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Sabato, 21 Novembre 2009 Ferdinando Manzo, Metropolis
CRONACA
VICO EQUENSE (NAPOLI) - Sono stati ascoltati quasi per un intero giorno dal pubblico ministero di Torre Annunziata, Mariangela Magariello. Dalle 10 del mattino fino alle 20.00 per rispondere alle domande del magistrato che li accusa di “turbativa d’asta” per l’assegnazione dei cantieri comunali di via Antignano. Francesco Saverio Iovine e Giuseppe Staiano, entrambi dirigenti del comune di Vico Equense, sono accusati di non aver garantito la correttezza della gara d’appalto con cui l’amministrazione di Vico Equense affidò, lo scorso anno, i lavori per il restyling di via Antignano, Patierno - frazione collinare di Vico Equense.
Avvisi di garanzia ai dirigenti. I dirigenti, che nei giorni scorsi si sono visti recapitare un avviso di garanzia, si sono presentati accompagnati dai legali di fiducia al palazzo di giustizia oplontino. Iovine e Staiano sono solo gli ultimi, un in ordine cronologico, ad essere stati convocati dal pubblico ministero per chiarire la propria posizione. Prima di loro, nelle settimane scorse, una sfilata di amministratori ed ex amministratori comunali, politici e tecnici aveva animato il quarto piano del tribunale di Torre Annunziata attendendo che si aprisse la porta dei magistrati.
Politici ascoltati perché "informati". I politici, compreso il sindaco di Vico Equense Gennaro Cinque, però, sono stati ascoltati solo come persone informate dei fatti, nessuno risulta fra gli indagati tranne i due dirigenti. Nella stessa veste sono stati chiamati anche numerosi residenti di via Antignano. A loro, il pubblico ministero ha chiesto quali fossero state le modalità con le quali concessero parte dei loro terreni all’amministrazione.
La storia. Nata nel 1958, via Antignano era un sentiero sterrato che collegava la strada principale ad alcune abitazioni. L’amministrazione Cinque, dopo anni di attesa dei cittadini, l’ha trasformata in una strada larga circa tre metri e lungo settecento metri.
Durante l’esecuzione dei lavori molte furono le proteste degli ambientalisti che criticarono il modo in cui era portato avanti il progetto e la fase di smaltimento dei rifiuti prodotti dai cantieri. Ma a dare il via all’inchiesta della Procura non sarebbero stati gli ambientalisti, ma una denuncia dettagliata. Forse di qualche residente.
L´itar burocratico. L’iter burocratico che portò all’affidamento dei lavori ad una ditta di Castellammare di Stabia si divide in due fasi. La prima. Il Comune indisse una gara per assegnare la realizzazione delle opere scegliendo la strada della gara a ribasso. Base d’asta 200mila euro. La commissione, che doveva giudicare le offerte giunte, era presieduta proprio da Giuseppe Staiano. Con un ribasso del 39% l’offerta migliore risultò essere quella di una ditta napoletana. Seconda classificata la ditta stabiese che presentò un ribasso del 32%.
Per la commissione appaltante, però, il ribasso del 39% è eccessivo e l’aggiudicazione venne bloccata. La ditta napoletana presentò un ricorso al Tar, senza successo.
Il nuovo bando di gara. Seconda fase. L’amministrazione preparò un nuovo bando di gara. Questa volta non si preferì la gara al ribasso, ma quella dell’offerta più vantaggiosa. Dai progetti presentati il migliore risultò quello della ditta stabiese - seconda classificata nella prima gara - che ottenne il lavoro. 200mila euro il compenso pattuito.
L´indagine della magistratura. L’indagine, aperta nella primavera scorsa, ora sembra essere arrivata ad una svolta. Dopo aver acquisito numerosi fascicoli e deliberi prodotte dall’amministrazione di Vico Equense, i magistrati hanno individuato nei due dirigenti comunali, Francesco Saverio Iovine e Giuseppe Staiano, i responsabili di un procedimento che la Procura giudica illegittimo. Ma, per il momento, quelle dei magistrati restano delle ipotesi che dovranno trovare conferma nel corso delle indagini affidate agli agenti del commissariato di polizia di Sorrento. Intanto il pubblico ministero Mariangela Magariello, titolare del fascicolo in cui la Procura ha riunito tutte le indagini avviate sull’amministrazione vicana, sembra stia portando avanti un’altra inchiesta che potrebbe scatenare una nuova bufera al Comune. Si tratta di un’indagine avviata per abuso d’ufficio e falso che coinvolgerebbe politici e tecnici. Per questo reato, però, non ci sarebbero ancora nomi inscritti nel registro degli indagati.
Turbativa d´asta,
è bufera sul Comune di Vico Equense
è bufera sul Comune di Vico Equense
Avvisi di garanzia ai dirigenti. I dirigenti, che nei giorni scorsi si sono visti recapitare un avviso di garanzia, si sono presentati accompagnati dai legali di fiducia al palazzo di giustizia oplontino. Iovine e Staiano sono solo gli ultimi, un in ordine cronologico, ad essere stati convocati dal pubblico ministero per chiarire la propria posizione. Prima di loro, nelle settimane scorse, una sfilata di amministratori ed ex amministratori comunali, politici e tecnici aveva animato il quarto piano del tribunale di Torre Annunziata attendendo che si aprisse la porta dei magistrati.
Politici ascoltati perché "informati". I politici, compreso il sindaco di Vico Equense Gennaro Cinque, però, sono stati ascoltati solo come persone informate dei fatti, nessuno risulta fra gli indagati tranne i due dirigenti. Nella stessa veste sono stati chiamati anche numerosi residenti di via Antignano. A loro, il pubblico ministero ha chiesto quali fossero state le modalità con le quali concessero parte dei loro terreni all’amministrazione.
La storia. Nata nel 1958, via Antignano era un sentiero sterrato che collegava la strada principale ad alcune abitazioni. L’amministrazione Cinque, dopo anni di attesa dei cittadini, l’ha trasformata in una strada larga circa tre metri e lungo settecento metri.
Durante l’esecuzione dei lavori molte furono le proteste degli ambientalisti che criticarono il modo in cui era portato avanti il progetto e la fase di smaltimento dei rifiuti prodotti dai cantieri. Ma a dare il via all’inchiesta della Procura non sarebbero stati gli ambientalisti, ma una denuncia dettagliata. Forse di qualche residente.
L´itar burocratico. L’iter burocratico che portò all’affidamento dei lavori ad una ditta di Castellammare di Stabia si divide in due fasi. La prima. Il Comune indisse una gara per assegnare la realizzazione delle opere scegliendo la strada della gara a ribasso. Base d’asta 200mila euro. La commissione, che doveva giudicare le offerte giunte, era presieduta proprio da Giuseppe Staiano. Con un ribasso del 39% l’offerta migliore risultò essere quella di una ditta napoletana. Seconda classificata la ditta stabiese che presentò un ribasso del 32%.
Per la commissione appaltante, però, il ribasso del 39% è eccessivo e l’aggiudicazione venne bloccata. La ditta napoletana presentò un ricorso al Tar, senza successo.
Il nuovo bando di gara. Seconda fase. L’amministrazione preparò un nuovo bando di gara. Questa volta non si preferì la gara al ribasso, ma quella dell’offerta più vantaggiosa. Dai progetti presentati il migliore risultò quello della ditta stabiese - seconda classificata nella prima gara - che ottenne il lavoro. 200mila euro il compenso pattuito.
L´indagine della magistratura. L’indagine, aperta nella primavera scorsa, ora sembra essere arrivata ad una svolta. Dopo aver acquisito numerosi fascicoli e deliberi prodotte dall’amministrazione di Vico Equense, i magistrati hanno individuato nei due dirigenti comunali, Francesco Saverio Iovine e Giuseppe Staiano, i responsabili di un procedimento che la Procura giudica illegittimo. Ma, per il momento, quelle dei magistrati restano delle ipotesi che dovranno trovare conferma nel corso delle indagini affidate agli agenti del commissariato di polizia di Sorrento. Intanto il pubblico ministero Mariangela Magariello, titolare del fascicolo in cui la Procura ha riunito tutte le indagini avviate sull’amministrazione vicana, sembra stia portando avanti un’altra inchiesta che potrebbe scatenare una nuova bufera al Comune. Si tratta di un’indagine avviata per abuso d’ufficio e falso che coinvolgerebbe politici e tecnici. Per questo reato, però, non ci sarebbero ancora nomi inscritti nel registro degli indagati.














































