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L' Okkio su Arte, Cinema e Comunicazione :: VENEZIA 09. - Francesco Capozzi
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Venerdì, 10 Settembre 2009: Accadde Oggi   Image Portici (NA)


VENEZIA 09.

    E’ difficile dare un’impressione unitaria e globale su un  Festival, come Venezia, anche standoci dentro. Anzi: dal di “dentro” si rischia seriamente di non cogliere alcun comun denominatore, tanto si è “assaliti” dalla bulimica voglia cinefila di “divorare” film, eventi,  interviste, fino allo sfinimento e alla totale incapacità valutativa per “indigestione”. Però la comprensione unitaria potrebbe anche non esserci: e ciò dipende dalle finalità istitutive dell’evento, diverse da quelle, sostanzialmente annunciate e dichiarate prima,  come il “Bergamo Film Meeting” o il il Festival di Torino, o quello di Annecy, o quello di Buenos Aires dei Diritti Civili (che ha avuto e avrà anche un’articolazione territoriale a Napoli). Così si potrà nel merito propositivo dissentire e/o fare dei rilievi specifici. E tali finalità sono diverse, per esempio, da  quelle di Cannes, che è una Mostra-Mercato, quindi ha dei parametri misurabili. Ovvero il giudizio globale dipende essenzialmente dalla qualità complessiva dei singoli  film presentati, che sono individuati da nessun altro criterio di giudizio tranne quello della qualità. Si può comunque tranquillamente affermare che la 66^  Edizione del Festival dell’Arte Cinematografica  (così suonava il nome ufficiale), risponde in pieno a quelle che erano le sue istanze programmatiche. Una manifestazione di alto profilo culturale, che individuasse momenti di eminente cultura cinematografica, variamente rappresentati nelle varie cinematografie;  magari con un taglio meno sperimentale che nel (lontano) passato. E dipende, quindi, quasi esclusivamente dai “selettori” che devono scegliere, sulla base della loro sensibilità e preparazione, in giro per il mondo, film da portare a Venezia. Però bisogna dire che Marco Muller, il suo Direttore ha fatto un lavoro egregio. Innanzitutto perché ha dato un profilo alla Mostra, che la differenziasse dalla “concorrente” Festa del Cinema di Roma, che si terrà a ottobre, quindi a brevissima distanza. E questo profilo viene proprio dalla tradizione veneziana. Perciò nella sezione di concorso ha sistemato “grossi” film, almeno per ciò che riguarda le attese di qualità culturale. E’ la classica cornice su cui si può stagliare profittevolmente un film di grosso impegno sia produttivo che commerciale come “Baarìa” di Giuseppe Tornatore, che ha avuto tra i suoi fans il Presidente del Consiglio, proprietario di Medusa, che l’ha prodotto e lo distribuirà. In realtà sono solo i vincenti che possono avere un beneficio effettivo dalla loro presentazione alla kermesse. Su tutti gli altri, molto spesso, cade il silenzio successivo alla sovresposizione mediatica in cui sono immersi nel breve periodo della presentazione. Tranne che non siano ripescati in seguito dalle distribuzioni: in quel caso la loro presenza alla Mostra, anche quando hanno avuto un premio di qualità, è un alloro “alla memoria”. Ed è questo il limite di tutti i Festival. Comunque Muller, da cinque anni alla guida sella Mostra, ha sapientemente bilanciato numerose componenti. La presenza del cinema italiano è qualitativamente e quantitativamente consistente: ben 22, di cui 4 in concorso. Vi sono pellicole come quella di Francesca Comencini, tratta dal romanzo di V.Parrella, con Margherita Buy, che ha riscosso molti applausi; il film di Michele Placido sul 68, e tanti altri ancora. Ma anche quella USA è una presenza forte e molto varia: non solo opere del mainstream hollywoodiano, ma anche opere di denuncia sociale (come il film di Michael Moore e quello di Oliver Stone sul Presidente venezuelano Chavez). Il dato, però, più innovativo e significativo è la presenza di film di genere horror, come “Survival of Dead” di George A. Romero: ne è la definitiva consacrazione a livello culturale; sulla stessa lunghezza d’onda di sensibilità e  di proposta è “The Hole” di Joe Dante, “Rec 2” di J.Balaguerò & P. Plaza e altri titoli di provenienza giapponese e cinese. Questa rottura degli schemi tradizionali di lettura del cinema colto è in realtà un riconoscimento ufficiale del profondo cambiamento che sta avvenendo nel cinema internazionale, e soprattutto Usa. Ormai da tempo si è scoperto che non solo i messaggi sociali e culturali più profondi e “sovversivi” sono veicolati da opere che non disdegnano il confronto coi pubblici al botteghino; ma anche che gli investimenti nel cinema rendono necessari sforzi di riallineamento e di cambiamento negli stessi generi tradizionali, che devono essere reinventati dall’interno e “contaminati” per potere individuare dei pubblici nuovi, che remunerino gli sforzi produttivi sempre più onerosi. Sono tendenze che il Festival ha puntualmente colto. Questo è un  approccio di ricerca in ogni caso rinnovatore e mostra l’ampiezza e la vivacità delle vedute di Muller e dei suoi collaboratori, come il coordinatore della rassegna “Orizzonti”, il critico Francesco di Pace, le cui proposte sono state stimolanti e davvero “aperte”: sia a nuove sollecitazioni, anche, e soprattutto, se provenienti da cinematografie periferiche o da segmenti produttivi minoritari; e sia se mettano a fuoco delle nuove tendenze di ricerca nei linguaggi cinematografici. Sono comunque delle scelte culturalmente organizzative coraggiose, esposte e sostenute con rigore e consapevolezza di metodo nelle varie conferenze di presentazione del Festival. Esse  fanno intendere intelligenza e spirito “corsaro” in  Muller e nei suoi collaboratori. Non mancano le opere di autori consacrati dalla cinefilia internazionale come Steven Soderbergh, Todd Solondz, Werner Herzog alle prese del remake del film di Abel Ferrara “Il cattivo tenente”. Assai significativo, e assolutamente da condividere nelle sue motivazioni, è stato il Leone D’Oro alla Carriera dato a John Lasseter il vero Guru, animatore e spirito creativo e AD dei Pixar Animation Studios , di proprietà della Walt Disney, che hanno profondamente rivoluzionato le tecniche dei Cartoni. Lo sviluppo e la rivoluzione nelle tecniche digitali è andato di pari passo con l creazione di storie e di caratteri psicologici di umana ricchezza.

 



 
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