inoltre, ha consentito uno scambio proficuo tra insegnanti e ai licei ha permesso di usufruire di laboratori particolarmente attrezzati».
E la chiusura a Leno del liceo scientifico che invece sarà mantenuto a Ghedi? «Se in tanti anni il liceo di Ghedi, che io stessa dirigo, non è decollato, non vedo perché dovrebbe farlo ora: non sempre la vicinanza geografica sposta l’utenza. Il liceo di Ghedi, poi, è assediato da quelli di Montichiari e Remedello. Mentre quello di Leno era l’unico della provincia con diritto ed economia».
E in Commissione l’opposizione se ne va
«Vogliamo vedere il piano». Il responsabile della PI: «Prima deve passare in Giunta»
Doveva essere il momento del confronto, invece si è consumato uno scontro, o meglio un abbandono. Ieri, infatti, i gruppi consiliari di opposizione di Partito democratico, Italia dei Valori e Lega Padana hanno lasciato i lavori della Commissione Pubblica istruzione della Provincia, autoconvocata da tutti i capigruppo dell’opposizione per essere informati sul piano provinciale di riordino e dimensionamento degli indirizzi delle scuole superiori. Motivo: «L’ennesima scorrettezza istituzionale da parte dell’assessore alla Pubblica istruzione Aristide Peli», si legge in un comunicato firmato dai capigruppo Diego Peli (Pd), Francesco Patitucci (IdV), Giulio Arrighini (Lega Padana) e Gianmarco Quadrini (Udc, che però non ha abbandonato la sala Sant’Agostino di palazzo Broletto dove la Commissione si era data appuntamento).
In particolare le opposizioni raccontano che «all’inizio della seduta è stata consegnata ai consiglieri la documentazione che conteneva gli indirizzi scolastici attuali e le proposte inviate dalle scuole all’Assessorato ma non la proposta dell’assessore che stava leggendo ai consiglieri. Alla richiesta delle opposizioni di avere il testo scritto delle proposte - continua il testo sottoscritto dai capigruppo dell’opposizione - l’assessore ha, con arroganza, negato la documentazione».
Da qui la decisione di lasciare i lavori. «Su che cosa dobbiamo discutere se non possiamo nemmeno vedere il piano?», chiede a margine Diego Peli.
Peli, Patitucci, Arrighini e Quadrini parlano quindi nel comunicato di «atteggiamenti estremamente gravi nei confronti di tutti i consiglieri, non solo quelli di opposizione, perché in questo modo si sminuisce la partecipazione dei consiglieri stessi all’attività istituzionale. Tutto ciò - concludono i capigruppo di Pd, IdV, Lega Padana e Udc - è aggravato da una forte spinta contestativa di docenti, studenti, famiglie e amministrazioni comunali che sta sorgendo sul territorio».
«Non potevo consegnare il testo del piano provinciale perché prima dev’essere deliberato dalla Giunta, sarebbe stato scorretto nei confronti di quest’ultima», replica l’assessore Peli. «Se però i consiglieri che se ne sono andati fossero rimasti, avrebbero potuto ascoltare tutte le mie proposte, che ho esposto oralmente con tutti i dettagli necessari. Tanto che la riunione della Commissione è durata ben tre ore e mezza».
Da Lonato: «Il Dandolo resti com’è»
Studenti, genitori, docenti e un assessore comunale da Peli, che apre uno spiraglio
Si profila una soluzione condivisa per il futuro dell’Isituto professionale per l’agricoltura e l’ambiente «Dandolo» di Lonato. Nel senso che il progetto, inserito piano provinciale, di creare un polo scolastico del lago di Garda accorpando l’Istituto di Lonato all’Istituto alberghiero di Gardone Riviera e alla sezione staccata «Caterina de’ Medici» di Desenzano, sembra destinato a essere abbandonato. È emerso al termine dell’incontro di ieri pomeriggio in Provincia, che ha riunito attorno al tavolo con l’assessore alla Pubblica istruzione Aristide Peli delegazioni di studenti, genitori, docenti della scuola lonatese oltre al Comune rappresentato dall’assessore Valerio Silvestri. Le delegazioni della scuola, che ha sede a San Tommaso e crea operatori agrituristici e agrotecnici, hanno ribadito i motivi della contrarietà alle modifiche proposte, ovvero il distacco dalla sede di Corzano di Bargnano dell’Istituto agrario e l’accorpamento con Gardone. «Attualmente - sintetizza l’assessore Silvestri che aveva già espresso un parere negativo al riguardo - la scuola funziona bene, è ben inserita nel territorio, è un esempio positivo creato nel corso di anni. Cambiare aggregando la scuola a istituti similari ma non ad egual indirizzo quali sono le scuole alberghiere potrebbe vanificare gli ottimi risultati raggiunti».
«Valuteremo le osservazioni proposte - commenta l’assessore Peli -. Al limite lasceremo tutto com’è».
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#2 Mer 02 Dic, 2009 07:54 |
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Giovedì, 3 Dicembre 2009 Francesca Sandrini
I sindacati: sì ai criteri, perplessità sulle scelte
Il Moretto attende la decisione sull’indirizzo tecnologico Energia Carla Bisleri: «Momento delicato, servivano gradualità e dialogo»
Un «percorso condiviso» fino a un certo punto. Mentre nelle scuole si continua a discutere sulle novità prospettate dall’Assessorato alla pubblica istruzione della Provincia nell’ambito della riforma della secondaria di secondo grado, i sindacati - con i quali l’assessore Aristide Peli ha sottolineato di essersi confrontato - riconoscono la positività di un coinvolgimento che «a rigore avrebbe anche potuto non esserci», ma che è rimasto come sospeso: «L’assessore - riferisce Enrico Franceschini, segretario della Cisl Scuola - non ci ha nemmeno consegnato il testo del piano». Una critica, quest’ultima, mossa a Peli anche dai consiglieri di opposizione che martedì hanno lasciato la Commissione Pubblica istruzione dove si sarebbe dovuto dibattere il tema. Che così diventa anche oggetto di scontro politico.
Nelle scuole
Nelle scuole, da segnalare nella giornata di ieri è l’assemblea degli studenti all’Itis «Castelli», dove si annunciano proteste perché dal prossimo anno scolastico verrà meno il Liceo scientifico-tecnologico attivo da 15 anni. Ma si sono fatti sentire anche dirigente scolastico, insegnanti e genitori dell’Itis «Beretta» di Gardone Valtrompia, dal quale alcuni corsi dovrebbero essere trasferiti a Lumezzane; e - dopo l’incontro di una delegazione dell’Istituto professionale per l’agricoltura e l’ambiente «Dandolo» di Lonato con l’assessore - anche il vicepreside dello stesso Istituto con sede a Bargnano di Corzano, che potrebbe perdere la succursale lonatese a causa dell’accorpamento di quest’ultima con l’Istituto alberghiero di Gardone Riviera - l’idea dell’assessore, infatti, è quella di creare un polo del Garda a indirizzo turistico-agroalimentare (vedi articoli in pagina).
Ma Peli, dando una serie di anticipazioni sul piano, ha anche rivendicato la volontà di valorizzare gli istituti professionali, secondo lo spirito e i dettami della riforma. Ciò nonostante, in città l’Istituto «Moretto» si è in prima battuta sentito negare l’attivazione di un indirizzo tecnologico «a curvatura Energia», chiesto sulla scorta dell’esperienza ultradecennale di un corso per Tecnico dei sistemi energetici che si occupa di idraulica e riscaldamento, risparmio energetico ed energie alternative. Motivo: la possibile concorrenza con l’Itis «Castelli» dove però, puntualizza il preside del «Moretto» Arturo Montanini, «non ci si è mai occupati di questo». Sembra comunque che l’assessore abbia dimostrato al riguardo qualche apertura. Mentre un altro no è arrivato a proposito dell’attivazione di un corso per Meccanico degli autoveicoli nell’ambito dell’istruzione e della formazione professionale. Ma su questo Montanini pensa che si stia scontando un ritardo che riguarda l’intera istruzione e formazione professionale.
I sindacati: «Ci voleva gradualità»
Da parte loro, Cisl Scuola e Flc Cgil hanno sottoposto all’assessore una serie di osservazioni comuni sulle quali si è svolto un confronto. «I criteri di fondo del piano sono condivisibili», esordisce Franceschini della Cisl, elencando «l’eliminazione di duplicati che mettono in una situazione di concorrenza scuole tra loro vicine, la copertura piena del territorio e la distribuzione territoriale dei vari ambiti». Ma ci sono perplessità su alcune scelte. Franceschini ne cita tre in particolare: «il trasferimento del Liceo scientifico-tecnologico da Gardone Valtrompia a Lumezzane; l’attribuzione dello stesso tipo di liceo a Darfo e non a Breno, storico polo liceale; e l’accorpamento della sede lonatese del "Dandolo" con l’Istituto alberghiero di Gardone». Più in generale, Pierpaolo Begni della Flc Cgil dichiara che «il riordino della scuola secondaria di secondo grado avrebbe meritato una maggiore gradualità per capire le esigenze del territorio e delle famiglie».
Carla Bisleri: «Momento delicato»
Concorda Carla Bisleri, esperta di scuola, ex assessore alla Pubblica istruzione del Comune di Brescia (oggi consigliere comunale del Pd) e mamma di una ragazzina che frequenta la terza media: «Sarebbe stato necessario un biennio per applicare la riforma bilanciando bene le scelte a livello locale». Invece «c’è questa fretta incomprensibile, e per di più in assenza dei regolamenti attuativi della riforma» col risultato dell’«agitazione di insegnanti e genitori». La Bisleri si sofferma innanzitutto sui contenuti della riforma, della quale denuncia «eccesso nel distinguere tra Liceo musicale a artistico e, al contrario, carenza sull’area socio-economica; ed eliminazione del Liceo pedagogico, che era una scuola di ampio respiro». Poi passa al piano provinciale, insistendo sull’Itis «Castelli»: «Il Liceo scientifico-tecnologico era una sperimentazione all’avanguardia, innovativa, qualificata, in relazione con il territorio e sostenuta anche da realtà economiche e produttive significative. Andava premiata e messa nelle condizioni di migliorare ulteriormente, non certo chiusa».
E, ancora, l’ex assessore parla del Liceo linguistico: «A monte c’è una lacuna; Brescia non ha mai avuto un Liceo linguistico pubblico. Questa era l’occasione per un investimento, che però avrebbe dovuto essere enorme. Perché allora mantenerlo in due scuole? È una soluzione ambigua». La materia, d’altra parte, è «complessa. Il momento è delicatissimo. E proprio per questo avrebbe richiesto prudenza e dialogo maggiori».
L’Itis di Gardone: «Lasciateci i nostri corsi»
Preside, insegnanti e famiglie scrivono a Provincia e Usp: «No al trasferimento a Lumezzane»
nDa diversi anni all’Itis «Beretta» di Gardone Valtrompia sono attivi i corsi di Meccanica (che dal prossimo anno prenderà il nome di Meccanica e meccatronica) e di Elettronica (che prenderà il nome di Elettronica e elettrotecnica). Più recentemente è stato attivato anche l’indirizzo di informatica. E, in accordo con la Provincia, sono stati potenziati vari laboratori come quello di Chimica e di Scienze biologiche. Ma c’è stata un’ulteriore novità in questi anni: l’avvio del Liceo scientifico-tecnologico, ora giunto alla classe terza. Insomma l’offerta formativa dell’Istituto si è progressivamente arricchita.
In questi giorni, però, suscita preoccupazioni il Piano provinciale di riordino e dimensionamento delle scuole superiori elaborato dall’Assessorato alla pubblica istruzione della Provincia nell’ambito della riforma Gelmini, che dovrà essere approvato dalla Regione. Tra le ipotesi ventilate in questo ridisegno, infatti, c’è quella dello spostamento di alcuni corsi dall’Itis di Gardone a Lumezzane. Questa decisione incontra la contrarietà del dirigente scolastico Luciano Tonidandel, dei docenti e delle famiglie. «Questi corsi spostati a Lumezzane - spiega in un documento indirizzato a presidente della Provincia, all’assessore alla Pubblica istruzione, ai consiglieri provinciali e alla dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale - rischierebbero di esaurirsi, poiché gli studenti dall’alta valle e dalla media valle non saliranno in Valgobbia», considerate le difficoltà di collegamento con i mezzi pubblici.
I firmatari del documento - preside, direttrice di sezione a nome di tutti i docenti e rappresentanti dei genitori - non capiscono la necessità di togliere indirizzi laddove funzionano e rispondono a precisi bisogni espressi dalle famiglie e dalle realtà presenti sul territorio. «Perché - si legge ancora nel documento - correre il rischio che questi corsi, portati in un’altra scuola, vadano progressivamente a esaurirsi in quanto non più collegati a un preciso ambito territoriale e non più sostenuti dai docenti che li hanno fortemente voluti?».
Maria Gatta
Al «Castelli» firme e sciopero per il Liceo
Ieri assemblea degli studenti con docenti e genitori. Oggi manifestazione in Assessorato
Altro che scarsa coscienza civica dei giovani o disamore per la cultura. Quella scattata ieri durante l’assemblea indetta dagli studenti del Liceo scientifico-tecnologico dell’Itis «Benedetto Castelli» è un’istantanea ben diversa: attaccamento al proprio corso di studi, timore che la città perda un’opportunità formativa valida, voglia di portare avanti le proprie convinzioni. Come? «Attraverso ogni azione possibile di protesta - ha esordito Michele Cominelli, rappresentante d’istituto al terzo anno -: raccolte di firme, scioperi, manifestazioni; stiamo valutando di occupare l’istituto per ridipingere le aule, un gesto simbolico per dimostrare che crediamo nella nostra scuola». Oggi, innanzitutto, si sciopera. Direzione: l’Assessorato. «Non siete soli - ha solidarizzato la professoressa Carla Tosi, docente di inglese - domani con voi ci sarò io, insieme ad altri insegnanti: opero qui da 13 anni, è un po’ come se il liceo fosse un mio bambino e i ragazzi i miei figli». E, a proposito di figli, è intervenuta la rappresentante dei genitori, Sara Gatta: «Leggiamo con indignazione che la Provincia ha deciso di non confermare l’esperienza della nostra scuola per coerenza con le linee guida della riforma Gelmini. E il caso di Manerbio, dove il Liceo scientifico-tecnologico, riconfermato, convive con l’Itis? Ci saremmo aspettati una difesa accorata della nave alla deriva nelle onde della riforma: è lecito chiedersi dove siano ammiraglio e ufficiali nel momento del bisogno. Rimane la ciurma, che non vuole affondare né ammainare la bandiera».
Investito del ruolo di ammiraglio, era presente il dirigente scolastico Luigi Guizzetti, che ha manifestato «l’intenzione di mantenere l’indirizzo di studi, volontà espressa e motivata agli enti competenti, partendo dal fatto che qui disponiamo delle attrezzature e dei laboratori necessari alla didattica; ma la delibera finale non dipende da noi. In ogni caso, ammettendo che si possa proseguire con il Liceo scientifico-tecnologico, è necessario tenere presente che saremmo dinanzi a un corso differente, con un quadro orario modificato. Per ora ci è stato garantito che le classi già avviate resteranno attive fino a esaurimento, e in questa sede». Sollecitato ad aderire alla raccolta di firme studentesca - oltre a quella intrapresa dai genitori -, il dirigente scolastico ha declinato l’invito perché «da come è posto il testo, parrebbe che esistano due istituti separati. La struttura invece è una soltanto, suddivisa tra liceo e Itis, elemento tanto più importante se vogliamo che le due realtà restino accorpate».
Raffaella Mora
A Bargnano timori per la sede di Lonato
Oltre a dover intervenire sui percorsi, potrebbe perdere una succursale da 230 alunni. L’Istituto «Dandolo» con sede a Bargnano di Corzano vede il suo futuro stravolto dalla riforma così com’è stata tradotta dalla Provincia. L’aspetto del Piano provinciale che più preoccupa questa storica realtà scolastica bresciana è la prevista, ma ancora non certa, annessione di una sua succursale - quella agraria di Lonato - all’Istituto alberghiero di Gardone Riviera e alla sede distaccata di Desenzano. «La succursale lonatese, una volta allontanata dalla sede centrale, perderebbe la sua linfa vitale - commenta il vicepreside Antonio Perrone -. Da un lato perché a fondarlo e a nutrirlo dal punto di vista formativo e professionale è stata proprio la nostra scuola; dall’altro perché con la stessa, a differenza dell’istituto gardesano, c’è anche un legame di genere». Come anticipato, questa previsione potrebbe non trasformarsi in realtà; la cosa certa è che l’Istituto è contrario. Passando ai percorsi, le modifiche in vista non sono da poco. Nella sede di Bargnano - che conta 800 alunni - dovrebbe per esempio avvenire un passaggio dall’attuale «3+2» al quinquennio (comportante, secondo Perrone, «possibili titubanze in fase di iscrizione») o alla formula «3+1+1». In generale, ad avviso del preside, si tratta di una riforma «voluta e imposta. Senza sperimentazione». b. b
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#3 Gio 03 Dic, 2009 07:46 |
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Mercoledì, 9 Dicembre 2009
> BRESCIA: Nuovo sì al riordino dei circoli
Oggi in Regione le Superiori
E oggi in Regione si parla della riforma della scuola secondaria di secondo grado. In mattinata, infatti, si svolge una riunione «tecnica» - come la definisce l’assessore alla Pubblica istruzione della Provincia, Aristide Peli - con i rappresentanti («tecnici», appunto) delle Province. È toccato a queste ultime, infatti, elaborare il piano di riordino e dimensionamento dell’offerta formativa sul territorio in base alle proposte che le singole scuole hanno avanzato in conformità con le novità previste dalla riforma delle scuole superiori che porta la firma del ministro bresciano dell’Istruzione Mariastella Gelmini. La Regione, invece, dovrà pronunciarsi con la propria ratifica al termine dell’iter. Del quale, però, non si conoscono ancora i tempi. Perché le Amministrazioni provinciali si sono portate avanti con il lavoro, ma - torna a sottolineare lo stesso Peli - mancano ancora i regolamenti attuativi della riforma, attesi da Roma.
Così, l’assessore alla Pubblica istruzione non si sbilancia nemmeno sui tempi di approvazione del piano provinciale di riordino e dimensionamento della scuola secondaria di secondo grado da parte della Giunta provinciale.
Va da sè che le scelte di Palazzo Broletto non sono state ancora presentate ufficialmente. Ma, nei giorni scorsi, Peli ha dato una serie di anticipazioni che non hanno mancato di suscitare reazioni e commenti in tutta la provincia. Tra gli altri, quelli della dirigente scolastica dell’Istituto «Capirola» di Leno - con succursale a Ghedi - Ermelina Ravelli, che precisa di essere «preoccupata per il decollo cioè per l’autonomia di Ghedi» per via della «presenza quasi certa anche a Montichiari dell’indirizzo linguistico e delle scienze umane. Il Liceo scientifico a Ghedi - continua la preside del "Capirola" - potrà soffrire ulteriormente per l’attivazione anche a Remedello dello stesso indirizzo (paritario-Bonsignori). Lo Scientifico, poi, è presente anche a Montichiari (sportivo-scientifico)».
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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#4 Mer 09 Dic, 2009 06:32 |
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 Re: Superiori, è pronto il piano provinciale (sviluppi)
Francesca Sandrini, GdB
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Giovedì, 10 Dicembre 2009 Francesca Sandrini, GdB
«Nuove» Superiori?
Tra Babbo Natale e la Befana
Peli: «Dobbiamo aspettare i regolamenti attuativi della riforma». Colosio: «Piano provinciale equilibrato»
«Tempi lunghi...», annuncia l’assessore alla Pubblica istruzione della Provincia, Aristide Peli, non appena gli si chiede del piano provinciale di dimensionamento e riordino degli indirizzi della scuola secondaria di secondo grado che ieri mattina è stato oggetto di una riunione «tecnica» in Regione. A Milano sono stati convocati i rappresentanti delle province lombarde impegnate nella stesura dei rispettivi piani nell’ambito della riforma Gelmini. E hanno ricevuto la conferma del fatto che, per quanto riguarda in particolare il riordino degli indirizzi, bisogna attendere i regolamenti attuativi della riforma, il cui iter è in corso; attualmente sono sottoposti alla seconda lettura in Parlamento.
Verosimilmente «dovrebbero essere emanati (come decreti del presidente della Repubblica) tra Babbo Natale e la Befana», prevede l’assessore, lasciando al tempo stesso intendere di ritenere più probabile una data vicina all’Epifania. Conferma il dirigente dell’Ufficio scolastico regionale, il bresciano Giuseppe Colosio: «I regolamenti arriveranno a cavallo delle vacanze di Natale». Intanto il tempo stringe: il termine per le iscrizioni è fissato al 27 febbraio, e tanto Peli quanto Colosio sanno bene che prima si comincia con l’orientamento meglio è.
La Provincia di Brescia si è portata avanti il più possibile, tanto da essere «in vantaggio» - testimonia l’assessore - rispetto al resto della regione. Così il dimensionamento può essere considerato cosa fatta - dal punto di vista delle procedure, essendo già stato inviato in Regione insieme al riordino dei circoli didattici di Brescia, Collebeato e Cellatica -, con la divisione dell’Istituto «Gambara», in città, e l’accorpamento a Darfo di «Olivelli» e «Putelli» e a Breno di «Ghislandi» e «Tassara». Ma per gli indirizzi - sui quali Peli ha dato una serie di anticipazioni che non hanno mancato di suscitare reazioni anche molto critiche in alcuni casi - c’è soltanto da aspettare. I regolamenti attuativi potrebbero cambiare l’assetto prospettato dall’Assessorato in modo sostanziale? L’assessore nega, ma aggiunge che due «nodi» dovrebbero essere sciolti: quello relativo all’indirizzo Erica dell’Istituto tecnico commerciale e quello del Liceo scientifico-tecnologico.
Per quel che concerne il primo, l’ipotesi iniziale era quella di ricondurlo a un generico indirizzo economico-turistico che però, osserva Peli, ne avrebbe compromesso la specificità; ora, invece, si fa strada l’idea di un indirizzo ad hoc denominato «commercio internazionale relazioni e comunicazioni aziendali». Quanto al Liceo scientifico-tecnologico, va chiarito se si tratti di un’opzione del liceo scientifico e di un liceo autonomo.
Colosio sottolinea che «l’impianto della riforma è sostanzialmente definito; sugli indirizzi le Province hanno fatto un lavoro di ripulitura e quello di Brescia, che ho già avuto modo di vedere, mi sembra equilibrato: non ci sarà alcuna difficoltà in termini di offerta formativa». Le famiglie, insomma, «possono stare tranquille».
Riforma Gelmini: domani incontro di presidi al Tartaglia
Si chiama «La riforma degli Istituti tecnici della scuola superiore. Prospettive per le professioni tecniche» l’incontro regionale che vedrà riunirsi, domani dalle 14 alle 18 nell’aula magna del Tartaglia (via Oberdan 12), i presidi degli istituti tecnici per geometri, periti industriali ed agrari della Lombardia e i presidenti dei collegi Lombardia e Piemonte.
Quattro ore per dibattere e comprendere insieme una riforma che tanto sta facendo discutere e che, dopo quest’anno di preparazione, si appresta a fare il suo ingresso definitivo nel mondo dell’istruzione con l’arrivo del prossimo anno scolastico 2010-2011. Ad aprire il sipario saranno, alle 14, gli interventi di Fulvio Negri, preside del Tartaglia; Gianni Rossoni, vicepresidente nonché assessore all’Istruzione in Regione, e Michele Specchio del Comitato regionale geometri. A seguire, dalle 16, le riflessioni, tra gli altri, di Maria Grazia Nardiello, direttore area tecnica del Ministero dell’istruzione; Giuseppe Colosio, direttore scolastico regionale.
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#5 Gio 10 Dic, 2009 06:36 |
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 Re: Superiori, la situazione a Brescia (dossier)
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Mercoledì, 16 Dicembre 2009 Elisabetta Nicoli, GdB
Parere sospeso, la riforma rallenta
Il Consiglio di Stato chiede chiarimenti al ministro. I sindacati: rimandiamo tutto
Il Consiglio di Stato sospende il parere sul testo dei regolamenti attuativi della riforma della scuola secondaria di secondo grado - approvati in prima lettura dal Consiglio dei ministri e attualmente all’esame delle commissioni parlamentari -, chiedendo una serie di chiarimenti al ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. Una decisione che rallenta ulteriormente l’iter dei regolamenti ma che dovrebbe al massimo produrre un rinvio del termine per le iscrizioni al prossimo anno scolastico: il dirigente dell’Ufficio scolastico regionale, Giuseppe Colosio, esclude che possa realizzarsi lo slittamento di un anno della riforma stessa, chiesto dai sindacati.
Secondo il Consiglio di Stato, il testo dei regolamenti va oltre la delega data dal Parlamento al Ministero sia nella definizione delle quote di autonomia concesse alle singole scuole nell’ambito degli indirizzi sia per quanto riguarda la costituzione dei dipartimenti per il sostegno alla didattica e alla progettazione formativa e del comitato scientifico composto da docenti ed esperti esterni: secondo il Consiglio di Stato la scelta se istituire o meno questi organi dovrebbe essere lasciata alle singole scuole. Al ministro, poi, è chiesto di spiegare «su quale base abbia proceduto all’estensione dell’oggetto di delega e se le finalità di contenimento della spesa e di razionalizzazione delle risorse umane e strumentali giustifichino l’ampia revisione operata».
Il dirigente: «Servirà tempo per un nuovo equilibrio»
Il principio della verticalizzazione può essere valido, ma serviva gradualità nel concreto passaggio al nuovo assetto. Questo in sintesi il pensiero di Giacomo Comincioli, attuale dirigente del Primo circolo didattico cittadino. «Bisognava tener conto di alcuni problemi - osserva -, in particolare del fatto che si vengono a creare alcuni nuovi istituti di grande dimensione. La riorganizzazione non riguarda solo i dirigenti e i direttori dei servizi amministrativi: abbiamo un rimescolamento complessivo, che scombina rapporti consolidati tra plessi e compromette la realizzazione di progetti didattici, studiati dagli organi collegiali. Sarebbe stato necessario procedere con una maggiore gradualità. In queste condizioni, bisognerà applicarsi con impegno, armarsi di buona volontà e ritessere rapporti: non si può ridurre tutto a numeri, il mondo della scuola vive anche di relazioni e di affetti e occorre tempo per ritrovare un diverso equilibrio. Certo è valido il principio della continuità didattica tra i diversi ordini e gradi, ma non si può in nome di questo principio procedere ad una improvvisa riorganizzazione che lacera rapporti consolidati nel tempo».
Un problema particolarmente sentito nel Circolo diretto da Comincioli è dato dalle dimensioni che si prospettano per il futuro istituto comprensivo della zona Sud: «Avremo un totale di circa 1.200 alunni, mentre la legge ne prevede dai 600 ai 900. Si procede a una forzatura, per ridurre il numero delle dirigenze da 18 a 14: un’operazione così condotta si riduce a un taglio, non ha più il senso di una vera riorganizzazione del servizio per renderlo più efficiente. Sarebbe stata necessaria una più attenta verifica dei tanti aspetti coinvolti, delle necessità dell’utenza, delle direttrici di traffico, dei rapporti tra i plessi per la progettualità e la didattica. Non sono solo i dirigenti a sentirne le conseguenze, ci voleva un po' più di calma».
Il papà: «Ora le istituzioni lavorino sulle risorse»
Davide Guarneri, presidente nazionale dell’associazione genitori Age, ha figli nei diversi gradi dell’istruzione, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di primo grado.
«Le competenze in materia di riorganizzazione sono fissate per legge - osserva -, una ridefinizione degli ambiti si rende necessaria con il mutare della città e far corrispondere il servizio scolastico al nuovo assetto delle circoscrizioni può essere un fatto positivo. Non dovrebbe costituire un problema per le famiglie il fatto di ridurre il numero dei dirigenti scolastici e degli uffici amministrativi, ma diventa un problema se si viene a formare un istituto molto grande, con personale amministrativo ridotto: questo è il caso che si prospetta nel Quarto Circolo. Avremo un periodo di riorganizzazione, che sempre comporta disagi e in più bisognerà fare i conti con minori risorse e questo determinerà qualche disagio, una minor disponibilità, una ripercussione sui servizi con possibili ricadute anche sulla didattica». I problemi emersi sollecitano un impegno a diversi livelli di responsabilità: «Penso che nei prossimi mesi la Provincia, il Comune, l’Ufficio scolastico provinciale dovranno attivarsi per verificare le effettive disponibilità e cercare di assicurare risorse umane e strumenti tecnici adeguati. Se ne è parlato negli organi collegiali, che hanno espresso le loro valutazioni.
C’è preoccupazione nella zona Sud, soprattutto per il timore di una carenza di risorse: non si può fare innovazione riducendole. Questa poteva essere l’occasione per rendere più funzionale il servizio con una vera riorganizzazione, adesso ci vorrà del tempo per ridefinire l’offerta formativa all’interno dei nuovi istituti e si prospetta un periodo difficile con tanti problemi da gestire: l’Ufficio scolastico provinciale dovrà mettersi al servizio delle scuole e anche le Circoscrizioni saranno coinvolte, per agevolare il percorso».
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#6 Mer 16 Dic, 2009 06:32 |
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 Re: Superiori, la situazione a Brescia (dossier)
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Venerdì, 18 Dicembre 2009
Itis, autogestione per «salvare» la scuola
Gli studenti: «Non rinunciamo a lezioni e verifiche, ma ci opponiamo alla chiusura»
In origine fu la riforma Gelmini contrappuntata dalla decisione dell’Amministrazione provinciale di eliminare l’indirizzo «scientifico tecnologico» dall’offerta formativa del «Castelli». Dall’altro lato, la risposta degli studenti: assemblea e annessa raccolta firme prima, sfilata in carro funebre con le spoglie del caro estinto (il liceo, appunto) fino all’Assessorato poi. Ieri, l’ultimo sviluppo: qualche giorno di autogestione «per protestare - spiega una nota degli studenti - contro la chiusura della scuola, pur continuando a presenziare alle attività didattiche e svolgendo le verifiche in programma». I punti su cui da settimane fanno leva i ragazzi parlano di «eccellenza formativa» e di uno strumento «per intraprendere con successo la carriera accademica o professionale».
E un po’ come una mente sana in un corpo sano, l’esperienza positiva dei liceali dell’Itis Castelli non è riconducibile unicamente a un piano di studi ben congegnato - il cui mantenimento a livello generale dovrà essere stabilito dal governo centrale - bensì pure a una struttura altrettanto opportunamente impostata: «L’insegnamento delle scienze - prosegue la nota - non può prescindere dalla didattica laboratoriale per la quale servono ore di laboratorio, attrezzature e soprattutto la presenza dell’insegnante tecnico-pratico. Questa è oggi la realtà del liceo scientifico tecnologico Castelli, ma non si vuole riconfermare una sperimentazione riuscita».
Se però - verrebbe da chiedersi - ai circa 170 attuali frequentanti è stata garantita la possibilità di terminare il percorso in via Cantore, qual è il problema? La perdita di «un patrimonio per la città». «Gli studenti - si legge ancora - dimostrano senso civico e attaccamento alla scuola». Già. Studenti sani in scuola sana.
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#7 Ven 18 Dic, 2009 07:17 |
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Mercoledì, 23 Dicembre 2009 Paola Gregorio, gdb
«Cara Gelmini, l’Itis è da salvare»
Dopo l’autogestione gli studenti del liceo tecnologico scrivono al ministro
Docenti, genitori e studenti che frequentano il liceo hanno consegnato personalmente una lettera al ministro della Pubblica istruzione, Mariastella Gelmini, per chiedere «la difesa di questo piccolo patrimonio del sistema formativo della nostra città».
La «nicchia di eccellenza» citata nel messaggio indirizzato alla titolare del Ministero della pubblica istruzione è il liceo scientifico tecnologico dell’Itis Castelli, negli ultimi mesi al centro di un dibattito piuttosto accesso sul destino dell’indirizzo liceale della scuola di via Cantore.
La vicenda è nota ai lettori. Nell’alveo del riordino della scuola superiore messo in campo dal ministro Gelmini (il cui iter non è ancora concluso) e in particolare del restyling degli istituti tecnici, il futuro del liceo scientifico tecnologico dell’Itis è apparso, sin dalle prime battute, incerto. Secondo il piano programmatico delineato dalla Provincia, (anche se poi sarà necessario attendere il parere regionale), dal prossimo anno scolastico l’istituto di via Cantore potrebbe non avere più il suo liceo.
La prospettiva ha infiammato gli animi di studenti, docenti e genitori della scuola, che nelle ultime settimane hanno protestato «a colpi» di assemblee, manifestazioni e, addirittura, di un funerale simbolico, messo in scena con tanto di carro funebre, in cui il caro estinto era appunto il liceo scientifico tecnologico stesso. La scorsa settimana poi, da giovedì a sabato, le classi dell’indirizzo in questione hanno organizzato un’autogestione «per protestare contro alcuni punti della Riforma Gelmini».
Un’iniziativa sostanzialmente coeva alla consegna della missiva al ministro. Nella lettera, come ricorda un’insegnante del liceo, Carla Tosi, docenti, genitori e alunni esprimono «perplessità e contrarietà circa la decisione presa dall’assessore provinciale alla Pubblica istruzione, Aristide Peli, che con il suo piano di riordino scolastico cancella di fatto l’esperienza quasi ventennale del nostro istituto, senza tenere in alcuna considerazione la sua eccellenza largamente riconosciuta negli anni».
Al ministro, i firmatari della lettera chiedono di intervenire «sollecitando le autorità locali a scelte che difendano un patrimonio del sistema scolastico cittadino». Una nuova missiva, firmata, rammenta Carla Tosi, «da oltre mille persone tra docenti, genitori, studenti e liberi cittadini» sarà inviata alla Regione. L’obiettivo è sempre la difesa del «loro» liceo.
L’autogestione della scorsa settimana ha prodotto a sua volta un documento, firmato dagli studenti. «Gli alunni - aggiunge la professoressa Tosi - hanno studiato con noi la riforma e nel documento spiegano le ragioni della protesta, collegandole ai cambiamenti che sarebbero introdotti dalla normativa».
«Da molti anni - scrivono gli studenti - il nostro liceo prepara alunni che, dopo il diploma, ottengono l’ammissione alle facoltà universitarie più prestigiose. Il testo della riforma Gelmini, che abbiamo letto e analizzato attentamente, contiene propositi che già si verificano in modo eccellente nel nostro liceo».
Articoli della riforma alla mano, insomma, gli studenti dello scientifico tecnologico perorano la causa della loro battaglia per la difesa del liceo. In attesa di conoscerne il destino definitivo.
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#8 Mer 23 Dic, 2009 06:32 |
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