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TORINO:Abusi su figlie. L'orco della porta accanto (dossier)
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 TORINO:Abusi su figlie. L'orco della porta accanto (dossier)
Venerdì 27 Marzo : 2009
Abusi su figlie, arrestati padre e figlio
Un incubo durato venticinque anni: amorevoli ed affettuosi fuori casa ma pronti a trasformarsi in autentici mostri dentro le mure domestiche
TORINO - Hanno abusato per anni delle figlie. Due uomini, padre e figlio, sono stati arrestati a Torino per violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia. Una storia dell’orrore, iniziata 25 anni fa dal capostipite della famiglia nei confronti della figlia primogenita che oggi ha 34 anni. E proseguita dal figlio nei confronti delle sue figlie di 20, 12, 8 e 6 anni.
Padri padroni, amorevoli ed affettuosi fuori casa ma pronti a trasformarsi in autentici mostri dentro le mure domestiche. Le giovani abusate erano costrette a vivere nelle loro stanze senza luce elettrica e a soddisfare ogni loro richiesta sessuale.
L’indagine condotta dalla procura di Torino, in collaborazione con gli agenti del commissariato Barriera di Milano, è partita da una denuncia per violenza sessuale di Laura - il nome è di fantasia - nei confronti del fratello. Una accusa che la ragazza di 34 anni era stata costretta a fare dal padre, di cui era totalmente succube.
Dagli accertamenti successivi è emerso un quadro agghiacciante: le intercettazioni telefoniche ed ambientali hanno dimostrato non solo le violenze del padre nei confronti di Laura, ma anche quelle del fratello di quest’ultima nei confronti delle sue figlie.
Una storia di incesti che potrebbe allargarsi ancora: dalle indagini della procura è emerso infatti un altro episodio di violenza del capostipite nei confronti della nipote che ha ospitato per qualche tempo a Torino per motivi di lavoro. Il padre e il figlio finiti in manette per gli abusi sessuali nei confronti delle rispettive figlie sono due ambulanti di 64 e 41 anni. Nella loro famiglia era in vigore una sorta di ’ius primae noctis’ del padre sulle figlie.
«Da quanto appurato - ha spiegato il pm Pietro Forno - la figlia primogenita era promessa al padre». Una regola che negli anni è stata estesa anche alle altre figlie, che sono ora state tolte delle grinfie dei loro padri padroni. Laura, a cui il padre non ha neppure permesso di finire la scuola dell’obbligo, è stata affidata ad una comunità. Tolte alla famiglia anche le cuginette, di cui si sta occupando la Procura dei Minori.
Queste ultime negano le attenzioni sessuali del padre, ma le prove raccolte attraverso le intercettazioni sembrano inequivocabili. Dalle conversazioni emergono infatti pesanti apprezzamenti nei confronti delle figlie, nonchè ripetuti inviti alla masturbazione. E, in un caso, una cornetta del telefono agganciata male ha permesso di registrare un rapporto sessuale tra Laura e il padre capostipite.
Fondamentali le intercettazioni
«Le intercettazioni sono uno strumento importante, anzi direi fondamentale, anche nelle indagini per i reati sessuali». È quanto sottolinea il pm Pietro Forno, del pool dei magistrati delle cosiddette Fasce deboli, che sta indagando sulle violenze di due uomini, padre e figlio, nei confronti delle rispettive famiglie.
«In questo caso - spiega Forno - le intercettazioni sono servite ad appurare le responsabilità. Sono state decisive: non so che cosa si sarebbe potuto fare per le vittime senza il loro supporto. Ma ci sono anche casi - prosegue - in cui servono invece per appurare l’innocenza delle persone. E anche in questo caso sono fondamentali».
ANALISI:
Analisi Editoriali » Fritzl vicino di casa di L. Annunziata
Italians do it better, dice un’ambigua battuta autocelebratoria con cui gli italiani amano spesso presentarsi nel mondo. Sappiamo fare quasi tutto meglio degli altri, incluso, pare, lo stupro. A Torino non uno ma ben due stupratori hanno abusato per 25 anni non di una figlia, bensì di quattro, figlie, nipoti e cugine, di anni 20, 18, 9 e 6.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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#1 Ven 27 Mar, 2009 00:01 |
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 Torino, l'orrore che nessuno ha visto
Domenica 29 Marzo : 2009 GRAZIA LONGO, ANDREA ROSSI, La Stampa
Torino, l'orrore che nessuno ha visto
+ Nella casa del mostro: medaglie Padre Pio
«Laura» ha ora 34 anni. Da quando ne aveva 9 è stata segregata dentro casa in una stanza buia e violentata dal padre, senza che qualcuno la aiutasse. Era riuscita a fuggire e a denunciare gli abusi, ma magistrato e psicologo non le hanno creduto. Come è potuto accadere?
Lo scaffale pieno di giochi nel soggiorno della "casa incubo"
TORINO - Nessuno aveva visto. Nessuno aveva sentito. Nessuno aveva capito che quella era la casa dell’orco. Nessuno s’era reso conto dell’orrore che si consumava tra le mura di un alloggio di edilizia popolare nel quartiere Falchera, periferia nord della città, palazzoni con le tende in plastica, pieni zeppi di antenne paraboliche. Com’è possibile che nessuno abbia compreso che un padre ha iniziato a violentare la figlia maggiore, Laura, quando aveva appena 9 anni? Indifferenza? Casualità? Impossibilità a entrare nell’intimità di una famiglia? Eppure quella bambina diventata donna nel letto di suo padre non è mai stata completamente sequestrata tra le mura domestiche. Tanti - insegnanti, assistenti sociali, forze dell’ordine, vicini di casa - per motivi diversi hanno avuto a che fare con lei e con il padre padrone, ora difeso dall’avvocato Antonio Genovese. Scorrendo le pagine della vita passata e quelle degli ultimi anni si scoprono tanti incontri con il mondo esterno. Laura a dodici anni abbandona la scuola dell’obbligo senza prendere la licenza media. Uno degli otto fratelli, sordo dalla nascita, viene regolarmente seguito a casa da un’assistente sociale.
Uno psichiatra 15 anni fa - quando per la prima volta la Procura si occupò della vicenda, su denuncia del padre della ragazza che per coprire i suoi abusi denunciò gli zii dai quali la figlia si era rifugiata - non crede al racconto della giovane e la considera inattendibile. La polizia, 10 anni fa, arresta il padre per furto e scopre che c’erano anche la figlia e altri tre fratelli ad aiutarlo a rubare i vestiti dai cassonetti destinati ad Amnesty International. L’associazione del quartiere si occupa della sorella minore, ragazza-madre, alla ricerca disperata di un appartamento. Il parroco conosce il disagio della famiglia. I vicini di casa sono allarmati da schiamazzi notturni e dalle attenzioni morbose dell’uomo sulla figlia maggiore. «Ma erano solo intuizioni, solo supposizioni - riflettono oggi - chi poteva immaginare quello che quel porco faceva a sua figlia?». «E’ un caso che ci è sfuggito», racconta oggi amaro don Lino Montanelli, il parroco di questo quartiere che s’affaccia sull’autostrada per Milano. Rodolfo Grasso, il responsabile del Tavolo sociale, fa sì con la testa e si torce le mani. «Quante volte gli abbiamo detto che non doveva rubare il rame, che si metteva nei guai. E lui niente. Fatti i c... tuoi, rispondeva duro». Negli anni si contano decine di segnalazioni, a tutti, ma mai per violenze. I vigili li avevano chiamati un’infinità di volte, ma solo per via di quei due furgoni ammaccati e carichi di stracci e ferraglie. Scaricava anche in piena notte, e coi i vicini erano urla e insulti.
Ogni venerdì due vigili trascorrono il pomeriggio in mezzo a queste case basse e bianche per cercare di risolvere pacificamente le controversie tra vicini. Se lo ricordano bene il padre padrone: «Nel palazzo erano in tanti a lamentarsi, ma solo perché faceva rumore. Al massimo perché era intrattabile. Ma di violenze non s’è mai sentito parlare». La famiglia era seguita, come le altre in difficoltà, anche dalla parrocchia. «Giorno dopo giorno - ricorda don Lino -, ma erano troppo chiusi: nessuno avrebbe potuto penetrare nei segreti di quella casa. E nessuno ha mai manifestato sospetti». Nemmeno chi seguiva i più piccoli, i nipoti. Alcuni sono andati a vivere altrove; altri no, vanno ancora a scuola qui. Erika Mattarella, con i ragazzi di Anima Viva, fa doposcuola per i bambini delle elementari e medie. Anche lei si sente sconfitta ma incolpevole: «I bambini parlano tanto. Quando a casa c’è qualcosa che non va prima o poi riesci ad accorgertene. Stavolta no». Già, i nipotini. Rodolfo Grasso ricorda l’ultimo diverbio: «Era con uno dei piccoli. Gli ho detto di lasciarlo andare a giocare con gli altri bambini. Lui m’ha ribattuto duro: “Fatti gli affari tuoi, lui deve stare con me”» Un uomo possessivo. Geloso. Ma basta per ritenerlo un mostro? No, non basta. «L’assistente sociale svolge un compito specifico, molto circoscritto - sottolinea l’assessore ai servizi sociali di Torino, Marco Borgione -.
La persona che seguiva il fratello audioleso, quindi, non poteva conoscere anche la condizione della ragazza violentata. A meno che, ovviamente, non avesse ricevuto una richiesta d’aiuto». Una lettura simile a quella del vice questore Jolanda Seri, dirigente del commissariato Barriera di Milano, che si è occupata del caso insieme alla Sezione fasce deboli della Procura, diretta dal procuratore aggiunto Pietro Forno. «I servizi sociali - osserva Seri - non entrano nell’intimità della vita familiare». E del resto, anche chi c’era entrato, 15 anni fa, non aveva colto la realtà. Renato Gozzi, lo psichiatra del tribunale che nel ‘94 venne incaricato di accertare le condizioni della ragazza, la ritenne non attendibile e il pm di allora archiviò la denuncia di violenza sessuale. Ora il procuratore aggiunto Forno, pur non volendo muovere critiche a persone in particolare, solleva obiezioni sul metodo, sul sistema generale: «Certi meccanismi favoriscono e lasciano che in tutta Italia si trascinino situazioni simili a questa. Meccanismi sbagliati. Primo errore: secondo legge si sentono specialisti sull’attendibilità. E’ vero che la legge dice pure che la libertà del magistrato di fronte alla consulenza è totale. Ma se hai chiesto a uno che ne dovrebbe sapere più di te, non sei condizionato?». La palla torna agli esperti della psiche. Questa volta, Patrizia De Rosa, consulente della Procura ha definito Laura «una persona affetta da un disturbo di personalità dipendente, priva di progetti esistenziali e vittima di una depressione post traumatica». Un’infelice. E ora lo hanno capito tutti.
ViviCentro (art. 19 e 21)
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#2 Dom 29 Mar, 2009 00:00 |
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 La ragazza violentata per 25 anni: io schiava di casa da qua
Mercoledì 1 Aprile : 2009
Tre ore a colloquio con il suo avvocato
La ragazza violentata per 25 anni:
io schiava di casa da quando avevo 9 anni
I segreti dell''orrore' di Torino nel racconto straziante della donna che, segregata in casa, ha subito gli abusi del padre e del fratello: "L'ultima violenza a febbraio"
Roma, 1 apr. (Adnkronos/Ign) - Sono stata "la schiava di casa quando avevo nove anni". In tre ore di colloquio nello studio torinese del suo avvocato Giulio Calosso, lunedì 'Laura' la donna di 34 anni violentata dal padre per 25 anni ha raccontato gli stupri che ha subito dal padre Michele per 25 anni, e dal fratello Giuseppe, nella loro abitazione a Falchera, nella periferia nord di Torino. "A 16 anni - ha spiegato la donna - è stato però mio fratello a togliermi la verginità".
"L'ultima violenza - ha raccontato 'Laura' - il 23 febbraio, dopo che mio fratello era già in carcere". In quell'occasione spiega la donna riferendosi al padre "mi ha costretto ad avere un rapporto orale".
Una storia di orrori tra le pareti di casa che ne ricorda un'altra, quella del padre-mostro Joseph Fritzl, condannato in Austria all'ergastolo per gli abusi sulla figlia. Molte le similitudini tra le due vicende, a cominciare dalla riduzione in schivitù delle vittime. Nel caso di 'Laura' da quando era bambina, non le è stata concessa nemmeno la luce elettrica nella sua stanza. Ha vissito al buio. Ma il 'buio' è subentrato anche dentro di lei, da che, all'età di 9 anni, le è stata strappata l'infanzia e gli studi (li ha interrotti in seconda media), poi l'adolescenza: 25 lunghi anni di abusi e non solo dal padre. 'Laura' tenta anche la fuga da casa rifugiandosi dal fratello ma non sa che lui sarà l'altro carnefice di famiglia e colui che le toglierà la verginità. Padre di quattro figlie (di sei, otto, dodici e vent'anni), 40 anni, lavora come venditore ambulante allo stesso modo di suo padre che di anni ne ha 63. Stesso lavoro, stessi esempi da seguire. E' così che anche le quattro figlie del 40enne subiscono a loro volta le violenze del padre.
L'agghiacciante storia è emersa grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali ma secondo gli inquirenti tutti gli elementi della famiglia sapevano delle violenze. D'altronde in quella casa da tutti era accettata la 'cultura' per cui la figlia maggiore fosse destinata al padre. Ma 'Laura', seppure succube, la rifiutava. E' per questo che tenta un'altra fuga da casa nel 1994 rifugiandosi da uno zio. Lì il padre la raggiunge e se la riprende costringendola a denunciare lo zio per violenza.
Dopo la denuncia gli zii avevano raccontato che la fuga era stata dettata dal fatto che la giovane veniva violentata dal padre, ma Laura non era stata giudicata attendibile ed era quindi tornata a casa dove le violenza erano continuate. Dalle indagini cominciate nell'ottobre 2008 è poi emerso un altro episodio a carico del 63enne accusato di aver abusato anche di una nipote, figlia di uno zio di Laura, che era venuta a Torino per trovare lavoro.
Ora il padre-padrone e suo figlio sono in carcere ma respingono entrambi le accuse. Il capofamiglia, secondo quanto detto dal suo legale avrebbe già fatto ricorso al Tribunale del Riesame chiedendo l'annullamento dell'ordinanza perché non ci sono elementi per tenerlo in carcere. Probabilmente il legale chiederà l'incidente probatorio cosa che ha già fatto il difensore del figlo che ha chiesto in questa forma la perizia psichiatrica per la ragazza e l'esame in contraddittorio di tutte le figlie femmine, ad eccezione della più piccola.
Le vittime invece sono assitite dagli psicoterapeuti della comunità in cui sono state portate. Uscendo dallo studio del suo avvocato, 'Laura' ha detto solo poche parole: "Ora sto bene e mi sento tranquilla".
ViviCentro (art. 19 e 21)
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#3 Mer 01 Apr, 2009 12:34 |
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fromor
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 Re: TORINO:Abusi su figlie. L'orco della porta accanto (doss
Mercoledì 1 Aprile : 2009
L'interrogativo sorge imperioso:
E se invece che archiviare come menzogne o fantasticherie le Autorità di Polizia avessero indagato, non si sarebbe evitato il calvario di questa poveraccia che per 25 anni è stata l'oggetto della perversione paterna e del fratello?
Non sarebbe il caso che "d'ufficio" qualcuno indagasse su coloro che avrebbero dovuto indagare (e salvarla) ed invece non le hanno creduto?
Non sarebbe meglio se più spesso si decidesse di "perdere tempo per operare indagini su fantasie infondate" piuttosto che poi trovarsi al cospetto di un reato tanto odioso perpetrato nel tempo perché nessuno ha deciso di credere?
... ma forse pretendo troppo :
fromor
Un popolo che non gode di una stampa libera è un popolo di ectoplasmi
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#4 Mer 01 Apr, 2009 13:30 |
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