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Una proposta impopolare ma inevitabile
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Una proposta impopolare ma inevitabile
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Messaggio Una proposta impopolare ma inevitabile 
 
Pier Luigi Milani ha scritto: 
venerdì 16 febbraio 2007 lettere pag. 42

-Ambiente

Una proposta impopolare ma inevitabile


Caro direttore,

Al Gore pronostica che ci restano solo sette anni per rimediare allo squilibrio ambientale globale; immaginiamo che si sbagli e che ce ne restino pure il doppio e poi proviamo ad immaginare quante case, palazzi, capannoni e impianti di servizio nuovi saranno costruiti in Italia nello stesso periodo seguendo il trend attuale. Non possiamo pensare di cavarcela con qualche pannicello caldo e qualche misura di miglior coibentazione termica degli edifici o con qualche episodico blocco del traffico.

Il Nord Italia (e segnatamente la Lombardia) è l'unica macro-area europea in cui va scomparendo del tutto la campagna tra città e città e, tra paese e paese. Il fenomeno è sotto gli occhi di tutti: ogni nuova unità immobiliare comporta l'occupazione di suoli prima vergini o coltivati, nuove utenze idriche, nuovi scarichi fognari, posti auto strade e urbanizzazioni in genere. Eppure nessuno sembra rendersi conto che così non si può continuare all'infinito !
I Comuni che dovrebbero porre seri e ragionevoli limiti alla dissipazione edilizia dei loro territori, partecipano invece attivamente (salvo lodevoli e rare eccezioni) alla gara a chi si espande di più, anche per il fascino esercitato dalle entrate dell'ICI.

Eppure a parole tutti riconoscono la saturazione della domanda abitativa e la crisi del commercio al dettaglio e a tutti è chiaro che l'inesausto attivismo edificatorio risponde solo alla logica onnivora del business fine a se stesso.
Minor territorio significa minor riassorbibilità dell'impatto ambientale delle attività umane, mentre occorrerebbero rimedi radicali ed urgenti.

Vorrei avanzare a questo riguardo una proposta impopolare ma ineludibile: per ogni nuovo metro quadrato edificato il costruttore metta a disposizione della comunità non solo i soliti e ridicoli spazi di urbanizzazione primaria (spesso e volentieri monetizzati) ma anche un'equivalente superficie da destinare a parco, a bosco, ad area verde (o blu) e da preservare e strutturare in senso naturalistico, oppure l'abbattimento di un metro quadrato di superficie già edificata ma inutilizzata e il suo vincolo ad area nuda (per parchi giochi, aree di sosta urbana o extra, spazi per gli sports, ecc.).
Servirà una modifica legislativa, ma bisognerà arrivarci per forza di cose: un po’ per salvare gli equilibri vitali e un po’ per autentica pietas verso le future generazioni.


Pier Luigi Milani
Malegno
 





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