Tu non sai come accadrà, ma te lo racconterò.
Accadrà un caldo pomeriggio di fine estate. Accadrà mentre tu non vuoi che accada. Accadrà perché deve. Comunque vadano le cose. Accadrà mentre guidi distratta e parli distratta alla tua amica. Mentre torni a casa, nell’afa, nel traffico. Vedrai un’auto superarti, la vedrai semplicemente rallentare, la supererai tu. Ma vedrai l’auto superarti ancora, rallentare ancora, la superai ancora. Poi, di nuovo, come un gioco sottile, persistente odere, mania.
Non saprai neppure vedere chi giuda, lontano, rinchiuso, vetrato. Saprai solo il colore, il colore e l’odore di sfida.
Dopo, senza che tu non l’abbia già voluto, senza che tu non l’abbia già maledetto, lo farà di nuovo. Lo farà con un foglio incollato sul vetro, un foglio scritto a mano, un numero lungo, piegato; un numero scritto a mano su un foglio di carta, la fine che termina piegando in basso. Non lo vorresti ma lei, la tua amica, presa nel gioco, curiosa, cordiale, trascrive, sentenzia, commenta, racconta. E ancora sorpasserai, decisa; lui avrà rallentato. Passerà ancora alla tua sinistra, con un gesto ma tu non lo vedrai, impegnata a guidare, a non farti superare. Lei, la tua amica, quella solita, di sempre, frugherà fra i tuoi averi, nella tua borsa, fra le tue cose.
Estrarrà un piccolo oggetto, lucette, tastini, coperchi, buchini.
Ripeterà un gioco, consueto, innocente, noioso, indecente.
Chiamerà lui, al suo cellulare, dal tuo cellulare.
Tu che riderai, non vorrai, parlerai… parlerai a lui di cose concrete, di cose bislacche; per ore magari, senza più sapere chi ha fatto quel numero, chi t’avrà imposto di sentir quella voce. Parlerai con qualcuno che neppure vedi, che neppure vedrai; saprai solo il colore, il colore e il sapore di sfida. Parlerai con un uomo, un uomo nuovo, un uomo già visto, mai visto, sognato. Ti regalerà un sogno, ti leggerà l’anima, sarà dentro di te, senza esserci stato.
Riderai, riderà, muoverà i suoi pezzi, saprà sempre come prenderti bene. Come lasciare l’impronta, scolpita profonda, ancorata decisa, sensuale, casuale, causale. Macchinette dannate, macchinette benedette, macchinette strazianti, agognate, sognate… lui passerà il casello d’un soffio, tu pagherai il contante, lo scotto e la sfida perduta.
Lui sarà già fuori, immerso per ora nel ciondolante rimestio del tardo pomeriggio di fine estate col cellulare spento.
Sarà sempre tardi, quando lo chiamerai. Sarà sempre sciocca, che ti chiamerai. Inutile invano tentare raggiri. La sua voce un coltello, il tuo orecchio una piaga. Non vorrai sentirne la voce, lasciata lontano, asfalto brumoso, viscido, caldo.
Vorrai solo contenere un ricordo ma istinto sovrano, deciso, casino, comporrai varie volte quel numero lungo, piegato in basso. Ricorderai di poter spegnere il coso, ogni volta che vorrai potrai farlo… quando suonerà piano, annunciando la voce, lucine indecise, tormento castrato, quel numero scritto, la sua voce verrà. E sarà ogni volta così, saprai solo il colore, il colore e il sapore di sfida. Parlerai con un uomo, un uomo nuovo, un uomo già visto, mai visto, sognato.
Questo farai. Per giorni diversi, mai visti, sognati. Un dono, una sfida, un gioco perverso. Lui vorrà lavorarti di fianco, logorarti la mente; sarà sempre pronto a destare la sfida, a giocarsi la gloria. Tu continuerai a non sapere perché, a non chiederti nulla; se chiederai qualcosa sarà solo tregua, tempo, spazio, pensiero. Tu non lo vorrai, se non fosse all’altezza? Se solo si fosse regalato un giochino? Se fossi fra tante soltanto la nuova? Ma lui parlerà. Parlerà ancora, come ferro rovente, nella piaga ferita. Passerai lungo tempo, passerà lungo tempo, ogni ora un tormento, crescente, stridente.
Solo allora lui vorrà vederti. Solo quando ti saprà senza scampo, vinta, affogata, rinata, tranquilla.
Sarai tu stessa a giudicare te stessa. Due ore filate, infinite, sudate, passate a cambiar d’abito e acconciare capelli; lui no, verrà così, presente di sfida, passato d’eroe.
Vederlo dal vivo, non solo la voce; sentirlo dal vivo, non solo nel coso. Non bello, non brutto, piuttosto normale; non bella non brutta, non meglio riuscita; una ciocca ribelle, un sudore nascosto. Ma la sua voce, dal vivo, i suoi occhi già visti, il suo fare distinto, gentile messaggio. La cena, peraltro, inutile dirlo, sarà consumata, non certo gustata. Non dovrai mai sapere, se non vorrai essere strega, che mangerai quella sera, che mangerà lì davanti. Per tutta risposta al tuo prostrarti schiava, lui parlerà, parlerà anche troppo ma per te rimarrà, anche allora, solo il colore, il colore e il sapore di sfida. Parlerai con un uomo, un uomo nuovo, un uomo già visto, mai visto, sognato. Parlerà anche troppo, parlerà a lungo, vedrai, parlerà anche di lei. Lei che stava da lui, lei che dormiva da lui, lei che viveva da lui, senza esserne degna. Ma non tutto il passato è passato davvero. Se fosse così, non sarebbe un problema; invece persiste, l’odore di cagna.
Un bacio, però, un semplice bacio… fine serata, fuori all’aperto… promesse, una voce, la luce soffusa… fresco, sereno, un bacio soltanto… sarà un bacio stregato, droga sublime, scacciata lontano, vortice strano di emozioni scordate. A letto da sola, dormirai con fatica, non solo il colore, non solo la voce, non solo i suoi occhi, non tanto quel bacio. L’idea di ammazzarla, sfregiarla, moncarla, non averla mai nata… tormento d’inverno. Inverno verrà, bussandoti lento. Varcherà la tua soglia di abiti lievi, raccontandoti sempre che lei morirà. Ma non aspetterai la sua morte, non sarai così brava… una sera d’autunno, piovente e brumoso, passando la porta, vorrai metterti in prova. Se fosse maldestro, se fosse cattivo, se fosse una schiappa, saresti capace… capace di lasciarlo andar via, non sentirne la voce. Illusa! Profumerà di buono, di dolce, di strano. Sarà il tuo sovrano, sarà il tuo schiavo. Come nessuno sarà tanto bravo, non potrai ricordare nessuno, non t’hanno mai amata. Così, senza nemmeno un rimpianto, darai solo a lui tutto ciò che hai; così, senza chiederti tregua, senza fargli domande, senza l’ombra di lei, che penzolerà attenta, sopra il letto disfatto. Di lei solo dopo, stremata e felice, ti potrai ricordare, la potrai rivedere, lì appesa silente, nel chiasso che avrai fatto. Sarà girata di spalle, sconfitta, offesa. Di questo nuovo uomo, di questo uomo sognato, conosciuto, stregato… sarai tutto, non ancora padrona.
Lui la lascerà, davvero, una sera d’inverno, per sempre, deciso. Ma non sarà per dividere il letto con te… non vorrà dividere il tetto con te… che strano, vigliacco?
Drogata, sconfitta, lasciata sul bordo d’un fosso?
Soltanto impegnata, impegnata come son tutti, non sempre, non senza rimorso… a cercarsi un posto dentro l’androne confuso del cuore d’un altro. Ma che c’è da sapere, del resto del mondo? Degli androni confusi di codeste persone?
Ti racconterò, è vero, t’ho detto… non tutto però, altrimenti ti perdo. Ti racconterò ancora domani, se mi viene qualcosa, per ora, però, non devi sapere, devi solo sognare.
Morciano di Romagna, 12 marzo 2001 lucabalducci

















































