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PEDOFILIA: come conoscerla, come evitarla, come combatterla. :: Un delitto bestiale e imperdonabile ma non parliamo di cast
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Un delitto bestiale e imperdonabile ma non parliamo di cast
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Sabato, 23 Febbraio : 2008 Gazzetta del Sud

 Contro la pedofilia serve una giustizia giusta che non sia scalfita da dannosi cavilli

Un delitto bestiale e imperdonabile
ma non parliamo di castrazione chimica


Pasquale Russo

Sdegno e raccapriccio ha destato la notizia di un pedofilo che aveva già distrutto la vita di due bambine che, tranquillamente libero, ha bruciato l'innocenza e la vita di un'altra innocente. Inevitabilmente si scatenano le polemiche, comincia il balletto inutile e scontato di ispezioni e inchieste. L'animo si ribella a un delitto così assurdo, bestiale e feroce. Chi grida alla pena di morte, chi invoca la castrazione chimica, insomma, un «déjà vu» scontato. Tralascio ogni considerazione sulla pena di morte, ovviamente improponibile, qualcosa invece vorrei dire sulla castrazione chimica. Verosimilmente i pedofili meriterebbero molto peggio (provate a mettervi nei panni del padre e della madre di quelle bambine) ma temo che non sarebbe la soluzione.
Nel pedofilo esiste una perversione dell'istinto e del desiderio sessuale che, diretto primariamente alla conservazione della specie, accomuna ogni specie vivente. Sono purtroppo eccitati e attratti solo da creaturine inermi che in un soggetto normale non potrebbero mai ispirare alcun desiderio sessuale. Quale sessualità può avere una bimbetta di quattro anni? Temo che la castrazione chimica, eliminando la capacità sessuale ma non il desiderio scellerato, potrebbe spingere questi abietti individui a violenze peggiori, come surrogato e compenso di un rapporto sessuale impossibile. Si parte dal principio che siano sempre malati, assunto pericoloso, perché, se fosse vero, sul piano medico-legale un vizio abituale di mente ne comporterebbe la non punibilità e un vizio parziale la diminuzione della pena.
Si tratta di perversione e il perverso non è necessariamente un malato. Il mio lavoro mi porta a sentire storie raccapriccianti di violenze nell'ambito della famiglia e dei conoscenti. Il pedofilo, troppo spesso, è una persona di cui la bambina o il bambino si fidano. È il lupo cattivo, travestito da nonna, dalla favola di Cappuccetto Rosso. Si dice che queste cose sono sempre successe e coperte dalla congiura del silenzio, per fortuna oggi vengono molto attenzionate. Sono state istituite equipe anti abuso, anche nella nostra città, che lavorano a stretto contatto con le altre Istituzioni e con le strutture di Neuropsichiatrica Infantile.
Purtroppo ancora esistono molti problemi. Esiste la reticenza della famiglia, la paura di ritorsioni, esiste un altro non meno fenomeno, l'accusa falsa che scatta dopo la separazione conflittuale per disintegrare il coniuge. Padri descritti come genitori modello fino a un mese prima, diventano improvvisamente il lurido ricettacolo di ogni violenza. Non è semplice, né facile, né piacevole occuparsi di questi problemi.
Gli investigatori e gli esperti devono possedere esperienza, equilibrio, libertà da ogni pregiudizio, perché se colpevolisti rischiano di voler mandare tutti al rogo, se innocentisti di distruggere per sempre una vita. Nonostante trentacinque anni di carriera mi abbiano abituato a tutto, mi angoscia una bimbetta o un bimbetto, seduti davanti al Magistrato, a spiegare, sia pur con le mediazioni di esperti, cose che, a volte, non capiscono. Le leggi esistono, non c'è bisogno di farne di nuove, basta farle osservare; è assurdo che assassini e stupratori, rapinatori e delinquenti pericolosi vadano tranquillamente in giro per decorrenza di termini o per cavilli giuridici di vario tipo.
Non si tratta di garantismo populista o di giustizialismo forcaiolo, si tratta di avere una Giustizia giusta. Non basta che la legge sia scritta, deve essere operante con certezza del diritto e certezza della pena.

 





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La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
 
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