In questo forum, sono graditi interventi da parte di persone che - sia pur mantenendo magari il loro ingresso con una user name - firmano i loro interventi con almeno il loro nome (vero) di battesimo perché parlare di cose serie, magari con Lupo Alberto o Orco felice non è molto "stimolante".
Se poi qualcuno avesse anche la "pretesa" di portarci un "verbo" tecnico o professionale che sia, allora sarà INDISPENSABILE che, qui come nell'altra area "tecnica", si registri con il suo nome e cognome esatto, qualifica ecc fornendo quindi tutti i dati necessari a soppesare e poter dare il giusto valore al quanto scriverà.
Anche qui riporto una massima che molto si addice ad argomenti seri che richiederebbero la mobilitazione e l'aiuto di tutti partendo dalla presa d'atto di un problema che esiste e che potrebbe (non lo si augura ma ...) accadere anche a qualche loro congiunto.
Non c'è niente di più deleterio e falso, infatti, del pensare:
"sono cose troppo brutte ... non è possibile .... OPPURE ... ma no, a noi non possono accadere"
Ascoltate quindi un consiglio, sarà quanto mai opportuno il "pensarci" ora perché poi:
“In Germania prima diedero la caccia ai comunisti, e io non protestai perché non ero comunista. Poi diedero la caccia agli ebrei, e io non protestai perché non ero ebreo. Poi fu la volta dei sindacalisti: non feci sentire la mia voce perché non ero sidacalista; e la volta dei cattolici, e io non alzai la mia voce perché non ero cattolico. Alla fine si accanirono su di me e in quel momento non c’era più nessuno a protestare” (Martin Niemoller) |
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Verità processuale = verità nei fatti?
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Stanislao
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 Re: Verità processuale = verità nei fatti?
Questo post si potrebbe titolare:
Diverse storie o storie diverse di diversi bidelli o bidelli diversi.
Comunque vi aggrada poi definirle o ritenerle, eccovi due “storie” su bidelli e pedofilia così come sono trattate e riportate sui giornali locali odierni.
Il Brescia
Pedofilia all’ABBA.
Lettera aperta dei familiari dell’ausiliario in carcere: <<L’assoluzione Sorelli fa riflettere>>
La rabbia dei parenti del bidello
<<Lui è stato il capro espiatorio>>
<< Si è aperta la strada alla verità, ma non è ancora la soluzione degli errori della Procura>>
<< Se l’assoluzione del gruppo di operatori del Sorelli apre una strada alla verità, purtroppo non rappresenta ancora una soluzione piena e giusta all’errore di valutazione originato dalle indagini e dalla Procura di Brescia allorquando si presentò loro il primo sospetto di abuso in una scuola materna della città su una bimba dell’asilo Abba>>.
E’ un intervento netto e deciso quello dei “Familiari, fratelli ed amici del bidello, della scuola materna C. Abba di Brescia” che, con una lettera aperta alle autorità civili e politiche della città, intendono riaprire i giochi sullo scandalo pedofilia che scoppiò nel 2002.
<<Il caso primogenio>> di un puzzle che in pochi mesi coinvolse diversi asili bresciani. Con la recente assoluzione del personale della scuola materna Sorelli, tutto assume una nuova luce, scrivono in sintesi parenti e amici. Una tesi sostenuta certo dall’affetto, ma anche dal supporto degli atti processuali e da una ricostruzione della vicenda che non può non destare qualche dubbio.
IL “CASO ABBA” si aprì il 9 gennaio 2002, quando una madre presentò una denuncia per abusi sessuali sulla figlia di 4 anni. Le indagini si indirizzarono subito sull’asilo frequentato dalla bambina. << I coinvolgimenti – si legge nella lettera – (5 persone coinvolte di cui 2 con giudizio sospeso e due bidelli condannati a 10 e 15 anni in primo grado) sono stati progressivamente scremati per lasciare un capro espiatorio, il bidello sul quale sono state scaricate tutte le responsabilità (13 anni in secondo grado) di una banda che non è stata mai identificata. E’ il pm Alessandra Chiavegatti che, di fronte al caso isolato di una madre ansiosa, in pochi giorni costruisce un’accusa basata sull’esistenza di una fantomatica banda organizzata di pedofili che abusano dei bambini dentro e fuori dell’asilo producendo materiale pedopornografico, anch’esso mai rintracciato >>. Nessuna prova, nessun documento, nessuna identificazione dei presunti complici esterni del bidello (“la banda”) nonostante mesi e mesi di pedinamenti.
L’inchiesta << si divide in due tronconi quando alcuni operatori dell’asilo chiedono il trasferimento al secondo (“Sorelli”). Gli operatori trasferiti, raggiunti dallo stesso sospetto e dalla stessa tipologia di indizi (nessuna prova oggettiva documentale), ottengono un diverso collegio giudicante che “ha lasciato ampio spazio alle parti, sia all’accusa che alla difesa, questa dunque è una granzia dell’attendibilità della sentenza” (Giuseppe Frigo, ex presidente delle Camere Penali d’Italia) >>
Il legame e le analogie tra le due inchieste <<sollecitano una riflessione>>.
<< La “banda”, indicata dal PM, nel secondo processo (Sorelli) come essere la stessa del primo (Abba), dopo questa piena assoluzione risulta, oggi, assolutamente inesistente; quella stessa “banda” era a <<fondamento dell’impianto accusatorio che ha condannato il bidello dell’asilo “Abba”, il quale non poteva assolutamente avere agito da solo. (sentenza d’appello pag. 3,191) >> DA.BAC.
Stesso argomento ma su il Brescia Oggi:
mercoledì 18 aprile 2007 cronaca pag. 19
PROCESSI PEDOFILIA. Dopo la recente sentenza di assoluzione, va invece in Cassazione l’ausiliario condannato per i presunti abusi nell’Oltremella
I familiari del bidello: «È innocente, come le maestre»
Il 10 maggio il bidello condannato in appello a 13 anni per presunti abusi su bambini di una scuola materna dell’Oltremella comparirà davanti ai giudici della Cassazione. Venerdì 6 aprile le sei maestre, il dibello e il sacerdote a processo per presunti abusi sui bambini di un’altra materna comunale del centro storico sono stati invece assolti. Alcune delle maestre assolte erano state trasferite in centro dalla scuola dell’Oltremella. Le due vicende, dall’epilogo diverso, non sono da prendere in considerazione separatamente: questa almeno la convinzione dei familiari del bidello, che in una lettera sollecitano una riflessione più approfondita.
«Se l’assoluzione del gruppo di operatori del Sorelli apre una strada alla verità, purtroppo non rappresenta ancora una soluzione piena e giusta all’errore di valutazione originato dalle indagini e dalla procura - scrivono i familiari del bidello -.
Non è possibile e degno di una città con una grande storia culturale, pedagogico-educativa e civile, accontentarsi di un’assoluzione che serve solo ad anestetizzare la coscienza di ogni cittadino su un’ignominia di cui la città non si è ancora liberata: il sospetto di pedofilia negli asili comunali».
Il primo caso tutt’ora aperto, scrivono ancora i familiari del bidello, ha lasciato un capro espiatorio, su cui sono state scaricate tutte le responsabilità».
Per i familiari del bidello l’accusa è stata costruita in pochi giorni basandosi sulle dichiarazioni di una madre ansiosa e ipotizzando «l’esistenza di una fantomatica banda organizzata di pedofili che abusano dei bambini dentro e fuori dall’asilo producendo materiale pedopornografico, anch’esso mai rintracciato».
«Il nostro auspicio - prosegue la lettera - è che dopo l’assoluzione piena degli operatori del centro storico, la giustizia prenda coscienza della verità alla luce delle nuove acquisizioni e della piena riabilitazione di ex colleghi del bidello, le cui testimonianze, oggi, hanno un valore probante e totalmente scagionante».
«Non è possibile considerare risolto il caso “abusi sessuali nelle scuole bresciane” - concludono i familiari del bidello -, nessun cittadino può chiudere gli occhi su un’ingiustizia tanto eclatante. Oggi una persona innocente continua ad essere accusata di gravi fatti ed è limitata nella propria libertà personale, una famiglia è distrutta, le famiglie dei bambini sono costrette a convivere con la convinzione di avere i propri figli abusati, la scuola bresciana non è ancora pienamente riabilitata ed una città langue tragicamente».
Questo il primo articolo su due giornali (di seguito il secondo).
Come promesso, non commento più alcunché. Ma ciò non vuol dire che io sia divenuto cieco o che abbia portato il mio cervello ed il mio spirito d’osservazione (sani o bacati che siano) all’ammasso. Mi limito quindi solo a porre in grassetto alcuni punti che mi hanno suscitato l’impulso di una semplice domanda. Sempre la stessa. “Perché?” coniugata in varie forme. E tutti questi perché, al momento, non potranno che portare a tanti “forse” che a ciascuno sembreranno, nel suo universo, esplicativi. Forse…. Forse…. Forse ….. sono tanti i forse possibili ma, con i forse, non è che si vada lontano e poi, ognuno avrebbe ed avrà i suoi. Lascio quindi all’intelligenza dei lettori ed al loro spirito osservativo il saper cogliere anche il trà le righe per porsi poi, come ho fatto e faccio io, gli stessi perché o anche altri. Mi sembra cosa logica e corretta!
Il tutto trascurando poi la domanda “principe” di tutta la vicenda:
“Le violenze ci sono state o no?”
A questa domanda, ANCHE a questa, dovrà, tra l’altro, dare risposta la sentenza nelle sue motivazioni. Si ammetterà, spero, che NON è una domanda secondaria.
IO che sono vicino alla parte offesa ed avendone quindi conoscenza diretta, posso già affermare che Si’ “offesa” c’è stata.
Gli altri, giudice compreso, potranno dire: NO! è tutta un’invenzione ….. ma allora … beh, se ne parlerà se e quando.
Oppure, ancora, potranno dire: Sì, c’è stata ma non sono stati questi imputati (o dire qualcosa di simile) e ……. ????
Si vedrà e si saprà, ribadisco, con le motivazioni alla mano. Allora, in funzione di un ben preciso input, si porranno una serie di “perché?” agli stessi correlati. Nel frattempo, sé se ne parla, anche sui giornali, mi piacerebbe che si tenesse conto e si dicesse non dico unicamente o per forza che ci sono state delle violenze – è logico che alla parte attualmente in essi presente convenga farlo addirittura dimenticare – ma che se ne mantenga “traccia”.
In affermativo (ci sono state) se si così si crede, oppure, in negativo: NON c’è stata nessuna violenza, è tutta una bufala, un’alluccinazione un ciò che a chi si esprimerà parrà e piacerà dire ma …… che si parli anche di quest’aspetto del tutto.
Che si parli anche dei bambini, della violenza subita o non subita, dei genitori avviliti, schiaffeggiati, sbeffeggiati o no che siano o siano stati. In breve, come ho già altrove espresso, a me sta anche bene un movimento del tipo:
“Nessuno tocchi Caino”
sacrosanto ed indiscutibile (quasi sempre, a mio parere, ovviamente). Per contro però mi piacerebbe che, a maggior ragione (se mi è consentito),
NON ci si dimenticasse di ABELE.
Alla fin fine:
…… è pur sempre lui che ha pagato con la vita …
da SICURO ed INCONTESTABILE INNOCENTE.
O NO?
Ciò segnalato e detto, nel lasciare a voi tutti ed a ciascuno, il proprio “giudizio” sottopongo alla lettura di tutti quest’altro articolo ove si tratta di altra vicenda, in altro luogo, con altro persinaggio epperò …… pur sempre pedofilo e di pedofilia si tratta.
Perché ve lo riporto?
Semplice, perché per me (è bene ricordarsi che parlo sempre per me ed esprimo mie sensazioni, miei pensieri, mie opinioni ….finché sarà possibile continuare a farlo. Ovviamente senza nessuno in particolare offendere in prima persona ma …… non ignorando nemmeno il “problema” ed il “reato”), è un chiaro ed illuminante esempio di come vanno le cose qui da noi per certi reati, con certa giustizia.
In questo caso, a quanto appare, trattasi addirittura di persona già ritenuta più volte colpevole e comunque pluri-indagata per reati “sessuali” e, in particolare, di pedofilia e che si fa, nella nostra amata Italia, con le nostre illuminate leggi, con i nostri eccelsi “giudici” o “giudizi” ….. lo si fa spostare da una scuola all’altra (badate bene … scuola, non fabbrica, campo, miniera ….. scuola, fucina e coacervo di “bambini, al massimo ragazzi”) e fin’anche, perla tra le perle, in una scuola elementare e ciò nonostante i molteplici precedenti di pluriennale sedimentazione (cinque anni, sembra, ….ma questo da quanto “scoperto” per la prima volta).
Sarò fatto male, sragionerò, dite ciò che volete ma io prenderei tutte le persone che ciò hanno consentito: Responsabili amministrativi o meno, politici eventualmente responsabili di questo stato di cose, avvocati difensori che chiaramente hanno ecceduto allo “scopo” della difesa, giudici di vista corta o manica larga, ecc ecc e li sbatterei tuti in galera, a vita, insieme al loro assistito, protetto o quant’altro sia.
Sono privo di carità cristiana per questo?, sono manicheo?, sono forcaiolo? Fate voi!
Mi raccomando però: Non dimenticate che, al caso, potrete darmi anche l’aggravante dell’ersene fiero!
E questo è il secondo articolo che è correlato al precedente per “tipologia” dei fatti imputati:
.Tribunale. Il gup ha rinviato a giudizio il dipendente dell’Itc “Battisti” accusato di violenza a cinque ragazzini
Abusi su minori a Salò
Rifiutato rito abbreviato
Si farà il processo a carico di Fabio Bertazzi, il bidello 48nne di Polpenazze accusato di aver abusato di alcuni studenti dell’Itc Battisti di Salò. Ieri l’uomo si è presentato davanti al Gup Eliana Genovese che doveva decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pm Roberta Ricci. Richiesta accolta, dunque, al contrario di quella dell’avvocato difensore, Veronica Zanotti, che aveva chiesto per il suo assistito il rito abbreviato (formula che gli avrebbe consentito di ottenere lo sconto di un terzo della pena).
La vicenda era iniziata nel marzo 2006 quando alcuni genitori avevano segnalato ai Carabinieri di Salò l’atteggiamento ambiguo dell’addetto alle fotocopie della sciola frequentata dai figli. Qualche giorno dopo un’intera classe del “Battisti” presentava al Preside una lettera in cui venivano denunciate le attenzioni morbose dell’uomo nei confronti degli studenti.
Immediato il contatto con i carabinieri che ascoltavano i ragazzi alla presenza di genitori ed insegnanti.
Dalle loro testimonianze emergeva un quadro preoccupante: il bidello cercave di circuire i ragazzini, guadagnandosi la loro fiducia e poi abusava di loro. L’uomo è ora accusato di aver molestato cinque minorenni, di cui uno disabile. Gli abusi sarebbero avvenuti nella scuola, nei bagni e nella Fiat del bidello. Nel computer dell’uomo sono inoltre state trovate oltre 530 immagini di carattere pedopornografico.
Alle spalle del bidello di Polpenazze una storia di denunce per atti osceni e libidine, la prima nell’87 seguita da una condanna nel ’92, quando lavorava come bidello in una elementare di Brescia. (nota personale: con quei precedenti aggravati anche da cinque anni di continuità. Non ho parole!)
L’uomo aveva poi lavorato al Liceo “E. Fermi” di Salò per poi spostarsi all’Itc “Battisti”, dove è rimasto in servizio fino al termine del passato anno scolastico.
Dall’agosto del 2006 è agli arresti domiciliari. Il processo avrà inizio il prossimo 6 novembre. DA.BAC.
Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda
- Horacio Verbitsky
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#16 Mer 18 Apr, 2007 18:29 |
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Stanislao
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 Re: Verità processuale = verità nei fatti?
Giovedì, 19 Aprile 2007- 13:25
VIOLENZE SU BIMBA A LAMPEDUSA, ARRESTATI 2 DEL 'BRANCO'
PALERMO - Sono stati arrestati con l'accusa di violenza sessuale e condotti nel carcere minorile "Malaspina" di Palermo due dei sette ragazzini, di età compresa fra gli 11 e i 14 anni, che poco prima delle vacanze pasquali avrebbero violentato una bimba di nove anni a Lampedusa nel cortile della scuola. L'episodio è stato denunciato ai carabinieri dai genitori della bimba. Sulla vicenda è in corso un'inchiesta della Procura presso il tribunale dei minorenni di Palermo. Gli altri cinque componenti del "branco" non sono imputabili a causa della loro età.
Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda
- Horacio Verbitsky
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#17 Gio 19 Apr, 2007 14:28 |
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ceci1959

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 Re: Verità Processuale = Verità Nei Fatti?
FRA GLI 11 E 14 ANNI?????????
BIMBA DI 9 ANNI?????????
NEL CORTILE DELLA SCUOLA????????
Vabbè il distacco emotivo ed il beneficio del dubbio ma qui bisognerebbe dare sfogo ad un lanciafiamme purificatore.
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#18 Gio 19 Apr, 2007 20:53 |
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Stanislao
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 Re: Verità processuale = verità nei fatti?
Mi è stato segnalato un articolo sfuggito alla mia attenzione.
Trattasi dell’intervista (così almeno è presentata) fatta ad una delle insegnanti coinvolte nel processo cosiddetto “Sorelli”. Mi spiace che mi sia sfuggita quando è stata pubblicata (ma ero poco “sereno” e “stanco”). Provvedo ora anche perché merita di essere posto all’interno del tutto quanto stiamo qui trattando ed analizzando. Se non altro per dare, una volta in più, tutto lo spazio possibile e necessario anche alla difesa, innocentisti o imputati che siano oltre che mostrare agli uni, agli altri e a tutti, come le parti raccontano o "si raccontano".
Quello che segue è l’articolo. Mi astengo da ogni valutazione e commento dei singoli brani.
Ognuno valuterà come riterrà opportuno il tutto: Testo, ambientazione, esposizione.
Buona lettura
Citazione: Brescia Oggi, mercoledì 11 aprile 2007 cronaca pag. 17
L’INTERVISTA. Parla una delle maestre assolte dal Tribunale di Brescia al processo-pedofilia relativo alla scuola materna Sorelli
«Io, vittima di violenza giudiziaria»
Lo sfogo: «Per mesi ho temuto l’arresto. I genitori dei bambini? Umanamente rovinati»
di Massimo Tedeschi
Quando il presidente Maddalo ha letto il dispositivo della sentenza che la proscioglieva dall’accusa di pedofilia «perchè il fatto non sussiste» lei ha appoggiato la testa sulla spalla del suo avvocato, Andrea Ricci, e s’è lasciata andare a un pianto liberatorio. L’incubo iniziato quasi quattro anni fa s’era sciolto. L’accusa infamante che l’aveva raggiunta - quella di aver violato i bambini a lei affidati, di aver infranto la fiducia dei loro genitori - s’è sbriciolata. La sentenza le restituisce l’onore che l’inchiesta le aveva tolto.
Adesso è il tempo dei bilanci. Anche per questo D.C, 45 anni, insegnante di sostegno dall’81, insegnante di scuola materna dal ’92 sempre in forza al Comune di Brescia, accetta di raccontare questa esperienza. Lo fa nello studio del suo legale, Andrea Ricci, senza schermare le lacrime che - in molti momenti - si affacciano fra le ciglia. E le rigano il volto giovanile.
Come inizia per lei questo incubo?
«Io avevo già sperimentato un’inchiesa alla scuola materna da cui provenivo, l’Abba, anche se là le maestre non erano state indagate. È stato uno choc rivivere la stessa cosa ai nostri danni. Pensavo, e molti mi rassicuravano, che sarebbe finita in pochi giorni. Invece mi sono trovata vittima di quello che considero un mastodontico abbaglio».
I primi passi...
«Avvengono, lo ricostruirò a posteriori, il 16 maggio 2003, dalla conversazione fra due madri. Il giorno successivo una di loro registra il colloquio con la propria bambina. Il lunedì successivo noto il parlottare fra alcuni genitori, ma non do peso alla cosa. Il martedì invece il caposettore mi chiede se ho visto dei bambini uscire da scuola. Io lo escludo. Mi dicono di non parlarne con la collega che è oggetto dell’indagine. Il mercoledì mi trovo ad accompagnarla a casa e proprio in quel momento arriva un ispettore che le consegna l’avviso di garanzia. Subito dopo due colleghe sono state sospese».
Lei invece ha continuato a insegnare?
«Sì, per un mese e mezzo. I bambini, che poi mi avrebbero denunciato, erano tranquilli. Dai genitori mi sono arrivati attestati di stima. Qualcuno mi ha detto: "Preghiamo per voi". Altri mi accarezzavano: "Povera maestra" dicevano».
E invece...
«Io ero convinta che a settembre, alla ripresa delle attività scolastiche, si sarebbe chiarito tutto. A fine agosto invece il capo settore mi chiede se non ritengo utile cambiare scuola: io accetto, anche su consiglio del dirigente. Nel frattempo provo un disagio fortissimo, apprendo dell’incontro fra alcune mamme e una psicologa che rende di pubblico dominio notizie riservate sull’inchiesta dell’asilo "Abba". Il 15 settembre arriva la notizia dell’arresto di due maestre. Due colleghe. Uno choc terribile per me».
S’è fatta un’idea di cosa ha messo in movimento questo ingranaggio?
«Forse tutto è partito da una madre ansiosa. Non credo che all’origine ci sia stato un complotto. L’incontro con la psicologa ha scatenato il tutto. Poi, prendendo la palla al balzo, qualcuno ha deciso di andare avanti. Sono troppi i personaggi che hanno gravitato in questa vicenda, interni ed esterni alla scuola. Secondo me hanno avuto un ruolo anche altri genitori, qualche insegnante. So di contatti di genitori della Sorelli con genitori e insegnanti della mia scuola di provenienza. Un genitore che non ha pregiudizi, di fronte a un dubbio si rivolge alla maestra. Non alla questura».
Il vostro caso ha investito la città...
«La vicenda ha assunto una dimensione politica, e per noi è stato deleterio. La politica non avrebbe dovuto entrarci, invece c’è stato chi ha cavalcato la tigre e poi s’è tirato indietro. L’Amministrazione comunale non è stata ferma nel difendere i suoi dipendenti».
Quando lei entra nel tritacarne dell’inchiesta?
«Il 17 settembre ero a scuola, con i bambini, quando mi notificano l’avviso di garanzia. A quel punto l’amministrazione mi ha destinato ad altro incarico. Ho preferito non oppormi: se fossi rimasta ci sarebbe stata sicuramente una grande tensione».
Com’era il suo rapporto con i bambini che poi l’hanno accusata?
«Un rapporto normale, di fiducia. E poi sono arrivati al punto di non avere la possibilità di negare le accuse che avevano fatto».
E con i genitori?
«Ho sempre evitato di incontrarli. Per mesi ho girato sempre accompagnata da una persona. Avevo paura. Una collega è stata spintonata a terra, il bidello è stato preso a pugni, un testimone nostro è stato picchiato».
Il momento più drammatico?
«Dopo l’arresto delle mie due colleghe avevo paura che venissero a prendere anche me. A ogni portiera d’auto che sbatteva sotto casa, a ogni squillo di campanello mio figlio temeva mi venissero a prendere. Per mesi, dopo che due innocenti erano finite in carcere, ho vissuto nel terrore di essere arrestata».
E il momento più difficile durante il dibattimento?
«Quando ho sentito dei genitori descrivere, con dovizia di particolari, atti che sarebbero stati compiuti sui loro bambini: cose che io non riesco neppure a raccontare, a ripetere».
Che lezione esce da questa vicenda?
«Anzitutto bisogna dire con forza che non è vero che gli abusi non si possono verificare. Esistono protocolli precisi, modi corretti di parlare con i bambini. Il lavoro della Procura s’è concentrato però su gruppi improbabili. Questa è un’altra cosa da chiarire: non è vero che chi insegna lo fa per dare sfogo a una perversione. Questo bisogna toglierlo dalla testa delle persone. È una cosa da rimuovere, non so neppure come si possa pensarlo. Noi sappiamo che la pedofilia c’è, e questo fatto ci turba, ci angoscia. Proprio per questo è terribile sentirsi buttare addosso una cosa che ti fa orrore».
Cosa pensa dei genitori che l’hanno accusata, convinti che ci fosse stato un abuso?
«Penso in tutta sincerità che siano rovinati. Alcuni hanno agito in buona fede, perchè angosciati, ma sono talmente rovinati da periti che hanno certificato ciò che non era accaduto, che ora vanno aiutati. Alcuni si sono rivolti a psicologi e, quando questi hanno parlato apertamente di "suggestioni", si sono rivolti altrove. Eppure un consulente della difesa ha dimostrato chiaramente, in aula, come si costruisce in un bambino un falso ricordo. Ma non so chi possa ammettere, da genitore, di aver fatto male ai propri bambini. La Adams (una psicologa americana, ndr.) ha certificato che non ci sono stati abusi, ma non c’è stato un genitore che abbia dimostrato sollievo».
La sentenza riabilita la scuola nel suo insieme.
«La scuola non è un antro scuro. La scuola è trasparente, ci sono genitori che entrano a tutte le ore, supplenti che vanno e vengono, alla Sorelli passarono 25 supplenti, ci sono ispezioni che vengono compiute».
Voi accusate il Comune di non avervi difeso a sufficienza: perchè?
«Il Comune, nella persona del sindaco, fin dalla vicenda dell’Abba poteva tranquillamente rassicurare i cittadini sul fatto che nessuno porta via i bambini dalle sue scuole. Questo non è possibile. Poi l’inchiesta sarebbe andata avanti, ma una cosa essenziale sarebbe stata chiarita alla città».
L’assessore Gaffurini ha detto che dipende solo da voi la decisione di tornare a insegnare. Lei cosa deciderà?
«Io nelle dichiarazioni di Gaffurini ho letto un invito, o una speranza, sul fatto che nessuno di noi torni a scuola. E poi, se dovessimo decidere di rientrare all’insegnamento, saremmo tutti guardati a vista».
Ha avuto anche prove di vicinanza, di sostegno?
«Tantissime persone ci sono state vicine. Ho potuto fare la cernita fra veri amici e no. Ne ho anche scoperti tanti di nuovi, di amici. All’inizio sentivo attorno il muro colpevolista. Poi c’è stato chi ha fatto lavoro di piazza, mi riferisco al comitato, e chi di cesello. Abbiamo avuto gente vicina, mentre altri hanno avuto paura di prendere posizione».
Come si considera, al termine di 4 anni di calvario giudiziario?
«Mi considero vittima di una violenza che mi è stata inflitta a livello di giustizia. Una violenza che ha riguardato tutta me stessa: la mia vita sociale, la mia psicologia. Un esperto mi ha spiegato che una delle esperienze più brutte è l’essere accusati ingiustamente. Non hai modelli a cui appellarti. Di fronte al lutto ci sono modi codificati per elaborarlo. Di fronte a un’accusa ingiusta, e infamante, no. Le risorse per reggere devi trovarle da sola, dentro di te. I genitori anziani, mio figlio, la famiglia mi hanno aiutato a trovare in me queste risorse».
Avete letto tutto?. Letto bene?. Capito tutto?. Io sì, e voi?
A tutti gli eventuali nuovi lettori, per meglio magari inserirsi e, ad ogni modo, capire tutto, si consoiglia di prendere visione anche dei post inseriti nell'altro Argomento in merito a questa stessa vicenda:
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- Horacio Verbitsky
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#19 Gio 19 Apr, 2007 20:54 |
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Stanislao
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 Re: Verità processuale = verità nei fatti?
Pedofilia. Se ne parla a Brescia
Sarà l’intervento nei casi di abuso sessuale il liet-motiv del
V Convegno Internazionale
“Pedofilia oggi: quando il dolore ha gli occhi di un bambino”,
che si terrà
Sabato 21 Aprile
Sala Conferenze Hotel San Martino
Boario terme
Per la prima volta parleranno pubblicamente molte vittime, provenienti da varie parti d’Italia, che racconteranno il proprio vissuto, o quello dei propri figli.
Tornando al convegno si aprirà con un intervento di [*] Luca Barbareschi, che la sera precedente presenterà a Milano la sua Fondazione creata insieme alla Prometeo.
Per informazioni ed iscrizioni: www.associazioneprometeo.org o 0364.880593
[*] Mi sia almeno consentito di parafrasare uno dei nostri nuovi amici in una delle sue espressioni preferite, Marbia: "Ma tu guarda."
L'altra era che solo lui aveva il "verbo" per cui, anche in questo caso, di certo Luca Barbareschi non sarà altro che un "fesso, allocco, bonaccione, allarmatore, moralista ecc".
Ma tu guarda.
A tutti gli eventuali nuovi lettori, per meglio magari inserirsi e, ad ogni modo, capire tutto, si consoiglia di prendere visione anche dei post inseriti nell'altro Argomento in merito a questa stessa vicenda:
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#20 Gio 19 Apr, 2007 21:37 |
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Stanislao
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 Re: Verità processuale = verità nei fatti?
SEMPRE a Brescia, sempre reati sessuali. Inutile girarci intorno, il "vizio" c'è ed è anche praticato in buona quantità a vari livelli in vari livelli. Il brutto è che o lo si ignora o lo si vuole ignorare magari per affinità o perché ci fa così orrore da preferire non pensarci nemmeno o perché si è troppo "creduloni", o ....
Poi ci sono i processi, poi ci sono gli specialisti che regolarmente si dividono, parolando, in chi dice bianco e chi dice nero, poi ci sono i giudici che arrivano magari alla fine frastornati, del tutto indecisi o .... magari sono, per natura, del tipo pilatesco ed allora .... si arriva alle senteze. Ad alcune sentenze, ad esempio, come quelle della cassazione di Roma di cui si è già parlato. Di tante altre che sembrano quasi frutto di una penna umoristica o satirica.
Bah!. Fatto sta, tornando all'inizio, che il "vizio" incontestabilmente c'è .... processi e punizioni sono altra cosa.
Ciò detto e chiuso, eccovi un'altro spaccato di quanto, nel merito, in tutti i settori implicati ed implicabili, ed ai vari livelli, avviene in Brescia:
Due condanne per gli abusi nella casa protetta
(red. Qui Brescia) Si è concluso, con due condanne e un assoluzione, il processo con rito abbreviato relativo a casi di presunti maltrattamenti e violenza a sfondo sessuale nei confronti di alcuni pazienti di una comunità protetta dell’unità psichiatrica degli Ospedali Civili di Brescia. Il Giudice per le indagini preliminari ha derubricato, per tutti gli imputati, il reato di maltrattamenti in quello di percosse e ingiurie. Ad essere assolto, dal gup Elisabetta Pierazzi è stato il medico referente per la struttura, Berardo Chairini, accusato di comportamenti omissivi relativamente alle condotte degli altri imputati. Daniele Maone, operatore nella struttura, è stato condannato a 10 mesi di carcere per aver scattato fotografie con il telefono cellulare a pazienti che si trovavano sotto la doccia. Una collega, Milena Fantoni, è invece stata condannata ad un anno e due mesi di carcere per due episodi di violenza sessuale. Non uno stupro o un abuso diretto, ma azioni offensive come sculacciate o alzate di gonne a pazienti deboli e già molto provate a livelo psichichico. Il Gup ha poi rinviato a giudizio tre infermieri, Paola Zanolli, Claudio Ravarini e Domenico Di Gangi. Un altro operatore, invece, nei mesi scorsi aveva patteggiato una pena di due anni e sei mesi per peculato. Le telecamere piazzate dagli inquirenti per documentare le violenze lo avevano pizzicato a sottrarre grandi quantità di generi alimentari dalla struttura.
NOTA:
A tutti gli eventuali nuovi lettori, per meglio magari inserirsi e, ad ogni modo, capire tutto, si consiglia di prendere visione anche dei post inseriti nell'altro Argomento in merito alla vicenda PEDOFILIA in Brescia:
Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda
- Horacio Verbitsky
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#21 Ven 20 Apr, 2007 06:54 |
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Stanislao
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 Re: Verità processuale = verità nei fatti?
INSERITO:
PUNTATA DEL 30/04
Da Rotocalco televisivo del 30 aprile 2007
Conduce Enzo Biagi
Intervista in esclusiva a Daniele Luttazzi: 'E’ la prima volta che mi capita di rispondere a domande senza la paura di essere tagliato'-
Riporto questa puntata per la "lettera" d'apertura della puntata che il Dott. Biagi dedica ai fatti di pedofilia che, pur nell'affossamento generale tentato e portato avanti da tanti, in qualche modo riescono a dar notizia della loro esistenza.
La riporto anche perché, in pratica, ribadisce ed esterna quanto da tempo io sto facendo nel mio infinetisimale "dire" al suo confronto.
Io sono stato e sono attaccato, invitato a non dire o evidenziare certi "fatti" perché "legalmente" non provati (ed il fatto che invece ci siano e ci siano stato è solo marginale. La forma e la prassi è ciò che conta ............. altrimenti certi avvocati cosa ci starebbero a fare), minacciato di querele.
Fermo restando che io riporto solo dati di fatto e non fantasie, di chicchessia, sono ora lieto di poter dividere le critiche anche con il Dott. Biagi perchè ora dovranno dire le stesse cose anche a lui.
Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda
- Horacio Verbitsky
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#22 Mar 01 Mag, 2007 16:01 |
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Stanislao
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 Re: Verità processuale = verità nei fatti?
A mente fredda ed a sentenza ormai passata da giorni, anche se ancora al vaglio di chi deve leggersi 538 pagine di motivazioni (io direi "giustificazioni") della stessa (mi riferisco ad uno dei DUE casi di pedofilia a Brescia, il caso Asilo Sorelli) mi sovviene di richamare il seguente articolo apparso sulla Stampa il 26/5/2007:
nonché un nostro precedente pensiero:
Ciò ripreso, riporto poche righe di nostre riflessioni sulla sentenza "Sorelli" confidando che siano ben recepite.
Grazie per l'attenzione!
Notizie
Sezione: Solidarietà sociale – Gruppo: Mamme Ansiose
In riferimento alla sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Brescia sul caso di pedofilia della scuola materna Sorelli, l’Associazione Vivicentro, riservandosi una lettura approfondita delle motivazioni addotte dal giudice, esprime l’esigenza di chiarezza sullo svolgimento delle indagini e sui tempi delle testimonianze che vengono dichiarate “inaffidabili”. Ma se qualcuno pensa che con questo pronunciamento si fermi l’azione tesa ad approfondire, in appello, le modalità con cui si sono svolti i fatti si sbaglia. Continueremo a chiedere chiarezza, sperando che il confronto non sia oggettivamente alterato come riteniamo lo sia stato ora. Per questo intensificheremo l’impegno per approfondire ciò che è successo allora e per far in modo che il rispetto delle norme, delle procedure e delle regole, sia condizione imprescindibile per il raggiungimento della verità.
Nel contempo, pur non essendo riusciti a dimostrarlo in sede giudiziaria, rimaniamo fortemente convinte che il cumulo di eventi succeduti a Brescia abbia posto in una posizione di netto svantaggio l’accusa e che, in ultima analisi, abbia condizionato la libera espressione dei fatti.
Ci riferiamo a quel comitato capitanato da un prete che ha difeso gli imputati ed ha marciato per le vie della città, raccogliendo firme per la loro scarcerazione; ai molti interventi sulla stampa del medesimo sacerdote e, infine, a quel senso di autodifesa, o meglio dei commenti e delle prese di posizione di quanti hanno anteposto la presunta reputazione di Brescia alle responsabilità di chi si macchia di pedofilia. Non solo. Ci riferiamo a quel “momento di follia” che sembra abbia colpito un gruppo di mamme, suggestionate a vicenda e fautrici di volere il male dei propri figli, tanto da inculcare loro le azioni più subdole e più terribili quali le violenze sessuali. Mamme impazzite?
Quel che rattrista è che emerge prepotente la sensazione che sia meglio non vedere, non sentire e non parlare. E si evince che gli attuali standard di civiltà che governano le relazioni interpersonali manchi dell’adesione ai valori. Il tutto, allora, diventa un anacronismo morale e sociale, in un momento storico viziato dalla persuasione, dal convincimento e non dal dialogo e dalla ricerca della verità.
Le “mamme ansiose” di Vivicentro
Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda
- Horacio Verbitsky
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#23 Mer 18 Lug, 2007 06:26 |
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