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Domenica, 27 Dicembre 2009 Fiorangela d´Amora, metropolis
CRONACA
Cinque del mattino, partenza da piazza Fontana Grande, nel cuore di Castellammare, destinazione Onna, in Abruzzo, un paese che non c’è più.
Gemellaggio nel giorno di Santo Stefano. Sono da poco passate le dieci del mattino quando il pulmann proveniente dalla città delle acque fa il suo ingresso nella città nuova. Quella colorata, quella delle case costruite dalla Protezione civile del Trentino, quelle dove la vita sta ricominciando giorno dopo giorno per circa 350 famiglie. La visita alla popolazione colpita dal terremoto del sei aprile, è stata organizzata dall’assessorato alle politiche sociali di Castellammare in collaborazione con la chiesa della Spirito Santo, dell’Acqua della Madonna. Sono circa sessanta i cittadini che hanno scelto di trascorrere un giorno all’insegna della solidarietà e dello scambio di doni con chi ha invece trascorso un Natale senza sorrisi, fatto di ricordi, anche se al caldo delle nuove case. “C’erano 41 sedie vuote ieri in tutta la frazione”: Paolo, Priore della congrega di Onna ha presenziato alla messa celebrata da don Pasquale Somma, ha poi guidato la processione che quest’anno, per la prima volta ha percorso le strade nuove. Villette tutte colorate, nani da giardino, e addobbi natalizi. Il punto di aggregazione per onnesi e stabiesi è la piazza centrale, quella dove è stata costruita la chiesa nuova e il presepe, dove i bambini giocano a rincorrersi. “Noi siamo in un’abitazione di classe B. Perché abbiamo due stanze da letto un soggiorno cucina e un bagno. Stiamo bene, da quando siamo entrati in questa casa materialmente non possiamo dire che ci manchi qualcosa”. Commenta amaramente la signora Annarita che non si rassegna al suo primo Natale da terremotata : “Un giorno come un altro, per me ieri era come se fosse stata domenica. Ho cucinato l’arrosto al forno e questo per noi è stato il simbolo di Natale”. Il gemellaggio comincia con la visita delle famiglie campane nelle villette. Un caffè, biscotti fatti in casa e il racconto dei testimoni. Di chi ha perso parte della famiglia, chi solo la casa, chi ha impresso negli occhi la dignità di chi ha sofferto tanto. “Non me l’aspettavo, volevo venire di persona per vedere quello che abbiamo seguito in tv, ma non posso immaginare il dolore di queste persone”. Anna è una dipendente delle Terme a Castellammare, quando tornerà al lavoro avrà tanto da dire ai suoi colleghi: “Siamo fortunati, certo anche noi ai tempi del terremoto ne abbiamo passate tante e non abbiamo avuto la stessa assistenza, ma un’abitazione non ricostruisce quello che si è perso”. E così dopo il momento religioso, le strade che si popolano di persone, la lunga processione e i canti natalizi è il momento del pranzo. Sotto un capannone della Protezione Civile, dove prima, quando si viveva nelle tende, si mangiava tutti insieme. “ E’ come se tornassimo con il pensiero a quei sette mesi in tenda, quando venivamo qui per pranzare. Un incubo, solo dolore e umiliazione in quei giorni”. Le donne di Onna sedute accanto a quelle di Castellammare e Pimonte, assieme anche ai volontari che pochi giorni dopo il terremoto sono arrivati assieme a don Pasquale per dare una mano. Ragazzi giovani, spinti dal desiderio di fare qualcosa per il prossimo. Daniela, Mario, Annamaria, Nello raccontano la loro esperienza:“Siamo educatori e ai nostri ragazzi insegnamo a fare del bene, ma se prima non diamo noi l’esempio le nostre parole sono inutili”.
Un pranzo abruzzese ma arricchito anche con struffoli, biscotti di Castellammare e pasta di Gragnano. Sotto il tendone, mentre fuori scende una pioggia sottile, si parla e si ride, il dolore per un attimo ha lasciato spazio alla gioia di condividere con gli altri le proprie esperienze. Alle quattro del pomeriggio è il tempo dei saluti, con il calendario di “Onna nel cuore 2010” ognuno torna in quella che stenta a riconoscere come la sua nuova casa.
Cinque del mattino, partenza da piazza Fontana Grande, nel cuore di Castellammare, destinazione Onna, in Abruzzo, un paese che non c’è più.
Gemellaggio nel giorno di Santo Stefano. Sono da poco passate le dieci del mattino quando il pulmann proveniente dalla città delle acque fa il suo ingresso nella città nuova. Quella colorata, quella delle case costruite dalla Protezione civile del Trentino, quelle dove la vita sta ricominciando giorno dopo giorno per circa 350 famiglie. La visita alla popolazione colpita dal terremoto del sei aprile, è stata organizzata dall’assessorato alle politiche sociali di Castellammare in collaborazione con la chiesa della Spirito Santo, dell’Acqua della Madonna. Sono circa sessanta i cittadini che hanno scelto di trascorrere un giorno all’insegna della solidarietà e dello scambio di doni con chi ha invece trascorso un Natale senza sorrisi, fatto di ricordi, anche se al caldo delle nuove case. “C’erano 41 sedie vuote ieri in tutta la frazione”: Paolo, Priore della congrega di Onna ha presenziato alla messa celebrata da don Pasquale Somma, ha poi guidato la processione che quest’anno, per la prima volta ha percorso le strade nuove. Villette tutte colorate, nani da giardino, e addobbi natalizi. Il punto di aggregazione per onnesi e stabiesi è la piazza centrale, quella dove è stata costruita la chiesa nuova e il presepe, dove i bambini giocano a rincorrersi. “Noi siamo in un’abitazione di classe B. Perché abbiamo due stanze da letto un soggiorno cucina e un bagno. Stiamo bene, da quando siamo entrati in questa casa materialmente non possiamo dire che ci manchi qualcosa”. Commenta amaramente la signora Annarita che non si rassegna al suo primo Natale da terremotata : “Un giorno come un altro, per me ieri era come se fosse stata domenica. Ho cucinato l’arrosto al forno e questo per noi è stato il simbolo di Natale”. Il gemellaggio comincia con la visita delle famiglie campane nelle villette. Un caffè, biscotti fatti in casa e il racconto dei testimoni. Di chi ha perso parte della famiglia, chi solo la casa, chi ha impresso negli occhi la dignità di chi ha sofferto tanto. “Non me l’aspettavo, volevo venire di persona per vedere quello che abbiamo seguito in tv, ma non posso immaginare il dolore di queste persone”. Anna è una dipendente delle Terme a Castellammare, quando tornerà al lavoro avrà tanto da dire ai suoi colleghi: “Siamo fortunati, certo anche noi ai tempi del terremoto ne abbiamo passate tante e non abbiamo avuto la stessa assistenza, ma un’abitazione non ricostruisce quello che si è perso”. E così dopo il momento religioso, le strade che si popolano di persone, la lunga processione e i canti natalizi è il momento del pranzo. Sotto un capannone della Protezione Civile, dove prima, quando si viveva nelle tende, si mangiava tutti insieme. “ E’ come se tornassimo con il pensiero a quei sette mesi in tenda, quando venivamo qui per pranzare. Un incubo, solo dolore e umiliazione in quei giorni”. Le donne di Onna sedute accanto a quelle di Castellammare e Pimonte, assieme anche ai volontari che pochi giorni dopo il terremoto sono arrivati assieme a don Pasquale per dare una mano. Ragazzi giovani, spinti dal desiderio di fare qualcosa per il prossimo. Daniela, Mario, Annamaria, Nello raccontano la loro esperienza:“Siamo educatori e ai nostri ragazzi insegnamo a fare del bene, ma se prima non diamo noi l’esempio le nostre parole sono inutili”.
Un pranzo abruzzese ma arricchito anche con struffoli, biscotti di Castellammare e pasta di Gragnano. Sotto il tendone, mentre fuori scende una pioggia sottile, si parla e si ride, il dolore per un attimo ha lasciato spazio alla gioia di condividere con gli altri le proprie esperienze. Alle quattro del pomeriggio è il tempo dei saluti, con il calendario di “Onna nel cuore 2010” ognuno torna in quella che stenta a riconoscere come la sua nuova casa.














































