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Martedì, 29 Dicembre 2009 CLAUDIA FERRERO, La Stampa
COSTUME: MALATTIA SUBDOLA
In Italia 400 mila celiaci ignorano di esserlo: e a tavola rischiano la vita
Il segreto per combattere la celiachia
è la dieta senza glutine
Sono un esercito di 400 mila persone, ma non sanno di farne parte. Hanno spacchettato panettoni, torroncini, pandori, felicemente ignari che quella farina così dolce e lievitata per loro è veleno. Giovanna, insegnante quarantenne, fino a due mesi fa era della loro partita: anni di mal di pancia, gonfiori, perdita di peso. Inspiegabile. Poi l’arrivo di una grave anemia, e per fortuna, la svolta: l’incontro con uno specialista più illuminato di altri, nuovi (e mirati) esami del sangue, la diagnosi corretta. Celiachia. Ora i panettoni li mangia, eccome se li mangia, ma in versione priva di glutine. In Italia a Giovanna dopotutto è andata bene, perché a guardare le stime che arrivano dagli Stati Uniti, oltreoceano servono in media da dieci a vent’anni per arrivare alla diagnosi giusta. E chi ci arriva è fortunato. Le ricerche mostrano infatti come 3 milioni di americani siano intolleranti al glutine. E come il 95% di loro ne sia attualmente all’oscuro.
«A me diagnosticarono di tutto, dal colon irritabile al lupus fino a una reazione allergica alla puntura di un ragno», ha raccontato al «New York Times» Donna Sawka, 48 anni. La malattia le danneggiava l’intestino tenue ogni volta che ingeriva qualcosa che contenesse glutine, il che avveniva quotidianamente visto che la proteina è presente in frumento, orzo e segale, ovvero in quasi tutti i prodotti più comuni, dai biscotti al pane alla pasta. Ora, dopo la diagnosi e una dieta «gluten-free», i malanni sono un ricordo. «Devo pensare continuamente a che cosa mangiare, non posso ricevere la comunione in chiesa - racconta Donna, il cui calvario è durato 35 anni -. Ma sto benissimo. Prima era come se ogni sistema del mio corpo fosse in tumulto, adesso c’è la calma».
Ma perché tanta difficoltà per arrivare a una diagnosi corretta? La chiave sta nei sintomi, spiegano gli esperti, che sono così differenti da persona a persona e riconducibili a così tante patologie, da depistare i medici meno preparati. «Solamente dieci anni fa negli States la celiachia era vista come una malattia rara, che colpiva 1 persona su 10 mila, in particolare bambini con problemi digestivi e di crescita - ha detto al Nyt il dottor Charles Bongiorno, direttore della Divisione di Gastroenterologia dell’Università di Medicina del New Jersey -. Il problema rimane la grande lacuna nella preparazione dei medici, in particolare gli internisti, che non sanno riconoscere i sintomi meno tradizionali».
Quanto sia importante arrivare presto alla diagnosi lo conferma una ricerca condotta presso la Mayo Clinic e pubblicata su «Gastroenterology»: la diffusione di questa malattia a predisposizione genetica è aumentata di quattro volte rispetto a soli 50 anni fa. E i soggetti non consapevoli di essere celiaci hanno una mortalità quadruplicata rispetto a quelli sani. Inoltre, ricordano i medici, se prima del 28° anno chi è malato non passa a una dieta aglutinata, rischia un aumento esponenziale di osteoporosi.
Eppure, una volta scoperta, la malattia smette di fare paura. Per chi ne soffre - a oggi in Italia sono stati diagnosticati circa 85 mila casi, ma secondo gli screening su campioni di popolazione si è dedotto che i celiaci siano 400 mila - ingerire glutine scatena una risposta immunitaria abnorme a livello di intestino tenue: questo genera una infiammazione cronica che porta alla scomparsa dei villi intestinali, cruciali per l’assorbimento dei nutrienti. Guarire è in fondo semplice: basta seguire una dieta priva di glutine. Se fino a un paio di anni fa i prodotti senza glutine sapevano di cartone, quanto a gusto adesso si difendono bene. Non solo: cresce il loro appeal, tanto che l’anno scorso il gluten-free in America è diventato un capriccio nella dieta di qualche salutista.
Ti fanno male, ma non lo sai
In Italia 400 mila celiaci ignorano di esserlo: e a tavola rischiano la vita
Il segreto per combattere la celiachia
è la dieta senza glutine
«A me diagnosticarono di tutto, dal colon irritabile al lupus fino a una reazione allergica alla puntura di un ragno», ha raccontato al «New York Times» Donna Sawka, 48 anni. La malattia le danneggiava l’intestino tenue ogni volta che ingeriva qualcosa che contenesse glutine, il che avveniva quotidianamente visto che la proteina è presente in frumento, orzo e segale, ovvero in quasi tutti i prodotti più comuni, dai biscotti al pane alla pasta. Ora, dopo la diagnosi e una dieta «gluten-free», i malanni sono un ricordo. «Devo pensare continuamente a che cosa mangiare, non posso ricevere la comunione in chiesa - racconta Donna, il cui calvario è durato 35 anni -. Ma sto benissimo. Prima era come se ogni sistema del mio corpo fosse in tumulto, adesso c’è la calma».
Ma perché tanta difficoltà per arrivare a una diagnosi corretta? La chiave sta nei sintomi, spiegano gli esperti, che sono così differenti da persona a persona e riconducibili a così tante patologie, da depistare i medici meno preparati. «Solamente dieci anni fa negli States la celiachia era vista come una malattia rara, che colpiva 1 persona su 10 mila, in particolare bambini con problemi digestivi e di crescita - ha detto al Nyt il dottor Charles Bongiorno, direttore della Divisione di Gastroenterologia dell’Università di Medicina del New Jersey -. Il problema rimane la grande lacuna nella preparazione dei medici, in particolare gli internisti, che non sanno riconoscere i sintomi meno tradizionali».
Quanto sia importante arrivare presto alla diagnosi lo conferma una ricerca condotta presso la Mayo Clinic e pubblicata su «Gastroenterology»: la diffusione di questa malattia a predisposizione genetica è aumentata di quattro volte rispetto a soli 50 anni fa. E i soggetti non consapevoli di essere celiaci hanno una mortalità quadruplicata rispetto a quelli sani. Inoltre, ricordano i medici, se prima del 28° anno chi è malato non passa a una dieta aglutinata, rischia un aumento esponenziale di osteoporosi.
Eppure, una volta scoperta, la malattia smette di fare paura. Per chi ne soffre - a oggi in Italia sono stati diagnosticati circa 85 mila casi, ma secondo gli screening su campioni di popolazione si è dedotto che i celiaci siano 400 mila - ingerire glutine scatena una risposta immunitaria abnorme a livello di intestino tenue: questo genera una infiammazione cronica che porta alla scomparsa dei villi intestinali, cruciali per l’assorbimento dei nutrienti. Guarire è in fondo semplice: basta seguire una dieta priva di glutine. Se fino a un paio di anni fa i prodotti senza glutine sapevano di cartone, quanto a gusto adesso si difendono bene. Non solo: cresce il loro appeal, tanto che l’anno scorso il gluten-free in America è diventato un capriccio nella dieta di qualche salutista.














































