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L' Okkio su Arte, Cinema e Comunicazione :: Venezia incorona Erik Gandini
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Venerdì, 4 Settembre 2009: Accadde Oggi   La Stampa


Venezia incorona Erik Gandini

Grande pubblico e tanti applausi per il documentario "Videocracy"

MULTIMEDIA
VIDEO: "Videocracy" Il trailer del film di Erik Gandini

Image VENEZIA - È stata accolta da un’ovazione di 2-3 minuti la proiezione aperta al pubblico di "Videocracy" nell’ambito della Settimana della Critica e delle Giornate degli Autori della Mostra del Cinema di Venezia. Risate e brusii in sala nei passaggi del film che ironizzavano sul ministro Mara Carfagna e sulle suoneria del telefonino di Lele Mora ispirata al Ventennio.

Assente alla proiezione, seppure nel pomeriggio fossero circolati rumors insistenti sul suo arrivo, l’agente fotografico Fabrizio Corona. Il film di Gandini racconta tre decenni della tv commerciale di Silvio Berlusconi. Buona parte del pubblico è rimasta esclusa dalla proiezione, nonostante l’organizzazione abbia tentato di aggiungere delle file di posti ai 450 disponibili. La pellicola aveva già destato interesse per il rifiuto di Rai e Mediaset alla messa in onda dello spot promozionale. Stupito ma visibilmente contento il regista italiano ma residente in Svezia Erik Gandini, la cui idea nasceva dal raccontare al pubblico svedese il potere del sistema televisivo in Italia.

Da Lele Mora a Fabrizio Corona passando per i reality, il documentario inquadra il "bestiario" del piccolo schermo per rintracciare la genealogia del nostro sistema politico-mediatico, che da 30 anni ha un nome e un cognome: Silvio Berlusconi. «Il Presidente: prima della televisione, poi di tutto», dice Gandini. Per arrivare a oggi, ad un'Italia che «non è più divisa tra destra e sinistra, ma tra chi è una celebrity televisiva e chi no». Il regista italo-svedese di "Surplus" lo presenta come un film «senza retorica intellettuale e luoghi comuni, un documentario realizzato per gli amici svedesi da un italiano che accende la tv e prova tristezza». «Non a caso, sembra una fiaba», dice Gandini, confessando di «non identificarsi in Michael Moore, piuttosto con Antonioni: la dimensione del mio lavoro non è politica, ma emotiva».

Nel film - nato inizialmente per il solo mercato svedese e nelle sale da domani distribuito da Fandango - viene ricostruito, partendo dalla nascita, trenta anni fa, delle tv di Berlusconi, il sistema di potere attuale italiano che per Gandini è appunto una sorta di videocrazia. Ci sono le ragazze seminude di Colpo Grosso, quelle dei prodromi televisivi della tv di Berlusconi (che applaude in platea), il Drive in, il Gf, i tronisti di Uomini e donne, le veline di Striscia la notizia naturalmente e anche l’intreccio perverso con la politica, l’ascesa di Silvio Berlusconi il Presidente con l’immagine che sfuma dalle veline a Mara Carfagna neo ministro. La costruzione del consenso passa per la tv emerge dall’opera di Gandini, con il karaoke elettorale "Menomale che Silvio c’è", ma c’è anche una vistosa assenza, quella della sinistra italiana.

Corona si definisce «un Robin Hood che ruba ai ricchi per dare a se stesso», si fa vedere nudo mentre si spalma la crema e si sparge il profumo ovunque, sesso compreso. Tutte scene non certo rubate ma da lui studiate bene «perchè ha un’idea precisa dell’immagine che vuole dare», ha detto il regista. E c’è l’agente di divi e tronisti Lele Mora che ostenta i suoi inni fascisti sul telefonico. «Il trailer di "Videocracy" è stato censurato? Se dici certe cose, fai certe critiche, sui giornali passano, ma mostrare in tv le immagini del potere di Berlusconi e l’intreccio con le tv questo non si può». Tra i protagonisti, oltre a Corona, Lele Mora, Berlusconi, la fotografa della Costa Smeralda Marella Giovannelli, Flavio Briatore e le sue serate al Billionaire anche Ricky Canevali, un ragazzo di provincia cresciuto con il culto di Bruce Lee e di Ricky Martin, habituè dei provini di ogni talent show e reality in attesa di sfondare come personaggio televisivo e lasciare il posto di operaio.

Per «spiegare» l’attuale telecrazia, secondo Gandini bisogna tornare «agli anni ’70, quando sulle tv locali comparvero i primi spogliarelli casalinghi in bianco e nero (con cui si apre il film, ndr): avremmo riso all’idea che fosse iniziata una rivoluzione culturale, un new world order. Ma è quel che è successo». E oggi? «Oggi, ci sono i Mora e i Corona, personaggi che dicono molto del Sistema sopra di loro: sono i soldati di Berlusconi». E nonostante si sia costruito un’immagine da gangster, ribelle a suon di scatti contro lo Stato e lo star-system, ovvero «si presenta come il Che Guevara contro la videocrazia, il novello Robin Hood che ruba ai ricchi per dare a se stesso, anche la ribellione di Corona è funzionale al Sistema del Presidente», afferma Gandini. Nel film, Mora rimpiange che Berlusconi non sia come Mussolini e ci fa sentire canzoni fasciste dal suo telefonino, mentre Corona pontifica, fa ospitate in discoteca e si mostra nudo sotto la doccia: «Mora meno, Corona molto, entrambi sono consapevoli della propria immagine, ma non si rendono conto di quel che fanno e quel dicono: perchè in Italia tutto questo è normale».

Sia Mora che Corona si sono concessi totalmente alla macchina da presa di Gandini: «Da un italiano forse non si sarebbero fatti avvicinare, ma la componente esotica di uno svedese li lusingava. Sono stato molto aperto su quanto stessi facendo, ma da grandi egocentrici quali sono credo non gliene importasse nulla. Inoltre, sono completamente analfabeti di documentario: l’idea che un operatore possa avere un cervello e un’ispirazione artistica gli è completamente estranea». Che rimarrà di Videocracy? «Spero una costatazione: fun is not fun anymore. Nemmeno in tv», conclude Gandini.

 





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