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Università Statale più cara fino al 30%
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Mercoledì 8 Luglio : 2009 Marco Tedoldi, GdB

Università Statale più cara fino al 30%

Aumento record delle tasse se la proposta passerà nel consiglio di amministrazione di martedì Dall’anno prossimo per studiare all’ateneo cittadino si arriverà a versare anche più di 2.500 euro

Aumenti record in vista per le tasse dell’Università Statale. L’ufficialità manca ancora, ma se martedì prossimo il cda dell’ateneo cittadino approverà la proposta del rettore, si avranno rette più salate per tutte le facoltà fino a un massimo del 28%. Il che vorrebbe dire, in soldoni, quasi una rata da pagare in più. E questo indipendentemente dal parere (obbligatorio, ma non vincolante) del Consiglio rappresentativo degli studenti, che peraltro versa in una situazione di «impasse» per il mancato accordo sul nome del presidente.

I dettagli del provvedimento
Vediamo però un po’ più nel dettaglio la proposta di rimodulazione delle tasse, che in larga parte rispecchia quella già presentata in aprile e successivamente «congelata» per consentire un più sereno svolgimento delle elezioni degli organi studenteschi (avvenute il 12-13 maggio scorso). Se da un lato in fascia massima rientreranno coloro i cui nuclei familiari hanno redditi Isee superiori a 45mila euro (viene sensibilmente innalzato, quindi, il precedente limite dei 35mila euro), dall’altro la maggior parte degli studenti andrà comunque incontro a un cospicuo rincaro delle tasse: coloro che - e sono più della metà del totale - si collocano attualmente nella fascia più alta, con la rimodulazione dovranno sostenere aumenti dal 7,74% al 28,28%, arrivando a pagare fino a 2.517 euro. Decisamente troppo prudenziale appare peraltro l’ipotesi della proposta di revisione contributiva secondo cui quanti sono collocati al momento in fascia massima si distribuiranno tutti sul valore di 35mila Isee.

La protesta di Ateneo Studenti
Se il Crs non è in grado di fare sentire collegialmente la sua voce (anche ieri la seduta prevista non ha avuto luogo per la mancanza del numero legale), alcuni suoi componenti hanno tuttavia deciso di «bocciare» pubblicamente la proposta di aumento. Marco Gregorelli di Ateneo Studenti contesta il provvedimento non solo «da un punto di vista di opportunità» ma anche «sotto profili di legittimità». «Il dpr 306/97 - spiega - prevede che le entrate da contribuzione non possano essere superiori rispetto al 20% del fondo di finanziamento ordinario proveniente dallo Stato. Il provvedimento, che secondo stime attendibili farebbe superare in modo marcato tale limite di circa 5-6 punti nell’anno accademico 2009/2010, sarebbe palesemente illegittimo». Sulla stessa lunghezza d’onda pure il suo collega Alessio Mariotti, che aggiunge: «Aumentare anche fino al 28% la retta universitaria significa porre una barriera all’entrata che per molte famiglie diverrà invalicabile. In un periodo di ristrettezze non vengono intaccati corsi, insegnamenti e docenti e si preferisce applicare la scure sugli studenti e le loro famiglie. Quando Brescia offrirà un Campus universitario, trasporti gratuiti per gli studenti, mense universitarie e tutti i servizi connessi saremo ben felici di pagare il 25% in più». Preoccupato si dice anche Alexander Nisi (sempre di Ateneo Studenti), presidente provvisorio del Crs, deluso altresì «per il fatto che il Consiglio rappresentativo degli studenti, a causa dell’ostruzionismo posto in essere da certe fazioni politiche, non abbia preso una posizione concertata sulla questione, ostruzionismo che di fatto ha tolto la possibilità agli studenti di esprimere un parere previsto dallo statuto sulla questione».

 





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