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Domenica, 20 Dicembre 2009 Gdm, metropolis
> Scompare il mercato del pesce oplontino, sequestrate 150 tonnellate
CRONACA
Torre Annunziata. Non è il classico sequestro di frutti di mare, quello scattato venerdì mattina a Torre Annunziata. E’ un durissimo colpo ad un’antica tradizione e ad un bazar quotidiano delle illegalità, che si consumavano a pochi passi dell’area portuale oplontina. L’operazione delle forze dell’ordine ha portato al sequestro di circa 150 tonnellate di prodotti ittici, coltivati in acque inquinate e conservati in cattivo stato. Pesci e mitili messi in vendita sulle bancarelle tra via Caracciolo e via D’Angiò o all’interno dei negozi realizzati negli spazi sottostanti il ponte della linea ferroviaria, senza le autorizzazioni previste dalla legge. Il materiale finito sotto chiave e successivamente distrutto era destinato alle tavole delle famiglie oplontine e non solo. Secondo il personale dell’unità operativa veterinaria Asl Napoli 3 Sud consumare quei prodotti avrebbe significato mettere a rischio la propria salute.
Circa settanta militari sono entrati in azione prima dell’alba. Alle 5 l’intera area del porto e le stradine adiacenti è stata circondata da personale in divisa della Guardia Costiera di Castellammare di Stabia e di Torre Annunziata, dai carabinieri del comando gruppo di Torre Annunziata e dai soldati dell’Esercito, impegnati nella missione “Strade Sicure”. Un imponente cordone di sicurezza è stato predisposto per evitare che i titolari dei negozi raggiunti dal provvedimento di sgombero forzato non avviassero l’attività quotidiana di vendita, in un momento di forte richiesta qual è il sabato. Dopo momenti iniziali di tensione e di disperazione da parte dei commercianti, le forze dell’ordine hanno apposto i sigilli a dodici box commerciali, fino a 80 metri quadrati di superficie, che si estendevano complessivamente su un’area di mille metri quadrati. Le arcate del ponte della ferrovia erano diventate il tetto sotto cui realizzare una pescheria, che estendeva i suoi stand fino alla strada. Da ieri i cancelli sono rimasti chiusi con il lucchetto ed i sigilli dell’autorità giudiziaria.
I controlli della Guardia Costiera, dei carabinieri e del personale dell’Asl erano iniziati già qualche giorno fa con lo smantellamento di filari di cozze coltivate abusivamente nelle acque inquinate del porto di Torre Annunziata. L’epilogo è stato raggiunto ieri, con il sequestro di 150 tonnellate di pesci (tra cui pesce spada, spigole, orate), molluschi (cozze, vongole, ostriche, lumachine, seppie) e crostacei (in particolare gamberi). Sette le denunce alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata per l’immissione in commercio di questa tipologia di prodotti. Nei guai sono finiti i titolari di tre società specializzate nell’import-export di prodotti ittici, tre singoli commercianti; una denuncia è stata presentata a carico di ignoti dopo il sequestro di ottocento chilogrammi di materiale in cattivo stato di conservazione. I prodotti ittici sequestrati - come ha sottolineato la Capitaneria di Porto -, in pessimo stato di conservazione, erano pronti per essere immessi sul mercato, in vista delle festività natalizie, ma mancavano dei requisiti minimi di commestibilità. Gli investigatori ritengono che i venditori ambulanti ed i titolari di pescherie della zona abbiano utilizzato i prodotti in cattivo stato per ‘gonfiare’ la quantità e il peso del pescato fresco. La Capitaneria di porto ha allegato alla relazione dei veterinari dell’Asl un dossier fotografico sullo stato della merce in vendita.
Torre Annunziata. Non è il classico sequestro di frutti di mare, quello scattato venerdì mattina a Torre Annunziata. E’ un durissimo colpo ad un’antica tradizione e ad un bazar quotidiano delle illegalità, che si consumavano a pochi passi dell’area portuale oplontina. L’operazione delle forze dell’ordine ha portato al sequestro di circa 150 tonnellate di prodotti ittici, coltivati in acque inquinate e conservati in cattivo stato. Pesci e mitili messi in vendita sulle bancarelle tra via Caracciolo e via D’Angiò o all’interno dei negozi realizzati negli spazi sottostanti il ponte della linea ferroviaria, senza le autorizzazioni previste dalla legge. Il materiale finito sotto chiave e successivamente distrutto era destinato alle tavole delle famiglie oplontine e non solo. Secondo il personale dell’unità operativa veterinaria Asl Napoli 3 Sud consumare quei prodotti avrebbe significato mettere a rischio la propria salute.
Circa settanta militari sono entrati in azione prima dell’alba. Alle 5 l’intera area del porto e le stradine adiacenti è stata circondata da personale in divisa della Guardia Costiera di Castellammare di Stabia e di Torre Annunziata, dai carabinieri del comando gruppo di Torre Annunziata e dai soldati dell’Esercito, impegnati nella missione “Strade Sicure”. Un imponente cordone di sicurezza è stato predisposto per evitare che i titolari dei negozi raggiunti dal provvedimento di sgombero forzato non avviassero l’attività quotidiana di vendita, in un momento di forte richiesta qual è il sabato. Dopo momenti iniziali di tensione e di disperazione da parte dei commercianti, le forze dell’ordine hanno apposto i sigilli a dodici box commerciali, fino a 80 metri quadrati di superficie, che si estendevano complessivamente su un’area di mille metri quadrati. Le arcate del ponte della ferrovia erano diventate il tetto sotto cui realizzare una pescheria, che estendeva i suoi stand fino alla strada. Da ieri i cancelli sono rimasti chiusi con il lucchetto ed i sigilli dell’autorità giudiziaria.
I controlli della Guardia Costiera, dei carabinieri e del personale dell’Asl erano iniziati già qualche giorno fa con lo smantellamento di filari di cozze coltivate abusivamente nelle acque inquinate del porto di Torre Annunziata. L’epilogo è stato raggiunto ieri, con il sequestro di 150 tonnellate di pesci (tra cui pesce spada, spigole, orate), molluschi (cozze, vongole, ostriche, lumachine, seppie) e crostacei (in particolare gamberi). Sette le denunce alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata per l’immissione in commercio di questa tipologia di prodotti. Nei guai sono finiti i titolari di tre società specializzate nell’import-export di prodotti ittici, tre singoli commercianti; una denuncia è stata presentata a carico di ignoti dopo il sequestro di ottocento chilogrammi di materiale in cattivo stato di conservazione. I prodotti ittici sequestrati - come ha sottolineato la Capitaneria di Porto -, in pessimo stato di conservazione, erano pronti per essere immessi sul mercato, in vista delle festività natalizie, ma mancavano dei requisiti minimi di commestibilità. Gli investigatori ritengono che i venditori ambulanti ed i titolari di pescherie della zona abbiano utilizzato i prodotti in cattivo stato per ‘gonfiare’ la quantità e il peso del pescato fresco. La Capitaneria di porto ha allegato alla relazione dei veterinari dell’Asl un dossier fotografico sullo stato della merce in vendita.














































