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Domenica 7 Giugno : 2009 Anna Della Moretta, GdB
Trapianto da sangue cordonale
La metodica sarà presto usata al Civile per curare molte patologie oncologiche Il prof. Domenico Russo: «Il vantaggio è la pronta disponibilità delle cellule staminali»
A breve al Centro trapianti midollo osseo per adulti del Civile verranno utilizzate anche cellule staminali del cordone ombelicale
Liste d’attesa
Malgrado ciò, le persone in lista d’attesa sono una ventina: «Si tratta di un’attesa programmata perché abbiamo qualche problema di spazio: in tutto ci sono tre stanze e, se si considera che la degenza media è di circa un mese per ogni paziente, i conti sono presto fatti - spiega Russo -. Lavorando a pieno regime, anche in questo caso compatibilmente con la disponibilità di personale infermieristico, possiamo continuare a garantire i trapianti, ma non possiamo ricoverare le complicanze».
Alle opportunità terapeutiche offerte dall’unità di trapianto di midollo osseo, che ricovera pazienti che hanno bisogno di assistenza, esami e cure per diverse malattie del sangue e degli organi emolinfopoietici e che necessitano di un trapianto di cellule staminali emopoietiche, che prevedono l’uso di cellule da donatore volontario o da famigliare, in questi giorni se ne sta aggiungendo un’altra. Si tratta dell’utilizzo delle staminali raccolte dal cordone ombelicale.
L’uso di staminali del cordone
Tali cellule, inoltre, vengono infuse con la tecnica «intra-bone»: «Invece di trapiantare staminali ematopoietiche per via endovenosa, lo si fa per via intra-midollare, consentendo così di infondere direttamente le cellule in quella che possiamo definire la fabbrica delle cellule del sangue. Si tratta di un’attività che, dal giorno di apertura del nostro Servizio, abbiano condotto all’interno di un sistema di regole che hanno visto dapprima la certificazione di qualità Iso 9000, poi il riconoscimento del Gruppo italiano per il trapianto di midollo osseo e del Centro nazionale trapianti, mentre siamo in attesa del riconoscimento internazionale Jacy che farebbe della nostra unità la terza a livello nazionale a ricevere tale certificazione - continua Russo -. Questo significa che la struttura non solo farà parte di un ristretto numero di Centri per i trapianti, ma che potrà essere protagonista anche a livello europeo. Un’attività che abbiamo potuto svolgere grazie alla preziosa collaborazione con l’Unità di Ematologia diretta dal dott. Giuseppe Rossi, con il laboratorio di manipolazione e crioconservazione e con quello di istocompatibilità interni al nostro ospedale».
Il percorso del trapianto
Quanta strada è stata fatta nella cura delle malattie del sangue, in particolare di quelle oncologiche che, a volte, richiedono il trapianto di cellule staminali ematopoietiche. Fino a pochi anni fa, infatti, la possibilità di effettuare un trapianto era vincolata dalla disponibilità di un donatore perfettamente compatibile nell’ambito familiare, evento che si verifica con una frequenza del 25% dei casi nei fratelli. Il continuo affinarsi delle tecniche trapiantologiche ha progressivamente ampliato il campo di applicazione di questa procedura. Dai donatori famigliari, dunque, a quelli volontari da donatore (al Registro internazionale sono iscritti 11 milioni di potenziali donatori) all’uso di sangue del cordone ombelicale che permette di effettuare il trapianto anche in persone non perfettamente compatibili. Infatti, la relativa immaturità immunologica delle cellule cordonali consente inoltre di superare le tradizionali barriere di compatibilità e di ridurre le complicanze.














































